Missili Patriot all’Ucraina: Seguirà l’Iron Dome di Israele? – The National Interest

COMMENTO

SPECIALE: GUERRA RUSSO-UCRAINIA

La guerra in Ucraina ha costretto i Paesi ad identificare chiaramente i propri interessi nazionali

Tratto e tradotto da un articolo di Jacob Nagel per The National Interest

Joe Biden e il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy si sono incontrati nello Studio Ovale, inviando un chiaro messaggio di determinazione e unità al Cremlino. L’incontro ha anche trasmesso un messaggio importante al regime iraniano, che ha fornito alla Russia armi a sostegno della sua brutale guerra in Ucraina.

Durante la visita di Zelenskyy, Biden ha annunciato un cambiamento particolarmente importante nella politica statunitense. Washington invierà sistemi di difesa aerea Patriot per difendere i cieli ucraini da droni, missili e attacchi aerei russi.

In un certo senso, questa mossa mette sotto i riflettori anche Israele. Il Paese si è rifiutato di fornire all’Ucraina l’ambito sistema di difesa aerea Iron Dome, con una percentuale di successo superiore al 90% nell’intercettare razzi, missili e droni, oltre ad altri sistemi d’arma israeliani di altissimo livello. I funzionari ucraini hanno spinto molto per ottenere questi sistemi, con richieste ufficiali provenienti dall’ufficio del presidente, dal ministero degli Esteri, dal ministero della Difesa e dall’ambasciata ucraina in Israele.

Le ragioni del rifiuto di Israele sono molteplici. In primo luogo, e soprattutto, Israele teme legittimamente che se uno dei suoi sistemi venisse dispiegato possa essere catturato dalla Russia sul campo di battaglia. Da lì, è praticamente garantito che vengano inviati all’Iran per essere analizzati. L’analisi potrebbe consentire al regime degli ayatollah di trovare il modo di contrastare questi sistemi negli spazi di battaglia in cui si fronteggiano Iran e Israele. Ciò avvantaggerebbe Hezbollah, Hamas e la Jihad islamica palestinese in futuri scontri contro Israele. Il governo israeliano uscente ha detto chiaramente che questo non era un rischio che voleva correre. Il nuovo governo probabilmente dirà lo stesso.

In secondo luogo, Israele è reticente a inviare questi sistemi altrove poiché le Forze di Difesa Israeliane hanno già valutato l’urgente necessità di acquisire ulteriori sistemi ed intercettori per la propria protezione. Gli arsenali di Hezbollah e Hamas continuano a crescere, nonostante gli sforzi ampiamente riusciti di Israele per intercettare il contrabbando di armi iraniane. La produzione del numero necessario di sistemi e di intercettori richiederà del tempo e la tabella di marcia potrebbe essere ritardata dalle esportazioni verso l’Ucraina.

In terzo luogo, il tempo necessario per addestrare le forze ucraine ad utilizzare l’Iron Dome non aiuterebbe l’Ucraina nel breve termine. Si può capire perché l’Ucraina voglia il sistema, visto il suo elevatissimo tasso di successo. Tuttavia, il Patriot sarebbe probabilmente un sistema più facile su cui addestrare le forze ucraine.

Infine, Israele non vuole scatenare una dura risposta da parte della Russia, che mantiene una presenza significativa in Siria, dove Israele è impegnato in attività convenzionali per neutralizzare gli sforzi del regime iraniano di contrabbandare armi avanzate ad Hezbollah in Libano. Rapporti recenti indicano che la Russia sta ritirando truppe e sistemi, soprattutto di difesa antiaerea, dalla Siria. Non può mantenere i sistemi siriani a causa della scarsità di pezzi di ricambio e ha rifiutato di rifornire i sistemi di difesa aerea distrutti dall’aviazione israeliana.

Alcuni sistemi sono ora destinati ad essere trasferiti in Ucraina. Tuttavia, i russi non lasceranno la Siria. Che a Israele piaccia o meno, la presenza militare russa è probabilmente un problema a lungo termine con cui Israele deve fare i conti.

Per certi versi, la decisione di Joe Biden potrebbe creare una divisione dei compiti più pulita con Washington. Con i Patriot schierati, l’Ucraina non avrà più bisogno di Iron Dome con la stessa urgenza. Israele può ora concentrarsi sugli aiuti che si è già impegnato a fornire all’Ucraina. Israele ha accettato di fornire assistenza umanitaria (principalmente attraverso un grande ospedale da campo al confine con la Polonia). Israele può anche fornire all’Ucraina informazioni accurate e tempestive sulle attività iraniane e sui droni e missili balistici che Teheran sta inviando alla Russia. Israele può anche inviare sensori ed un sistema di allerta precoce integrativo che aiuterebbe notevolmente l’Ucraina, sulla base dell’esperienza israeliana.

La decisione di Joe Biden di inviare i Patriot in Ucraina corre gli stessi rischi che corrono in Israele, ovviamente. I sistemi americani catturati potrebbero essere sfruttati sia dalla Russia che dall’Iran, indebolendo così la loro efficacia sul campo di battaglia. Secondo quanto riferito, alcuni sistemi americani sono già stati catturati dai russi in Ucraina ed inoltrati all’Iran. Ma per l’America, il desiderio di sostenere l’ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti potrebbe prevalere su queste preoccupazioni.

Biden e i suoi consiglieri devono decidere da soli se vale la pena correre questi rischi. Tuttavia, vale anche la pena notare che il Pentagono potrebbe già non avere abbastanza sistemi di difesa antiaerea in tutto il mondo per coprire le proprie forze dispiegate sul campo.

La guerra in Ucraina ha costretto i Paesi ad identificare chiaramente i propri interessi nazionali. Il coinvolgimento dell’Iran in questa guerra ha messo in luce un’alleanza che può e deve essere contrastata dagli Stati Uniti, dall’Europa e dal resto del mondo libero. Ormai è diventato chiaro che l’accordo nucleare con l’Iran del 2015 è di fatto morto, come ha riconosciuto recentemente Biden, anche se si rifiuta di dirlo ufficialmente (e anche se alcuni funzionari statunitensi ed europei continuano a cercare modi “creativi” per far rivivere l’accordo).

Questa è la mossa giusta, dato che l’alleggerimento delle sanzioni associate arricchirebbe il regime in un momento in cui l’Occidente dovrebbe privare l’Iran di fondi per aver aiutato l’aggressione della Russia contro l’Ucraina. Il regime dovrebbe essere punito anche per le sue gravi violazioni dei diritti umani, tra cui l’uccisione di donne e ragazze che protestano contro le ingiustizie.

Piuttosto che aiutare l’Iran a stabilizzarsi economicamente, l’obiettivo dovrebbe essere quello di indebolirlo in ogni modo possibile. Questo aiuterà Israele. Ma aiuterà anche l’Ucraina e gli Stati Uniti in uno sforzo congiunto per sconfiggere la guerra di aggressione della Russia.

Jacob Nagel, generale di brigata in congedo, è senior fellow presso la Foundation for Defense of Democracies (FDD) e visiting professor presso la facoltà aerospaziale del Technion. In precedenza è stato consigliere per la sicurezza nazionale del Primo Ministro Benjamin Netanyahu e capo del Consiglio di sicurezza nazionale (ad interim).


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The National Interest è una rivista bimestrale di relazioni internazionali in lingua inglese. Il periodico adotta la linea editoriale della scuola realista, senza per questo rinunciare a mettere in rilievo il contributo delle ideologie ed il modo in cui le differenze socio-culturali, le innovazioni tecnologiche, la storia e la religione possono influenzare il comportamento degli stati in politica estera. Si rivolge a un pubblico internazionale e vari dei suoi articoli sono stati citati dal The New York Times, dal Financial Times, dal The Australian, dall’International Herald Tribune, da Shin Dong-A, dal The Spectator, dall’austriaca Europäische Rundschau e da siti online come il russo InoSMI.ru.

Fondata nel 1985 dall’editorialista americano e sostenitore del neoconservatorismo Irving Kristol, la rivista è stata diretta fino al 2001 dall’accademico australiano Owen Harries fino a quando, nel 2001, è stato acquisito da “The Center for the National Interest”, un think tank di politica pubblica con sede a Washington, D.C. fondato dall’ex presidente degli Stati Uniti Richard Nixon il 20 gennaio 1994, come “Nixon Center for Peace and Freedom”. Il presidente onorario è Henry Kissinger.

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