SPECIALE | Nuovo Congresso. I Repubblicani conquistano la Camera, le elezioni per la presidenza decideranno chi la guiderà

Nuovo Congresso. I Repubblicani conquistano la Camera, le elezioni per la presidenza decideranno chi la guiderà

I Repubblicani riprendono formalmente il controllo della Camera bassa del Congresso questo martedì, con il giuramento della nuova maggioranza alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti conquistata alle elezioni di midterm del novembre 2022.

Tutti gli occhi sono puntati sull’elezione del presidente della Camera, dove il leader del GOP Kevin McCarthy, il candidato della conferenza del GOP per la carica di presidente della Camera, cerca di ufficializzare il tutto e di ottenere i voti necessari per vincere il martelletto di Speaker. Tuttavia, McCarthy sta lottando contro un gruppo di ribelli che vogliono impedirgli di salire sullo scanno più alto e che potrebbe far deragliare il nuovo Congresso già nel suo primo giorno, poiché non può accadere nient’altro finché non viene eletto uno Speaker. Per vincere, lo Speaker deve ottenere la maggioranza dei voti di coloro che sono presenti e votano singolarmente, sempre se rispondono alla chiama. Eventuali assenze o “presente” ma non votante abbassano la soglia di metà più uno di tutti i membri della Camera (435) per raggiungere la maggioranza, che è di 218 voti. Poiché a fine novembre è morto un democratico, il defunto Donald McEachin (Democratico della Virginia), il numero è già sceso ad un massimo di 434 deputati che possono essere presenti – e potrebbe scendere se altri Democratici non si presentassero o rispondessero solamente all’appello. Se tutti gli altri Democratici si presentassero, sarebbero comunque necessari 218 voti per eleggere uno Speaker – e i Democratici hanno dichiarato che saranno presenti al completo.

Sebbene il Team di McCarthy sia fiducioso che riuscirà a raggiungere questo obiettivo, è possibile che non ci riesca. Se non otterrà la maggioranza al primo scrutinio, il Congresso sarà paralizzato fino all’elezione di uno Speaker. L’ultima volta che un’elezione di uno Speaker è andata oltre il primo scrutinio è stato un secolo fa, e a metà del 1800 un’elezione di uno Speaker è andata oltre il centinaio di scrutini e ha richiesto mesi. Uno dei principali critici di McCarthy, il deputato Matt Gaetz (Repubblicano della Florida), ha affermato che l’elezione di uno Speaker potrebbe avvenire solo “dopo la fioritura dei ciliegi”, cioè a metà o alla fine della primavera, tra la fine di marzo o l’inizio aprile. Anche se si tratta di uno scenario inverosimile, il caos è certamente una possibilità, oppure tutto potrebbe filare liscio per McCarthy. Ciò che accadrà è ancora da vedere.

Nel frattempo, dall’altra parte del Campidoglio, i Democratici al Senato aggiungono un seggio alla loro maggioranza, in quanto il democratico John Fetterman entra formalmente in carica come senatore degli Stati Uniti della Pennsylvania. I Democratici hanno mantenuto i loro seggi ovunque, ma i Repubblicani sono riusciti a mantenere i loro seggi competitivi in Ohio e North Carolina. Diversi nuovi ed entusiasmanti conservatori si uniranno formalmente alla minoranza del Partito Repubblicano al Senato: J.D. Vance dell’Ohio, Ted Budd della Carolina del Nord, Katie Britt dell’Alabama e Markwayne Mullin dell’Oklahoma entreranno in carica nella Camera controllata dai Democratici (51 a 49).

Kevin McCarthy conquista la carica di Presidente della Camera al 15° scrutinio dopo una notte di tensioni e drammi

Il leader dei Repubblicani della Camera Kevin McCarthy ha finalmente ottenuto abbastanza voti per diventare Speaker. Questo, dopo quattro giorni di intense e frustranti votazioni che hanno impedito al 118° Congresso di far giurare i membri ed di intraprendere qualsiasi nuova attività.

Ma c’è voluta una sconfitta con un margine sottilissimo al 14° scrutinio in tarda notte, un acceso scambio con uno dei suoi più accaniti oppositori ed una quasi sospensione dell’Assemblea fino a lunedì per rompere uno stallo mai visto da prima dai tempi della Guerra Civile.

Il conteggio finale che lo ha portato in testa: 216 per McCarthy, 212 per il leader democratico Hakeem Jeffries e 6 Repubblicani che hanno votato solamente “presente”.

Come era prevedibile, nessun Democratico ha votato per McCarthy e nessun Repubblicano per Jeffries.

Il maggior numero di voti “presente” ha abbassato la soglia necessaria a Kevin McCarthy per ottenere la maggioranza dei votanti, rendendo la sua vittoria più facile rispetto al turno precedente.

I circa 20 membri che hanno votato contro McCarthy per tutta la settimana – molti dei quali fanno parte del Freedom Caucus della Camera – hanno chiesto vari cambiamenti strutturali ed altri impegni da parte del leader, con l’obiettivo di contenere il potere dalla leadership dell’Assemblea.

Le loro richieste includevano, tra i tanti punti, l’abbassamento per la presentazione della mozione di sfiducia dello Speaker ad una soglia di un solo membro e l’inserimento di più membri del Freedom Caucus nella commissione per il regolamenti, oltre a nuove disposizioni per l’approvazione del bilancio ed alla promessa di portare in aula le votazioni su alcune leggi.

I Fatti in Breve

Alla 15° votazione (alle 0:37 del 7 gennaio ora costa orientale) è stato eletto lo Speaker della Camera dei Rappresentanti (la 3° carica dello Stato). Il nuovo Speaker è il repubblicano Kevin McCarthy dello Stato della California

Nelle elezioni di novembre, per quanto riguarda la Camera dei Rappresentanti, dei 435 seggi in palio, 222 sono andati ai Repubblicani mentre 213 sono andati ai Democratici. Con questo risultato il “regno” della democratica Nancy Pelosi è giunto alla fine (durava dal gennaio del 2019). (N.B.: la Camera dei Rappresentanti si rinnova ogni 2 anni mentre il Senato degli Stati Uniti si rinnova per un terzo dei suoi membri ogni 2 anni – mandato dei rappresentanti dura perciò 2 anni mentre mandato dei senatori 6 anni)

Il 3 gennaio del 2022 si è riunita la Camera dei Rappresentanti per eleggere lo Speaker e far partire il 118° Congresso.

Una fronda di 21 Repubblicani “dissidenti”, appartenenti al potente Freedom Caucus (il gruppo più numeroso dei deputati eletti nel Partito Repubblicano), nonché ultra trumpiani, ha bloccato l’elezione per quattro giorni. Il motivo era che non si fidavano abbastanza di Kevin McCarthy in quanto considerato un po’ troppo moderato per quello che si dovrà fare in questo Congresso, che può essere riassunto nell’azzoppare l’amministrazione Biden e i Democratici su questi temi:

  • Indagini su Joe Biden e sul figlio Hunter Biden
  • Una contro indagine sul 6 gennaio per accertare le responsabilità di Nancy Pelosi nella sicurezza del Campidoglio
  • Numerose indagini sull’amministrazione Biden
  • Un eventuale Impeachment dello stesso Joe Biden
  • Il blocco delle proposte di spesa dei Democratici e l’impegno a ridurre il debito pubblico

Dopo numerosi colloqui e l’aver ottenuto garanzie per iscritto tra cui la concessione anche ad un singolo membro della Camera di sfiduciare lo Speaker, l’aumento dei posti nella Commissione per i regolamenti della Camera e l’inserimento nel calendario delle votazioni di disegni di legge per il limite il numero di mandati elettivi e rafforzare la sicurezza alle frontiere dei 21 Repubblicani “dissidenti” 15 hanno deciso di votare per Kevin McCarthy e, dopo un intervento finale di Donald Trump, i 6 rimanenti hanno deciso di astenersi abbassando così la soglia dei voti di maggioranza e permettendo così a Kevin McCarthy di diventare lo Speaker (216 voti per lui, 212 al democratico Hakeem Jeffries e 6 “astenuti”).

Viste le concessioni che ha dovuto fare, Kevin McCarthy sarà sotto lo schiaffo perpetuo e se sgarrerà da quanto pattuito potrà essere rapidamente sfiduciato e mandato a casa (è già successo in passato, lo fece Mark Meadows con John Bohener alcuni anni fa). Comanda America First per la prima volta.

Quindi si avrà una Camera dei Rappresentanti decisamente più orientata a Destra e con lo scopo di “restituire il favore” ai Democratici, che negli anni passati hanno cercato di rendere impossibile la vita all’amministrazione di Donald Trump nei suoi ultimi due anni di mandato mettendo in scena vergognosi impeachment contro di lui e varando una commissione faziosa che ha indagato sui fatti del 6 gennaio, il cui unico scopo era abbattere definitivamente Donald Trump.

Tra indagini scomode ed ostruzionismo alle proposte legislative di Joe Biden (esattamente come in Italia, anche negli Stati Uniti una legge deve essere approvata in entrambe le camere) saranno 2 anni di “sangue e merda” per i Democratici e Biden che stanno riducendo l’America in pezzi (inflazione, immigrazione illegale incontrollata, criminalità alle stelle nelle grandi città, politiche LGBTQ+ che vanno a toccare i bambini permettendo la transizione di genere, etc). Il portafogli è ora nelle mani dei Repubblicani e le leggi le possono disfare.

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