Perché sono emersi i documenti segreti di Biden – e a che scopo? – The Epoch Times

OPINIONE

Perché sono emersi i documenti segreti di Biden – e a che scopo?

Tratto e tradotto da un articolo di opinione di Ben Weingarten per The Epoch Times

Il primo giorno lavorativo dopo che i Repubblicani avevano messo in ordine la loro Camera, è arrivata la notizia che Joe Biden, su cui intendevano indagare, era indagato a sua volta dallo Stato profondo su cui anch’essi intendevano indagare.

Infatti, mentre i Repubblicani stavano preparando una commissione in stile Church per indagare sugli abusi dell’FBI e del Dipartimento della Giustizia, illustrato da atti come l’irruzione senza precedenti nella residenza privata dell’ex presidente Donald Trump per la rimozione e la conservazione di documenti classificati, queste agenzie stavano perseguendo l’attuale inquilino dello Studio Ovale, Joe Biden, per motivi analoghi.

Ora, in seguito alle rivelazioni che i “Biden Papers” sono stati trovati non solo al Penn Biden Center, ma anche nel garage della casa di Biden nel Delaware, e in seguito all’indignazione dell’opinione pubblica per l’apparente doppio standard nel perseguimento implacabile di Trump da parte del Dipartimento della Giustizia e per il trattamento deferente nei confronti di Biden per quanto riguarda la gestione di documenti riservati, il procuratore generale Merrick Garland ha nominato un procuratore speciale anche per il caso di Biden.

Con due procuratori speciali che indagano sull’ex e sull’attuale presidente in merito alla rimozione ed alla conservazione dei documenti al momento della loro uscita dall’incarico – Trump dalla presidenza, che gli ha conferito il diritto di declassificare che lui sostiene di aver esercitato, e Biden da una vicepresidenza che non gli ha conferito tale autorità – gli americani si concentreranno sul modo in cui il Dipartimento della Giustizia gestirà questi casi e sull’impatto che questo avrà sulle elezioni presidenziali del 2024.

Per quanto queste questioni siano significative, una domanda incombe su di esse: Perché sono emersi i Biden Papers e a quale scopo?

In politica non esistono le coincidenze. Al di là del tempismo evidente della fuga di notizie sui “Biden Paper” e dell’azione del Dipartimento della Giustizia, dobbiamo forse credere che sei anni dopo che Joe Biden ha lasciato la vicepresidenza, i suoi avvocati si siano imbattuti per caso in documenti riservati che aveva portato con sé, coinvolgendo Biden nella stessa condotta utilizzata per perseguire il suo predecessore ed avversario per lo Studio Ovale nel 2024? Un’analisi più approfondita dei tempi, degli attori coinvolti e del modo in cui potrebbero trarre vantaggio dai “Biden Papers” ci porta a diverse spiegazioni plausibili di quanto sta accadendo.

Teoria 1: Joe Biden non è più utile ai Democratici e/o allo Stato profondo e i “Biden Papers” possono essere usati per epurarlo o come minimo controllarlo. Al Partito Democratico e/o allo Stato Profondo non mancano i motivi per issare Biden sul petardo della sua “cattiva gestione di materiale classificato”, facendo leva sui “Biden Papers” per indurlo a dimettersi o, come minimo, a non ricandidarsi per le elezioni del 2024.

Per i Democratici, la logica per scartare Biden è semplice: Ha portato avanti l’agenda progressista radicale che gli era stata richiesta, ma tale agenda non può avanzare ulteriormente con la perdita della Camera; Biden ha superato la data di scadenza e il Partito vuole resettare con una nuova figura.

Secondo questa teoria, la tempistica del ritrovamento dei Biden Papers nel novembre 2022 è stata perfetta: si colloca esattamente nel periodo in cui il Dipartimento della Giustizia avrebbe dichiarato di non poter divulgare indagini politicamente sensibili. Mantenendo il riserbo sulla vicenda fino al gennaio 2023, le rivelazioni politicamente dannose non avrebbero potuto avere un impatto sulle elezioni di midterm, né far deragliare l’agenda dei Democratici mentre il Partito controllava ancora il Congresso.

La tempistica post-midterm potrebbe rivelarsi rilevante anche per un altro motivo. Sebbene un presidente possa essere eletto solo per due mandati, in base al 22° emendamento della Costituzione, si può ricoprire la carica di presidente per un massimo di dieci anni sostituendo un presidente per gli ultimi due anni del suo mandato e vincendo poi due elezioni presidenziali. Quando tra pochi giorni inizierà il terzo anno di Biden, se dovesse dimettersi o essere rimosso, Kamala Harris potrebbe assumere la carica e regnare per un decennio.

Per quanto improbabile possa essere la prospettiva che Kamala Harris venga eletta due volte, non è impossibile. Ricordiamo che i potenti Democratici, presumibilmente guidati da Barack Obama, avevano una buona opinione della Harris tanto da insediarla come vice di Biden, sapendo che avrebbe potuto sostituire l’ottuagenario in declino. Vale la pena notare che nelle ultime settimane alcuni media si sono sforzati di riabilitare la Harris, mentre la presenza più visibile di Biden è avvenuta al confine meridionale, simbolo dei fallimenti della sua amministrazione, di cui la Harris avrebbe dovuto essere responsabile. Su chi un potenziale “Presidente Harris” potrebbe nominare come vicepresidente, e come questo processo potrebbe svolgersi da solo, piò certamente creare ulteriori opportunità politiche da sfruttare per i Democratici.

Come minimo, con i “Biden Papers” che pendono sulla testa di Joe Biden, il Partito Democratico potrebbe usare l’indagine per fare pressione su di lui affinché non si ricandidi nel 2024, in particolare con l’ulteriore carneficina politica che potrebbe scaturire dagli assalti dei Repubblicani alla Camera. In futuro, i Democratici potrebbero sostenere che nessuna persona sottoposta a indagini federali per la gestione di documenti riservati dovrebbe candidarsi alla presidenza, usando la questione per silurare Joe Biden e tentare di rivendicare un “vantaggio morale” per indebolire Donald Trump, sapendo che non si sarebbe mai tirato indietro.

Per quanto riguarda lo Stato profondo, è più difficile individuare nello specifico il motivo per cui potrebbe desiderare di vedere Biden fuori dalle stanze del potere. Tuttavia, è significativo che l’apparato della sicurezza nazionale ed i portavoce della Casa Bianca di Biden abbiano ripetutamente ritrattato i proclami di Joe Biden su tutta una serie di questioni critiche sulla sicurezza nazionale ed in politica estera. Se non altro, per quanto riguarda i Democratici, questa indagine fornisce allo Stato profondo una leva su Biden.

Ora, perché minacciare Joe Biden di ritenerlo politicamente e legalmente responsabile per la gestione di documenti riservati Mettiamo da parte per un momento la significativa rilevanza dell’indagine in corso su Donald Trump. Ricordiamo che, come ha detto il leader della maggioranza del Senato Chuck Schumer a Trump, la comunità dei servizi segreti può prenderti “in sei modi da domenica”. Ciò significa che i federali potrebbero rendere pubblica una valanga di informazioni molto più dannose su Biden e i suoi parenti – radicate nel solo contenuto del portatile di Hunter Biden – non solo umiliando la famiglia ma mettendo i suoi membri in un potenziale pericolo legale molto più grave.

Mettetevi nei panni di Joe Biden. Preferireste piangere lo zio per le accuse relativamente meno gravi di aver gestito male dei documenti riservati, o rischiare di essere colpiti da bombe più grosse, che porterebbero ad un potenziale impeachment – un impeachment che i Democratici potrebbero desiderare per spingere i Repubblicani, pensando che si ritorcerà contro di loro nel 2024 -, ad una possibile rimozione, ad un ciclo di accuse che non finisce anche una volta che siete fuori dal mandato e a problemi per la vostra famiglia?

A questo proposito, non dimentichiamo, come ha ricordato il New York Times ai lettori proprio mentre la saga dei “Biden Papers” iniziava a svilupparsi, che lo stesso Hunter Biden è ancora sotto inchiesta e potenzialmente accusabile. È possibile che ci sia un quid pro Joe: se Biden se ne va ora, le autorità risparmieranno suo figlio?

Teoria 2: Il Dipartimento della Giustizia e l’FBI stanno usando i “Biden Papers” per proteggersi ed accrescere il loro potere

È sempre un’ipotesi sicura che le burocrazie governative agiscano innanzitutto nel proprio personale interesse. Per il Dipartimento della Giustizia e l’FBI, in particolare, i “Biden Papers” possono essere manipolati per scopi non legati all’emarginazione di Joe Biden. In effetti, se c’è una cosa che abbiamo imparato negli ultimi anni è che le agenzie di sicurezza nazionale e le forze dell’ordine operano come se fossero superiori ai loro comandanti in capo.

Detto questo, non c’è Deep State senza finanziamenti pubblici, e tali finanziamenti richiedono in parte un sostegno politico. Forse è improbabile che la Camera dei Repubblicani cerchi di usare i cordoni della borsa come leva per arginare lo Stato Profondo, ma come minimo l’immagine pubblica di enti come l’FBI e il DOJ è minacciata dall’appena istituita sottocommissione giudiziaria della Camera sulla “Weaponization of the Federal Government“. Quindi, dal punto di vista dello Stato profondo, quale modo migliore di smorzare la forza di una commissione che rivendica gli abusi del potere contro i conservatori se non quello di annunciare, due giorni dopo l’insediamento della sottocommissione, un’indagine di un procuratore speciale su Joe Biden per una condotta simile a quella che un procuratore speciale stava già svolgendo indagando sul precedente presidente repubblicano?

Il procuratore generale Merrick Garland ha chiarito l’ottica che intendeva seguire annunciando che la nomina di un procuratore speciale per indagare sui “Biden Papers”: “sottolinea all’opinione pubblica l’impegno del Dipartimento ad essere indipendente e responsabile in questioni particolarmente delicate, e a prendere decisioni indiscutibilmente guidate solo dai fatti e dalla legge”.

Per quante volte il procuratore generale torni su questo ritornello, ovviamente, ciò non lo rende vero. L’intero curriculum del suo Dipartimento della Giustizia, che ha preso di mira i pensatori sbagliati su tutto, dal 6 gennaio all’integrità delle elezioni, dalle chiusure draconiane delle scuole pubbliche all’aborto, smentisce la narrazione. L’insincerità si riflette persino nella scelta da parte del procuratore generale di un procuratore speciale che, sebbene presentato come repubblicano, alla stregua di Robert Mueller, ha legami di lunga data con alti dirigenti del Dipartimento della Giustizia e dell’FBI che ne hanno guidato la politicizzazione e gli abusi di potere, condotta che egli avrebbe appoggiato in almeno un caso degno di nota.

La nomina di un procuratore speciale nel tentativo di proteggere il Dipartimento della Giustizia dalla sottocommissione della Camera per gli abusi di potere, e forse di distogliere l’attenzione dalle scoperte della sottocommissione sulle depredazioni dello Stato profondo, può essere vista di per sé come politica. Ma la natura politica dell’indagine sui “Biden Papers” va oltre.

Scegliendo ora un procuratore speciale per Trump e Biden, l’FBI e il Dipartimento della Giustizia ritengono probabilmente di aver tolto questi due casi dagli occhi indiscreti dei Repubblicani della Camera e di qualsiasi altra mente curiosa. Si opporranno alle richieste di documenti e di testimonianze che riguardano anche solo lontanamente le due inchieste. Quanto è stato imprudente Joe Biden con i documenti riservati, in che cosa consistevano realmente quei documenti e che cos’altro potrebbero portare alla luce l’FBI e il Dipartimento della Giustizia mentre bloccano ogni luogo a lui collegato? Forse non lo sapremo mai.

Il procuratore speciale dà anche al Dipartimento della Giustizia la possibilità di scegliere. Per amor di discussione, supponiamo che il Dipartimento della Giustizia riconosca che il suo caso contro Donald Trump sulla cattiva gestione di materiale classificato, visti i precedenti e nel merito, sia debole. Supponiamo che il caso contro Biden sia relativamente più forte, in particolare data la mancanza del potere di declassificazione. Come “salvare la faccia”? Eliminare le accuse pretestuose contro Trump, non trovare alcun illecito anche nel caso di Biden per una questione di “equità”, ma alla fine incriminare Trump per altre questioni come l’ostruzione o quelle relative alle elezioni del 2020. In questo modo, il Dipartimento della Giustizia sosterrà di aver agito in modo equo ed indipendente, pur raggiungendo l’obiettivo di incriminare e forse condannare Donald Trump.

La creazione di questi due procuratori speciali fornisce allo Stato profondo un’opzione già vista in passato, ovvero la possibilità di esercitare un’influenza su due dei principali candidati alla presidenza nel 2024. Ricordiamo che nel 2016, mentre le autorità perseguivano senza sosta Donald Trump per la presunta collusione con la Russia, allo stesso tempo erano impegnate in una finta indagine su Hillary Clinton per le sue e-mail. Dopo aver scagionato la Clinton, nei giorni calanti dell’elezione, il direttore dell’FBI James Comey, in effetti, ha coperto le sue scommesse e quelle delle agenzie, sollevando nuovamente la questione delle e-mail di Hillary sulla base dell’esame da parte del Bureau di quelle trovate sul portatile dell’ex deputato Anthony Weiner. Come nel caso della Clinton, l’FBI e il Dipartimento della Giustizia sono stati una spada e uno scudoper Biden fino a questo punto, ma nominando un procuratore speciale per lui, stanno di fatto coprendo ancora una volta le indagini su Trump e Biden.

Teoria 3: I “Biden Papers” mirano a distrarci da uno scandalo più grande

Questa supposizione parla da sola. Se gli americani si concentrano sui “Biden Papers”, su quali altri scandali o disastri dell’amministrazione Biden, dei Democratici o del Deep State non ci stiamo concentrando?

Il fatto che sia non solo ragionevole ma anche prudente, sulla base di quanto abbiamo visto negli ultimi anni, prendere in considerazione le teorie qui presentate è un commento oltremodo triste sullo stato della nostra Repubblica e sul potere e la politicizzazione del nostro Stato profondo.

Ci rimane una domanda: Se Joe Biden viene di fatto tagliato fuori dallo Stato profondo, si schiererà a favore del Comitato Church dei Repubblicani della Camera?

Ben Weingarten è vicedirettore di RealClearInvestigations. È collaboratore senior di The Federalist, editorialista di Newsweek e collaboratore del New York Post e di Epoch Times, tra le altre pubblicazioni.


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The Epoch Times è un giornale multilingue internazionale di estrema destra ed una società di media affiliata al movimento religioso Falun Gong. Il giornale, con sede a New York, fa parte dell’Epoch Media Group, che gestisce anche la New Tang Dynasty (NTD) Television. The Epoch Times ha siti web in 35 paesi ma è bloccato nella Cina continentale. Si oppone all’influenza del Partito Comunista Cinese, promuove partiti politici di estrema destra in Europa ed ha sostenuto l’ex presidente Donald Trump negli Stati Uniti.