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I nuovi Twitter Files dimostrano il rapporto intimo della piattaforma con l’FBI

APPROFONDIMENTO | “I contatti di Twitter con l’FBI erano costanti e pervasivi, come se fosse una filiale“, ha dichiarato Matt Taibbi negli ultimi Twitter Files.

Lo scoop: L’FBI e Twitter si sono inviati reciprocamente oltre 150 e-mail tra il gennaio 2020 e il novembre 2022. Alcune riguardavano la richiesta di informazioni da parte dell’FBI per indagini penali, mentre molte riguardavano la censura della “disinformazione sulle elezioni“.

Perché è importante: I Twitter Files illustrano ulteriormente la stretta relazione del governo federale con Twitter come strumento di censura prima dell’acquisizione da parte di Elon Musk. L’agente Elvis Chan, che ha guidato la censura su più piattaforme, ha persino inviato un “buon anno” al capo della sicurezza e della fiducia di Twitter Yoel Roth, ricordandogli un’imminente “telefonata trimestrale” con lui. Negli ultimi anni, l’FBI è stata ripetutamente messa sotto accusa per la sua manifesta faziosità politica.

Un’azione politicamente motivata: I contatti con Twitter hanno spesso coinvolto la Foreign Influence Task Force dell’FBI, creata nel 2017 mentre l’FBI sosteneva la tesi dell’interferenza russa nelle elezioni del 2016. Il Bureau avrebbe aiutato Twitter a dare la caccia ai contenuti che considerava sfavorevoli – persino i tweet scherzosi o parodici di account con pochi follower – e ad etichettarli come “disinformazione” e minaccia alla sicurezza nazionale.

Le domande rimangono: Non sappiamo ancora chi abbia preso la decisione nel campo di Twitter di censurare la storia del portatile di Hunter Biden in base alla politica aziendale sul “materiale violato”. L’agente Chan ha testimoniato che i funzionari dell’intelligence non hanno menzionato Hunter Biden quando hanno avvertito Twitter delle minacce informatiche russe, ma Roth ha detto di essere stato specificamente avvertito di una “operazione di hacking e leaking [che] avrebbe coinvolto Hunter Biden”.

Il piano di Donald Trump per affrontare la censura online

APPROFONDIMENTO | L’ex presidente Donald Trump ha reso nota la sua strategia per contrastare la censura durante il suo secondo mandato.

Cosa è successo: La scorsa settimana, l’ex presidente Donald Trump ha pubblicato un video che illustra un piano per distruggere il “cartello della censura”. Il piano si concentra sull’intervento del governo federale che favorisce e promuove la censura e sulla capacità delle aziende di social media di attuarla.

Il ruolo delle agenzie federali: Donald Trump vuole rendere illegale per le agenzie federali la collusione con le piattaforme di social media per censurare gli americani, come è accaduto a Twitter e Facebook. Vuole anche licenziare, indagare e perseguire penalmente tutti i burocrati che si sono impegnati in questo processo.

Il divieto di assunzione: Il piano di Donald Trump prevede anche un divieto di assunzione di 7 anni prima che i funzionari federali possano essere assunti dalle piattaforme Big Tech. Tra le altre grandi piattaforme, Twitter è nota per aver assunto ex funzionari dei servizi segreti dell’FBI e della CIA, che hanno permesso una censura di massa influenzata dal governo.

No al finanziamento da parte dei contribuenti: Il piano contro la censura mira a rendere illegale l’uso dei fondi dei contribuenti per il fact-checking: l’amministrazione Biden ha cercato di istituire un Disinformation Governance Board per fare proprio questo. Il piano chiede anche di vietare i finanziamenti dei contribuenti alle università e alle organizzazioni non profit che sostengono e consentono la censura.

La Sezione 230 garantisce alle piattaforme di social media l’immunità rispetto alla moderazione dei contenuti degli utenti che ospitano sulle loro piattaforme. Il piano di Donald Trump prevede di concedere alle piattaforme l’immunità per la moderazione dei contenuti ai sensi della Sezione 230 solo sesoddisfano elevati standard di neutralità, trasparenza, equità e di non discriminazione“.

Carta dei diritti digitali: L’ex presidente ha chiesto il diritto al giusto processo digitale, richiedendo ai funzionari governativi di avere un’ordinanza del tribunale prima di rimuovere i contenuti online, invece dell’attuale processo in cui gli agenti di parte dell’FBI possono chiedere informalmente alle piattaforme di social media di censurarle.


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