Perché rieleggere McConnell come leader del Senato è stato il miglior regalo che l’establishment del GOP potesse fare a Trump – The Federalist

OPINIONE

Il potere di Donald Trump sta nella sua volontà e capacità di rappresentare gli elettori dimenticati dall’establishment. McConnell offre a Trump il bersaglio perfetto

Tratto e tradotto da un articolo di Tristan Justice per The Federalist

Il leader della minoranza del Senato Mitch McConnell è stato rieletto mercoledì per un altro mandato come capo della conferenza del Partito Repubblicano, dopo che una performance alle elezioni di midterm non soddisfacente ha impedito ai Repubblicani di conquistare la maggioranza anche al Senato.

Ma la vittoria di Mitch McConnell, sebbene i Repubblicani abbiano perso, non farà altro che aumentare le munizioni nella bisaccia del Presidente Donald Trump, che ha annunciato la sua terza candidatura alla Casa Bianca proprio la notte prima della rielezione di McConnell a leader del Senato.

Né Trump né McConnell sembrano i trionfatori dopo le elezioni della scorsa settimana. Molti dei principali candidati di Trump hanno perso gare chiave, mentre McConnell è emerso come il colpevole della mancata maggioranza. Il PAC di McConnell, il Senate Leadership Fund (SLF), ha dirottato le scarse risorse dalle più promettenti opportunità di vittoria alla sfida per il seggio al Senato dell’Alaska, che vedeva due Repubblicani. Al contrario, sebbene diversi candidati sostenuti da Trump non abbiamo tagliato il traguardo, Donald Trump non ha deliberatamente sabotato gli sforzi per la vittoria. McConnell lo ha fatto e per questo si è attirato una sfida per la leadership all’ultimo minuto da parte del senatore della Florida, Rick Scott.

Rick Scott, anche lui popolare ex governatore della Florida per due mandati, ha presieduto il Comitato Nazionale dei Repubblicani per il Senato (NRSC) in questo ciclo, spendendo milioni per i candidati che McConnell aveva abbandonato nelle gare più competitive. Il NRSC ha speso molto in Arizona e New Hampshire, in particolare, dove l’SLF di McConnell aveva abbandonato i candidati repubblicani che si erano impegnati ad opporsi a McConnell come leader.

Ma nonostante la sfida, McConnell ha ottenuto altri due anni di leadership con un voto di 37 a 10, a scrutinio segreto. Un senatore si è astenuto. Il voto è arrivato meno di 24 ore dopo l’annuncio della campagna elettorale di Donald Trump da Mar-a-Lago.

La rimonta dell’America inizia adesso“, ha detto Donald Trump. “Il vostro Paese viene distrutto davanti ai vostri occhi“.

Tutti i dati fondamentali che hanno preceduto l’Election Day del 2022 indicavano che i Repubblicani avrebbero stravinto le elezioni di metà mandato. L’inflazione, ai massimi da quattro decenni, ha lasciato il 63% degli americani a vivere di stipendio in stipendio. La sicurezza al confine meridionale è una barzelletta e la criminalità è diventata così diffusa in tutta la nazione che i procuratori distrettuali di sinistra sono stati persino messi sul tavolo dei voti. Più del 70% degli americani ha dichiarato di credere che il Paese stia andando nella direzione sbagliata e solo il 40% ha dichiarato di approvare l’operato di Joe Biden. Dato che le elezioni di metà mandato sono un referendum sul presidente e sul partito al potere, le prospettive per i Democratici sembravano fosche come quelle del Titanic mentre si dirigeva contro l’iceberg.

Ma poi è arrivata la notte delle elezioni e i Repubblicani, con McConnell al timone, non sono riusciti a conquistare la maggioranza al Senato. Il controllo della Camera è stato definito solo una settimana dopo, con i Repubblicani che hanno battuto i Democratici con una maggioranza risicata e molto inferiore alle aspettative.

La sfida di Rick Scott a Mitch McConnell riflette la frustrazione per i tentativi del leader del Senato di conquistare una minoranza controllabile piuttosto che una maggioranza a lui avversa. McConnell non solo si è ritirato dalle gare chiave, ma si è anche lamentato pubblicamente dei presunti cattivi candidati espressi dagli elettori alle primarie del GOP.

Penso che sia più probabile che venga ribaltata la Camera piuttosto che il Senato“, aveva detto Mitch McConnell a Fox News a fine agosto. “Le corse al Senato sono diverse. Sono a livello statale. La qualità dei candidati ha molto a che fare con il risultato”.

Quando Mitch McConnell e i suoi alleati si lamentano della “qualità dei candidati”, tuttavia, non si stanno realmente lamentando della capacità dei candidati di svolgere il lavoro per cui sono stati nominati. Si stanno lamentando degli elettori repubblicanie delle persone che questi elettori scelgono per rappresentarli tra le file dell’élite di Washington.

Il disprezzo di Mitch McConnell per i candidati selezionati dagli elettori rispecchia la sua avversione per Donald Trump. E la distinzione tra questi due leader repubblicani non potrebbe essere più chiara. Gli elettori si sono inizialmente orientati verso Trump, eleggendo una celebrità televisiva e un immobiliarista di Manhattan senza alcuna esperienza in cariche elettive a ricoprire la più alta carica del Paese, perché Trump si rivolgeva a quegli elettori ed inveiva contro la classe della Beltway. McConnell fa esattamente il contrario.

La rielezione di McConnell a leader del Senato è un enorme regalo alla campagna elettorale di Donald Trump, anche se il candidato scelto da Trump, Rick Scott, è stato bocciato. Mitch McConnell è il tipo di creatura della palude di Washington con cui Trump conquista gli elettori scontrandosi costantemente. Con i suoi 80 anni, McConnell sarà il leader del Senato con la più lunga anzianità di servizio alla fine del suo ultimo mandato. McConnell rappresenta l’establishment della Beltway, con una presa sul potere che nemmeno un risultato negativo alle elezioni di metà mandato può scalfire.

Il potere di Trump sta nella sua volontà e capacità di rappresentare gli elettori dimenticati dall’establishment. Se l’establishment anti-Trump fosse stato intelligente, avrebbe eletto Rick Scott proprio per privare l’ex presidente di un elemento chiave che userà a suo vantaggio. Trump è un lanciatore di bombe politiche, con una base di ferro che mantiene attirata tanto più a sé quanto più viene ostracizzato dall’élite di Washington. I liberal e i Repubblicani dell’establishment che pensano che la sua base si rivolterà contro di lui solo perché un gruppo di personaggi della Beltway dice loro di farlo sono deliranti e non hanno imparato nulla dal 2016.

Tristan Justice è corrispondente di The Federalist. Ha scritto anche per The Washington Examiner e The Daily Signal. I suoi articoli vengono pubblicati anche su Real Clear Politics e Fox News. Si è laureato alla George Washington University, dove si è specializzato in scienze politiche e in giornalismo.


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