L’Affidavit di Mar-a-Lago: Tutto qui? – The Wall Street Journal

Le 38 pagine pubblicate dell’affidavit e pesantemente censurate sono la prova che la perquisizione dell’FBI sia stata in realtà solo una disputa sui documenti detenuti dall’ex presidente-Donald Trump

Tratto e tradotto da un articolo di opinione del Comitato Editoriale del The Wall Street Journal.

Venerdì 27 agosto un giudice federale ha pubblicato una versione pesantemente censurata dell’affidavit dell’FBI utilizzato per giustificare la perquisizione della casa di Donald Trump a Mar-a-Lago, e non possiamo fare a meno di chiederci: è tutto qui? È questo il motivo per cui gli agenti sono piombati nella residenza dell’ex presidente come se si trattasse di un boss della mafia?

È possibile che le omissioni nel documento lungo 38 pagine contengano qualche notizia bomba che non può ancora essere rivelata. Ma visti i contorni di ciò che rivelano l’affidavit e gli allegati, la questione sembra davvero ridursi ad una lotta per la gestione di documenti riservati. La lunga introduzione dell’affidavit ed altri paragrafi non secretati indicano la preoccupazione dell’FBI e degli Archivi Nazionali per i documenti che Donald Trump ha conservato a Mar-a-Lago e la sua mancanza di cooperazione nel non restituire tutto ciò che i federali volevano.

Un documento separato che giustifica le omissioni, anch’esso pubblicato venerdì, si concentra sulla necessità di proteggere i testimoni e gli agenti dal rischio di poter essere identificati pubblicamente. Anche questo documento non contiene alcun suggerimento di accuse più gravi o di un’indagine più ampia rispetto alla controversia sulla gestione dei documenti.

Come sempre, a noi pare che Donald Trump sembra essere stato il peggior nemico di se stesso in questa controversia. Lui e il suo staff sembrano essere stati negligenti, persino sciatti, nell’archiviare quei documenti. I documenti classificati trovati nelle scatole erano infatti mescolati a “giornali, riviste, articoli di cronaca stampati, foto, stampe varie, appunti” e corrispondenza presidenziale, si legge nella dichiarazione giurata. Ciò ha alimentato il sospetto che documenti importanti si trovassero ancora in giro per la casa, dove i malintenzionati che fossero arrivati al resort di Mar-a-Lago avrebbero potuto rubarli.

L’affidavit contiene anche riferimenti a commenti di Donald Trump e dei suoi collaboratori che non avrebbero detto tutta la verità su ciò che fosse realmente classificato o su ciò che avessero riconsegnato all’Archivio Nazionale prima della perquisizione. Questo sembra aver frustrato l’FBI a tal punto da fargli ritenere che, per la sua mancanza di collaborazione, potesse essere colpevole di ostruzione alla giustizia. In altre parole, l’FBI pensava che Donald Trump si stesse comportando male, come spesso fa.

Ma questo non significa che l’FBI e il Dipartimento della Giustizia dovessero per forza ricorrere ad un mandato e ad una perquisizione da parte degli agenti federali, che sapevano avrebbe avuto il significato di un comportamento criminale. Per ottenere il loro stravagante mandato di perquisizione, che sapevano avrebbe scatenato una tempesta politica, hanno dovuto falsamente suggerire che dietro potessero esserci degli “atti criminali”.

Avrebbero invece potuto più semplicemente rivolgersi ad un tribunale distrettuale e chiedere un ordine per la corretta gestione e conservazione dei documenti. Sarebbe stato sicuramente eseguito. Se Donald Trump non avesse rispettato quell’ordine, avrebbe potuto essere accusato di oltraggio alla corte. Sulla base delle prove contenute nel mandato e nell’affidavit, ed anche sulla base delle notizie trapelate finora alla stampa, tutte incentrate sulla richiesta di documenti, la perquisizione a Mar-a-Lago è stata sproporzionata rispetto al presunto reato.

È difficile credere che una disputa su dei documenti possa portare ad un’incriminazione penale. Il procuratore generale Merrick Garland dovrebbe spiegare all’opinione pubblica perché il comportamento di Donald Trump debba essere considerato più biasimevole rispetto ad altri casi di documenti classificati gestiti male. Tra questi, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Sandy Berger, che si è dichiarato colpevole di un reato minore. Ed Hillary Clinton, che se l’è cavata con una lezione di santità da parte dell’allora direttore dell’FBI James Comey.

Non stiamo difendendo il comportamento di Donald Trump in tutto questo. È lui che si porta dietro gran parte dei suoi problemi. Ma i suoi nemici politici peggiorano la situazione quando violano essi stessi le norme politiche. Inoltre, aiutano Donald Trump facendolo diventare un “martire politico”. Se si vuole incriminare un ex Presidente, è meglio che sia colpevole di qualcosa di ben più grave della cattiva conservazione di documenti.


WSJ.com

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