Sono i risultati che escono a rilento a minare la fiducia degli elettori nelle elezioni – The Federalist

OPINIONE

Sono i risultati che escono a rilento a minare la fiducia degli elettori nelle elezioni

Tratto e tradotto da un articolo di Jordan Boyd per The Federalist

I Democratici hanno cercato di inquadrare lo scopo delle elezioni di metà mandato del 2022 passandole come un “referendum sui Repubblicani“, che hanno bollato come una “minaccia per la democrazia“, ma la vera minaccia per la nostra nazione è quanto poco gli americani si fidino di elezioni che si trascinano per giorni o settimane.

Per parecchi americani è già difficile credere che, nonostante quasi il 75% degli elettori pensi che il Paese si trovi sulla strada sbagliata, molti dei loro concittadini abbiano scelto di mantenere molti di quegli stessi candidati che hanno causato questa crisi. Ma supponendo che questa discrepanza possa essere spiegata dalla macchina elettorale dei Democratici e anche da altri fattori, gli americani hanno dubbi ancora più grandi, ovvero che dopo giorni dalla chiusura delle urne gli elettori ancora non sapessero chi avrebbe controllato la Camera dei Rappresentanti (ancora da definire) ed il Senato (chiamato solo nella notte tra sabato e domenica), né chi governerà diversi Stati occidentali (ancora manca l’Arizona). A causa delle complicazioni verificatesi l’8 novembre e delle centinaia di migliaia di schede elettorali inviate per posta da contare, si prevede che l’Arizona ed il Nevada non consegneranno i conteggi finali e completi prima della prossima settimana.

La fiducia nelle elezioni nazionali è ai minimi storici. Eppure, gli Stati in bilico con le gare decisive oggigiorno prolungano abitualmente lo spoglio per giorni, anche se i sondaggi suggeriscono fortemente che ciò mini gravemente la fiducia del pubblico nelle elezioni.

Alcuni Stati si sono trovati così a loro agio con questo sistema che hanno iniziato ad annunciare preventivamente i ritardi, con i media aziendali che si sono spinti fino a caratterizzare le prime posizioni repubblicane come un “miraggio” prima ancora che iniziasse il conteggio dei voti.

Ci vorrà qualche giorno“, ha detto il segretario di Stato della Pennsylvania Leigh M. Chapman in una conferenza stampa prima del giorno delle elezioni. “Non significa che stia accadendo qualcosa di nefasto“.

I media aziendali inquadrano in gran parte questo calo generale della fiducia come una questione che riguarda esclusivamente i Repubblicani, dicendo che derivi dalla rabbia ingiustificata dell’ex presidente Donald Trump per le elezioni del 2020, che secondo loro – nonostante l’affluenza record, il voto per corrispondenza di massa, i ritardi nel voto ed una serie di irregolarità in più Stati di riferimento – sono statele elezioni più libere e corrette che il Paese abbia mai avuto“. Ma la verità è che gli elettori di entrambi gli schieramenti politici disprezzano l’attesa ansiosa dello spoglio dei voti perché sanno che apre la porta a problemi ed intromissioni.

Anche se queste elezioni fossero sicure e protette come sostengono, il fatto che ora ci vogliano giorni e forse settimane per sapere chi controllerà le sale del potere per i prossimi anni semina un ragionevole dubbio nella mente degli americani. Senza un sistema strutturato e di principio per un conteggio rapido ed accurato, la fiducia nelle elezioni crolla.

Gli elettori vogliono sapere, ad esempio, come mai la contea più grande dello Stato più combattuto che è l’Arizona (Maricopa è la quarta contea più popolosa del Paese) – dove la responsabile della gestione delle elezioni è la candidata a governatore dei Democratici – possa essere piena di problemi elezione dopo elezione. Un’elezione è “truccata” se, dopo settimane di votazioni per corrispondenza, ad alcuni elettori nel giorno dell’elezione – che sono in gran parte Repubblicani – viene impedito di esprimere il proprio voto? E che cosa significa per l’integrità delle elezioni quando solo poche migliaia di voti affluiscono ogni giorno dopo le elezioni, senza una risposta chiara sul perché ci vuole così tanto tempo o quando si può prevedere il conteggio finale? Come è possibile che un seggio elettorale in uno Stato in bilico come la Pennsylvania sia rimasto senza carta per stampare i voti espressi elettronicamente il giorno delle elezioni? Queste sono domande valide, non teorie della cospirazione, e sono il tipo di preoccupazioni che fanno crollare la fiducia degli elettori.

I media aziendali, colpevoli di ritardare la chiamata del vincitore delle elezioni senza alcun motivo valido, vogliono incolpare i sistemi elettorali decentralizzati della nazione per il ritardo. Questo non funziona, tuttavia, quando gli elettori ricordano che gli americani nei decenni passati sapevano chi erano i vincitori prima che la testa toccasse il cuscino la sera.

È ancora possibile determinare le vittorie il giorno delle elezioni. Non solo la maggior parte dei Paesi civilizzati riesce a conteggiare i voti in tempi ragionevoli, ma anche molti grandi Stati che compongono degli Stati Uniti. Per esempio, dopo essere salita alla ribalta nazionale per le discrepanze nel conteggio durante le elezioni presidenziali del 2000, che erano veramente molto ristrette, la Florida ha dedicato due decenni di lavoro alla costruzione ed alla messa a punto di un sistema elettorale sicuro ed efficace che fornisce agli elettori i risultati la sera stessa.

Affinché gli americani abbiano fiducia nella democrazia, che secondo i politici e i media aziendali è in pericolo, gli Stati devono adottare sistemi elettorali che diano risultati rapidi ed accurati e che siano degni della fiducia degli elettori.

Jordan Boyd è una redattrice di The Federalist e co-produttrice di The Federalist Radio Hour. I suoi articoli vengono pubblicati anche su The Daily Wire e Fox News. Si è laureata alla Baylor University dove si è specializzata in scienze politiche e in giornalismo.


TheFederalist.com

Seguici sui Social


The Federalist è una rivista conservatrice americana online ed un podcast che tratta i politica, politiche, cultura e religione, e pubblica anche una newsletter. Il sito è stato co-fondato da Ben Domenech e Sean Davis ed è stato lanciato nel settembre 2013. I contenuti di The Federalist vengono promossi dal sito americano di sondaggi RealClearPolitcs.