Byron York: New York fa causa a Trump – Certo che è politicamente motivata

Byron York’s Daily Memo – New York fa causa a Trump: Certo che è un’indagine politicamente motivata

Il procuratore generale di New York Letitia James ha intentato una causa da 250 milioni di dollari contro l’ex presidente Donald Trump. La James sostiene che Trump abbia commesso una frode fiscale sopravvalutando le sue proprietà per ottenere dei prestiti e sottovalutandole quando era ora di pagare meno tasse. La James ha anche citato in giudizio tre dei figli di Trump, Donald Jr., Ivanka ed Eric, sostenendo che facevano “parte dello schema“.

Si tratta di una causa civile e quindi non accusa i Trump di aver commesso dei reati. La James ha dichiarato che sottoporrà il caso al Dipartimento della Giustizia e all’IRS (l’agenzia delle entrate americana, n.d.r.), apparentemente nella speranza che accusino i Trump di reati che la James non è riuscita ad accertare.

È difficile valutare i meriti della causa. Certo, Donald Trump, che ha l’abitudine di vantarsi nei suoi rendiconti finanziari come nella vita di tutti i giorni, ha valutato le sue proprietà un po’ ovunque. D’altra parte, se Trump ha frodato i finanziatori, è stato per prestiti che sono stati ripagati e sui quali i finanziatori hanno guadagnato. E per quanto riguarda il fisco, è giusto dire che Trump è stato sottoposto a molti controlli nel corso degli anni e non è stato mai accusato di nulla. È difficile dire se le scoperte della James giustifichino l’impegno profuso dal suo ufficio.

Ma c’è una cosa che si può dire in modo definitivo sulla causa: È politicamente motivata. Non potrebbe essere altrimenti. Letitia James si è candidata giurando di “far fuori Trump”, che secondo lei è un presidente “illegittimo”. In effetti, le primarie democratiche per la carica di procuratore generale dello Stato di New York sono state una guerra di slogan in cui ogni candidato si è impegnato a essere il più aggressivo nel colpire Trump. La James ha vinto questa sfida.

Il 13 settembre del 2018, la sera in cui ha prevalso alle primarie democratiche, Letitia James ha chiarito di avere una priorità su tutte. “Questa campagna non è mai stata incentrata su di me o su nessuno dei candidati che si sono presentati”, ha detto nel suo discorso della vittoria. “Si trattava di persone, ma soprattutto di quell’uomo alla Casa Bianca che non può stare un giorno senza minacciare i nostri diritti fondamentali, non può stare un giorno senza minacciare i diritti degli immigrati, non può stare un giorno senza dividerci”.

Poco prima delle elezioni, Letitia James ha realizzato un video in cui si impegna a perseguitare Donald Trump. “Dovrebbe essere accusato di aver ostacolato la giustizia”, ha detto la James. “Credo che il presidente degli Stati Uniti possa essere incriminato per dei reati. E ci uniremmo alle forze dell’ordine e ad altri procuratori generali in tutta la nazione per rimuovere questo presidente dall’incarico“. Inoltre, la James ha detto che Trump è colpevole di “riciclaggio di denaro”, “collusione con dei poteri stranieri” ed altro ancora. “È importante che tutti capiscano che i giorni di Donald Trump stanno per finire“, ha detto la James, a meno di metà del suo mandato. Letitia James ha ripetutamente affermato di possedere il coraggio di opporsi a Trump ed ha esortato i newyorkesi a votare “per sfidarlo”.

L’intera campagna elettorale è stata così. Il 6 agosto del 2018, più di un mese prima delle primarie, The Atlantic ha pubblicato un articolo intitolato “La battaglia per essere il Javert di Trump a New York“. Il pezzo osservava che la competizione democratica era diventata una guerra di offerte in cui ogni candidato si impegnava a fare di tutto per catturare Donald Trump. Il nome “Javert“, ovviamente, si riferisce all’ispettore di polizia che perseguiva senza sosta l’eroe de Les Miserables. Negli anni di Bill Clinton, i Democratici chiamavano “Javert” il defunto Kenneth Starr, il consulente indipendente per la Whitewater. All’epoca, lo intendevano come una cosa negativa. Nel 2018, però, essere il “Javert” di Trump era diventata una cosa buona nei circoli dei Democratici. La resistenza era così diffusa che The Atlantic ha dovuto aggiungere “New York” al titolo perché molti altri in altri luoghi del Paese, a Washington ed altrove, stavano lottando per essere il “Javert” di Trump.

Così, Letitia James ha ottenuto il ruolo per la parte. E si è subito messa al lavoro per mantenere la promessa fatta in campagna elettorale di dare la caccia a Donald Trump. Dopo tutto, cos’altro deve fare il procuratore generale di uno Stato con quasi 20 milioni di abitanti? Perseguire i crimini? Fornire pareri legali su casi che coinvolgono le agenzie statali? Difendere lo Stato nelle controversie? Tutto questo impallidisce rispetto al perseguire un ex presidente che una volta viveva a New York.

Con la causa, Letitia James sta cercando di fare di più che dimostrare che Trump ha sopravvalutato o sottovalutato le sue proprietà. Vuole distruggere l’intera azienda e la famiglia Trump. “La signora James sta cercando di ottenere un prezzo elevato dall’ex presidente e dalla sua società”, riporta il New York Times. “La sua causa chiede ad un giudice di nominare un controllore indipendente per supervisionare le pratiche finanziarie della società e di estromettere i Trump dalla guida dell’azienda di famiglia. La signora James vuole anche impedire alla famiglia di acquistare immobili a New York per cinque anni. Se il giudice sarà d’accordo, il signor Trump e i suoi figli non potranno più ricoprire il ruolo di funzionari o amministratori in nessuna società con sede a New York“.

In altre parole, Letitia James sta cercando di rovinare Donald Trump e anche la sua famiglia. Non è quello che aveva promesso durante la campagna elettorale? È difficile immaginare un atto più politicamente motivato.

L’ex procuratore generale William Barr, che di recente è stato molto critico nei confronti del suo ex capo, ha immediatamente dichiarato che la causa della James è un “attacco politico”. Barr ha notato in particolare che Letitia James, che ovviamente avrebbe l’autorità di accusare Donald Trump qualora avesse effettivamente commesso dei crimini, ha invece optato per una causa civile. “Per me, questo dice che non ha le prove per mettere in piedi un caso penale“, ha detto Barr a Fox News. “Quindi sta fissando un limite più basso e sta intentando una causa civile. Non credo che si andrà oltre”.

I prestiti sono stati restituiti“, ha aggiunto Billy Barr. “Sono stati investimenti di successo e le banche sono state ripagate. Quindi, aver speso tre anni per questa inchiesta mi sembra che serva soltanto a cercare di mantenere la promessa fatta in campagna elettorale di far cadere Trump”.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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