Jonathan Turley: Le implicazioni delle rivelazioni di Zuckerberg, secondo cui l’FBI gli aveva intimato di diffidare della “disinformazione russa”

Non è chiaro perché l’FBI abbia ritenuto che questo tipo di attività di sensibilizzazione dei media nei confronti della “disinformazione” rientri nelle sue responsabilità come agenzia di polizia

Questo avveniva ben prima delle elezioni presidenziali del 2020, ed ha scoraggiato una piattaforma mediatica importante a consentire che vi fosse una discussione su importanti accuse di corruzione

Jonathan Turley è “Shapiro Professor of Public Interest Law” presso la George Washington University ed ha servito come consulente durante il processo di Impeachment al Senato. Ha testimoniato come esperto giuridico alle udienze dell’impeachment di Bill Clinton e di Donald Trump.

Si riporta la traduzione dell’articolo.

Recentemente ho parlato delle ultime rivelazioni sull’esistenza di un presunto canale di comunicazione tra il CDC e Twitter per la censura dei critici della principale agenzia responsabile della salute pubblica americana e delle sue raccomandazioni.

Ora, anche l’amministratore delegato di Meta, Mark Zuckerberg, parla di come l’FBI abbia avvertito Facebook della “propaganda russa” ben prima che la storia del laptop di Hunter Biden venisse pubblicata nel 2020. Ciò fa eco alle notizie secondo cui l’FBI avrebbe chiesto ai suoi agenti di non occuparsi della storia del laptop ma piuttosto di rallentare qualsiasi indagine sui presunti schemi di influenze di Hunter Biden.

Mark Zuckerberg ha dichiarato al podcast The Joe Rogan Experience: “L’FBI, in pratica, è venuta da noi – da alcuni membri del nostro team – e ci ha detto: ‘Ehi, solo perché lo sappiate, dovreste stare in allerta… Pensiamo che ci sia stata molta propaganda russa nelle elezioni del 2016. Abbiamo ricevuto l’avviso che, in pratica, sta per esserci una sorta di dump simile a quello. Quindi siate vigili”.

Non è chiaro perché l’FBI abbia ritenuto che questo tipo di attività di sensibilizzazione dei media rientrasse nelle sue responsabilità di agenzia di polizia. Questo avveniva prima delle elezioni presidenziali e scoraggiava attivamente una piattaforma importante a consentire la discussione di importanti accuse di corruzione. L’impiego dell’FBI per questo ruolo ha dato ai funzionari di Facebook un’ampia copertura per espandere le loro operazioni di censura.

Solo di recente l’azienda di social media ha permesso ai suoi utenti di discutere della teoria della fuga dal laboratorio del Covid-19, dopo anni di censura. La decisione di Facebook di permettere alle persone di discutere la teoria ha fatto seguito alla conferma da parte dell’Oversight Board dell’azienda del divieto imposto a Donald Trump di pubblicare qualsiasi post, una mossa che anche personalità come la ex cancelliera tedesca Angela Merkel ed il senatore Bernie Sanders hanno criticato come un pericolo per la libertà di espressione. Persino la voce di Trump stesso è stata bandita da Facebook. Donald Trump rimane troppo dannoso per gli utenti di Facebook… almeno fino a quando l’azienda non deciderà che siano pronti per tale esposizione. Facebook ha cercato di convincere i suoi utenti ad accettare la censura con una campagna pubblicitaria, nonostante i suoi noti precedenti abusivi e tendenziosi nella “modifica degli standard della community“.

Mark Zuckerberg si è limitato a scrollare le spalle quando gli è stato chiesto se la sua azienda si fosse effettivamente unita agli sforzo per sopprimere la storia del laptop di Hunter Biden prima delle elezioni: “Sì, è uno schifo. Si è scoperto, dopo il fatto, che i fact-checkers hanno controllato la vicenda. Nessuno è stato in grado di dire che fosse falsa”.

Come per il lavoro del CDC con Twitter, c’è una crescente preoccupazione per l’uso di questi canali secondari per la censura da parte di supervisori di queste aziende di social media.

Mark Zuckerberg ha sottolineato che, a differenza di Twitter, Facebook ha solo insabbiato la storia ma ha comunque permesso una discussione limitata. È il tipo di razionalizzazione che solo un censore potrebbe vedere come redentrice.

L’alternativa è invece la libertà di parola, dove Facebook non si arroga il diritto di controllare ciò che le persone discutono su tali questioni politiche.


JonathanTurley.org

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