Byron York: Le elezioni di midterm alla Camera. Siamo oltre il punto di non ritorno

Byron York’s Daily Memo – Le elezioni di midterm alla Camera. Oltre il punto di non ritorno

Mancano meno di due settimane alle elezioni di midterm. Alcuni commentatori politici hanno interesse a ritrarle come un’unica, grande, suspense, come una gara al ribasso. Forse alcuni di questi commentatori sono di parte. Forse alcuni pensano solo che sia un bene per gli affari. Ma il fatto è che, a questo punto, i risultati delle elezioni di metà mandato, per quanto riguarda la Camera dei Rappresentanti, sono praticamente fissati nella pietra. Vinceranno i Repubblicani. Perderanno i Democratici. Anche il Senato si sta muovendo in questa direzione. Forse ci siamo già.

Quello che sta per accadere è molto ovvio“, ha detto un repubblicano profondamente coinvolto nelle elezioni di metà mandato. “Gli elettori pensano che l’economia faccia schifo. Gli elettori pensano che Joe Biden faccia schifo. Quindi, gli elettori pensano che i Democratici facciano schifo. Fine della discussione“.

La maggior parte delle persone non la direbbe in modo così diretto. O forse, Sì? In ogni caso, ecco una rapida sintesi, passo dopo passo, di come si è arrivati a questo punto negli ultimi 18 mesi:

1) Un partito, il Partito Democratico, controlla la Camera, il Senato e la Casa Bianca.

2) I margini della maggioranza del Partito Democratico sia alla Camera che al Senato sono così sottili che anche una sconfitta di poco conto alle elezioni di metà mandato comporterebbe la perdita di almeno una delle due maggioranze parlamentari.

3) Il Partito di opposizione è sempre stato in una posizione di forza per vincere perché leader impopolari come Joe Biden, con un indice di gradimento del 42,6% nella media dei sondaggi di RealClearPolitics, perdono sempre seggi alle elezioni di midterm.

4) Gli eventi economici, in particolare l’inflazione, si sono svolti in maniera da favorire il Partito di opposizione.

5) C’è stato un breve periodo, dopo che la Corte Suprema ha ribaltato la sentenza Roe vs. Wade“, in cui i Democratici credevano che la rabbia per la decisione avrebbe messo in ombra le preoccupazioni sull’economia ed alimentato una loro vittoria di rimonta.

6) Quel breve periodo è terminato, la legge di gravità politica si è riaffermata e l’economia rimane di gran lunga il tema più importante della corsa – il che, ovviamente, favorisce il partito di opposizione.

Quindi eccoci qui. Guardate la valutazione del Cook Political Report sulla Camera. Il rapporto valuta 162 seggi come “Sicuri per i Democratici” e 188 seggi come “Sicuri per i Repubblicani”. Quindi i Repubblicani sono già in vantaggio. Poi, nella categoria “Favorevoli ai Democratici”, un livello di rischio basso ma non inesistente, ci sono 14 seggi democratici. Nella categoria “Favorevoli ai Repubblicani”, ci sono 7 seggi repubblicani, ma ci sono anche 4 seggi dove siedono dei Democratici che vengono però considerati come “Favorevoli ai Repubblicani”, il che significa che quei quattro seggi sono probabilmente già spacciati per i Democratici.

C’è poi la categoria “Inclini ai Democratici”, che indica un livello di rischio un po’ più elevato. Ci sono 14 seggi democratici in questa categoria e 2 seggi repubblicani. Nella categoria “Inclini ai Repubblicani”, ci sono 5 seggi democratici e 7 repubblicani. Infine, nella categoria “Indecisi”, il livello di rischio più alto, ci sono 22 seggi Democratici e 10 seggi Repubblicani.

Il risultato finale è che i Repubblicani partono con una base di seggi sicuri più forte e quindi hanno meno seggi nelle categorie a rischio rispetto ai Democratici. Secondo i calcoli del Cook Political Report, i seggi dei Democratici in pericolo sono 50, mentre i seggi dei Repubblicani in pericolo sono 24. Il dato più significativo è rappresentato dalle gare testa-a-testa: 22 Democratici e 10 Repubblicani. Ricordiamo che i Repubblicani devono conquistare solo cinque seggi per prendere il controllo della Camera.

Anche per quanto riguarda il Senato, le tendenze si muovono in direzione dei Repubblicani. Pensateci un attimo: possono esserci così tanti collegi uninominali attualmente in mano ai Democratici che si stanno spostando verso i Repubblicani da non avere un qualche effetto anche nelle competizioni statali del Senato? Il Partito Repubblicano deve conquistare un solo seggio per assumere il controllo del Senato. Ha buone possibilità di farlo in Nevada, Arizona e Georgia. Se vincono anche solo uno solo di questi seggi, senza perderne nessuno che attualmente detengono, prenderebbero il controllo del Senato. Se anche ne vincessero due e ne perdessero uno dei seggi che detengono attualmente, il più a rischio dei quali è la Pennsylvania, prenderebbero comunque il controllo del Senato.

Tra oggi e il giorno delle elezioni potrebbe sempre verificarsi un evento enorme, fuori dal comune, che potrebbe cambiare i destini del Mondo. Come l’11 settembre o Pearl Harbor, sarebbe una brutta notizia per tutti. Ma a parte questo, la torta delle elezioni di metà mandato è pronta. “Il Presidente ha numeri pessimi”, ha detto lo stratega del GOP. “L’insieme dei temi è costituito dai temi a vantaggio dei Repubblicani. Quello che succederà tra due settimane è ovvio“.

Per un breve momento, stavo per intitolare questo articolo: “C’è tempo per un altro swing prima delle midterm?“. Solo pochi giorni fa, Joe Biden si è augurato che ci sia abbastanza tempo per un’altra svolta nella corsa, questa volta definitiva, verso i Democratici. “Ecco cosa penso”, ha detto. “È stato un tira e molla con loro avanti, noi avanti, loro avanti. Avanti e indietro. E i sondaggi sono stati tutti in bilico. Penso che nei prossimi giorni assisteremo ad un ulteriore spostamento dalla nostra parte”.

Senza dubbio molti Democratici vogliono crederci. Ma è troppo tardi.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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