Il mandato di perquisizione contro Donald Trump non ha basi legali – The Wall Street Journal

I diritti dell’ex presidente ai sensi del Presidential Records Act prevalgono sulle leggi penali citate dall’FBI per giustificare l’irruzione a Mar-a-Lago

Tratto e tradotto da un articolo di opinione di David B. Rivkin Jr. e Lee A. Casey per il Wall Street Journal.

Il Federal Bureau of Investigation (FBI) era giustificato a perquisire la residenza di Donald Trump a Mar-a-Lago? Il giudice che ha emesso il mandato per Mar-a-Lago sta rilasciando una versione censurata dell’affidavit che sostiene di sì. Ma il mandato di perquisizione stesso suggerisce che la risposta è probabilmente No: l’FBI non aveva alcuna causa legalmente valida per quel raid.

Il mandato autorizzava l’FBI a sequestraretutti i documenti fisici e le registrazioni che costituiscono prove, contrabbando, frutti del crimine od altri oggetti posseduti illegalmente in violazione dei paragrafi 793, 2071 o 1519 del Cap. 18 U.S.C.”. Questi tre leggi penali riguardano tutti il possesso e la manipolazione di materiali che contengono informazioni sulla sicurezza nazionale, documenti pubblici o materiale rilevante per un’indagine o altre questioni di competenza di un’agenzia federale o dei tribunali.

Il materiale da sequestrare comprendeva “qualsiasi documento governativo e/o presidenziale creato tra il 20 gennaio 2017 e il 20 gennaio 2021“, ossia durante il mandato di Donald Trump. È probabile però che quasi tutto il materiale presente a Mar-a-Lago rientri in questa categoria. La legge federale dà comunque a Donald Trump il diritto di accedervi. Il possesso è del tutto coerente con tale diritto e quindi legittimo, a prescindere dagli statuti citati dall’FBI nel suo mandato.

Queste leggi sono scritte in una maniera molto generale, così come lo è la loro applicazione. Ma i documenti di Donald Trump sono coperti da un’altra legge, molto specifica: il Presidential Records Act (PRA) del 1978.

La Corte Suprema ha da tempo stabilito, come affermato nella sentenza Morton vs. Mancari” (1974), che “laddove non vi sia una chiara intenzione contraria, una legge specifica non sarà annullata o sorpassata da una legge più generale, a prescindere dal tempo in cui fu promulgata“.

I diritti dell’ex presidente ai sensi del Presidential Records Act (PRA) quini prevalgono su qualsiasi applicazione delle leggi citate nel mandato dell’FBI.

Il Presidential Records Act (PRA) ha cambiato radicalmente le regole relative alla proprietà, al possesso ed al trattamento di documenti presidenziali. I presidenti da George Washington a Jimmy Carter hanno trattato i documenti della Casa Bianca come se fossero loro proprietà personale, e né il Congresso né i tribunali hanno mai contestato questa prassi. Nella causa “Nixon v. U.S.” (1992), la Corte d’Appello del Circuito degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia ha stabilito che Richard Nixon aveva diritto ad un risarcimento poiché il governo federale aveva trattenuto i suoi documenti presidenziali in base al Presidential Recordings and Materials Preservation Act del 1974 (che si applicava solo a lui). “La consuetudine e l’uso dimostrano il tipo di intese reciprocamente esplicite che rientrano nella nozione costituzionale di “proprietà” protetta dal Quinto Emendamento”, avevano dichiarato i giudici.

Il Presidential Records Act (PRA) è entrato in vigore nel 1981, all’inizio della presidenza di Ronald Reagan. Ha stabilito uno schema di legge unico, bilanciando le esigenze del governo, degli ex presidenti e della storiografia. La legge dichiara i documenti presidenziali di “proprietà pubblica” e prevede che “l’Archivio degli Stati Uniti si assuma la responsabilità della custodia, del controllo, della conservazione e dell’accesso ai documenti presidenziali”.

Il Presidential Records Act (PRA) stabilisce requisiti dettagliati su come l’Archivio di Stato deve amministrare i documenti, gestire le richieste riguardanti il privilegio esecutivo, rendere pubblici i documenti ed imporre restrizioni all’accesso. In particolare, non stabilisce il processo con cui i documenti di un ex presidente devono essere consegnati fisicamente all’Archivio di Stato, né fissa alcuna scadenza, lasciando che la questione venga negoziata tra Archivio di Stato e l’ex presidente.

Il Presidential Records Act (PRA) garantisce esplicitamente agli ex Presidenti l’accesso continuo ai loro documenti. Questi documenti devono essere resi pubblici, ma nel frattempo – a differenza di tutti gli altri documenti governativi, che sono disponibili 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 per i funzionari del ramo esecutivo attualmente in carica – il PRA stabilisce restrizioni all’accesso da parte di terzi ai documenti di un ex presidente, tra cui una restrizione di cinque anni all’accesso applicabile a tutti (compreso il presidente in carica, in assenza di una dimostrazione di necessità), che può essere prorogata fino a quando i documenti non siano stati adeguatamente esaminati e trattati. Prima di lasciare il suo incarico, un presidente può limitare l’accesso a determinati materiali per un massimo di 12 anni.

Le uniche eccezioni riguardano il personale dell’Archivio Nazionale che lavora sui materiali, i processi giudiziari, il Presidente in carica e il Congresso (in caso di necessità accertata) e l’ex Presidente stesso. La sezione 2205(3) del PRA stabilisce specificamente che “i documenti presidenziali di un ex Presidente sono a disposizione dell’ex Presidente o del suo rappresentante designato“, indipendentemente da queste restrizioni.

Nessuna disposizione del Presidential Records Act (PRA) suggerisce che la custodia fisica dei documenti da parte dell’ex presidente possa essere considerata illegale ai sensi degli statuti su cui si basa il mandato di perquisizione di Mar-a-Lago. Tuttavia, il testo della legge chiarisce che il Congresso ha preso in considerazione il modo in cui alcune disposizioni di diritto penale avrebbero interagito con il PRA: esso infatti prevede che l’Archivio di Stato non renda disponibili i materiali al rappresentante designato dell’ex presidente “se tale persona è stata condannata per un reato relativo alla revisione, alla conservazione, alla rimozione od alla distruzione di documenti dell’Archivio Nazionale”.

Non viene detto nulla riguardo all’ex presidente stesso, ma l’applicazione di queste leggi penali generali a lui sulla base del suo semplice possesso di documenti invaliderebbe l’intero schema legale del Presidential Records Act (PRA), che è già accuratamente bilanciato nella tutela degli interessi contrapposti.

Pertanto, se l’unica lamentela del Dipartimento della Giustizia è che Donald Trump fosse in possesso di documenti presidenziali che aveva portato con sé dalla Casa Bianca, dovrebbe essere a posto, anche se alcuni di questi documenti fossero classificati.

Nel rendere disponibili i documenti di un ex presidente, il Presidential Records Act (PRA) non distingue tra materiali classificati e non. Questa è stata una scelta deliberata del Congresso, poiché l’esistenza di materiali altamente classificati alla Casa Bianca è un dato di fatto oggettivo, e già molto prima del 1978, e la legge prevede specificamente la presenza di materiali classificati, il che costituisce una base su cui un presidente può imporre una moratoria di 12 anni sull’accesso al pubblico.

Il governo ha ovviamente un interesse importante nel modo in cui vengono conservati i materiali classificati, che si tratti o meno di documenti presidenziali. In questo caso, sembra che l’FBI si fosse inizialmente accontentata dell’installazione di un secondo lucchetto nel deposito in cui erano custoditi a Mar-a-Lago. Se ciò non fosse stato sufficiente e Donald Trump si fosse rifiutato di collaborare, il Bureau avrebbe potuto e dovuto cercare un rimedio giudiziario meno invasivo rispetto ad un mandato di perquisizione: un’ordinanza restrittiva che permettesse di spostare il materiale in un luogo con strutture di stoccaggio adeguate, ma che garantisse allo stesso tempo a Donald Trump di potervi continuare ad accedere. Sicuramente è quello che il governo avrebbe fatto se fosse stato coinvolto un altro ex presidente.

David B. Rivkin Jr. e Lee A. Casey praticano diritto costituzionale e d’appello a Washington, D.C. Hanno lavorato presso il Dipartimento della Giustizia e presso l’Ufficio del Consiglio della Casa Bianca nelle amministrazioni di Ronald Reagan e di George H.W. Bush.


WSJ.com

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