La buffoneria delle schede elettorali rende il sistema di voto statunitense una farsa da quarto mondo – Newsmax

OPINIONE

La buffoneria delle schede elettorali rende il sistema di voto statunitense una farsa da quarto mondo

Tratto e tradotto da un articolo di opinione di Deroy Murdock per Newsmax

Il mondo intero sta ridendo.

“Risultati delle elezioni americane: Quando sapremo chi ha vinto?” si chiede la BBC.

L’editorialista di AZCentral.com Jon Gabriel ha scritto: “Gli amici in Ungheria e Brasile hanno chiesto come facciano le loro nazioni a contare i voti in poche ore, mentre l’Arizona impiega una settimana o più”.

A partire da venerdì pomeriggio, il sistema di voto americano si è trasformato da faro globale della democrazia ad una barzelletta a livello internazionale. Un’insegna luminosa al neon avverte: “Non provateci a casa vostra“.

A quattro giorni dalla chiusura delle urne, quattro seggi del Senato erano ancora incerti. Né il democratico Raphael Warnock né il repubblicano Herschel Walker hanno ottenuto il 50% dei voti in Georgia. Per questo motivo, dovranno affrontare un ballottaggio il 6 dicembre, che ogni attivista del Partito Repubblicano e conservatore dovrà impegnarsi a vincere.

Guasti meccanici, sconcertanti ballot dumpse inspiegabili pause nel conteggio hanno sporcato i risultati al Senato e nelle elezioni dei governatori di Arizona e Nevada.

L’Alaska si è sporcata con un nuovo, inutile e odioso processo di voto a scelta classificata.

Invece di far vincere il seggio al Senato al primo classificato di martedì, i repubblicani Lisa Murkowski, Kelly Tshibaka, Buzz Kelley e la democratica Patricia Chesboro sono impantanati in una glaciale ridistribuzione dei voti delle seconde preferenze di ciascun candidato perdente a favore di quelli che si sono classificati più in alto.

Questa buffonata elettorale potrebbe continuare ancora per settimane.

Alla Camera degli Stati Uniti, 20 seggi non sono ancora stati assegnati.

I Repubblicani devono ancora assicurarsi la sottile maggioranza prevista, questo grazie a conteggi dei voti dilazionati nel tempo e a schede inviate per posta che cadono più lentamente delle foglie d’autunno.

Tre giorni dopo l’Election Day (venerdì), circa 900.000 schede attendevano di essere scrutinate! Secondo POLITICO, in 10 distretti congressuali della California sono state scrutinate meno della metà delle schede. Nel 6° Distretto, solo il 35% delle schede era stato scrutinato!

Queste condizioni da quarto mondo suggeriscono almeno l’apparenza dell’esistenza di una frode elettorale.

La realtà o la semplice impressione di brogli elettorali alimenta il sospetto, la paranoia e l’acrimonia – le ultime cose di cui l’America ha bisogno.

Ciò di cui l’America ha bisogno è una grande pulizia del suo sistema di voto “auto-umiliante”.

Si dovrebbe iniziare eliminando il cancro del voto anticipato.

Secondo il 2 U.S. Code § 7: “Il martedì successivo al primo lunedì di novembre, in ogni anno pari, è stabilito come giorno per l’elezione, in ciascuno degli Stati e dei territori degli Stati Uniti, dei rappresentanti e dei delegati al Congresso”.

Quale parte di questa legge federale non è chiara?

I cittadini della Pennsylvania hanno iniziato a votare il 16 settembre, 39 giorni (!) prima dell’unico dibattito previsto tra il democratico John Fetterman ed il repubblicano Dr. Mehmet Oz, andato in onda il 25 ottobre.

Per sette settimane e due giorni, le persone hanno votato prima di vedere la performance di Fetterman e o sono rimaste sconcertate dalle sue ridotte capacità mentali post ictus o lo hanno ammirato semplicemente per essersi presentato e per essere rimasto lì.

Senza queste informazioni non si sarebbe dovuto votare, né per Fetterman né per Oz.

Purtroppo, circa 600.000 cittadini avevano già votato prima di vedere Fetterman a malapena in grado di esprimersi. Sicuramente alcuni di loro volevano indietro le loro schede, forse abbastanza da eleggere il dottor Oz martedì.

E questo era esattamente ciò che i subdoli Democratici avevano in mente: Nascondere Fetterman, ritardare il dibattito ed accumulare voti anticipati per il democratico prima che qualcuno potesse vedere seriamente come avrebbe discusso delle questioni vitali al Senato – o non fosse in grado di farlo.

Il voto anticipato è iniziato in Arizona il 12 ottobre.

Questo 20 giorni prima che il candidato del Partito Libertario Marc Victor si ritirasse dalla corsa al Senato ed appoggiasse il repubblicano Blake Masters. Victor ha raccolto nel voto anticipato più di 40.000 voti.

Molti di quei voti sarebbero potuti andare a Masters, il che lo avrebbe spinto più vicino alla vittoria.

Nel 2016, la Carolina del Nord aveva inviato agli elettori le schede per votare anticipatamente rispetto al giorno delle elezioni il 9 settembre, ben 17 giorni prima del primo dibattito tra Hillary Clinton e Donald J. Trump, che si è tenuto il 26 settembre. Votare prima ancora del primo dei tre dibattiti per la nomina a Presidente degli Stati Uniti e leader del mondo libero è una cosa da malati di mente.

Gli americani dovrebbero riunirsi intorno ad un sistema elettorale degno di questa repubblica:

  • Rendere il giorno delle elezioni una festa nazionale.
  • I seggi dovrebbero aprire per 24 ore – dalla mezzanotte della costa occidentale fino alla mezzanotte dell’ora orientale – ed aprire e chiudere tutti alla stessa ora in tutta la nazione (ad oggi, ogni stato decide i suoi orari, n.d.r.). Gli elettori ancora in coda per votare non dovrebbero essere influenzati dai risultati ottenuti negli Stati in cui i seggi vengono chiusi prima.
  • Gli elettori dovrebbero esibire un documento d’identità con foto.
  • Le liste elettorali devono essere pulite frequentemente ed entro il termine delle registrazioni: due settimane prima del giorno delle elezioni.
  • Basta con le schede elettorali inviate in massa per posta.
  • Limitare il voto per posta ai malati, agli infermi e a coloro che saranno – lo possiamo immaginare! – assenti dallo Stato di residenza il giorno delle elezioni.
  • Possono votare solo i cittadini statunitensi adulti. Zero schede per votare agli stranieri.
  • Basta con le votazioni di massa per corrispondenza.

Queste riforme comincerebbero a riparare il sistema di voto involontariamente esilarante dell’America.

Deroy Murdock è un collaboratore di Fox News e vive a Manhattan, redattore di National Review Online e senior fellow del London Center for Policy Research.


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