Kevin McCarthy a corto di voti mentre l’elezione della presidenza della Camera si avvia al finale – Fox News

Un piccolo gruppo di conservatori si rifiuta di appoggiare la candidatura di Kevin McCarthy alla guida della Camera dei Rappresentanti

Il leader repubblicano della Camera, Kevin McCarthy, ha già rivendicato la proprietà immobiliare più ambita di Capitol Hill, essendosi trasferito nell’ufficio del presidente della Camera appena lasciato libero dalla democratica Nancy Pelosi.

Purtroppo per McCarthy, non sarà la Pelosi a firmare l’atto di proprietà. Quel diritto appartiene alla maggioranza dei legislatori che si riuniranno martedì per votare lo Speaker. Inoltre, con forse più di una dozzina di Repubblicani che si rifiutano di firmare il passaggio di proprietà, McCarthy può misurare le tende quanto vuole, ma non ha la proprietà di quell’ufficio.

Nonostante i disperati tentativi dell’ultimo minuto, tra cui quello di servire all’intero caucus del pollo fritto nell’ufficio che spera sarà il suo, McCarthy, nella prima mattinata di martedì, non aveva ancora convinto un numero sufficiente di ritardatari a sostenerlo. Se tutti saranno presenti, McCarthy avrà bisogno di 218 voti. I Repubblicani hanno 222 deputati, quindi McCarthy può lasciare sulle proprie posizioni solamente quattro deputati del GOP.

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Kevin McCarthy è stato a lungo guardato con sospetto da alcuni conservatori. Sono stati i membri del conservatorissimo House Freedom Caucus a indurlo a ritirarsi nel 2015, quando si pensava che avrebbe sostituito John Boehner come Speaker. Essi consideravano McCarthy un politico il cui cuore appartiene all’establishment di Washington, l’élite al potere che per decenni ha sfidato gli sforzi dei conservatori per arginare l’inarrestabile espansione del governo federale. Sono i legislatori dello stesso gruppo che stanno letteralmente sbarrando la porta all’ascesa al potere di McCarthy, nonostante gli anni di sforzi del californiano per dimostrare di essere uno di loro.

Il corso degli eventi di martedì potrebbe svilupparsi in una varietà di modi, che andranno da un’incoronazione ordinata, ad un circo, al caos più totale. Se i conservatori che si oppongono a McCarthy stanno bluffando e stanno semplicemente resistendo fino all’ultimo minuto per ottenere tutte le concessioni possibili, compreso il diritto di ogni singolo membro di forzare un voto in qualsiasi momento per far cadere lo Speaker, allora cederanno e McCarthy scivolerà verso la vittoria. Al contrario, potrebbero far valere il loro punto di vista negandogli la presidenza al primo o al secondo scrutinio e provocare qualche malumore prima di cedere allo scrutinio successivo.

Oppure, tutto potrebbe andare a rotoli.

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Altri Repubblicani minacciano di unirsi ai Democratici se McCarthy non dovesse prevalere, ed eleggere così un “moderato”. Gli alleati di McCarthy hanno ventilato la prospettiva che il candidato democratico, Hakim Jeffries, possa entrare con la maggioranza dei voti mentre i Repubblicani divorano i propri.

Il capogruppo di minoranza Steve Scalise, il secondo legislatore più potente della Camera, potrebbe emergere come alternativa conservatrice ampiamente accettabile. Tuttavia, egli ha dichiarato di sostenere McCarthy ed alcuni dei sostenitori del californiano hanno affermato che non sosterranno un voto di “ripicca” per Scalise.

Si parla perfino di un’iniziativa dei legislatori per far entrare qualcuno al di fuori della Camera per prendere il martelletto, dal momento che lo Speaker non deve essere per forza un legislatore eletto. Ma chi potrebbe mai essere?

Sebbene possa rischiare un umiliante sfratto dall’ufficio del presidente della Camera, come rappresentante eletto, un pezzo di proprietà immobiliare da cui McCarthy non può essere costretto ad uscire è il c.d. “Transatlantico” della Camera. E lì si impegna a rimanere per i minuti, le ore o addirittura i giorni che potrebbero essere necessari per decidere il suo destino.


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