Byron York: La farsa del comitato sul 6 gennaio

Byron York’s Daily Memo – La farsa del comitato sul 6 gennaio

Al termine dell’udienza della commissione dei Democratici della Camera sul 6 gennaio con la partecipazione dell’ex assistente di Donald Trump, Cassidy Hutchinson, il membro della commissione Liz Cheney ha lanciato un’elaborata provocazione. Ringraziando la Hutchinson per la sua testimonianza, che ha riportato la storia ora contestata secondo cui l’ex presidente Donald Trump avrebbe attaccato i suoi stessi agenti dei servizi segreti nel SUV presidenziale, la Cheney ha detto: “Questo mi porta ad un altro argomento. Mentre la nostra commissione ha visto molti testimoni, compresi molti repubblicani, testimoniare in modo completo e schietto, questo non è stato vero per tutti i testimoni. Ed abbiamo ricevuto prove di una pratica particolare che solleva notevoli preoccupazioni”.

La “pratica particolare” a cui Liz Cheney si riferiva era la presunta manomissione dei testimoni per favorire Donald Trump. “La nostra commissione chiede abitualmente ai testimoni legati all’amministrazione o alla campagna del signor Trump se sono stati contattati da qualche loro ex collega o da chiunque altro che abbia tentato di influenzare o condizionare la loro testimonianza”, ha detto Liz Cheney. “Senza identificare nessuno degli individui coinvolti, vi mostro un paio di esempi di risposte che abbiamo ricevuto a questa domanda”.

In primo luogo, Liz Cheney ha ricordato “come un testimone ha descritto le telefonate di persone interessate alla sua testimonianza“. Il testimone ha detto che il chiamante ha sottolineato che il testimone avrebbe dovuto fare “gioco di squadra” per “rimanere nelle grazie del Trumpworld“.

Poi, Liz Cheney ha parlato di “una chiamata ricevuta da uno dei nostri testimoni“. Il testimone ha descritto il messaggio del chiamante in questo modo: “Sa che sei leale e che farai la cosa giusta quando andrai a deporre”. Cheney ha quindi dichiarato: “Credo che la maggior parte degli americani sappia che il tentativo di influenzare i testimoni a deporre in modo non veritiero presenta problemi molto seri“.

Si tratta effettivamente di un’accusa grave. Ma questo è tutto ciò che Liz Cheney ha detto. Non ha offerto alcun dettaglio, nessun nome, nessuna tempistica, nessun contesto, nessuna storia – niente di niente. Solo una notizia sensazionale ed anonima “senza identificare nessuno degli individui coinvolti” per stuzzicare il pubblico e i media e farli parlare. Come direbbe il consulente televisivo della commissione, chiudere con un cliffhanger ed assicurarsi che il pubblico rimanga sintonizzato per il prossimo emozionante episodio.

Ma il fatto è questo. Abbiamo scoperto chi erano i due esempi, “un testimone” e “uno dei nostri testimoni”. Erano la stessa persona. E quella persona non era altro che Cassidy Hutchinson, che era seduta proprio di fronte a Liz Cheney mentre quest’ultima pronunciava quelle parole.

Eppure, Liz Cheney non ne ha parlato al pubblico. Invece, con la sua provocazione anonima, ha dato il via a numerose fughe di notizie e speculazioni che hanno fatto parlare di sé fino alla successiva audizione della commissione. I resoconti di Betsy Woodruff Swan e Kyle Cheney di POLITICO hanno rivelato che entrambe le persone citate erano in realtà proprio Cassidy Hutchinson.

È stata una specie di farsa. È una cosa molto seria, ha detto Liz Cheney, ma non vi dirò altro. Qual è lo scopo di una commissione d’inchiesta del Congresso? E non c’era nessuno nella commissione che avesse il coraggio e l’indipendenza mentale di dire a Liz Cheney: “La persona a cui ti riferisci è seduta proprio qui. Signora Hutchinson, ci dica cosa è successo…”.

In effetti, nessuno della commissione ha detto una parola durante l’intera udienza, a parte Liz Cheney e il presidente Bennie Thompson (Democratico del Mississippi). Gli altri sono rimasti tutti seduti e in silenzio. Non solo i membri della commissione, sette Democratici e due Repubblicani scelti da Nancy Pelosi, Liz Cheney e Adam Kinzinger, sono in sintonia sulle questioni della commissione, ma sono determinati a mantenere il silenzio oltre il copione di ogni udienza.

Tutto ciò fa capire ancora una volta che sarebbe un’ottima cosa per la commissione avere dei membri Repubblicani di nomina repubblicana. Non è detto che questi membri ipotetici del GOP difendano la rivolta del 6 gennaio – non lo farebbero – e nemmeno le azioni di Donald Trump. Per lo meno, garantirebbero che la commissione si attenga alle procedure stabilite da tempo e che, qualora non lo facesse, il pubblico ne verrebbe almeno a conoscenza.

La colpa è originata da Nancy Pelosi, che ha creato il comitato sul 6 gennaio. Le regole e la prassi della Camera prevedono che la minoranza possa scegliere i propri membri del comitato. Ma quando il leader della minoranza della Camera Kevin McCarthy ha presentato cinque proposte, la Pelosi ha rotto un lungo precedente ponendo il veto su due di esse. La Pelosi non ha cercato di nascondere o di aggirare il fatto di aver intrapreso un’azione senza precedenti. “La natura senza precedenti del 6 gennaio richiede questa decisione senza precedenti”, ha dichiarato all’epoca. La mossa era epocale.

La decisione di Nancy Pelosi è stata in contrasto con quella dell’ex Speaker della Camera John Boehner, che nel 2014 aveva creato il comitato per indagare su quanto accaduto a Bengasi. Seguendo la prassi, Boehner permise proprio alla Pelosi, allora leader della minoranza, di nominare cinque membri della commissione. Erano tutti fermamente contrari all’indagine. Uno di loro, il rappresentante Adam Schiff (Democratico della California), che ora fa parte della commissione del 6 gennaio, ha dedicato gran parte del suo tempo a chiedere lo scioglimento di quella commissione. Le audizioni della commissione erano state piuttosto conflittuali. I Democratici avevano parlato molto ed alla maggioranza repubblicana non era stato permesso di dettare ogni parola in ogni udienza, perché non è questo il modo in cui le udienze del Congresso dovrebbero funzionare.

Nella questione della commissione sul 6 gennaio, dopo che Nancy Pelosi ha posto il veto su due delle scelte di McCarthy, il leader dei Repubblicani ha reagito ritirando tutte le sue nomine, boicottando di fatto la commissione. Ci sono stati molti ripensamenti su questa decisione. Ho parlato con un repubblicano ben informato e gli ho chiesto quale fosse il miglior argomento per l’azione di McCarthy. La Speaker ha violato il precedente, ha risposto il repubblicano. È stata un’azione che danneggerà a lungo termine la Camera dei Rappresentanti. Assecondare le azioni della Pelosi e nominare solo membri approvati dalla Pelosi avrebbe permesso ai Democratici di sostenere che la commissione fosse legittima ed operasse in conformità con la storia della Camera.

Inoltre, ha detto il repubblicano, la Camera è un’istituzione fortemente maggioritaria. La maggioranza ha un potere quasi dittatoriale in una commissione. La commissione sul 6 gennaio non sarebbe stata tenuta a rispettare le regole o le pratiche che richiedono l’inclusione dei Repubblicani negli interrogatori dei testimoni o in altri procedimenti della commissione. Non ci sono dubbi che la maggioranza avrebbe tenuto all’oscuro la minoranza su questioni importanti. Persino Doug Letter, avvocato generale della Camera, ha recentemente affermato che la commissione non deve attenersi a pratiche basate sui Partiti, come la suddivisione del tempo per le interrogazioni.

In altre parole, Kevin McCarthy sapeva che: primo, la Pelosi aveva demolito i precedenti nell’istituire la commissione; secondo, probabilmente non avrebbe gestito la commissione secondo le procedure stabilite e terzo la partecipazione dei Repubblicani avrebbe dato alla commissione una parvenza di legittimità. Ha quindi scelto di non partecipare.

Per reazione, Nancy Pelosi ha comunque nominato due Repubblicani, Liz Cheney e Adam Kinzinger, per la loro decisa opposizione a Donald Trump. Finora, per quanto riguarda il volto pubblico della commissione, entrambi hanno agito in sintonia con i loro colleghi Democratici nominati dalla Pelosi. Quindi sì, ci sono due repubblicani nella commissione. Ma si tratta di una commissione unilaterale.

Ma ci sono comunque delle domande. Vedere la commissione in funzione, vedere quanto sia unilaterale l’accordo nella pratica, ha fatto concludere ad alcuni osservatori che, anche con tutte le legittime obiezioni di McCarthy, qualcuno dovrebbe far parte della commissione per sottolineare l’ovvio. Per esempio, quando Cassidy Hutchinson ha raccontato la sua storia, ora contestata, di un Trump che aggrediva fisicamente la sua scorta dei servizi segreti all’interno della limousine presidenziale, nessuno della commissione ha menzionato che gli investigatori della commissione avessero già parlato con i due funzionari che la Hutchinson aveva detto essere le sue fonti. Cosa avevano da dire al riguardo? Nessuno ha sussurrato una parola. In seguito è stato riferito che i Servizi Segreti hanno contestato il racconto della Hutchinson. Ora non è chiaro cosa sia successo ed alcuni Democratici stanno cercando di allontanarsi dalla storia. Il pubblico ne saprebbe di più se qualcuno della commissione avesse rotto le righe ed avesse fatto notare che i due testimoni avevano già deposto.

Poi, per quanto riguarda l’accusa di manomissione dei testimoni, i membri del partito di opposizione avrebbero potuto far notare che gli esempi citati da Liz Cheney provenivano entrambi da una persona seduta proprio lì nella stanza, sotto giuramento. Avrebbero potuto semplicemente chiedere a Cassidy Hutchinson che cosa era successo, invece di farle fare la figura dell’imbecille in televisione?

Il procedimento che una commissione osserva nelle sue indagini ha un significato. Quando una commissione butta alle ortiche un procedimento prestabilito, anche questo significa qualcosa. Ed è quello che ha fatto la commissione sul 6 gennaio. È un peccato che non ci sia una voce dell’opposizione all’interno della commissione per far sapere al pubblico cosa sta succedendo.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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