Byron York: Porre subito fine alla segretezza sul raid contro Donald Trump

Byron York’s Daily Memo – Porre subito fine alla segretezza del raid contro Donald Trump

C’è una frase alla fine di una newsletter di Axios che riassume tutto ciò che non va nella copertura mediatica e nella discussione pubblica sul raid senza precedenti dell’FBI nella casa dell’ex presidente Donald Trump. “Queste indagini sono Top Secret“, ha scritto Mike Allen di Axios. “Quindi, molto probabilmente, non avremo molto presto un quadro completo”.

La parola sbagliata è “segreto”. L’eccessiva segretezza ha dato origine a speculazioni selvagge ed assolutamente folli durante gli anni dell’indagine sulla presunta collusione di Donald Trump e la Russia. Piccole informazioni trapelavano, sulle quali i giornalisti e le altre teste parlanti costruivano elaborate speculazioni. In poco tempo, persone apparentemente ragionevoli erano lì a fantasticare sul fatto che il Presidente degli Stati Uniti fosse una risorsa in mano ai russi. Era una follia, ma è così che la segretezza e la speculazioni lavorano assieme. Alla fine, naturalmente, una lunga indagine del procuratore speciale non è riuscita a stabilire se ci fosse mai stata una cospirazione oppure un coordinamento tra la Russia e la campagna di Donald Trump del 2016, tanto meno chi potesse esservi coinvolto. Ma il danno causato da tutte queste speculazioni è rimasto.

Ora, l’FBI ha perquisito Mar-a-Lago, la casa di Donald Trump a Palm Beach, in Florida. Perché lo ha fatto? Ecco la cosa strana di questo raid: Si è discusso molto in pubblico dell’indagine del Dipartimento della Giustizia sul 6 gennaio. I procuratori starebbero indagando sull’ex presidente per, tra le altre cose, presunta “ostruzione di un procedimento ufficiale”, cioè il procedimento di certificazione congressuale dei voti del Collegio elettorale del 2020 avvenuto il 6 gennaio 2021. È coinvolto un gran giurì. Alcuni ex collaboratori di spicco di Donald Trump hanno già testimoniato.

Quindi, c’è già un’indagine del Dipartimento della Giustizia su Donald Trump. Poi arriva l’irruzione a Mar-a-Lago. Si pensa subito che debba far parte dell’inchiesta del Dipartimento della Giustizia sul 6 gennaio. E poi arriva la notizia che, No, non si tratta affatto di questo: si tratta invece della gestione di documenti riservati da parte di Trump e del fatto che li abbia consegnato o meno agli Archivi Nazionali tutti i documenti in suo possesso degli anni della presidenza, come richiesto dal Presidential Records Act.

Cosa? Hanno fatto irruzione a Mar-a-Lago per una possibile violazione del Presidential Records Act? Davvero? Sembra una cosa assurdamente sproporzionata. Sembra una cosa assurdamente sproporzionata da fare. Quello che ha fatto l’FBI non ha precedenti nella storia americana. Farebbero un passo così importante per una questione d’archivio? In effetti, POLITICO ha scritto: “Un aspetto che lascia perplessi della perquisizione di Mar-a-Lago, almeno per alcuni analisti legali, è che il reato su cui si sta indagando non sembra corrispondere alla tattica senza precedenti di un’incursione dell’FBI nella residenza di un ex presidente”.

In effetti, non è così. Ci sono alcune possibili spiegazioni. Una è che il Dipartimento della Giustizia si sia fatto prendere la mano. “Per me è quasi inconcepibile che la Giustizia faccia un raid a casa di un ex presidente per una semplice violazione della gestione dei documenti. Suppongo che ci sia molto di più”, ha twittato Megan McArdle del Washington Post. “Ma ricordate sempre che le persone impegnate in un progetto logorante – come indagare su un ex presidente – a volte perdono la prospettiva”. Forse il Dipartimento della Giustizia, sotto la pressione dei Democratici per incastrare Donald Trump in ogni modo possibile, ha semplicemente perso la prospettiva. O forse gli alti funzionari del Dipartimento pensano davvero che una violazione nella gestione dei documenti fosse così importante che le forze dell’ordine dovessero, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, fare irruzione nella casa di un ex presidente degli Stati Uniti.

O forse si trattava davvero del 6 gennaio. Un mandato di perquisizione basato sulle accuse del Dipartimento della Giustizia per presunta cattiva gestione dei documenti presidenziali porterebbe gli agenti all’interno di Mar-a-Lago. Una volta entrati, nel corso delle loro ricerche, potrebbero trovare prove su qualcos’altro, ad esempio il 6 gennaio o qualche altro argomento di interesse. La questione dei documenti presidenziali li ha fatti entrare, forse per scopi più importanti.

Quindi, può davvero trattarsi di un caso di gestione dei documenti? Nel 2005, Sandy Berger, che era stato consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Bill Clinton, è stato sorpreso a rubare e distruggere documenti riservati dall’Archivio Nazionale. Berger si dichiarò colpevole di un solo reato minore. Il Dipartimento della Giustizia aveva raccomandato una multa di 10.000 dollari, senza incarcerazione. Il giudice ha aumentato la multa a 50.000 dollari e Berger ha dovuto svolgere 100 ore di servizio alla comunità. Berger ha dovuto rinunciare alla sua autorizzazione di sicurezza per 3 anni, ma poi l’ha riavuta.

Vi sembra il tipo di reato per il quale il Dipartimento della Giustizia avrebbe fatto un’irruzione senza precedenti nella residenza di un ex presidente?Qui hanno passato il Rubicone“, ha detto l’avvocato anti-Trump George Conway del Dipartimento della Giustizia. “Nemmeno la casa di Richard Nixon a San Clemente è stata perquisita dall’FBI, per quanto ne so”. Il procuratore generale Merrick Garland, ha continuato Conway, “non fa le cose in modo avventato. Si deve concludere che c’è qualcosa dietro il sipario che ci sorprende”.

Forse c’è. Forse no. Il fatto è che non lo sappiamo. In questo vuoto di conoscenza, crescerà ogni sorta di speculazione velenosa. Ed è per questo che il Dipartimento della Giustizia deve dare delle risposte al pubblico.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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