Jonathan Turley: “Le porte dell’inferno si sono aperte”. Panico tra i media quando Elon Musk ha preso il controllo di Twitter e ha licenziato il capo dei censori

“Le porte dell’inferno si sono aperte”. Panico tra i media quando Elon Musk ha preso il controllo di Twitter e ha licenziato il capo dei censori

Jonathan Turley è “Shapiro Professor of Public Interest Law” presso la George Washington University ed ha servito come consulente durante il processo di Impeachment al Senato. Ha testimoniato come esperto giuridico alle udienze dell’impeachment di Bill Clinton e di Donald Trump.

Si riporta la traduzione dell’articolo

Avevo scritto un articolo sulle sfide che Elon Musk ha dovuto affrontare per assumere il controllo di Twitter e avevo suggerito i passi da compiere per “farcela”. Uno di questi ovvi passi è stato proprio quello di licenziare l’amministratore delegato Parag Agrawal, il direttore finanziario Ned Segal e il responsabile delle politiche legali, della fiducia e della sicurezza Vijaya Gadde, le figure principali responsabili della creazione di uno dei più grandi sistemi di censura della storia. Lo ha fatto pochi minuti dopo aver assunto il comando e la loro rimozione costituisce un singolare progresso nella causa della libertà di espressione in tutto il mondo.

Come previsto, i media sono andati nel panico più completo al solo pensiero che una piattaforma di social media possa ripristinare le tutele a garanzia della libertà di espressione dopo anni di censura distorta ed aggressiva. La controversa editorialista del Washington Post Taylor Lorenz si è lamentata: “È come se le porte dell’inferno si fossero aperte su questo sito“. Proprio così, la prospettiva che anche gli altri abbiano accesso a Twitter per esprimere le proprie opinioni è una prospettiva infernale per molti media.

Parag Agrawal e Vijaya Gadde personificavano la cultura della censura di Twitter, figure che si opponevano senza mezzi termini alla visione tradizionale della libertà di parola e della diversità dei punti di vista.

Non molto tempo dopo aver assunto la direzione, Agrawal si è impegnato a regolamentare i contenuti in modo dariflettere le cose che crediamo portino ad avere una conversazione pubblica più sana“.

Agrawal ha detto che l’azienda “si concentrerà meno sulla libertà di parola” perché “la parola è facile su Internet. La maggior parte delle persone può parlare. Il nostro ruolo è particolarmente enfatizzato e riguarda chi può essere ascoltato”.

Da tempo ammetto di essere un “originalista di Internet”, che considera Internet il più grande sviluppo per la libertà di espressione dall’invenzione della stampa. Tuttavia, la rapida erosione dei valori della libertà di parola – dal nostri Parlamenti alle nostre Università – è stata allarmante.

Guidati da Joe Biden, i leader Democratici e i media hanno chiesto la censura da parte delle aziende e persino la censura da parte degli Stati per limitare le opinioni contrarie su questioni che vanno dal cambiamento climatico all‘integrità delle elezioni, dalla salute pubblica all’identità di genere. Max Boot del Washington Post, ad esempio, ha dichiarato: “Perché la democrazia sopravviva, abbiamo bisogno di più moderazione dei contenuti, non di meno”.

Molte di quelle stesse figure sono ora spaesate di fronte al pensiero che anche altri possano esprimere opinioni dissenzienti dalle loro su argomenti che vanno dal cambiamento climatico ai regolamenti elettorali all’identità di genere.

La giornalista Molly Jong-Fast ha chiesto: “Qualcuno può creare un nuovo Twitter o è una domanda troppo stupida?”. In altre parole, una giornalista vuole ricreare una piattaforma di social media dove gli altri possono essere messi a tacere di routine. La risposta è semplice: Facebooke praticamente ogni altra piattaforma di social media.

Il delirio degli Elon Musk-fobici si è scatenato davanti alla prospettiva che un’unica società di social media offrisse maggiori tutele per la libertà di espressione. Solo una. Tuttavia, sanno che gli sforzi per controllare il discorso politico e sociale andranno perduti se le persone avranno un’alternativa. Queste aziende sono in grado di vendere la censura solo perché sono state in grado di impedire ai concorrenti di esprimersi liberamente. Ma ora potrebbe esserci un’alternativa.

Il panico per la libertà di espressione che si ri-espande su un singolo sito di social media è condiviso da professori di giornalismo e di legge. Il professore di giornalismo della CUNY Jeff Jarvis ha scritto “Il sole è buio” e “È un’emergenza! Twitter sta per essere conquistato dal malvagio Signore dei Sith”. In precedenza, dopo la notizia del probabile acquisto da parte di Elon Musk, aveva scritto: “Oggi Twitter sembra l’ultima sera in un nightclub di Berlino al crepuscolo della Germania di Weimar”.

Non è il solo.

Abbiamo già discusso dell’ascesa del giornalismo militante e del rifiuto dell’obiettività nelle scuole di giornalismo. Scrittori, editori, commentatori ed accademici hanno accolto le crescenti richieste di censura e di controllo della parola, compresi Joe Biden e i suoi principali consiglieri. Questo movimento include accademici che rifiutano il concetto stesso di obiettività nel giornalismo a favore di un’aperta propaganda.

Il decano del giornalismo dell’Università della Columbia e scrittore del New Yorker Steve Coll ha addirittura denunciato come il diritto alla libertà di parola sancito dal Primo Emendamento sia statostravolto per proteggere la disinformazione. In un’intervista allo Stanford Daily, il professore di giornalismo di Stanford Ted Glasser ha insistito sul fatto che il giornalismo develiberarsi da questa nozione di obiettività per sviluppare un senso di giustizia sociale“. Ha respinto l’idea che il giornalismo sia basato sull’obiettività ed ha detto che vede “i giornalisti come attivisti perché il giornalismo al suo meglio – e in effetti la storia al suo meglio – è tutta una questione di moralità”. Quindi, “i giornalisti devono essere palesi e sinceri sostenitori della giustizia sociale, ed è difficile farlo sotto i vincoli dell’obiettività”.

Allo stesso modo, un articolo pubblicato sul The Atlantic dal professore di legge di Harvard Jack Goldsmith e dal professore di legge dell’Università dell’Arizona Andrew Keane Woods ha chiesto una censura di Internet in stile cinese, affermando che “nel grande dibattito degli ultimi due decenni sulla libertà di espressione ed il controllo della rete, la Cina ha avuto in gran parte ragione e gli Stati Uniti in gran parte torto“.

Dovremo vedere se Elon Musk riuscirà a rimanere fedele alla sua promessa di ripristinare le tutele a garanzia della libertà di espressione sul suo sito. A tal fine, ho proposto una “Opzione del Primo Emendamento” che potrebbe rapidamente riqualificare l’azienda come sito per la libertà di espressione. Indipendentemente dal suo approccio alla ristrutturazione dell’azienda, è chiaro che ora esiste una seria possibilità di libertà di parola su un importante sito di social media. Il panico dei personaggi contrari alla libertà di parola è sufficiente a far sperare a milioni di persone che si sia aperta una porta per una maggiore diversità di punti di vista e di discussione sui social media.


JonathanTurley.org

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