George Friedman: L’unica opzione della Russia nel conflitto in Ucraina – Geopolitical Futures

L’unica opzione della Russia nel conflitto in Ucraina

Tratto e tradotto da un articolo di George Friedman per Geopolitical Futures

  • Le armi nucleari tattiche?

In questo articolo ho parlato della natura delle armi nucleari tattiche. Sono costruite per conseguire un effetto tattico, non strategico. Le armi nucleari strategiche, come quelle sganciate su Hiroshima e Nagasaki, possono devastare una vasta area, sia con l’esplosione che con il fallout nucleare. L’area dell’esplosione verrebbe irrimediabilmente devastata e la ricaduta aumenterebbe la letalità e la spargerebbe fino ad una distanza significativa per l’azione dei venti. Tuttavia, bisogna ricordare che, a prescindere dalle vittime, nessuna delle due città è stata completamente abbandonata, ed entrambe erano già ripopolate e funzionanti ad un livello accettabile circa un anno dopo lo scoppio delle bombe. La potenza delle armi nucleari tattiche (a seconda del tipo) è inferiore all’1% dell’esplosione che devastò Hiroshima e, cosa altrettanto importante, producono poco fallout nucleare.

Le armi nucleari tattiche possono determinare l’esito di una battaglia, ma non di una guerra, e non renderebbero invivibile il territorio. Pertanto, la seconda opzione nucleare della Russia è quella strategica: distruggere le città ucraine con un’arma di tipo quella che colpì Hiroshima. Questa opzione ha due punti deboli. I venti in Ucraina sono variabili e nell’Ucraina orientale, ad esempio, soffiano verso nord-est. Una detonazione nucleare strategica invierebbe le ricadute verso la Russia e, in questo esempio, verso Voronezh, una città russa in una posizione strategica. Qualsiasi uso di un’arma nucleare strategica interesserebbe probabilmente il territorio russo.

Un secondo rischio, per quanto improbabile, riguarda la risposta occidentale. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia possiedono tutti armi nucleari strategiche. Ognuno di loro potrebbe considerare un attacco russo all’Ucraina come una potenziale minaccia per se stesso, innescando uno scambio. Può essere inverosimile e nessuno dei tre potrebbe immaginarlo, ma in un centro di comando i timori vengono amplificati. Dato il valore limitato delle bombe tattiche ed il potenziale disastro delle bombe strategiche, le minacce nucleari russe sono un’eccellente guerra psicologica (a meno che non si prenda sul serio la minaccia), ma non possono risolvere il problemi militari della Russia.

  • I problemi militari della Russia

Questi problemi consistono in quattro parti. Il primo è che i russi sono schierati in Ucraina come hanno iniziato la guerra, su salienti vulnerabili agli attacchi sui fianchi, cosa che è già avvenuta. Una ritirata su posizioni più difendibili sarebbe sensata, ma avrebbe anche gravi conseguenze politiche, poiché indicherebbe un’altra ritirata dopo quella avvenuta a nord all’inizio della guerra. Un secondo problema sembra essere l’insufficienza di forze, poco addestrate e demotivate, con cui organizzare un contrattacco sufficiente a costringere un’importante ritirata ucraina. Un terzo problema è l’annoso problema russo/sovietico: la logistica. Per organizzare un contrattacco, i russi devono disporre non solo di rifornimenti iniziali, ma anche di massicci rifornimenti aggiuntivi che affluiscano in modo costante ed affidabile dove sono necessari. Questo porta al quarto problema. I satelliti statunitensi forniscono informazioni costanti e precise su tutte le forze in campo, compresi i movimenti logistici. Inoltre, l’artiglieria statunitense di vario tipo è in grado di tagliare le linee di rifornimento russe, lasciando un’offensiva paralizzata. Infine, le forze ucraine sono sufficientemente disperse che un attacco nucleare tattico all’ultimo grido avrebbe probabilmente un impatto sulla stessa offensiva russa.

Sembra che la Russia sia stata costretta ad una posizione difensiva permanente. Se questa fosse la Seconda Guerra Mondiale, la Russia sarebbe ancora in grado di riprendersi. Ma la Russia non combatte una guerra multi-divisionale da 77 anni. Abbiamo visto i russi aprire la guerra con tre offensive meccanizzate in gran parte incapaci di far fronte ai problemi logistici e alle armi anticarro. In effetti, sono stati costretti a ritirarsi dalle missioni offensive, a riorganizzarsi e a ritrovarsi nelle stesse posizioni in cui si trovano oggi. Stanno combattendo contro un nemico dalle stesse posizioni di allora ma che non ha problemi logistici grazie agli Stati Uniti, che hanno avuto la loro parte di fallimenti ma la cui capacità più solida è proprio la logistica.

  • L’ipotesi dell’apertura di un secondo fronte?

I russi devono ovviamente cambiare la dinamica della guerra se non vogliono essere costretti ad un accordo politico. La chiave è porre minacce agli ucraini da più direzioni, sia tatticamente che strategicamente. In effetti, la loro esigenza primaria è quella di disperdere la logistica degli Stati Uniti creando una seria minaccia militare ad un altro alleato americano o attaccandone direttamente uno. Non è chiaro se gli Stati Uniti non sarebbero in grado di rifornire due fronti, ma ciò potrebbe sbilanciare gli Stati Uniti e costringerli a ridurre il sostegno all’Ucraina, aprendo eventualmente opportunità alla Russia.

La geografia offre poche opzioni, ma le più probabili sono la Moldavia e la Romania, due Paesi confinanti tra loro. Non potrebbe trattarsi di un’offensiva via terra, ma dovrebbe sfruttare il Mar Nero, sbarcando forze significative in Romania, membro della NATO e base di una forza navale americana. Per raggiungere questo obiettivo, i russi dovrebbero innanzitutto utilizzare i missili per eliminare i sistemi antinave ucraini, come quelli che hanno affondato la Moskva. Dopo aver fatto questo, dovrebbero raggiungere e mantenere la superiorità aerea o missilistica sul Mar Nero e poi sbarcare e schierare forze sufficienti per costringere le forze rumene o moldave a combattere, che sarebbero però affiancate da forze americane consistenti. Dato che ci sono forze navali americane al di fuori dello Stretto del Bosforo, e dato che il mandato della NATO o la pura necessità costringerebbero a chiudere il Bosforo, questo rappresenterebbe una seria minaccia per i russi. Se a questo si aggiunge un attacco aereo alle forze russe sbarcate, l’operazione molto probabilmente fallirebbe.

Ci sono forse altre azioni diversive praticabili, sufficientemente significative da costringere gli Stati Uniti a dirottare le proprie forze, ma tutte si baserebbero su movimenti terrestri in un momento in cui la Russia è già in difficoltà. Un attacco ai Paesi Baltici porterebbe un significativo attacco da parte della Polonia sul fianco della Russia, mentre un attacco alla Finlandia verrebbe individuato ed anticipato per tempo. Lo stesso vale per la Romania, ma con opportunità leggermente inferiori.

Naturalmente, la strategia dello spostare la guerra in Romania in sé è molto dubbia, ma qui stiamo assumendo che la Russia sia stata costretta alla difesa e che non sia disposta ad abbandonare la guerra. Poche opzioni sono attraenti a questo punto, ma il costo politico dell’abbandono della guerra è enorme. Se devono continuare e i russi non possono riprendere l’iniziativa, l’unica opzione è l’Ave Maria.

  • L’unica opzione

L’ultima opzione è quella di cui ho già scritto in precedenza, ovvero ammassare forze ad est e poi attaccare l’Ucraina con nuove forze. Questa rimane la soluzione più probabile per la Russia, ammesso che riesca ad ammassare, addestrare e motivare una grande forza combattente. In caso contrario, la Russia potrebbe ottenere un misero pareggio, ma non può imporre la sua volontà all’Ucraina.

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George Friedman è un analista e stratega geopolitico di fama internazionale, fondatore e presidente di Geopolitical Futures.


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