Perché in Florida sono tutti così felici? – The Epoch Times

Perché in Florida sono tutti così felici?

Tratto e tradotto da un articolo di opinione di Jeffrey A. Tucker per The Epoch Times

Negli ultimi sei anni, la Florida aveva dominato nelle statistiche sul guadagno netto di abitanti per mezzo della migrazione interna diretta verso lo Stato, con New York e la California che hanno invece perso il maggior numero di residenti. La follia del COVID-19 ha solamente accelerato drasticamente questa tendenza.

Il governatore della Florida, Ron DeSantis, ha commesso alcuni errori all’inizio, cedendo alle sirene del lockdown – errori per i quali si è effettivamente scusato – ma poi ha riaperto completamente lo Stato già più di due anni fa. Ha imparato dalla scienza vera e propria e ha deciso di mettere la libertà al primo posto. Questo ha portato ad un enorme guadagno per l’intero Stato.

I media nazionali americani hanno gridato all’orrore e previsto una moria di massa (l’hashtag #deathsantis aveva fatto tendenza su Twitter) che non è mai arrivata.

La Florida e la California hanno ottenuto risultati approssimativamente simili, in particolare per quanto riguarda le statistiche su contagio e morti da COVID-19, pur avendo adottato politiche opposte. Questo perché il rigore non ha fatto alcuna differenza nel modo in cui il virus ha attaccato la popolazione.

La grande differenza riguarda la cultura e l’impresa. Ora lo Stato della Florida pullula di nuovi residenti. Il livello di prosperità che si percepisce qui – una prosperità che va a vantaggio di tutti – è in sorprendente contrasto rispetto al New England, che soffre ancora in modo massiccio dei suoi terribili errori sulle chiusure e sulle restrizioni.

Le perdite a livello educativo tra i ragazzi nelle scuole sono state minime. Le imprese si sono riprese rapidamente. Le imprese non sono mai rimaste fondamentalmente traumatizzate. La salute pubblica ha sofferto pochissimo, perché il sistema sanitario è tornato rapidamente a funzionare normalmente. Oggi le mascherine sono molto rare nello Stato, a differenza del New England che pullula ancora di cittadini spaventati che si nascondono da un virus.

Sembra che una persona su tre che si incontri a Miami sia un nuovo residente e che sorrida da un orecchio all’altro per questa decisione. Molte di queste persone se ne sono scappate dalla California, da New York, dal Massachusetts, dal Connecticut e da altri Stati chiusuristi per pura esasperazione. Le chiusure erano già abbastanza tristi, ma alla fine sono stati gli obblighi ad aver fatto prendere questa decisione a centinaia di migliaia di persone.

Perché vivere in uno Stato in cui il governo non ha alcun rispetto per la libertà e i diritti? Non ha senso. Nel frattempo, in Florida, il governatore ha pubblicizzato in modo aggressivo la sua alta considerazione per la libertà ed ha preso misure attive per cacciare la polizia anti-COVID dallo Stato, arrivando persino a vietare l’uso delle mascherine a scuola.

Per molti di coloro che si sono trasferiti, è stata una decisione molto difficile. Per molti versi, questo Paese, nonostante la sua vastità e la mancanza di restrizioni ai viaggi, è ancora molto campanilistico. Molti abitanti del Massachusetts occidentale non sono mai stati a New York, tanto meno hanno visitato il Sud. Lo stesso vale per la California. Questa tendenza sostiene una forma di bigottismo geografico.

Vivevo nel New England quando la Florida ed il Texas hanno riaperto completamente ed in rapida successione nell’agosto del 2020. Gli atteggiamenti che ho incontrato sono stati davvero scioccanti. Gli abitanti del New England consideravano gli Stati che avevano riaperto come chiaramente infestati dalle malattie ed i loro governatori come dei bifolchi di destra a cui non importava nulla della morte e della sofferenza. Le spaccature politiche negli Stati hanno esacerbato i pregiudizi regionali, cosicché la gente del New England si immaginava pulita e libera dal virus, mentre nei luoghi primitivi del Sud la malattia circolava ancora incontrollata.

Lo si percepisce leggendo il New York Times: i giornalisti parlano della Florida come se fosse su Marte.

Questo pregiudizio si è intensificato quando l’amministrazione Biden si è messa sul piede di guerra contro i non vaccinati. Lo hanno fatto in parte e proprio perché così facendo avrebbero incoraggiato l’odio ed il disgusto per gli Stati Repubblicani che hanno sostenuto Donald Trump. Non era sufficiente che l’amministrazione Biden si opponesse alle loro politiche; ha dovuto fare un ulteriore passo avanti per annunciare alla nazione che anche loro erano degli immondi diffusori di malattie.

È davvero imbarazzante. Ciò che invece i newyorkesi che si sono sradicati hanno scoperto trasferendosi in Florida è stato glorioso. Hanno trovato giornate di sole, città prospere, uno degli skyline più belli al mondo a Miami, spiagge ovunque, palme a bizzeffe, una popolazione estremamente variegata ma totalmente integrata, prezzi molto più bassi per tutto, arte e musica, oltre a persone sorridenti con una bellissima etica del servizio.

Nessuno dei miei amici che si è trasferito in Florida se ne è pentito. Si chiedono perché abbiano aspettato tanto! Guardano la città scintillante, si godono la vita notturna, si godono il palcoscenico musicale ed artistico, conoscono le spiagge che sono davvero calde e meravigliose e si stupiscono di aver ritardato il trasferimento. In effetti, rispetto alla sporca e squallida New York, per non parlare della stanca e malconcia Boston, Miami ha l’aria del paradiso terrestre.

In questo momento la Florida è in testa alla classifica nazionale nella creazione di nuove imprese, ma a parte la situazione economica, anche la cultura trasuda salute e ottimismo. Il motivo: i residenti non hanno subito due anni di abusi da parte del loro governo. Questo tende a far bene allo spirito umano.

La verità è che il futuro della crescita economica degli Stati Uniti favorisce il Sud in generale. Persiste ancora l’opinione che il Nord-Est sia il posto giusto per le persone ambiziose, ma quanto potrà durare ancora quando non sarà più vero?

L’aria condizionata fu installata per la prima volta alla Borsa di New York nel 1902, ma alla fine degli anni ’40 si era diffusa in tutto il Paese. L’invenzione stessa provocò un cambiamento drammatico nella vivibilità del Sud. Non c’era più alcun aspetto negativo nella migrazione ed oggi i migliori sistemi di condizionamento dell’aria del mondo prosperano nelle regioni più calde come la Florida.

Riflettendo sulle implicazioni di questo fenomeno, ci si rende conto che è solo per questioni di viaggio e di tecnologia della climatizzazione che il centro della cultura americana sia finito a Boston e a New York piuttosto che a Miami o a Dallas. Lo shock delle chiusure ha indotto milioni di persone a ripensare a tutto e a fuggire dai despotismi stagnanti del Nord-Est (New Hampshire escluso, naturalmente) per provare cosa significa libertà in Florida.

Il contrasto culturale ed economico non potrebbe essere più netto. Ciò suggerisce che le tendenze continueranno proprio in questa direzione, dato che gli interessi radicati negli Stati Democratici continuano a far crollare le loro economie e a tagliare le opportunità ai loro cittadini. Finché gli americani avranno la libertà di muoversi, migreranno gradualmente da Stati meno liberi a Stati più liberi, come quelli del Sud e dell’Ovest, rifuggendo dalle tasse e dai controlli del Vecchio Mondo.

Come nota finale, e forse la caratteristica più sorprendente della Florida di oggi, è che i visitatori incontrano qualcosa che oggi manca in molte parti del Paese: persone felici. Sorrisi. Le buone maniere. Gioia. Fiducia. Esuberanza. Ottimismo. Queste cose sono contagiose e tanto difficili da misurare quanto ovvie per chi le vede per la prima volta. Non c’è da stupirsi che così tante persone si siano trasferite. Il baricentro culturale ed economico degli Stati Uniti si è spostato. La Florida di oggi assomiglia al futuro.

Jeffrey A. Tucker è fondatore e presidente del Brownstone Institute ed autore di molte migliaia di articoli sulla stampa scientifica e popolare, oltre che di dieci libri tradotti in cinque lingue, il più recente dei quali è “Liberty or Lockdown”. È anche l’editore di The Best of Mises. Scrive una rubrica quotidiana di economia per The Epoch Times e parla diffusamente di economia, tecnologia, filosofia sociale e cultura.


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