George Friedman: La Guerra – Geopolitical Futures

La Guerra

Tratto e tradotto da un articolo di George Friedman per Geopolitical Futures

Durante la Seconda Guerra Mondiale, bastava dire “la guerra” perché gli altri sapessero di cosa si stesse parlando. Siamo arrivati allo stesso punto con la guerra tra la Russia e l’Ucraina. Non è quello però che i russi si aspettavano che accadesse. Si aspettavano che la guerra finisse rapidamente perché consideravano le loro forze armate evidentemente superiori a quelle che gli ucraini avrebbero messo in campo. Poche nazioni iniziano una guerra presumendo di perdere. Iniziano le guerre con la stessa aspettativa: colpire duro e tornare a casa per Natale. Ma la storia del mondo è piena di storie di grandi eserciti e guerrieri che combattono battaglie lunghe e disperate. E la storia della guerra è piena di esempi di grande fiducia che si scontrano poi con la realtà.

Non è affatto chiaro quale sarà l’esito finale del conflitto. L’offensiva russa iniziale si era conclusa con un fallimento, non tanto a causa delle forze ucraine, per quanto siano state assolutamente coraggiose, quanto a causa di una strategia russa mal sviluppata, che ha portato a carenze di rifornimenti e ad errori di comando. I russi si sono però riorganizzati, concentrandosi nel fare avanzate più modeste, nella speranza di riuscire, col tempo, a piegare le forze ucraine e ad occupare, se non tutta l’Ucraina, almeno una parte consistente di essa.

Controllo territoriale russo dell’Ucraina, 11 settembre 2022

Gli ucraini non hanno ceduto. Le guerre sono combattute dai soldati, ma anche dalle armi e dall’intelligence. Anche soldati coraggiosi fallirebbero senza questi ed altri elementi. È qui che i russi hanno sperimentato il loro fallimento nell’intelligence. Sapevano che gli Stati Uniti avevano le capacità di dispiegare armi di impareggiabile livello, ma credevano che il dispiegamento avrebbe richiesto molto più tempo. Quindi doveva essere una guerra breve, e quando non sono riusciti ad ottenere una vittoria rapida, gli ucraini sono stati dotati di una straordinaria gamma di armi all’avanguardia, consegnate in numero e tipologia sempre crescenti, con perdite che venivano presto sostituite.

Gli Stati Uniti hanno guadagnato tempo affinché l’esercito ucraino si evolvesse dall’arma di fanteria leggera che aveva iniziato la guerra in un esercito che assomiglia, sotto molti aspetti, a quello di una grande potenza. I sistemi antiaerei hanno costretto i russi ad adoperare sempre più cautela, i sistemi anticarro li hanno indotti a concentrarsi sui movimenti della fanteria mentre l’artiglieria americana ha permesso agli ucraini di vincere i duelli di artiglieria con la controparte russa.

Il Presidente russo Vladimir Putin ha più volte affermato che la guerra non era contro l’Ucraina ma contro gli Stati Uniti. In un certo senso aveva ragione, anche se la sua era solo propaganda.

Tutto questo è però vero e fuorviante allo stesso tempo. La guerra non è finita e l’Ucraina non ha vinto, anche se i recenti progressi sono significativi. Nessuno avrebbe creduto che l’Ucraina potesse sopravvivere all’assalto russo dei primi mesi. Ma è successo. I russi hanno riorganizzato la loro struttura di comando, hanno introdotto armamenti superiori ed hanno imposto una disciplina più severa alle loro truppe. Hanno pagato un prezzo altissimo, ma col tempo hanno ridefinito la loro strategia su come condurre la guerra.

Ora i russi devono ritrovare il loro punto di equilibrio. Da un lato, sono in condizioni molto migliori rispetto al 1941. La sconfitta definitiva è molto improbabile e possono scegliere il momento ed il luogo in cui attaccare da un ampio menù. Dall’altro lato, sono in condizioni molto peggiori. Non stanno lottando per la vita o la morte contro un nemico mostruoso. Le truppe non stanno difendendo le loro mogli e i loro genitori da indicibili destini. I soldati non vengono condannati a morte se voltano le spalle al nemico. Ma a volte può compromettere fino anche a distruggere un esercito il dover combattere per fini che non sono personali per i soldati. Gettare i fucili non sarebbe infatti un affronto alle loro famiglie.

I russi stanno comunque combattendo tenendo conto di tutto questo. Non stanno combattendo semplicemente per rimandare l’inevitabile, perché più a lungo dura una guerra, maggiore è il prezzo che i leader pagano. Vladimir Putin non può permettersi di perdere questa guerra, né i molti altri che hanno contribuito a pianificarla. Quindi, prima di festeggiare, gli ucraini e gli americani devono calcolare la loro prossima mossa, supponendo che la prossima mossa della Russia sia il crollo o la capitolazione, entrambe improbabili.

Una cosa su cui i russi potrebbero contare è un inverno molto freddo in Europa, che potrebbe portare ad una capitolazione europea. Ma in questa fase della guerra non avrebbe poi molta importanza. Il sostegno dell’Europa è incoraggiante, ma ha un significato militare minimo. Gli Stati Uniti e l’Ucraina non smetterebbero certo di combattere per dare un po’ di sollievo all’Europa.

Un’altra strategia che i russi potrebbero tentare è quella di chiedere aiuto alla Cina. Ma i russi sono già alleati della Cina e quest’ultima non si è mossa per aiutarli. La Cina potrebbe sostenere solo un piccolo contingente in Ucraina, parametrato ai limiti della catena di approvvigionamento della Russia. La Cina è anche consapevole della guerra economica che gli Stati Uniti stanno conducendo contro la Russia e, date le sue condizioni economiche, non vuole affrontarla.

Una terza strategia potrebbe essere quella di negoziare la pace. Ma i russi non possono tornare al confine russo con solo soldati morti da mostrare. E gli ucraini non cederanno parte del loro Paese, considerando qualsiasi accordo come temporaneo. Un negoziato da entrambe le parti verrebbe visto come una capitolazione.

La quarta strategia è l’unica che sembra una possibilità reale. Una parte deve sconfiggere l’altra. Nessuna delle due parti può permettersi il costo del fallimento. Il vantaggio russo è la forza lavoro. Da più fonti, anche americane, si apprende che un gran numero di truppe russe si sta addestrando nell’Estremo Oriente della Russia. I russi hanno bisogno di più truppe, quindi questi rapporti sono credibili. La Russia non riuscirà a sconfiggere un esercito armato con armi americane con il numero di forze che ha dispiegato finora. I russi possono scegliere se attaccare con una forza soverchiante oppure perdere la guerra. Sceglieranno la prima.

I russi sono inoltre al sicuro dietro ad una evidente realtà politica e militare. Gli Stati Uniti non sono interessati a colpire direttamente la Russia, né con armi convenzionali né con armi nucleari. La Russia potrebbe infatti rispondere a tono. Nessuna delle due parti vuole uno scontro diretto tra russi e americani. I rinforzi americani potrebbero essere colpiti già durante l’attraversamento dell’Ucraina, ma i russi invierebbero a quel punto un gran numero di reclute, perché le perdite pesanti in ogni fase sarebbero inevitabili.

Finché Vladimir Putin sarà presidente, si farà di tutto per vincere, perché non può permettersi nulla di meno di una vittoria. E non vedo altre strategie possibili, se non quella del ricorso alla manodopera, che presumo avverrà molto presto oppure dopo l’inverno. Non mi sembra che le attuali forze dispiegate dalla Russia possano fare di più che resistere in alcune zone. È necessario un rafforzamento. Putin potrebbe avere altre strategie, ma sono difficili da immaginare.

George Friedman è un analista e stratega geopolitico di fama internazionale, fondatore e presidente di Geopolitical Futures.


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