Zelenskyy ha chiesto un attacco internazionale alla Russia? – The National Interest

Mentre il conflitto ucraino si avvia verso un’escalation catastrofica, l’amministrazione Biden si trova di fronte alla crescente sfida di bilanciare il sostegno all’Ucraina con misure volte a contenere le conseguenze della guerra

Tratto e tradotto da un articolo di Mark Episkopos per The National Interest

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha invocato un attacco preventivo contro la Russia in un discorso tenuto giovedì scorso. “Ma ciò che è importante è che mi appello ancora una volta alla comunità internazionale, come ho fatto prima del 24 febbraio – abbiamo bisogno di attacchi preventivi, in modo che sappiano cosa accadrà loro se usano le armi nucleari, e non il contrario”, ha detto. “Non aspettate gli attacchi nucleari della Russia e poi dite: “Oh, visto che avete fatto questo, prendetevi indietro questo!“. Riconsiderate il modo in cui fate pressione. Questo è ciò che la NATO dovrebbe fare: riconsiderare l’ordine in cui applica la pressione [sulla Russia]”.

I funzionari di Kiev hanno poi affermato che le parole di Zelenskyy sono state citate erroneamente dai media. “Il presidente ha parlato del periodo precedente al 24 febbraio. In quel periodo era necessario applicare misure preventive per evitare che la Russia iniziasse una guerra. Vi ricordo che le uniche misure discusse in quel periodo erano le sanzioni preventive”, ha scritto l’addetto stampa del presidente ucraino, Serhii Nykyforov. Tuttavia, la spiegazione non corrisponde alle parole del presidente ucraino: secondo qualsiasi interpretazione ragionevole, Zelenskyy stava esortando i membri della comunità internazionalea colpire la Russia ora, in modo da non ripetere quelli che lui considera “gli errori del periodo prebellico”.

Lungi dall’essere una gaffe, il sentimento alla base dell’appello di Zelenskyy è stato una parte costante della posizione politica di Kiev dall’inizio della guerra. I più alti funzionari di Kiev, fino a Zelenskyy compreso, hanno per mesi chiesto a Washington di imporre una no-fly zone sull’Ucraina, una mossa che avrebbe quasi certamente trascinato gli Stati Uniti in una guerra contro la Russia. L’amministrazione di Zelenskyy continua inoltre a chiedere l’immediata adesione dell’Ucraina alla NATO, che presumibilmente obbligherebbe l’alleanza ad intervenire sul terreno in Ucraina contro l’invasione delle forze russe.

L’appello di Zelenskyy per un attacco preventivo alla Russia giunge sulla scia di una notizia bomba del New York Times, secondo cui la morte della giornalista russa Daria Dugina in un attentato dinamitardo a Mosca sarebbe stata orchestrata da elementi del governo ucraino. Funzionari statunitensi avrebbero ammonito le loro controparti ucraine in merito all’uccisione, che a loro dire non serve ai legittimi obiettivi ucraini sul campo di battaglia e rischia di provocare attacchi russi di rappresaglia contro funzionari di Kiev.

Nel complesso, gli eventi dell’ultima settimana hanno messo sotto i riflettori le sottili ma significative divergenze di interesse tra Kiev e Washington. La leadership ucraina, impegnata in quella che considera una guerra esistenziale per la sopravvivenza della nazione ucraina, ha segnalato che tollererà qualsiasi rischio e sopporterà qualsiasi costo in nome della vittoria totale sulla Russia. La Casa Bianca, pur investendo pesantemente nel successo dell’Ucraina, ha tracciato rigidi confini militari e politici volti a prevenire un’escalation nucleare e ad impedire che il conflitto si riversi in una più ampia guerra convenzionale sul continente europeo. Anche se Zelenskyy spinge l’Occidente a commettere quello che è de jure un atto di guerra contro la Russia, gli alti funzionari statunitensi esprimono privatamente e pubblicamente la preoccupazione che la guerra russo-ucraina possa esplodere in una catastrofica spirale nucleare.

“Per la prima volta dalla crisi dei missili di Cuba, abbiamo una minaccia diretta dell’uso (di un’arma) nucleare se le cose dovessero continuare sulla strada intrapresa”, ha dichiarato giovedì Joe Biden durante un intervento ad una raccolta fondi dei Democratici. “Non credo che esista la capacità di usare facilmente un’arma nucleare tattica e non finire con l’Armageddon”, ha aggiunto, riferendosi alle notizie secondo cui Mosca potrebbe usare armi nucleari tattiche in Ucraina per riprendere il sopravvento in seguito alle continue battute d’arresto del suo sforzo bellico.

Vladimir Putin ha festeggiato venerdì il suo settantesimo compleanno sullo sfondo di quella che anche le voci pro-Cremlino nei media e nella politica russa riconoscono come una situazione difficile sul campo in Ucraina. Mosca non controlla completamente nessuna delle quattro regioni ucraine che ha annesso il mese scorso – le offensive ucraine ad est e a sud hanno avuto un parziale successo nel respingere lentamente le forze russe. A sette mesi dall’inizio della guerra, il Cremlino sembra essere lontano dal raggiungimento dei suoi principali obiettivi bellici – tra cui la capitolazione incondizionata del governo di Zelenskyy ed il drastico degrado delle capacità militari a lungo termine dell’Ucraina – come non lo è mai stato.

Tuttavia, il leader russo non ha mostrato alcun segno che indichi che stia anche solo contemplando la possibilità di ritirarsi dall’Ucraina di fronte ai crescenti costi militari ed economici. Al contrario, Putin ha dimostrato con le parole e con i fatti di essere cupamente determinato a portare a termine l’invasione. Nell’ultimo mese, Mosca ha mobilitato 300.000 riservisti qualificati, ha riorientato la sua industria della difesa in vista di un conflitto prolungato, ha insistito sul fatto che le discussioni sullo status dei suoi nuovi territori annessi sono “off-limits” ed ha segnalato la volontà di usare le armi nucleari se i suoi interessi fondamentali per la sicurezza verranno minacciati.

Gli eventi delle ultime settimane dimostrano che la guerra è entrata in una nuova pericolosa fase, scatenando nuovi appelli alla de-escalation. “È giunto il momento di fare un passo indietro”, ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, condannando i piani di annessione della Russia. “Ora più che mai, dobbiamo lavorare insieme per porre fine a questa guerra devastante e insensata e sostenere la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale”.

Il miliardario della tecnologia Elon Musk ha scritto su Twitter una formula per la pace che prevede il riconoscimento della Crimea, controllata dalla Russia, il rifacimento dei referendum nelle quattro regioni annesse dalla Russia sotto la supervisione delle Nazioni Unite e la garanzia della neutralità dell’Ucraina.

La proposta di Musk è una variante aggiornata ed un po’ più complessa del piano di pace presentato da Henry Kissinger all’inizio dell’estate. Sebbene differiscano nei dettagli dell’esecuzione, si basano sugli stessi presupposti: non esiste una soluzione militare alla tragedia umana che si sta consumando in Ucraina e i politici devono abbandonare i sogni mal concepiti di pace attraverso una vittoria totale a favore di un serio impegno diplomatico. I prossimi negoziati saranno sicuramente difficili, ma l’alternativa che si profila – uno scontro frontale tra le due maggiori potenze nucleari del mondo – è impensabile.

Mark Episkopos è giornalista esperto di sicurezza nazionale per il The National Interest.


TheNationalInterest.org

Seguici sui Social


The National Interest è una rivista bimestrale di relazioni internazionali in lingua inglese. Il periodico adotta la linea editoriale della scuola realista, senza per questo rinunciare a mettere in rilievo il contributo delle ideologie ed il modo in cui le differenze socio-culturali, le innovazioni tecnologiche, la storia e la religione possono influenzare il comportamento degli stati in politica estera. Si rivolge a un pubblico internazionale e vari dei suoi articoli sono stati citati dal The New York Times, dal Financial Times, dal The Australian, dall’International Herald Tribune, da Shin Dong-A, dal The Spectator, dall’austriaca Europäische Rundschau e da siti online come il russo InoSMI.ru.

Fondata nel 1985 dall’editorialista americano e sostenitore del neoconservatorismo Irving Kristol, la rivista è stata diretta fino al 2001 dall’accademico australiano Owen Harries fino a quando, nel 2001, è stato acquisito da “The Center for the National Interest”, un think tank di politica pubblica con sede a Washington, D.C. fondato dall’ex presidente degli Stati Uniti Richard Nixon il 20 gennaio 1994, come “Nixon Center for Peace and Freedom”. Il presidente onorario è Henry Kissinger.

.