La Sentenza sull’aborto non sta danneggiando i Repubblicani – The Federalist

Certo che Sì, la Sentenza Dobbs valeva senz’altro la pena

Ci sono poche prove che la storica decisione sull’aborto della Corte Suprema stia affossando i Repubblicani

Tratto e tradotto da un articolo di David Harsanyi per The Federalist

I discorsi conformisti che si sentono ripetere a Washington, D.C. dicono che i Repubblicani stanno per pagare un prezzo politico pesante per aver sostenuto la decisione sul caso Dobbs che ha ribaltato la “Roe vs. Wade”. Le prospettive di un’onda rossa si starebbero deteriorando sempre di più. Un “esercito invisibile di donne” starebbe accorrendo per registrarsi al voto. La Sentenza Dobbs avrebbe infiammato gli elettori Democratici. Le fortune di Joe Biden, miserevoli sino a pochi mesi fa, sarebbero improvvisamente cambiate. L’Economist diceva addirittura che anche solo tifare per la decisione sul caso Dobbs sarebbe stata “una delle peggiori decisioni politiche nella memoria recente”.

Anche se tutto questo fosse vero, e sono molto scettico che lo sia, “tifare” per la Sentenza Dobbs ne è valsa senz’altro la pena. Così come è valsa la pena tifare per l’annullamento di altre sentenze precedenti. Non tutto si basa su un guadagno politico a breve termine.

Potreste anche esultare perché se qualcuno vi avesse detto dieci, o anche cinque, anni fa che la “Roe vs. Wade” sarebbe stata annullata, non ci avreste creduto. La sentenza “Roe vs. Wade” è stata trattata come un testo sacro per oltre cinquant’anni, non solo dalla stampa ma dalla maggior parte delle istituzioni. Il “diritto” di porre fine alla vita per motivi di convenienza è stato irrimediabilmente legato al femminismo ed al progresso. Per milioni di persone, probabilmente era l’unica decisione della Corte Suprema americana che riuscivano a nominare. E una volta che la Sinistra si procura un nuovo “diritto”, raramente lo abbandona. La prospettiva di trovarsi con sei giudici disposti a sostenere la Costituzione di fronte a questa immensa pressione era a dir poco impensabile.

Quindi, sì, applausi.

Sicuramente, una volta rovesciata la “Roe vs. Wade“, ci sarebbe stato da aspettarsi un tumultuoso sconvolgimento politico con un prezzo enorme da pagare. Ma anche se accettiamo tutto quello che stiamo sentendo sulle conseguenze politiche del caso Dobbs, il contraccolpo è stato piuttosto insignificante. Se un’oscillazione di due punti nell’indice di gradimento presidenziale durante un’elezione di midterm era il prezzo per rovesciare la “Roe vs. Wade, allora è stato forse il più grande affare della storia. Le conseguenze di Dobbs supereranno quelle, ad esempio, dell’Obamacare, che è costato ai Democratici il Senato, la Camera e più di mille seggi nelle elezioni locali: e comunque, la maggior parte dei Democratici non si mai è strappata i capelli né ha mai rimpianto quel voto.

Ma differenza dell’Obamacare, che era una decisione politica, la Sentenza Dobbs è una decisione giudiziaria. Potrebbe essere impossibile da comprendere per i progressisti, ma è altamente probabile che nessuno dei giudici che hanno firmato l’opinione di maggioranza in Dobbs abbia creduto – o si sia minimamente preoccupato – che sarebbe stata popolare (beh, a parte forse il presidente della Corte Suprema, John Roberts).

Solo perché Dobbs era “degna” di essere celebrata, non significa che i Repubblicani non avrebbero dovuto prepararsi meglio al probabile esito di “Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization“. Mi stupisce sempre la timidezza e l’inefficacia dei Repubblicani nel sostenere la causa pro-life. Questo mi fa sospettare che molti di loro non siano soddisfatti del fatto che una legislazione a favore della vita non sia più solo una proposta teorica.

I divieti totali all’aborto, senza esenzioni in caso di stupro ed incesto – anche se moralmente coerenti – probabilmente non saranno mai molto popolari a livello nazionale. La maggior parte degli Stati guidati dai Repubblicani consentirà un certo livello della pratica abortiva entro il primo trimestre, una posizione più in linea con il mainstream rispetto a quella massimalista dei Democratici che vogliono l’aborto su richiesta, per qualsiasi motivo, fino alla nascita: ovviamente tutto pagato dai contribuenti. Pochi a Sinistra, ovviamente, devono preoccuparsi delle conseguenze della loro posizione radicale, perché quasi mai viene chiesto loro di difenderla. Un Repubblicano dovrà sempre difendere anche solo un divieto dopo le quindici settimane di gravidanza, come quello proposto da Ron DeSantis in Florida, contro l’estremismo dei Democratici e di Joe Biden.

Non sono sicuro però che le cose andranno esattamente come immaginano i Democratici.

I Democratici si sono ingannati per anni con sondaggi sbagliati e forzati. Anche se ammettiamo che la tiepida oscillazione nello slancio a livello nazionale verso i Democratici sia reale, potrebbe essere attribuita ad una serie di questioni, tra cui l’alleggerimento dei prezzi già elevati del carburante.

Eppure, continuo a leggere storie su come l’aborto abbia messo in pericolo la vittoria dei Repubblicani al Senato. Il Partito Repubblicano potrà o non potrà riconquistare il Senato – non sono un pronosticatore – ma quale specifica corsa al Senato si sta decidendo su questa sentenza? In Pennsylvania, dove persino il senatore del Partito Democratico finge ancora di essere a favore della vita, i sondaggi mostrano che il Dottor Oz sta stringendo il divario nella gara contro John Fetterman. In Georgia Herschel Walker sembra prendere distacco su Raphael Warnock. Così come in Nevada Adam Laxalt su Cortez Masto.

Le prove che il tema dell’aborto sia stato un fattore cruciale nel minare le fortune elettorali dei Repubblicani non sono convincenti, nemmeno in altri settori. La Reuters rileva che solo l’8% dei Democratici considera “la fine del diritto all’aborto” come la questione più importante. La maggior parte degli altri sondaggi giunge a conclusioni simili. Qualcuno di questi voterà per i Repubblicani, tanto per cominciare? L’entusiasmo dei conservatori rimane alto. Storicamente le elezioni di metà mandato durante il primo mandato di un nuovo presidente sono difficili per qualsiasi amministrazione. Nonostante la Casa Bianca sostenga in modo risibile che l’economia è in crescita, pochi se la bevono. Secondo un nuovo sondaggio Marist, il 62% degli americani ritiene che in paese si trovi in recessione. L’economia resta di gran lunga la principale preoccupazione degli elettori.

Dopo decenni di indottrinamento sul “diritto” all’aborto, è ormai quasi certo che la maggioranza degli americani abbia avuto l’impressione che l’annullamento della “Roe vs. Wade” avrebbe significato un divieto nazionale dell’aborto. Un recente sondaggio ha rilevato che il 52% degli elettori Democratici registrati crede ancora che la Corte Suprema abbia vietato l’aborto in tutti gli Stati Uniti. Ma la consapevolezza che non è così potrebbe anche attenuare l’indignazione nei confronti della Sentenza Dobbs. Ma anche se così non fosse, ne varrebbe la pena.

David Harsanyi è redattore senior di The Federalist. Harsanyi è un editorialista di fama nazionale ed autore di cinque libri, il più recente dei quali, “Eurotrash: Why America Must Reject the Failed Ideas of a Dying Continent”. I suoi articoli sono apparsi su National Review, Wall Street Journal, Washington Post, Reason, New York Post e numerose altre pubblicazioni.


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