Come Putin e la Russia hanno fallito alla grande l’offensiva iniziale in Ucraina – The National Interest

Un rapporto del Congresso americano pubblicato di recente spiega cosa è andato storto per le forze russe e cosa si nasconde dietro alcuni dei brillanti successi dell’Ucraina

Tratto e tradotto da un articolo di Caleb Larson per The National Interest

Il Congressional Research Service, un think tank di ricerca apartitico che riferisce al Congresso degli Stati Uniti, ha pubblicato un rapporto che descrive nel dettaglio gli aspetti militari e di intelligence della guerra in corso in Ucraina.

Il rapporto copre gli eventi dal 24 febbraio fino a circa i sei mesi successivi della guerra ancora in corso. Il rapporto mette in evidenza la miriade di errori e di sbagli commessi dalle forze armate russe, ma anche i molteplici successi ottenuti dalle forze ucraine sul campo di battaglia, a volte anche contro avversari soverchianti.

Un fattore ha avuto un impatto particolare sui fallimenti russi in Ucraina: la logistica. Senza un numero sufficiente di proiettili, razioni alimentari e dotazioni mediche nel posto giusto al momento giusto, la macchina da guerra russa non è stata in grado di avanzare sul campo di battaglia in maniera efficiente.

I problemi logistici dell’esercito russo hanno limitato le sue offensive in quasi tutti i settori. Le unità russe sono apparse scarsamente rifornite (ad esempio, alcune razioni alimentari russe catturate erano scadute ed immangiabili) e sembravano avanzare ben oltre il supporto logistico disponibile”, si legge nel rapporto.

La logistica disponibile è apparsa troppo limitata per sostenere offensive multiple e simultanee. Inoltre, le forze armate ucraine sembravano dare la priorità alle imboscate contro le colonne di rifornimento russe, aggravando i problemi logistici della Russia. Inoltre, l’esercito russo sembra avere problemi con il comando e il controllo, sia a livello tattico che operativo”.

Le difese aeree ucraine, sebbene non siano in alcun modo paragonabili a quelle dei Paesi membri della NATO – e nemmeno a quelle della Russia – sono state sufficienti a costringere gli aerei russi a rimanere fuori dallo spazio aereo ucraino ad ovest ed in alcuni punti anche ad est.

“In particolare, molti analisti sono rimasti sorpresi dal ruolo apparentemente limitato che l’aeronautica militare russa ha svolto all’inizio dell’invasione, al di là del bombardamento iniziale. Le forze di terra russe sembravano avere una copertura aerea limitata, e la Russia si è affidata principalmente ai missili balistici SRBM Iskander-M o ai missili da crociera lanciati dai bombardieri dell’aeronautica militare russa che volavano sopra i cieli della Bielorussia e della Russia, soprattutto per colpire le infrastrutture ucraine ed altri obiettivi nell’Ucraina occidentale”.

Le prestazioni dell’Ucraina sono state invece nettamente migliori.

Molti osservatori ed analisti sono rimasti sorpresi e colpiti dalla resistenza militare dell’Ucraina. Nonostante un esercito più piccolo di quello russo ed uno svantaggio quantitativo e qualitativo in termini di equipaggiamento e di risorse, le Forze Armate Ucraine (UAF) si sono dimostrate resistenti ed adattive”, ha spiegato il Congressional Research Service.

L’UAF ha dimostrato una maggiore flessibilità rispetto alle forze armate russe e la volontà di adattarsi alle mutevoli condizioni per sfruttare i passi falsi e le debolezze dei russi. L’UAF ha inoltre beneficiato di alti livelli di motivazione e di reclutamento, nonché di una significativa assistenza e formazione occidentale in materia di sicurezza”.

Caleb Larson è giornalista multimediale e scrittore di temi che riguardano la difesa presso il National Interest. Laureato all’UCLA, ha conseguito un master in politiche pubbliche e vive a Berlino. Si occupa dell’intersezione tra conflitti, sicurezza e tecnologia, concentrandosi sulla politica estera americana, sulla sicurezza europea e sulla società tedesca sia per la stampa che per la radio.


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The National Interest è una rivista bimestrale di relazioni internazionali in lingua inglese. Il periodico adotta la linea editoriale della scuola realista, senza per questo rinunciare a mettere in rilievo il contributo delle ideologie ed il modo in cui le differenze socio-culturali, le innovazioni tecnologiche, la storia e la religione possono influenzare il comportamento degli stati in politica estera. Si rivolge a un pubblico internazionale e vari dei suoi articoli sono stati citati dal The New York Times, dal Financial Times, dal The Australian, dall’International Herald Tribune, da Shin Dong-A, dal The Spectator, dall’austriaca Europäische Rundschau e da siti online come il russo InoSMI.ru.

Fondata nel 1985 dall’editorialista americano e sostenitore del neoconservatorismo Irving Kristol, la rivista è stata diretta fino al 2001 dall’accademico australiano Owen Harries fino a quando, nel 2001, è stato acquisito da “The Center for the National Interest”, un think tank di politica pubblica con sede a Washington, D.C. fondato dall’ex presidente degli Stati Uniti Richard Nixon il 20 gennaio 1994, come “Nixon Center for Peace and Freedom”. Il presidente onorario è Henry Kissinger.

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