Benedetto XVI. Sacerdote, Prefetto, Papa, Riposa In Pace – National Catholic Register

OPINIONE

Con la morte del Papa Emerito, la Chiesa cattolica perde una delle più grandi menti dei suoi 2000 anni di storia

Tratto e tradotto da un articolo di opinione di Edward Pentin e Joan Desmond per il National Catholic Register

Il Papa emerito Benedetto XVI è morto all’età di 95 anni.

Il Vaticano ha dato l’annuncio della sua morte alle 10.30 ora di Roma del 31 dicembre in un breve comunicato tradotto in diverse lingue.

“Con dolore comunico che il Papa Emerito, Benedetto XVI, è deceduto oggi alle 9.34 nel Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano”, ha detto il direttore della Sala Stampa Vaticana Matteo Bruni. “Ulteriori informazioni saranno fornite al più presto”.

Il Vaticano ha aggiunto che, a partire dal 2 gennaio, il corpo del Papa emerito riposerà nella Basilica di San Pietro in Vaticano “per l’addio dei fedeli”.

La Sala Stampa ha poi riferito ai giornalisti, in un breve briefing, che i funerali di Benedetto XVI saranno celebrati da Papa Francesco alle 9:30 di giovedì 5 gennaio, in Piazza San Pietro. Ha inoltre reso noto che il Papa emerito aveva ricevuto l’estrema unzione mercoledì pomeriggio dopo la Santa Messa.

Le condizioni di salute del Papa emerito, che è stato il 265° Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica dal 2005 fino alle sue inaspettate dimissioni nel 2013, erano in costante declino. Papa Francesco ha avvertito il mondo del peggioramento delle sue condizioni il 28 dicembre, dicendo che fosse “molto malato“.

Negli ultimi anni ha avuto difficoltà a parlare e a camminare, anche se la sua mente è rimasta vigile ed ha continuato a ricevere visite almeno fino al 2 dicembre. Una delle ultime tappe importanti della sua vita era stata quella di festeggiare i 70 anni di sacerdozio, il 29 giugno del 2021.

Il pontificato di Benedetto – iniziato con la sua elezione nell’aprile del 2005, succedendo a San Giovanni Paolo II, e terminato con le sue dimissioni quasi senza precedenti nel febbraio del 2013 – è stato costellato da una serie di prove, tra cui la crisi degli abusi sessuali da parte dei chierici, la fuga di documenti papali riservati, il contraccolpo da parte del mondo musulmano ed incidenti di comunicazione. Allo stesso tempo, questi anni hanno segnato un periodo di restauro liturgico che mirava a invertire gli abusi del passato, l’avvio di un processo di riforma della Curia, in particolare nel settore delle finanze, e la continuazione dei temi centrali della Nuova Evangelizzazione della Chiesa post-conciliare che erano stati enfatizzati durante i 25 anni di pontificato di San Giovanni Paolo II.

Con la morte di Joseph Ratzinger, la Chiesa cattolica perde una delle più grandi menti dei suoi 2000 anni di storia. Teologo tedesco di spicco che ha partecipato al Concilio Vaticano II, è salito alla ribalta mondiale dopo la sua nomina nel 1981 a Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF).

Il ruolo gli è valso l’appellativo dispregiativo di “Rottweiler di Dio” da parte dei media per la sua difesa intransigente dell’insegnamento cattolico di fronte all’aperto dissenso all’interno della Chiesa ed alla crescente indifferenza verso la fede nella società occidentale in generale.

Chi ha conosciuto bene Joseph Ratzinger, tuttavia, lo considerava un uomo di Chiesa gentile e modesto, dotato di una mente enciclopedica e studiosa, che difendeva le verità della fede con chiarezza e forza.

Papa Benedetto è stato un profeta, che non ha avuto paura di sfidare i pericoli e il vuoto che dilagano in un mondo che ha messo da parte la Verità rivelata da Dio e dalla natura e si è arreso al culto di se stesso”, ha dichiarato il cardinale Timothy Dolan di New York.

Il Papa emerito è stato “capace di una riflessione teologica più profonda di quella dei suoi critici, che mancano di rispetto e sono ideologicamente accecati”, ha scritto il cardinale Gerhard Müller nel 2019, ed è stato “in grado di avvicinarsi alla fonte del fuoco che ha incendiato il tetto della Chiesa”.

E Benedetto ha riassunto la sua missione con la caratteristica umiltà e concisione.

Bisogna accontentarsi del tempo che si ha a disposizione“, ha osservato nel suo libro retrospettivo del 2016 con Peter Seewald, Papa Benedetto XVI, Last Testament: In His Own Words. “Ero consapevole che il mio compito era di altro tipo: che dovevo cercare soprattutto di mostrare che cosa significa la fede nel mondo contemporaneo e, inoltre, di evidenziare la centralità della fede in Dio, e dare alle persone il coraggio di avere fede, il coraggio di vivere concretamente nel mondo con fede”.

Il Sacerdote e il Teologo

Nato il Sabato Santo, il 16 aprile del 1927, nella cittadina bavarese di Marktl am Inn, Joseph Alois Ratzinger era il più giovane di tre figli il cui padre era un poliziotto e la madre una cuoca d’albergo. Joseph e i suoi due fratelli maggiori, Georg e Maria, rimasero molto uniti per tutta la vita.

Aveva solo 6 anni quando i nazisti salirono al potere in Germania nel 1933, e i suoi genitori, fermamente cattolici, erano ostili al regime. Entrò in seminario all’età di 12 anni, ma due anni dopo, nel 1941, fu costretto a unirsi alla Gioventù hitleriana, prestando servizio in una batteria antiaerea e posizionando trappole per carri armati in Ungheria, prima di disertare con il fratello nell’aprile 1945 e continuare la sua formazione sacerdotale.

Ordinato nel 1951, ha conseguito il dottorato in teologia all’Università di Monaco nel 1957.

Seguirono diversi incarichi di insegnamento e le sue straordinarie doti di teologo attirarono l’attenzione del cardinale Josef Frings di Colonia. Su invito del cardinale, prestò servizio come peritus (esperto di teologia) nel Concilio Vaticano II e fu influente nello sviluppo della costituzione dogmatica del Concilio sulla Chiesa, la Lumen Gentium.

Era stato critico nei confronti degli elementi chiusi e conformisti della Chiesa preconciliare ed era considerato una delle figure più progressiste del Concilio. Il suo desiderio di cercare di conciliare gli insegnamenti perenni della Chiesa con la modernità, in una “ermeneutica della continuità“, rimase un carattere distintivo per tutta la vita.

Nel 1966 accettò l’invito del teologo svizzero Hans Küng a tenere lezioni all’Università di Tubinga, dove rimase fino al 1969, quando si trasferì all’Università di Ratisbona, di cui divenne poi vicepresidente.

A Tubinga, i suoi studenti apprezzavano la sua pratica di celebrare la Messa prima di iniziare la lezione, incoraggiandoli così a parlare “con” Dio prima di parlare “di” Dio, come spiegò un ex studente al suo biografo, Peter Seewald. Le sue lezioni all’università servirono come base per il suo libro del 1968, Introduzione al cristianesimo, un classico immediato che offriva una brillante difesa del cristianesimo biblico fondata sul Credo e che è ancora incluso nei programmi dei seminari cattolici e dei dipartimenti universitari di teologia.

Ma mentre i suoi colleghi progressisti evocavano lo “spirito del Concilio Vaticano II, che si era concluso nel dicembre 1965, per chiedere cambiamenti radicali nella dottrina e nella disciplina cattolica, il teologo bavarese giudicava che la confusione che ne era derivata avesse lasciato molti fedeli alla deriva.

“Il tipo di sacerdote che non è altro che un assistente sociale può essere sostituito dallo psicoterapeuta e da altri specialisti”, avvertì in una trasmissione radiofonica del 1969, profetizzando che le comunità cristiane si sarebbero ridotte di numero, pur crescendo in purezza.

Nel 1975, in occasione del 10° anniversario della conclusione del Concilio, scrisse un articolo in cui esprimeva pubblicamente la sua convinzione che l’unico modo corretto di interpretare il Concilio Vaticano II fosse in stretta continuità con i precedenti Concili della Chiesa, come il Concilio di Trento ed il Concilio Vaticano I. Di conseguenza, i suoi insegnamenti non potevano essere utilizzati per giustificare una rottura con la continuità della Tradizione.

Nel 1977, con sorpresa di quasi tutti – compreso lo stesso padre Ratzinger – papa Paolo VI nominò padre Ratzinger arcivescovo di Monaco e Frisinga; l’arcivescovo eletto adottò come motto episcopale Cooperatores Veritatis (“Collaboratori della Verità”).

Quell’anno fu rapidamente elevato a cardinale. Quattro anni dopo, nel 1981, Papa Giovanni Paolo II lo nominò prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Rimase al fianco del pontefice polacco fino alla sua morte nel 2005, servendo come uno dei suoi più stretti consiglieri.

In qualità di “Collaboratori della verità” (espressione tratta dalla Terza Lettera di Giovanni), il Papa e il suo Prefetto si sono impegnati a stabilizzare la Chiesa e a realizzare il vero mandato di riforma del Concilio.

Il Prefetto

Mentre era alla guida della Congregazione per la dottrina della fede (CDF), il cardinale Ratzinger ha cercato di chiarire e difendere la fede, affrontare le nuove sfide all’etica sessuale e medica cattolica e porre fine agli abusi nel culto sacro.

È stato responsabile di una serie di documenti significativi, tra cui le istruzioni degli anni ’80 che illustravano i difetti dottrinali associati alle teologie della liberazione di orientamento marxista e la dichiarazione Dominus Iesus del 2000, che riaffermava il ruolo salvifico unico di Gesù e della Chiesa cattolica. Ma è rimasto anche strettamente coinvolto negli sforzi di Giovanni Paolo II per dialogare con le altre confessioni e fedi cristiane, in particolare l’ebraismo e l’islam.

Tra i suoi contributi più importanti c’è la supervisione del processo di redazione che ha portato alla pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. Pubblicato nel 1992, ha rappresentato un tentativo innovativo di risolvere la persistente confusione dottrinale attraverso la formulazione delle verità di fede.

Nel 2001, alla CDF è stata conferita l’autorità di indagare sui casi di abusi sessuali da parte del clero e il cardinale Ratzinger ha supervisionato l’ampliamento del ruolo della congregazione nel perseguire i casi provenienti dagli Stati Uniti e da altri Paesi, il risultato di una resa dei conti a lungo ritardata con le negligenze e gli insabbiamenti episcopali che avrebbero plasmato l’eredità del suo stesso pontificato e gettato un’ombra sui suoi ultimi anni da papa emerito.

Il cardinale Ratzinger è stato determinante nell’assicurare l’approvazione da parte della Santa Sede delle “Norme e Carta per la protezione dei giovani“, approvate dalla Conferenza episcopale statunitense nel 2002 e divenute un modello per le conferenze episcopali di tutto il mondo nell’affrontare la crisi degli abusi sessuali.

Dopo la morte di Giovanni Paolo nel 2005, il cardinale Ratzinger, in qualità di decano del Collegio cardinalizio, celebrò la Messa funebre del Pontefice davanti ad un vasto pubblico mondiale. La sua omelia ha espresso il suo personale dolore per la scomparsa di un amico amato, celebrando al contempo la straordinaria fede e il coraggio del Papa defunto, che negli ultimi anni era diventato sempre più debilitato dal morbo di Parkinson.

La Messa funebre ha dato risalto al prefetto tedesco mentre i cardinali si preparavano ad eleggere un successore che potesse eguagliare la statura di Giovanni Paolo II e continuare la sua campagna per rivitalizzare il cattolicesimo in Europa.

Il primo giorno del conclave, il cardinale Ratzinger ha pronunciato un’omelia elettrizzante che metteva in guardia da una “dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e il cui fine ultimo consiste unicamente nel proprio ego e nei propri desideri“.

L’antidoto più potente a questa tirannia, ha detto, è l’amicizia con Cristo che “ci dà un criterio per distinguere il vero dal falso“.

Il Papa

Il giorno seguente, il 19 aprile del 2005, è stato eletto Papa all’età di 78 anni. Prese il nome di Benedetto XVI, principalmente in onore di San Benedetto da Norcia, patrono d’Europa e fondatore del monachesimo occidentale.

Uno dei suoi obiettivi dichiarati è stato quello di rafforzare il cattolicesimo in Europa e di avviare un dialogo sui presupposti secolari alla base dei sistemi politici e giuridici del continente.

In un discorso del 2011 davanti al Bundestag, il parlamento tedesco, ha ricordato il regime totalitario dello Stato nazista e ha avvertito che una politica scristianizzata lasciava il continente in uno stato di assenza di cultura” e quindi vulnerabile a “movimenti estremisti e radicali [che] sarebbero emersi per riempire il vuoto”.

In continuità con il suo predecessore, Benedetto ha mantenuto una posizione ortodossa in materia di sessualità, celibato sacerdotale e governo ecclesiastico.

Allo stesso modo, ha preso provvedimenti immediati per continuare l’ecumenismo di Giovanni Paolo II, così come il suo dialogo con l’ebraismo e l’islam.

Nel 2009, ha eretto una struttura canonica che ha permesso agli anglicani di diventare cattolici pur mantenendo il loro patrimonio e la loro liturgia.

Durante il suo pontificato, Benedetto ha scritto tre encicliche: Deus Caritas Est (Dio è amore) nel 2005; Spe Salvi (Salvati dalla speranza) nel 2007; e Caritas in Veritate (Carità nella verità) nel 2009; e quattro esortazioni apostoliche post-sinodali, tra cui Sacramentum Caritatis (Il sacramento della carità) sull’Eucaristia come fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa nel 2007 e Verbum Domini (La parola del Signore) sulla Sacra Scrittura nel 2010.

In questi testi, le sorprendenti doti di Benedetto come teologo, filosofo e scrittore sono state messe in mostra, in particolare la luminosa chiarezza di espressione e l’efficace estrazione di immagini scritturali e liturgiche.

“La sua enciclica Deus Caritas Est può essere ricondotta alle idee fondamentali del suo libro Introduzione al cristianesimo e al modo in cui immaginiamo Dio”, ha detto il defunto cardinale William Levada, prefetto della CDF durante il pontificato di Benedetto, in un’intervista del 2017.

“Dio è una relazione. Dio è amore. La relazione tra Padre, Figlio e Spirito è fondamentalmente una relazione spirituale d’amore, e questa è la realtà fondamentale della creazione”.

“Sono intuizioni drammaticamente importanti quelle che ha offerto a un’epoca tecnologica che vuole solidificare tutto secondo uno schema scientifico”, ha detto il cardinale Levada.

Come capo della Chiesa universale, Benedetto ha emanato 13 decreti papali (noti come motu proprio), uno dei più significativi dei quali è stato il Summorum Pontificum del 2007, che ha permesso ai sacerdoti una libertà senza precedenti di celebrare la forma della Messa utilizzata prima delle riforme seguite al Concilio Vaticano II (Papa Francesco ha abrogato il decreto nel luglio 2021). Benedetto ha anche trovato il tempo di completare i tre volumi del suo libro Gesù di Nazareth“.

Durante i suoi otto anni di pontificato ha visitato 29 Paesi, tra cui gli Stati Uniti nel 2008, durante i quali si è rivolto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Nel 2006, si è recato in visita in Turchia, pochi mesi dopo aver tenuto il famoso “discorso di Ratisbona“, una conferenza che ha scatenato una tempesta di critiche nel mondo islamico a causa di una citazione di un imperatore bizantino del XIV secolo che è stata estrapolata dal contesto. Ma l’incidente ha dato frutti positivi nell’ambito dell’iniziativa Common Word, volta a migliorare le relazioni tra cattolici e musulmani e a scoraggiare l’estremismo islamico.

Un’ulteriore controversia è scoppiata nel 2009, quando Benedetto ha revocato le scomuniche di quattro vescovi della Società San Pio X che l’arcivescovo Marcel Lefebvre (1905-1991) aveva consacrato nel 1988 contro la volontà di Papa Giovanni Paolo II. Ad aumentare le tensioni, all’insaputa di Benedetto, uno dei vescovi, Richard Williamson, aveva negato l’Olocausto.

Per tutta la durata del suo pontificato, Benedetto ha dovuto affrontare una marea di accuse di abusi sessuali e fisici elevate contro dei sacerdoti. Nel 2006, in una delle sue azioni più significative, ordinò a padre Marcial Maciel Degollado, il fondatore della Legione di Cristo, di lasciare il ministero pubblico e di ritirarsi ad una vita di “preghiera e penitenza” a seguito di un’indagine vaticana sulle accuse di aver abusato sessualmente di minori e seminaristi.

Benedetto ha dovuto anche affrontare una serie di crisi di abusi da parte del clero in Germania, Irlanda e Stati Uniti, oltre alle accuse di essere stato responsabile dell’insabbiamento di alcuni casi come arcivescovo di Monaco e poi come prefetto della CDF. Il Vaticano ha negato strenuamente le accuse contro di lui, sostenendo che la gestione dei casi da parte di Benedetto avesse invece dimostrato “grande saggezza e fermezza”.

Dimissioni e Papa emerito

L’11 febbraio del 2013, Benedetto ha scioccato il mondo e il Collegio cardinalizio annunciando in latino, durante un concistoro di cardinali, che si sarebbe dimesso alla fine del mese, adducendo problemi di età e di salute. Primo Papa a dimettersi dai tempi di Gregorio XII nel 1415, l’attuale Papa emerito si è impegnato a servire la Chiesa “nascosto dal mondo” e “dedicato alla preghiera”. Si è ritirato dalla vita pubblica e si è trasferito in un ex convento riconvertito nei Giardini Vaticani, ma ha mantenuto alcuni ornamenti esterni del papato, tra cui la tonaca bianca e lo zucchetto, e il titolo di Sua Santità.

A parte interviste occasionali, articoli e contributi a libri, tra cui uno con il cardinale Robert Sarah che rafforzava la disciplina del celibato sacerdotale nel rito latino, Benedetto è rimasto in gran parte in silenzio e ha lasciato il convento solo per visitare il fratello morente nel 2020. Sua sorella Maria, che ha trascorso gran parte della sua vita adulta a gestire la sua corrispondenza e a prendersi cura dei suoi bisogni personali, è morta nel 1991.

Il Papa emerito e Papa Francesco hanno mantenuto rapporti cordiali. Ma quando le priorità distinte dei loro pontificati hanno occasionalmente scatenato polemiche e ne è seguita una raffica di titoli di giornale, sono state avanzate richieste di nuovi protocolli che regolassero il ruolo pubblico e le dichiarazioni del futuri Papi emeriti.

Nel febbraio 2022, mentre i vescovi cattolici tedeschi continuavano ad occuparsi della cattiva gestione di casi storici di abusi da parte del clero, l’arcidiocesi di Monaco di Baviera ha reso noti i risultati della propria indagine arcivescovile, che ha concluso che Benedetto XVI “può essere accusato di cattiva condotta” per la gestione di quattro casi tra il 1977 e il 1982, quando era in carica come arcivescovo.

Tuttavia, queste affermazioni sono state formalmente confutate da quattro dei suoi consiglieri e il Vaticano ha difeso la sua forte risposta alla crisi degli abusi, tra cui il perseguimento e la laicizzazione di centinaia di predatori sessuali nel clero. In una recente intervista alla rivista America, Papa Francesco ha ribadito questa difesa di Benedetto, commentando: “Il leader nel prendere queste decisioni è stato Benedetto XVI“.

Prepararsi al giudizio finale

In una lettera separata di risposta all’indagine di Monaco, che ha gettato un ombra profonda e rimarchevole sul suo ministero di sacerdote, arcivescovo e pontefice, il Papa emerito ha chiesto il perdono dei sopravvissuti agli abusi, notando di aver “portato una grande responsabilità nella Chiesa cattolica“.

Concludendo la sua lettera, Benedetto ha guardato al suo giudizio davanti a Dio.

Molto presto mi troverò davanti al giudice finale della mia vita. Anche se, ripensando alla mia lunga vita, posso avere grandi motivi di paura e di tremore, sono tuttavia di buon umore, perché confido fermamente che il Signore non è solo il giusto giudice, ma anche l’amico e il fratello che ha già sofferto per le mie mancanze, ed è quindi anche il mio avvocato, il mio “Paraclito“, ha scritto.

Alla luce dell’ora del giudizio, la grazia di essere cristiano mi diventa ancora più chiara. Mi concede la conoscenza, e anzi l’amicizia, con il giudice della mia vita, e mi permette così di attraversare con fiducia la porta oscura della morte”.

“A questo proposito”, ha concluso, “mi viene costantemente in mente ciò che Giovanni racconta all’inizio dell’Apocalisse: vede il Figlio dell’uomo in tutta la sua grandezza e cade ai suoi piedi come morto. Eppure Egli, ponendo la sua mano destra su di lui, gli dice: ‘Non temere! Sono io…“.


Edward Pentin ha iniziato ad occuparsi del Papa e del Vaticano con la Radio Vaticana prima di diventare corrispondente da Roma per il National Catholic Register. Ha inoltre riferito sulla Santa Sede e sulla Chiesa cattolica per numerose altre pubblicazioni, tra cui Newsweek, Newsmax, Zenit, The Catholic Herald e The Holy Land Review, una pubblicazione francescana specializzata sulla Chiesa e il Medio Oriente. Edward è autore di “The Next Pope: The Leading Cardinal Candidates” (Sophia Institute Press, 2020) e “The Rigging of a Vatican Synod? An Investigation into Alleged Manipulation at the Extraordinary Synod on the Family” (Ignatius Press, 2015).

Joan Frawley Desmond è redattrice senior del National Catholic Register. È una giornalista pluripremiata, ampiamente pubblicata nei media cattolici, ecumenici e laici. Diplomata al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli Studi su Matrimonio e Famiglia.


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