Joe Biden e l’ascesa dell’autoritarismo dei buoni e dei giusti – Spiked

OPINIONE

Nel 2022, i Democratici hanno dimostrato di essere la vera minaccia per la Democrazia

Tratto e tradotto da un articolo di opinione di Sean Collins per Spiked

Donald Trump ha lasciato la Casa Bianca ormai molti mesi fa. Eppure, nel 2022, Joe Biden e i suoi colleghi Democratici hanno parlato di lui all’infinito. La “Commissione sul 6 gennaio” della Camera dei Rappresentanti ha trasmesso per un anno in televisione una narrazione che condannava aprioristicamente Donald Trump per aver tenuto un comportamento sedizioso, cospirazionista e criminale. Anche la campagna dei Democratici per le elezioni di metà mandato era incentrata sull’opposizione a Donald Trump, anche se il suo nome non era sulla scheda elettorale. L’immagine più sorprendente e bizzarra dell’anno si è avuta a settembre, quando un “Biden Demoniaco” si è presentato davanti all’Independence Hall di Filadelfia per denunciare Donald Trump e i suoi compagni “MAGA Republicans”. Era illuminato con una luce rosso sangue che ha richiamato subito dei paragoni con l’estetica dei raduni di Norimberga.

Ma Joe Biden e i Democratici non si sono limitati soltanto ad ossessionarsi con Donald Trump nel 2022: hanno anche intensificato la loro retorica su di lui fino a nuovi estremi. Il “Comitato sul 6 gennaio” e i suoi media si sono costantemente riferiti a quella manifestazione/sommossa in Campidoglio come a ad una “insurrezione armata“. Biden ha definito Trump e i suoi sostenitori dei “semi-fascisti“.

Questa retorica esagerata ha un semplice obiettivo: demonizzare Donald Trump, farlo passare per una minaccia molto più grande di quanto non sia in realtà. Certo, anche l’ex presidente ce ne ha messo del suo e ogni tanto mostra tendenze autoritarie. Ma ciò che colpisce è quanto sia incapace nel metterle in pratica. La sua assurda campagna “Stop the Steal” dopo le elezioni del 2020 ha avuto dei tratti certamente antidemocratici, ma non è mai arrivata concretamente a ribaltare il risultato elettorale. Il suo recente appello a “sospendere” la Costituzione degli Stati Uniti ha sicuramente mostrato disprezzo per la legge suprema del Paese, ma non c’è alcuna possibilità che possa farlo – ne che possa ottenere concretamente qualcosa.

Nell’ultimo anno, l’influenza di Donald Trump sulla politica americana è diminuita in modo significativo, eppure i Democratici sono diventati più ossessionati che mai dalla sua persona. Trump ha trascorso la maggior parte dell’anno nascosto a Mar-a-Lago. La maggior parte dei candidati Repubblicani da lui scelti per le elezioni di metà mandato negli stati indecisi sono stati sconfitti. Il suo annuncio che si sarebbe ricandidato alla presidenza nel 2024 è stato accolto con uno sbadiglio. Questa “minaccia alle fondamenta della nostra Repubblica” ha concluso l’anno vendendo carte collezionabili digitali di se stesso in cui viene photoshoppato come un supereroe o un cowboy, al prezzo di 99 dollari l’una.

I Democratici sostengono di odiare Trump e molti di loro sperano di vederlo in prigione. Ma la realtà è che hanno un disperato bisogno di lui. Biden resuscita continuamente lo spauracchio di Trump come un fioretto contro cui definirsi. Si potrebbe dire che si tratta di una manovra di “convenienza politica”. Nelle elezioni di metà mandato, gli avvertimenti di Biden sul trumpismo sono stati un’utile distrazione dall’inflazione, dalla criminalità urbana e dagli altri fallimenti della sua amministrazione. Si potrebbe dire che abbia funzionato, dato che i Democratici hanno mantenuto i loro seggi al Senato e hanno evitato la temuta “onda rossa”.

Ma l’anti-Trumpismo dei Democratici va oltre la loro politica di parte. Fornisce una base morale al loro governo (“Stiamo salvando la democrazia, stiamo combattendo i fascisti”) ed offre anche una motivazione per esercitare un maggiore controllo dello Stato sulla vita politica e sulla società. Biden e i Democratici usano lo spettro di Donald Trump per affermare il proprio marchio dell’autoritarismouna versione meno ovvia e più sofisticata di quella di Trump, ma comunque sempre autoritaria.

Il dibattito sul “negazionismo delle elezioni” rivela come le critiche dei Democratici nei confronti di Donald Trump non significhino essere dei difensori di principio della Democrazia. In un discorso tenuto a novembre alla Union Station di Washington, Joe Biden ha avvertito che “i Repubblicani MAGA estremisti mirano a mettere in dubbio non solo la legittimità delle elezioni passate, ma anche delle elezioni che si tengono ora ed in futuro”. Sì, mettere in dubbio le elezioni danneggia la democrazia. Ma allora i Democratici sono colpevoli di questo tanto quanto i c.d. “Repubblicani MAGA”. I Democratici hanno sostenuto che l’elezione di Donald Trump nel 2016 fosse illegittima a causa dell’influenza dei russi (e molti ci credono ancora). I principali esponenti del Partito hanno appoggiato le affermazioni di Stacey Abrams, secondo cui la corsa a governatore della Georgia le sarebbe stata rubata nel 2018. Lo stesso Joe Biden ha mostrato dubbi sulla democrazia quando ha descritto le modifiche apportate dalla Georgia alle sue leggi elettorali come “Jim Crow 2.0“, aggiungendo che tali leggi avrebbero potuto rendere le elezioni di midterm in Georgia “illegittime”.

Quando si tratta di elezioni, i Democratici sono altrettanto cospirazionisti ed antidemocratici, forse più degli stravaganti trumpisti. Ad ottobre, Hillary Clinton ha già messo in dubbio la legittimità delle elezioni del 2024. “Gli estremisti di destra hanno già un piano”, ha dichiarato in un video, “per rubare letteralmente le prossime elezioni presidenziali. E non ne fanno mistero”. Hillary e i suoi amici chiamano la loro campagna “Crush the Coup“, che suona terribilmente simile a quel “Stop the Steal” di Donald Trump. Ma non c’è da preoccuparsi: il negazionismo della legittimità delle elezioni dei Democratici è quello dei buoni“.

Se Joe Biden e i Democratici si limitassero a criticare Donald Trump per i suoi attacchi alla democrazia, sarebbe difficile non essere d’accordo. Ma non si fermano qui. Le denunce dei Democratici nei confronti di Trump e dei suoi seguaci sono sempre un preludio alla censura o alla repressione di coloro che non sono d’accordo con loro. È una classica mossa autoritaria: “i miei nemici sono così malvagi e pericolosi che ogni nostra azione illiberale è giustificata e morale”.

L’autoritarismo dei Democratici è più pervasivo e censorio di qualsiasi tentativo abbia anche solo pensato Donald Trump. Nell’era di Joe Biden, sono i Democratici a favorire sempre di più il controllo governativo ed aziendale sul dibattito politico, soprattutto sui social media. Un sondaggio Pew Review del 2021 ha rilevato che il 65% dei Democratici concorda sul fatto che il governo degli Stati Uniti debba adottare delle misure per limitare la proliferazione delle false informazioni online, anche se a costo di limitare la libertà di informazione. Solo il 28% dei Repubblicani condivide questa opinione.

Biden e il suo Team hanno perseguito con passione questa missione di controllo del dibattito politico. All’inizio di quest’anno, la sua amministrazione ha istituito il nuovo Disinformation Governance Board per combattere “la disinformazione e la mal-informazione che minacciano la sicurezza della patria”. Questo aspirante Ministero della Verità è stato presto sciolto in seguito alla reazione negativa dell’opinione pubblica. Ma ora si dice che questo ufficio sia riemerso, continuando a monitorare i social media, ma questa volta a porte chiuse.

I tentativi di Joe Biden e dei Democratici di limitare la libertà di espressione vanno ben oltre il maldestro e sfortunato tentativo portato avanti col Disinformation Governance Board. Come hanno rivelato i “Twitter Files”, i documenti interni di Twitter mostrano che la campagna elettorale di Biden per il 2020 ha fatto pressioni su Twitter e su altre organizzazioni di social media per bandire i critici o rimuovere storie o notizie dannose. La cosa più nota è che il Team di Biden ha cercato di sopprimere la storia del portatile di Hunter Biden del New York Post, unendosi ad ex funzionari dell’intelligence per definirla “disinformazione russa”. I Democratici si sono poi uniti alle organizzazioni di sicurezza degli Stati Uniti nel chiedere che Donald Trump venisse rimosso dai social media dopo la rivolta del Campidoglio.

Quando la campagna elettorale di Biden si è trasformata nella Casa Bianca di Biden, ha continuato a colludere con le Big Tech per censurare le voci, soprattutto quelle che dissentivano dalle sue politiche, come i lockdown e i vaccini. Periodicamente, i rappresentanti dei giganti tecnologici vengono trascinati davanti ai Democratici del Congresso e rimproverati per non aver censurato abbastanza. Dopo la divulgazione delle politiche di moderazione dei contenuti di Twitter da parte di Elon Musk, i rappresentanti Democratici stanno ammonendo Facebook ed altri a non ammorbidire la loro censura alla “disinformazione”, che i Democratici definiscono efficacemente come “informazioni che non condividiamo”. Questo braccio armato dei social media per limitare il dibattito pubblico dovrebbe allarmare tutti.

Nel discorso “rosso sangue” di Philadelphia, le parole di Joe Biden sono state minacciose quanto l’ambientazione, pronunciate con un tono minaccioso. Ha gettato una rete ampia, dichiarando di fatto tutti gli elettori di Donald Trump (circa 70 milioni di americani) una minaccia per il Paese. Ha poi lanciato loro un efficace avvertimento: “se esprimete opinioni che noi associamo a Trump e ai Repubblicani, possiamo dispiegare i poteri dello Stato contro di voi“.

Si dà il caso che tali poteri siano già stati usati contro i genitori che protestavano contro i consigli scolastici, che i Democratici hanno cercato di trattare come “terroristi interni”. L’anno scorso, il procuratore generale di Biden, Merrick Garland, ha ordinato all’FBI e ai procuratori degli Stati Uniti di indagare su “minacce di violenza” contro gli amministratori scolastici e gli insegnanti. L’ordine era nient’altro che un tentativo oltraggioso di intimidire i genitori che protestavano contro i contenuti razziali e di identità di genere nelle aule scolastiche. Ha inviato un messaggio agghiacciante ai genitori: “Se protestate, non sorprendetevi se l’FBI viene a bussare alla vostra porta“.

Nel suo discorso di Philadelphia, Joe Biden ha detto: “Non c’è posto per la violenza politica in America. Punto“. Ma, ancora una volta, dal suo punto di vista unilaterale, solo le aggressioni legate al mondo di Donald Trump contano come violenza politica. Nel frattempo, Joe Biden si è sempre rifiutato di criticare le folle che si sono radunate davanti alle case dei giudici della Corte Suprema, dopo che la Corte conservatrice aveva rovesciato la sentenza “Roe vs. Wade“. Anche dopo uno sventato attentato contro il giudice Brett Kavanaugh, Joe Biden è rimasto in silenzio. Questo silenzio invia un messaggio: l’intimidazione politica è accettabile, purché sia rivolta agli avversari di Biden. Stiamo iniziando ad entrare in un territorio pericoloso.

Si potrebbe dire che gli Stati Uniti si trovano di fronte ad una battaglia tra due autoritarismi: quello inaccettabile e rozzo di Trump contro quello accettabile e rispettabile, quasi “moralmente giusto”, di Biden. Ma in realtà non c’è partita tra i due. Biden e i Democratici hanno dalla loro parte le forze dei media, delle Big Tech e dello Stato di sicurezza, per non parlare del potere esecutivo della Casa Bianca. Trump ha un gruppo di sostenitori in via di diminuzione. Il raggio d’azione dei Democratici nella nostra vita sociale e politica, compresi i limiti alla libertà di parola, è più ampio di qualsiasi tentativo potrebbe mai mettere in campo Donald Trump. E mentre l’autoritarismo di Donald Trump sarebbe un autoritarismo incapace e inconcludente, la versione dell’autoritarismo dei Democratici è invece molto più disciplinata e (purtroppo) efficace.

Nel 2022 è diventato più evidente come la retorica anti-Trump di Joe Biden e dei Democratici sia in realtà un mezzo per giustificare i propri irrefrenabili impulsi autoritari. I difensori delle libertà civili e della democrazia dovrebbero ora avere un’idea più precisa di ciò che dovranno affrontare nel nuovo anno.

Sean Collins è uno scrittore di New York. Visitate il suo blog, The American Situation.


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