L’aggressione al marito di Nancy Pelosi – Upward News

Cosa sappiamo sull’aggressione al marito di Nancy Pelosi

APPROFONDIMENTO | Sebbene non si sappia ancora molto sull’aggressione subita dal marito della Presidente della Camera, Nancy Pelosi, i dettagli sull’aggressore fanno pensare ad una crisi di salute mentale e non all’estremismo politico.

Cosa è successo: Venerdì scorso, un aggressore avrebbe fatto irruzione nella casa di San Francisco della presidente della Camera Nancy Pelosi ed avrebbe aggredito il marito Paul Pelosi con un martello, urlando “dov’è Nancy?”. Paul è stato ricoverato in un ospedale locale ed è stato operato per “riparare una frattura al cranio e gravi lesioni al braccio destro ed alle mani”. I medici si aspettano un recupero completo.

Perché è importante: Nonostante le scarse informazioni, i Democratici hanno incolpato i Repubblicani della violenza a una settimana dalle elezioni di metà mandato. Politici e giornalisti hanno etichettato l’aggressore come un “teorico della cospirazione” che albergherebbe in casa dei Repubblicani.

Credenziali politiche contrastanti: Il presunto aggressore, David DePape, viveva con dei nudisti locali in una casa che assomigliava ad un accampamento di senzatetto. Nella sua zona di soggiorno erano esposte bandiere di Black Lives Matter ed LGBTQ, mentre lui scriverebbe online di elezioni rubate e delle teorie di QAnon. Ha una storia di uso di droghe, psicosi e mancanza di un tetto sopra la testa, secondo la madre dei suoi figli, ha avuto un episodio psicotico.

Alcuni giornalisti sono scettici: Anche se la narrazione dei media mainstream fosse corretta, altri giornalisti sono rimasti cauti nel saltare subito alle conclusioni, considerando che la storia è stata strumentalizzata politicamente. Non è ancora chiaro come l’aggressore abbia fatto irruzione, e non ci sono ancora video dell’irruzione nonostante le telecamere di sicurezza presenti nella proprietà.

I fact-checker stanno prendendo di mira gli account dei conservatori per la copertura delle elezioni

APPROFONDIMENTO | I giornalisti mainstream sono sempre più apertamente entusiasti nel mettere a tacere altri giornalisti, e le piattaforme Big Tech danno loro i mezzi per farlo.

Cosa sta succedendo: I fact-checkers stanno segnalando come “falsi” i post sulle elezioni del 2020 che sarebbero state dichiarate “illegali”, nel tentativo di diminuire le visualizzazioni delle pagine dei conservatori. Era prevedibile che la soppressione delle affermazioni sulle elezioni pubblicate sui social media sarebbe solo aumentata in vista delle elezioni di metà mandato. I conservatori online stanno riportando semplicemente le recenti sentenze dei tribunali che si sono pronunciate contro le procedure elettorali utilizzate sia durante che dopo le elezioni del 2020. La maggior parte di queste critiche dei fact-checkers a questi post si basano esclusivamente sulla semantica, sostenendo che queste sentenze non si applicano “retroattivamente” alle elezioni e che “dichiarare qualcosa “incostituzionale” non significa che sia “illegale””.

L’apparato di fact-checking: Meta, che possiede Facebook e Instagram, collabora con fact-checkerterzi” anche di testate famose, come Associated Press e USA Today, e di altre meno note per reprimere la “disinformazione“. Ciò consente loro di contrassegnare i post, rimuovendoli così dalla ricerca interna alla piattaforma, o riducendone la visibilità. Gli account che vengono ripetutamente sottoposti a fact-checking accumulano penalizzazioni che danneggiano le visualizzazioni, il coinvolgimento ed il numero di follower.

Perché è importante: Questi “fact check” vengono condotti per rendere più difficile al pubblico conservatore online vedere i contenuti delle loro pagine preferite, e ci stanno riuscendo. I giornalisti tradizionali sono sempre più apertamente entusiasti di mettere a tacere altri giornalisti e di ostacolare la capacità di informare e di adempiere alla loro vera missione. In collaborazione con le piattaforme di Big Tech, che ora sappiamo essere compromesse dal governo federale, i media tradizionali americani decidono cosa si può o non si può dire su un’elezione.

NOTA: È per questo che abbiamo creato questo blog: per poter riferire le notizie che contano senza preoccuparci della censura dei social media.

Censura online: Il DHS tira le fila ed ha accesso alle piattaforme

APPROFONDIMENTO | Documenti appena rilasciati mostrano la portata del ruolo del governo federale nella censura online.

Il contesto: L’amministrazione Biden è stata recentemente citata in giudizio per essersi coordinata con le piattaforme dei social media per censurare i dibattito pubblico online. I documenti appena rilasciati mostrano come il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale (DHS) collabori con le piattaforme di social media per censurare quello che dicono gli americani.

Perché è importante: Le prove dimostrano che il governo è stato la forza trainante della censura sui social media. Mentre le aziende private possono censurare il dibattito sulle proprie piattaforme, la censura imposta dal governo è tutt’altra cosa.

I dettagli

Come? Meta ha creato un software esclusivo per i funzionari governativi e delle forze dell’ordine. Attraverso il portale del software, i funzionari governativi possono facilmente selezionare i contenuti che vogliono che le piattaforme censurino.

Chi? Il DHS, l’FBI, il Dipartimento della Giustizia ed i funzionari dell’intelligence si sono incontrati con dei rappresentanti di Twitter, Meta, Wikipedia, Microsoft, Discord, Reddit, LinkedIn e Verizon inizialmente per discutere delle informazioni false sulle elezioni del 2020. Gli incontri di questa natura legati alle elezioni sono stati continui ed alla fine hanno incluso colloqui con JP Morgan Chase.

Perché? Il DHS voleva censurare la “disinformazione” su questioni come “le origini della pandemia COVID-19 e l’efficacia dei vaccini contro il COVID-19, la giustizia razziale, il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan e la natura del sostegno degli Stati Uniti all’Ucraina“. Anche i gruppi privati per “l’integrità delle elezioni” hanno utilizzato questi metodi di segnalazione per censurare la “disinformazione” durante le elezioni del 2020.

Il quadro generale: Ad aprile, il DHS ha creato il Disinformation Governance Board per collaborare con le società di Big Tech in veste ufficiale per censurare il dibattito pubblico. A seguito di un forte contraccolpo dell’opinione pubblica, il Dipartimento ha cestinato l’idea. Ma questi documenti appena rilasciati dimostrano che quello che gli americani temevano fosse un momentaneo scivolamento nella società orwelliana era e sta ancora accadendo.


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