Quanto sarà grande l’Onda Rossa? – The American Spectator

È tornata l’Onda Rossa? A meno di due settimane dall’8 novembre, la domanda che ci si pone è quanto possa essere alta l’onda

Tratto e tradotto da un articolo di opinione di Josh Hammer per The American Spectator

Nei giorni più caldi dell’estate, mentre l’indice di gradimento medio di Joe Biden crollava ai minimi storici nel mezzo di un’intensa serie di battute d’arresto a livello nazionale, errori politici e “gaffe” (altrimenti note come palpabile senilità), la maggior parte degli opinionisti ha iniziato a prevedere un’imminente “onda rossa” di dominio elettorale dei Repubblicani alle elezioni di midterm di novembre. Dopotutto, le elezioni di metà mandato che si svolgono due anni dopo l’insediamento di una nuova presidenza favoriscono tipicamente il partito di opposizione e alcuni dati – come il tasso di inflazione alto, come mai prima d’ora da quattro decenni – che si stava, e si sta tuttora, diffondendo a macchia d’olio – indicavano un forte ritorno alle urne contro il monopolio democratico. A quel tempo, potevamo anche aggiungere una sorta di “test visivo”: Lo zio Joe era (ed è tuttora), semplicemente, troppo vecchio e troppo scarso in questo campo.

Poi, dalla fine di luglio al fine settimana del Labor Day, cioè all’inizio di settembre, lo slancio è sembrato spostarsi un po’ verso il partito al comando. I Democratici hanno ampiamente superato le aspettative nelle elezioni speciali in Nebraska, Minnesota e nello Stato di New York, mentre lo Stato del Kansas, culturalmente conservatore, ha clamorosamente respinto il tentativo dei pro-life di emendare la costituzione dello Stato per democratizzare la questione dell’aborto e lasciare che fosse il parlamento statale a decidere la politica sull’aborto del Kansas. In generale, per circa quattro-sei settimane, abbiamo cominciato a vedere arrivare dati sufficienti a suggerire che un contraccolpo Dobbs” – in base al quale la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di rovesciare la “Roe v. Wade” avrebbe avuto l’effetto di galvanizzare e mobilitare gli elettori progressisti – potesse davvero essere in arrivo. Alcuni promettenti candidati repubblicani al Senato in Stati in cui Trump ha vinto senza appello, come J.D. Vance in Ohio, sembravano non riuscire a guadagnare slancio nei sondaggi. Gli opinionisti hanno quindi cambiato marcia: L'”onda rossa” potrebbe essere semplicemente un’informe “spruzzetto viola“. (Alcuni di noi, va detto, suggerirono che in realtà poco fosse cambiato).

Ora, a meno di due settimane dall’Election Day, siamo tornati al punto di partenza all’inizio dell’anno, quando la primavera si è trasformata in estate. L’onda rossa sembra stia tornando.

I Repubblicani sono ora costantemente in vantaggio sui Democratici nel voto generico per il Congresso. Al momento in cui scriviamo, la media di Real Clear Politics vede i Repubblicani in vantaggio del 3,3% nelle indicazioni di voto per il Congresso; solo uno degli ultimi 10 sondaggi mostra in vantaggio i Democratici. I dati diventano ancora più interessanti quando si sbircia un po’ sotto il cofano nelle tabelle incrociate dei sondaggi; nel più recente sondaggio del New York Times/Siena College, che aveva un vantaggio massimo di R+4 nel voto generico, le donne elettrici indipendenti si sono spostate di ben 32 punti verso i Repubblicani (da D+14 a R+18) nell’arco di un solo mese. (Le tabelle incrociate dei sondaggi di questo tipo, a causa della dimensione necessariamente ridotta del campione, devono essere prese cum grano salis). Nel frattempo, l’indice di gradimento di Joe Biden si è stabilizzato intorno ai 40 punti, collocandosi a due cifre al di sotto della soglia di sbarramento; almeno tre dei principali sondaggi condotti questo mese indicano che il suo gradimento si aggira intorno ai 30 punti.

Le singole competizioni elettorali in tutto il Paese lo confermano. In un bastione democratico come lo Stato di New York, la governatrice democratica in carica Kathy Hochul è aggrappata ad un vantaggio ad una sola cifra sullo sfidante repubblicano Lee Zeldin. Nel vicino Connecticut, il senatore in carica Richard Blumenthal sembra godere di un vantaggio ad una sola cifra su Leora Levy (R). In Georgia, il governatore repubblicano in carica Brian Kemp si sta assicurando la vittoria contro la sfidante Stacey Abrams, che non ha mai smesso di negare la legittimità delle elezioni; in Arizona, la superstar repubblicana in ascesa Kari Lake sembra molto ben posizionata nella sua corsa alla carica di governatore. Sia nel Peach State (Georgia) che nel Grand Canyon State (Arizona), poi, le campagne dei governatori repubblicani in ascesa potrebbero trascinare al traguardo anche i candidati repubblicani al Senato – rispettivamente Herschel Walker e Blake Masters – che sono tutt’ora testa-a-testa nei sondaggi contro i loro (ben finanziati) avversari Democratici uscenti.

La linea del fronte, inoltre, si sta allargando: il Senate Leadership Fund, il Super PAC affiliato al leader della minoranza del Senato Mitch McConnell, ha versato milioni di dollari per cercare di riconquistare il New Hampshire. Allo stesso tempo, sulla base dei finanziamenti ai candidati, i Democratici nazionali si stanno affannando per assicurarsi la carica di governatore dell’Oregon, mentre stanno abbandonando il campo di gioco dell’Ohio a J.D. Vance e al GOP. Nella vicina Pennsylvania, il candidato pro-criminalità e malato di ictus John Fetterman sta scivolando sempre di più e la corsa al Senato nel Keystone State contro il dottor Mehmet Oz è ora un testa-a-testa. Il Nevada, che ha votato sia per Hillary Clinton che per Joe Biden nelle elezioni presidenziali del 2016 e del 2020, sembra ora una probabile conquista repubblicana.

In un simile contesto, quando un’enorme maggioranza del 44% degli elettori (secondo il sondaggio NY Times/Siena) vota su questioni legate all’economia e quando i Repubblicani godono di una fiducia molto maggiore rispetto ai Democratici su questi temi specifici, è ragionevole prevedere che il Partito Repubblicano vincerà la stragrande maggioranza delle gare di alto profilo. In risposta, Joe Biden ha cercato di riaccendere la magia del “Contraccolpo Dobbs” proponendo una traduzione in legge a livello nazionale della “Roe vs. Wade” come punto principale del suo programma, se i Democratici manterranno la maggioranza al Congresso, ma anche questa centralità dell’aborto sembra ora essere tristemente sbagliata: Secondo un sondaggio della WPA Intelligence, gli elettori ritengono che la posizione democratica tradizionale sull’aborto sia “più estrema” di quella dei Repubblicani con un margine di quasi 2 a 1.

La domanda di sempre, per i Repubblicani, è cosa faranno se – o forse quando riacquisteranno il potere al Congresso. Questa domanda è doppiamente rilevante con altri due anni di controllo garantito dei Democratici sulla Casa Bianca. Ed è a questa domanda che i leader Repubblicani, con un po’ di fortuna, si rivolgeranno presto.


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