Una Russia indebolita sarà più pericolosa? – The National Interest

La distruzione di ingenti quantità di equipaggiamenti militari russi in Ucraina può segnare un progresso verso la fine delle ostilità, ma potrebbe anche essere l’inizio di una fase più pericolosa delle relazioni con la Russia

Tratto e tradotto da un articolo di Edward Salo per The National Interest

Uno degli aspetti più sorprendenti della guerra della Russia in Ucraina è che le forze russe hanno perso un’enorme quantità di equipaggiamento militare e di uomini. La determinazione delle forze armate ucraine, armate con armi occidentali come il missile anticarro Javelin, ha deteriorato l’esercito russo e la sua capacità di combattere. All’inizio di agosto, lo Stato Maggiore delle Forze Armate dell’Ucraina ha affermato che la Russia avesse perso oltre 2.000 carri armati e quasi 49.000 soldati dall’inizio della guerra. L’Ucraina sostiene inoltre di aver distrutto 4.366 veicoli corazzati da combattimento, 1.126 unità di artiglieria, 853 veicoli aerei a pilotaggio remoto, 234 aerei, 205 elicotteri, 15 navi ed altro genere di naviglio, 3.247 veicoli da trasporto ed autocisterne, 198 missili da crociera, 289 sistemi di difesa aerea, 105 pezzi di equipaggiamento speciale e 153 sistemi antiaerei.

Sebbene Mosca contesti questi numeri, ed è ragionevole ritenere che siano in qualche modo gonfiati, le perdite russe in Ucraina rappresentano comunque una massiccia dispersione di equipaggiamento militare convenzionale che potrebbe influire sull’efficienza di combattimento dell’esercito russo. Secondo Bloomberg, le agenzie di intelligence occidentali sostengono che le perdite della Russia “stanno costringendo Mosca ad attingere alle scorte di equipaggiamenti più vecchi, tra cui carri armati T-62 vecchi di decenni”. Mentre le nazioni occidentali riforniscono l’Ucraina di attrezzature ed addestrano le forze ucraine, le perdite della Russia l’hanno costretta a procurarsi forniture militari da potenze minori, come l’Iran, la Corea del Nord e la Siria.

A prescindere dall’esito della guerra in Ucraina, sulla base delle perdite attuali (e delle proiezioni di quelle future), la Russia si troverà di fronte al dilemma di come riequipaggiare, addestrare ed utilizzare le proprie forze armate in futuro. Ci vorranno anni perché la Russia possa ricostruire le sue forze armate convenzionali ai livelli precedenti lo scoppio della guerra. Tenendo conto di ciò, è importante esaminare i potenziali scenari che le forze armate russe potrebbero affrontare durante il periodo di ricostruzione, nonché i pro e i contro di ciascuna strategia di riarmo.

Nessuna ricostruzione dell’esercito

In questo scenario, l’esercito russo decide di non dover ricostruire le proprie forze per motivi economici o politici. Supponiamo che il governo di Vladimir Putin cada ed il nuovo esecutivo non voglia reinvestire nella ricostruzione di un apparato militare su larga scala. Al contrario, il nuovo governo post-Putin vorrebbe dare una nuova immagine di “non interventismo”, quindi decidere di mantenere le forze armate al livello del dopoguerra ucraino. Questo scenario è probabilmente il meno realistico. Qualsiasi minaccia interna al regime di Putin probabilmente non proverrebbe dai c.d. “non-interventisti”, ma da un gruppo interno il cui obiettivo principale è quello di fermare l’attuale spreco di tempo e di denaro di Putin in Ucraina mantenendo comunque una Russia forte. Questi nemici interni molto probabilmente vorrebbero ricostruire l’esercito russo almeno al livello prebellico, se non superiore. Inoltre, se da un lato gli Stati Uniti vogliono una Russia militarmente indebolita, dall’altro anche una Russia troppo debole può potenzialmente causare instabilità lungo i confini russi ed aprire alla Cina ulteriori opportunità di espandere la propria sfera d’influenza, rendendo forse la Russia definitivamente un partner minore della Cina. Sebbene un esercito russo più debole sembri essere un affare vantaggioso per l’Occidente, comporta anche certo un grado di incertezza che porterebbe i Paesi membri della NATO a dover riorientare la propria strategia su altre parti del globo.

Ricostruire l’esercito russo esattamente come prima

In questo scenario, le forze armate russe non avranno tratto alcun insegnamento dall’invasione dell’Ucraina, e quindi ricostruiranno le proprie forze armate come prima, con i livelli precedenti all’invasione o con piccole modifiche alla struttura. Anche in questo caso, si tratta di uno scenario poco probabile, poiché si spera che un esercito sia sempre concentrato a trarre lezioni dai conflitti, proprio come gli Stati Uniti e la Cina stanno entrambi studiando la guerra russo-ucraina. Inoltre, George D. Foster, professore alla National Defense University, sostiene che uno dei principali insegnamenti da trarre dalla guerra è che “i militari delle guerre del passato sono intrinsecamente inadatti alle condizioni e alle sfide del XXI secolo”. Ed è abbastanza ovvio che l’esercito russo sia unesercito delle guerre del passato“. Pertanto, ci si potrebbe aspettare che le forze armate russe conducano numerosi studi per capire cosa sia andato storto, ma la leadership politica e militare russa potrebbe sentirsi abbastanza radicata nelle sue convinzioni da condurre solo cambiamenti minori o cosmetici all’esercito russo.

Naturalmente, uno dei vantaggi di questo scenario è che il complesso militare-industriale russo riceverebbe tutti i contratti per l’equipaggiamento, il che potrebbe contribuire alla ripresa economica di un Paese che ha già affrontato immense sfide economiche a causa dell’invasione. Con le attuali sanzioni, non è possibile ottenere legalmente parti di molte armi russe che richiedono alta tecnologia. Se queste sanzioni perdurassero, la ricostruzione sarebbe ulteriormente bloccata. Tuttavia, visto il totale fallimento delle attrezzature militari russe durante le operazioni in corso, questo scenario non farebbe altro che indebolire ulteriormente la Russia come potenza militare convenzionale nel lungo periodo. Ricostruire un esercito con equipaggiamenti al di sotto degli standard che hanno già fallito la prova sul campo di battaglia non farà altro che provocare altri fallimenti sui futuri campi di battaglia. I soldati non si fideranno del loro equipaggiamento ed i generali non si fideranno delle loro forze. Inoltre, le altre nazioni non sarebbero più intimorite dalle forze armate russe, soprattutto se possono schierare armi occidentali, con il risultato però di un potenziale aumento dei conflitti.

Ricostruire l’esercito con l’aiuto degli alleati

In questo scenario, invece di affidarsi al solo complesso militare-industriale russo esistente per ricostruire le forze armate, la Russia si affida ai suoi alleati per ricostruire le forze armate (ad esempio, per le attrezzature e l’addestramento delle reclute). A causa del fallimento della sua catena di approvvigionamento degli armamenti, la Russia è già costretta ad acquistare droni dall’Iran ed artiglieria dalla Corea del Nord per mantenere il suo sforzo bellico. Queste partnership non faranno altro che rafforzare i legami politici esistenti tra le nazioni e potrebbero portare la Russia ad acquistare nuovi sistemi d’arma da queste nazioni. Tuttavia, questo scenario sottrarrà denaro all’economia russa e lo metterà nelle tasche di altri. Ed è, in primo luogo, qualcosa che va contro al sistema di frodi che ha sostenuto il partito al potere in Russia sin dalla caduta dell’Unione Sovietica.

In secondo luogo, poiché la Russia è preoccupata dall’apparire come una potenza sulla scena mondiale, il fatto di dover collaborare con altre nazioni per ricostruire le proprie forze armate la farà apparire come una potenza ancor più in declino. Se da un lato questo scenario potrebbe non rafforzare il posto della Russia nel mondo, dall’altro aiuterebbe queste potenze regionali rafforzando la posizione dell’Iran come commerciante di armi, uno degli obiettivi recenti di Teheran, e facendo arrivare più denaro alla Corea del Nord. Naturalmente, la Cina sta attualmente aiutando lo sforzo bellico della Russia ed ha una storia di cooperazione con Mosca. Qualsiasi futura ricostruzione dell’esercito russo con l’aiuto degli alleati includerà quasi sicuramente l’assistenza cinese. Anche in questo caso, il denaro verrebbe tolto dalle tasche dei russi per passare a quelle dei cinesi e, molto probabilmente, la Russia sarebbe definitivamente il partner minore in questa relazione. Quindi, anche se avremo una Russia ricostruita, essa dovrà il suo ritorno sulla scena ad altre nazioni.

Cambiare la dottrina e riorganizzare l’esercito

Visto il fallimento dei suoi sforzi in Ucraina, l’esercito russo potrebbe riorganizzare completamente le sue forze convenzionali aggiornandole alle esigenze di un campo di battaglia del XXI secolo. In questo scenario, le forze armate russe prenderanno la loro attuale dottrina ed i principali sistemi d’arma e li butteranno via. L’esercito russo lavorerà per sviluppare una nuova dottrina che affronti i suoi fallimenti sul campo di battaglia. La nuova dottrina richiederebbe il riequipaggiamento e l’addestramento di una nuova forza, un approccio simile a quello che l’esercito americano ha adottato (su scala minore) negli anni ’70 e ’80 con l’introduzione della dottrina “AirLand Battle“.

I problemi principali di questo scenario sono che la nuova forza armata russa potrebbe impiegare una generazione o più per emergere dalle ceneri della vecchia. Durante questo periodo, la Russia avrebbe, nella migliore delle ipotesi, solo un piccolo esercito per proiettare la sua potenza, che non soddisferebbe le esigenze dell’attuale grande strategia russa. In secondo luogo, il costo dello sviluppo di nuove armi convenzionali sarebbe molto elevato, soprattutto perché il regime di Putin sembra essere concentrato sullo sviluppo di armi nucleari ipersoniche. In terzo luogo, questo piano va anche contro il desiderio dei russi di “salvare tutto” e di “non buttare mai via” nessun equipaggiamento. Ma anche se decidessero di tentare di vendere le vecchie armi, probabilmente non varrebbero poi molto. Infine, l’unico modo per reintrodurre e presentare le nuove forze armate nel mondo sarebbe quello di condurre una nuova massiccia operazione militare per dimostrarne l’efficacia, proprio come l’operazione Desert Storm dimostrò l’efficacia della dottrina “AirLand Battle“.

Affidarsi alla deterrenza nucleare

Quest’ultimo scenario potrebbe verificarsi in combinazione con uno qualsiasi degli altri. Indebolita dalla decimazione delle sue forze convenzionali, la Russia dovrebbe fare sempre più affidamento sulle sue armi nucleari, sia tattiche che strategiche, a scopo di deterrenza o come armi offensive. Proprio come l’amministrazione Eisenhower si affidò alle capacità nucleari come parte della strategia del “New Look, anche una Russia militarmente indebolita dovrebbe “affidarsi alle armi nucleari per scoraggiare… l’aggressione o, se necessario, per combattere una guerra”. Una Russia ferita potrebbe reagire con un attacco nucleare tattico, che potrebbe vedere come l’unico modo per proteggersi. Questo affidamento non farebbe altro che rendere il mondo un posto ancora più pericoloso, con una Russia priva di potenziale e costretta a fare affidamento solo sulle armi nucleari come minaccia. Questo scenario solleverebbe lo spettro dell’uso di armi nucleari tattiche sul campo di battaglia in circostanze nelle quali, in passato, la Russia avrebbe potuto fare affidamento alle sue solite orde di carri armati.

Sebbene il Segretario alla Difesa americano, Lloyd Austin, abbia giustamente affermato che uno degli obiettivi del sostegno dell’Occidente all’Ucraina dovrebbe essere “vedere la Russia indebolita al punto da non poter fare il tipo di cose che ha fatto invadendo l’Ucraina”, dobbiamo pensare a come la Russia equipaggerà, addestrerà e utilizzerà le sue forze armate in futuro. Che tipo di esercito cercherà di ricostruire la Russia? Come influirà sulle relazioni geopolitiche? In che modo i militari occidentali dovranno fare perno per contrastare la Russia? E la Russia sentirà il bisogno di affidarsi alle armi nucleari, e forse anche di usarle, in futuro?

Se da un lato la distruzione di ingenti quantità di equipaggiamenti militari russi in Ucraina può segnare un progresso verso la fine delle ostilità, dall’altro potrebbe anche essere l’inizio di una fase più pericolosa delle relazioni con la Russia.

Edward Salo è professore associato di storia e direttore associato del programma di dottorato in studi sul patrimonio culturale presso l’Arkansas State University di Jonesboro, Arkansas. In precedenza, ha lavorato per quattordici anni per società di gestione delle risorse culturali, proteggendo risorse preistoriche e storiche in tutto il mondo. Sta conducendo una ricerca sull’armamento del patrimonio nella guerra delle milizie irregolari.


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The National Interest è una rivista bimestrale di relazioni internazionali in lingua inglese. Il periodico adotta la linea editoriale della scuola realista, senza per questo rinunciare a mettere in rilievo il contributo delle ideologie ed il modo in cui le differenze socio-culturali, le innovazioni tecnologiche, la storia e la religione possono influenzare il comportamento degli stati in politica estera. Si rivolge a un pubblico internazionale e vari dei suoi articoli sono stati citati dal The New York Times, dal Financial Times, dal The Australian, dall’International Herald Tribune, da Shin Dong-A, dal The Spectator, dall’austriaca Europäische Rundschau e da siti online come il russo InoSMI.ru.

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