Se Putin bombarda l’Ucraina, la Russia potrebbe vincere la guerra – The National Interest

Se l’Ucraina e l’Occidente continueranno ad inasprire le relazioni, Putin risponderà facendo ciò che ha ripetutamente avvertito di voler fare: impiegare le armi nucleari

Tratto e tradotto da un articolo di Dan Goure per The National Interest

Dopo aver fallito nel suo sforzo iniziale di realizzare un colpo di stato contro l’Ucraina e nella sua successiva campagna di occupazione del territorio nell’est e nel sud del Paese, il presidente russo Vladimir Putin ha trovato un modo per vincere facendo sembrare che stia perdendo. Le sue recenti mosse, l’annuncio di una mobilitazione parziale e l’indizione di referendum nei territori occupati per la loro adesione alla Russia, sono tutti precursori dell’uso di armi nucleari contro l’Ucraina.

Se le truppe ucraine, armate con una serie di armi occidentali, continueranno la loro controffensiva e rappresenteranno una minaccia per la patria russa sotto forma di territori appena acquisiti, Putin risponderà facendo ciò che ha ripetutamente avvertito di voler fare: impiegare le armi nucleari. Sia che tale uso avvenga contro un obiettivo in Ucraina, sia che si tratti di un colpo dimostrativo, gli effetti sarebbero gli stessi. Una mossa del genere minerebbe senza dubbio il sostegno occidentale a Kiev, dato che gli Stati Uniti e la NATO sono praticamente certi di non rispondere a loro volta. Potrebbe anche portare al collasso dell’alleanza NATO. In sostanza, Putin potrebbe vincere perdendo.

I leader occidentali e gli esperti di difesa hanno a lungo riflettuto sulla possibilità che, in caso di fallimento della campagna convenzionale contro l’Ucraina, Mosca ricorra all’uso di armi nucleari. Questa possibilità è ora diventata una certezza virtuale. Putin ha intensificato il suo impegno per una guerra convenzionale che non può vincere se si mantiene l’attuale correlazione di forze. L’Occidente sta iniziando un’espansione industriale e militare che farà pendere ulteriormente l’equilibrio strategico contro la Russia. La Russia ha già dovuto chiedere aiuto agli alleati più deboli, l’Iran e la Corea del Nord. Una mobilitazione parziale non fornirà all’esercito russo i mezzi per ribaltare la situazione sul campo di battaglia ed inasprirà l’opposizione a Putin in patria.

Ma con un’escalation, Putin può ottenere una vittoria sia all’estero che in patria.

La dottrina nucleare russa afferma esplicitamente che se un’aggressione convenzionale contro la Russia minaccia l’esistenza della nazione, ciò giustificherebbe l’uso di armi nucleari. La definizione di quanto un attacco convenzionale debba procedere per superare questa soglia non è mai stata chiara. Putin ha inquadrato tale minaccia esistenziale nel suo discorso di annuncio della mobilitazione parziale. Ha ribadito che l’obiettivo dell’Occidente nel sostenere l’Ucraina è distruggere la Russia e minacciare tutto il popolo russo. Putin ha chiarito che è lecito per Mosca impiegare armi nucleari per proteggere l’integrità territoriale della nazione, che ora includerebbe le porzioni di Ucraina sequestrate:

VLADIMIR PUTIN

Vorrei ricordare a coloro che fanno queste affermazioni sulla Russia che anche il nostro Paese ha diversi tipi di armi, e alcune di esse sono più moderne di quelle dei Paesi della NATO. In caso di minaccia all’integrità territoriale del nostro Paese e per difendere la Russia ed il nostro popolo, faremo certamente uso di tutti i sistemi d’arma a nostra disposizione. Non si tratta di un bluff.

I cittadini russi possono stare tranquilli: l’integrità territoriale della nostra Madrepatria, la nostra indipendenza e la nostra libertà saranno difese – ripeto – con tutti i sistemi a nostra disposizione. Coloro che stanno usando il ricatto nucleare contro di noi dovrebbero sapere che la banderuola può girarsi.

Cosa faranno la NATO e l’Occidente se la Russia risponderà con un’arma nucleare alla riuscita offensiva convenzionale dell’Ucraina? È praticamente certo che la NATO non risponderebbe con una mossa nucleare equivalente. Chiunque abbia partecipato, come me, ai wargame di alto livello negli Stati Uniti o nella NATO negli ultimi decenni, in cui la controparte ha usato le armi nucleari contro di noi, si è reso conto che è estremamente difficile far sì che Washington, e ancor meno l’alleanza NATO, risponda in modo analogo, anche se le forze statunitensi o le truppe della NATO fossero l’obiettivo di un tale attacco. A meno che l’attacco non sia massiccio, le squadre che rappresentano il governo americano e i Paesi della NATO optano quasi sempre per un’intensificazione della campagna convenzionale o per un passo indietro.

Se Putin usasse un’arma nucleare contro l’Ucraina, le opzioni occidentali sarebbero ancora più limitate. L’Ucraina non è un membro della NATO e non è protetta dall’ombrello nucleare dell’alleanza. Per i leader occidentali sarebbe impensabile rispondere con l’uso di un’arma nucleare. Un esperto ex funzionario del governo statunitense e negoziatore per il controllo degli armamenti nucleari ha espresso la sua opinione su come Washington risponderebbe ad una detonazione nucleare russa: “Non credo che gli Stati Uniti farebbero un passo verso l’escalation. Di certo, non risponderebbero con armi nucleari”. Si può scommettere che Putin lo sappia.

I leader occidentali, primo fra tutti Joe Biden, hanno promesso di rispondere all’uso di armi nucleari da parte della Russia raddoppiando il sostegno all’Ucraina, fornendole più armi convenzionali e migliori, ampliando le sanzioni economiche contro la Russia e cercando di coinvolgere la comunità globale per rendere la Russia uno “Stato paria”. Questo è stato l’avvertimento di Biden nel suo recente discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In sostanza, l’Occidente cercherebbe di proseguire proprio con la strategia che ha portato Putin a usare le armi nucleari. Questa è la definizione di follia: fare di nuovo la stessa cosa aspettandosi un risultato diverso.

La fornitura di ulteriori attrezzature militari occidentali all’Ucraina, tra cui altri lanciatori HIMARS, missili a lungo raggio, droni avanzati, carri armati pesanti e persino caccia F-16, garantirà che l’Ucraina possa tenere a bada l’esercito russo. Ma non porrà fine alla guerra.

Anzi, la probabile risposta occidentale farebbe il gioco di Putin. Il suo uso iniziale del nucleare sarebbe accolto con una risposta meno che proporzionata, dimostrando la debolezza dell’Occidente. Mosca se la caverebbe nonostante l’uso di un’arma nucleare, dimostrerebbe che la deterrenza non ha senso e si preparerebbe ad usare di nuovo le armi nucleari in futuro. Le fortune di Putin in patria migliorerebbero certamente. Si vanterebbe di essere il leader russo che ha affrontato l’Occidente e se l’è cavata con l’uso di un’arma nucleare per difendere la Madrepatria.

Putin ritiene che la guerra in Ucraina sia essenziale per sconfiggere la minaccia esistenziale per la Russia rappresentata dall’espansione della NATO e dai suoi sforzi per creare uno Stato cliente in Ucraina. In questo contesto, ritiene che l’uso delle armi nucleari sia giustificato. Così come il rischio di un’escalation occidentale. Come ha dichiarato Putin in un’intervista del 2018, il primo uso del nucleare avrebbe senso anche se producesse una catastrofe globale. Dopo tutto, ha detto, “perché abbiamo bisogno di un mondo del genere se non c’è la Russia?”. Un leader disposto a spingersi oltre l’orlo del baratro per difendere la Madrepatria, otterrà un profondo rispetto, o meglio, timore, in Russia. Questo dovrebbe essere sufficiente per Putin.

Dan Gouré, dottore di ricerca, è vicepresidente del think tank di ricerca sulle politiche pubbliche Lexington Institute. Ha un passato nel settore pubblico e nel governo federale degli Stati Uniti, e di recente è stato membro del team di transizione del Dipartimento della Difesa nel 2001.


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The National Interest è una rivista bimestrale di relazioni internazionali in lingua inglese. Il periodico adotta la linea editoriale della scuola realista, senza per questo rinunciare a mettere in rilievo il contributo delle ideologie ed il modo in cui le differenze socio-culturali, le innovazioni tecnologiche, la storia e la religione possono influenzare il comportamento degli stati in politica estera. Si rivolge a un pubblico internazionale e vari dei suoi articoli sono stati citati dal The New York Times, dal Financial Times, dal The Australian, dall’International Herald Tribune, da Shin Dong-A, dal The Spectator, dall’austriaca Europäische Rundschau e da siti online come il russo InoSMI.ru.

Fondata nel 1985 dall’editorialista americano e sostenitore del neoconservatorismo Irving Kristol, la rivista è stata diretta fino al 2001 dall’accademico australiano Owen Harries fino a quando, nel 2001, è stato acquisito da “The Center for the National Interest”, un think tank di politica pubblica con sede a Washington, D.C. fondato dall’ex presidente degli Stati Uniti Richard Nixon il 20 gennaio 1994, come “Nixon Center for Peace and Freedom”. Il presidente onorario è Henry Kissinger.

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