Jonathan Turley: “Tanto di cappello a Hillary Clinton”. Il processo per i documenti di Donald Trump si terrà all’ombra dello scandalo delle sue email – The Hill

“Tanto di cappello a Hillary Clinton”: Il processo a Donald Trump all’ombra dello scandalo delle sue email

Jonathan Turley è “Shapiro Professor of Public Interest Law” presso la George Washington University ed ha servito come consulente durante il processo di Impeachment al Senato. Ha testimoniato come esperto giuridico alle udienze dell’impeachment di Bill Clinton e di Donald Trump.

Si riporta la traduzione dell’articolo, adattato alla comprensione di un pubblico italiano.

Hillary Clinton ha recentemente lanciato una nuova linea di cappellini con uno slogan beffardo: “Ma le sue e-mail“. La provocazione era ovviamente rivolta a Donald Trump, che si trova di fronte alla possibilità concreta di un’accusa penale dopo la perquisizione dell’FBI nella sua residenza di Mar-a-Lago.

Sebbene Hillary Clinton consideri la sua condotta precedente perlopiù come oggetto di scherno, la gestione del suo caso da parte dell’FBI getterà un’ombra lunga su qualsiasi potenziale accusa sollevata nei confronti dell’ex presidente, compresa la recente attenzione per la sempreverde accusa di “ostruzione alla giustizia”. Probabilmente ci sarà un assortimento di obiezioni del tipo “ma le sue e-mail” ad un’accusa che avrebbe potuto essere mossa altrettanto facilmente contro la stessa Clinton e i suoi collaboratori.

La nomina di un perito speciale per esaminare i materiali sequestrati nell’ambito dell’inchiesta su Donald Trump ha occupato gran parte dell’attenzione nelle ultime settimane. La richiesta del Team dei legali di Trump di nominare un perito speciale potrebbe contribuire a fare maggiore chiarezza sulla portata del raid e sui sequestri. Tuttavia, non modificherà probabilmente la traiettoria del caso, che il Dipartimento della Giustizia (DOJ) ha ripetutamente sottolineato essere una “indagine penale in corso”.

Ciò che è degno di nota è l’evidente sforzo del governo di concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’ostruzione alla giustizia come potenziale reato da contestare a Donald Trump. Porre l’accento sull’ostruzione, invece che alla conservazione impropria di materiale classificato, potrebbe essere visto come un modo per navigare in un campo minato per arrivare ad ottenere un’incriminazione. Il motivo, ancora una volta, è Hillary Clinton, che rimane un fattore di complicazione per il procuratore generale Merrick Garland, che ha dimostrato all’opinione pubblica che non si tratta di perseguire Donald Trump ma di “far rispettare la legge”.

Nei documenti depositati nelle ultime settimane, la frase più preoccupante per Donald Trump è arrivata nelle 36 pagine di una memoria depositata dal Dipartimento della Giustizia in opposizione alla nomina di un perito speciale, quando ha insinuato che si sarebbe verificata “una condotta ostruzionisticaa Mar-a-Lago nei mesi precedenti la perquisizione dell’8 agosto. Il Dipartimento della Giustizia ha anche affermato di “aver raccolto prove che i documenti governativi siano stati probabilmente nascosti e rimossi dal deposito dove erano custoditi e che probabilmente siano stati compiuti sforzi per ostacolare le indagini del governo“.

Questo tipo di dichiarazioni non sono mai di buon auspicio, poiché riflettono un certo impegno nel percorso dell’accusa.

L’utilità di orientarsi verso un caso di ostruzione alla giustizia è che ridurrebbe le complicazioni di eventuali obiezioni sollevabili da Donald Trump sulla declassificazione o sul privilegio esecutivo posto su quei documenti mentre era ancora presidente. (Le tre ipotesi di reato mosse dal Dipartimento della Giustizia non richiedono lo status di segretezza dei documenti per essere accusati di aver commesso il crimine, ma due riguardano il possesso o la gestione illegale di informazioni sensibili o della difesa). Donald Trump non ha spiegato completamente come abbia presumibilmente declassificato tutto questo materiale. In base alla Sezione 1519, infatti, il governo può comunque perseguire chi “nasconde consapevolmente qualsiasi documento con l’intento di ostacolare” le indagini.

La documentazione non indica che il governo abbia però le prove di un occultamento consapevole da parte di Donald Trump, ma cita solamente varie dichiarazioni fatte da avvocati per suo conto.

Donald Trump potrebbe avere familiarità con la questione perché ha graziato Jesse Benton negli ultimi giorni della sua amministrazione. Jesse Benton, che ha gestito la campagna presidenziale di Ron Paul nel 2012, è stato condannato per aver violato la Sezione 1519 nascondendo i pagamenti della campagna alla Commissione elettorale federale. Ironia della sorte, Donald Trump ha firmato la grazia mentre il suo staff si stava preparando a lasciare la Casa Bianca e preparando proprio quei famosi scatoloni per il trasporto a Mar-a-Lago.

Sebbene le prove rilasciate supportino chiaramente un’accusa di ostruzione alla giustizia, non è chiaro quali atti siano stati compiuti consapevolmente e da chi.

Un’accusa penale di ostruzione contro Donald Trump offrirebbe a Merrick Garland alcuni vantaggi politici. Come linea d’azione, il governo americano ha sempre scelto di non perseguire funzionari di alto livello per aver rimosso impropriamente del materiale classificato ed ha sempre cercato di ottenere solo delle accuse per reati minori anche nei casi più gravi.

Perseguire Donald Trump per un reato minore per essere semplicemente entrato in possesso o aver prelevato alcuni documenti classificati sembrerebbe un azione deliberata e gratuita; perseguirlo per un reato federale solleverebbe quantomeno il dubbio di un’azione penale parziale e selettiva (cioè, ad personam).

Dopo tutto, nel 2016, Hillary Clinton aveva 113 documenti contenenti materiale classificato, con alcuni documenti “classificati al livello Top Secret/Special Access Program” sui suoi server di posta elettronica privati. (Nel caso di Donald Trump, il governo avrebbe trovato circa 100 documenti nel raid di Mar-a-Lago, oltre ai circa 150 già riconsegnati dal Team legale di Trump in base ad un precedente mandato di comparizione).

I documenti della Clinton erano ancora più vulnerabili rispetto alla compromissione, poiché si trovavano online, nel suo account di posta elettronica, che non era criptato e, secondo l’FBI, “attori ostili avrebbero avuto accesso” ad alcune di quelle informazioni. Eppure non è mai stata sottoposta a nessuna perquisizione, né tantomeno ad un’accusa.

Tuttavia, sebbene la contraddizione sia meno evidente rispetto alle accuse di possesso o di manipolazione di informazioni classificate, un’accusa di ostruzione alla giustizia consentirebbe una condanna fino a 20 anni e potrebbe essere portata avanti con accuse di cattiva gestione o conservazione di informazioni classificate.

Pertanto, qualsiasi accusa di ostruzione alla giustizia contro Donald Trump verrebbe perseguita all’ombra di quanto fatto precedentemente nel caso di Hillary Clinton. Oltre al trasferimento di documenti Top Secret e di altri documenti classificati sul suo server privato, sia la Clinton che il suo staff non avevano collaborato pienamente con gli investigatori. Durante le indagini sulla sua condotta, alcuni si sono meravigliati della temerarietà dello staff legale della Clinton nel rifiutarsi di consegnare il suo portatile ed altre prove agli investigatori del Dipartimento di Stato e del Dipartimento della Giustizia. L’FBI dovette scendere a patti con i suoi assistenti per assicurarsi la loro collaborazione.

In seguito, nel computer dell’ex deputato Anthony Weiner (Democratico di New York), sposato con Huma Abedin, la principale collaboratrice della Clinton, è stato trovato dell’altro materiale classificato: 49.000 e-mail potenzialmente rilevanti per l’indagine su Hillary Clinton.

Dopo che il Congresso ha richiesto queste email, lo staff della Clinton ha proceduto unilateralmente a distruggere migliaia di email con BleachBit. La Clinton era a conoscenza del fatto che il Congresso ed il Dipartimento di Stato stessero cercando le e-mail già nel 2014. I suoi avvocati hanno consegnato al Dipartimento di Stato circa 30.000 e-mail relative al lavoro e ne hanno cancellate altre 33.000, insistendo sul fatto che le avessero considerate, ovviamente a loro insindacabile giudizio, come “personali”.

Merrick Garland potrebbe essere in grado di presentare un caso contro Donald Trump ma dovrebbe dimostrare che sia effettivamente distinguibile dal caso di Hillary Clinton e da altri casi analoghi. Le accuse sono innegabilmente gravi, tra cui il presunto mancato rispetto di un precedente mandato di comparizione e le false dichiarazioni. Tuttavia, il Procuratore generale deve affrontare anche le legittime preoccupazioni di milioni di americani per il fatto che lo stesso ufficio sia stato più volte coinvolto nelle precedenti indagini su Donald Trumpcon casi documentati di dichiarazioni false e fuorvianti – e dimostrare che stavolta stia effettivamente guidando in maniera del tutto “imparziale” questa nuova indagine. C’è anche la grande preoccupazione che l’amministrazione di Joe Biden abbia accusato non solo un precedente ma forse anche un futuro avversario politico.

Qualsiasi processo penale dovrebbe basarsi non solo su teorie e fatti legali inattaccabili, ma anche su una chiara coerenza con quanto fatto nei casi precedenti. Il caso si baserà su prove che non sono state ancora rivelate di ciò che si sapeva del contenuto degli scatoloni trovati a Mar-a-Lago e di come sono stati gestiti i documenti dopo che il Team legale di Trump ha saputo dell’indagine dell’FBI.

Con Hillary Clinton che vende cappellini “Ma le sue e-mail” a 30 dollari l’uno, Merrick Garland dovrà spiegare la prospettiva di un politico che va in prigione mentre l’altro è ancora in giro.


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