Il delitto di Giorgia Meloni? Accorgersi di come stanno le cose – The American Conservative

Una politica conservatrice italiana pubblica il video di un migrante che stupra una rifugiata ucraina – ed affronta la condanna dei media e della sinistra

Tratto e tradotto da un articolo di Rod Dreher per The American Conservative

Giorgia Meloni è la leader del partito Fratelli d’Italia, in testa nelle intenzioni di voto delle prossime elezioni politiche italiane. I media non si stancano di definirla neofascista‘, il che è un’assurdità, ma chiunque conosca Viktor Orban o Santiago Abascal (leader del partito spagnolo Vox) capisce che è una cosa normale per i media.

Ha suscitato un enorme clamore pubblicando sui social media il video di un richiedente asilo africano che stupra una rifugiata ucraina per strada. Ha offuscato i dettagli dell’immagine – non si vedono i volti delle persone coinvolte, né altro che non siano i contorni dei loro corpi – ma si tratta chiaramente dell’immagine di uno stupro. Un immigrato clandestino della Guinea è stato arrestato in relazione allo stupro.

Gli oppositori della Meloni si sono indignati, non per lo stupro, ma per il fatto che la Meloni se ne sia accorta. Immagino che la simpatia della sinistra italiana per i rifugiati ucraini si fermi quando gli immigrati africani li stuprano.

Ecco un estratto della storia dall’Associated Press:


Giorgia Meloni, leader del partito Fratelli d’Italia che ha radici neofasciste, domenica sera ha pubblicato su Twitter un video di un sito di notizie italiano ripreso da un testimone da una finestra che si affaccia sulla strada. Si sente la donna, identificata come ucraina, urlare in preda all’angoscia. Secondo i media italiani, un richiedente asilo di 27 anni proveniente dalla Guinea è stato arrestato per la violenza sessuale.

“Non si può rimanere in silenzio di fronte a questo atroce episodio di violenza sessuale in pieno giorno a Piacenza da parte di un richiedente asilo”, ha scritto Giorgia Meloni. “Un abbraccio a questa donna. Farò tutto il possibile per riportare la sicurezza nelle nostre città”.

Il suo principale avversario nel voto del 25 settembre, il leader del Partito Democratico Enrico Letta, ha risposto in un’intervista radiofonica che la pubblicazione del video ha superato “i limiti della dignità e della decenza”.

Un ex ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha detto che postare il video del presunto stupro “non è una denuncia penale ufficiale, ma una strumentalizzazione” della violenza. “Vedere una donna, candidata alla guida del Paese, usare così i mezzi di comunicazione è agghiacciante”, ha detto la Azzolina.

E Carlo Calenda, leader di un piccolo e nuovo partito centrista chiamato Azione, ha detto che “la Meloni ha fatto una cosa non degna di un Paese civile, e contro le donne”.

L’allusione della Meloni alla sicurezza nelle città italiane è un tema di destra in questa campagna elettorale, che colpisce anche l’immigrazione. È stata sostenuta dal partner di coalizione Matteo Salvini, leader del partito di destra chiamato Lega ed ex ministro degli Interni, che ha promesso che “difendere i nostri confini e gli italiani sarà per me un dovere, non un diritto”.

In un video di risposta alle critiche di Enrico Letta, Giorgia Meloni ha sottolineato che nessuno è identificabile nel video e che il leader del centro-sinistra non ha condannato l’attacco in sé.

“Perché non parlate di questo? Perché altrimenti dovete fare i conti con il fatto che la sicurezza nelle nostre città è fuori controllo, grazie anche alle surreali politiche sull’immigrazione che avete portato avanti”, ha detto la Meloni.


Diavolo, Sì! Circa un milione di immigrati maschi senza alcun controllo si sono riversati in Italia negli ultimi anni, e l’ondata di criminalità che hanno causato è mostruosa. È oltremodo disgustoso che i politici italiani siano più indignati dalla Meloni che mostra il risultato del problema dell’immigrazione fuori controllo in Italia che dallo stupro che un clandestino ha commesso. L’amico che ha condiviso con me questa notizia ha detto che si tratta di un classico caso di quello che noi chiamiamo “Republicans pounce!“, qui in versione italiana, “cioè che i media e la sinistra non si concentrano sul crimine in sé, ma sul fatto che un politico di destra se ne sia accorto ed abbia richiamato l’attenzione su di esso.

Ricordate sempre che la direttiva principale dei media oggi non è quella di riportare le notizie, ma di gestire la narrazione.

L’Italia ha bisogno di Giorgia Meloni. L’Europa ha bisogno di una Giorgia Meloni in ogni Paese per mettere ordine. La Meloni ha recentemente dichiarato che, se sarà eletta, spingerà affinché la marina italiana blocchi la Libia per impedire ai migranti illegali di arrivare nel suo Paese. Quando è troppo è troppo. Brava!

Due anni fa, la Meloni ha parlato in inglese alla Conferenza sul Conservatorismo Nazionale a Roma. Guardate il suo intervento nel video qui sotto. Ogni volta che leggete i media che la definiscononeofascista“, dovete capire che questa è la stessa menzogna che i media lanciano contro Viktor Orban ed ogni politico europeo di destra che mette in discussione l’ordine globalista e che vuole difendere il proprio Paese dall’immigrazione di massa e dall’imposizione dell’ideologia gender. Ecco il suo discorso.

Link per leggere l’intera trascrizione. Qui un estratto:


E sebbene quel “qualcuno” a Bruxelles o a Francoforte, a Davos o alla City di Londra sia privo di legittimità democratica, ogni giorno condiziona le scelte economiche e le decisioni politiche di coloro che sono stati investiti di tale legittimità dal voto popolare.

Ciò significa che, che i falsi democratici lo vogliano o meno, i nazionalconservatori di ogni latitudine sono in realtà gli unici veri democratici, perché è solo difendendo lo Stato nazionale che si difende la sovranità politica che appartiene ai cittadini di quello Stato.

Ma, ovviamente, un conservatore nazionale non può accontentarsi di affermare di essere un democratico. Perché la democrazia senza valori diventa demagogia e può essa stessa accelerare la decadenza. Credo che per il mondo conservatore non sia difficile individuare la sostanza di cui vogliamo riempire le nostre democrazie. Non abbiamo bisogno dei manuali di indottrinamento ideologico tanto cari alla sinistra. La nostra visione dei valori e del mondo è in realtà piuttosto semplice, come ha sottolineato un grande filosofo scomparso pochi giorni fa, Roger Scruton: “La vera ragione per cui le persone sono conservatrici è che sono attaccate alle cose che amano” e come ha detto chiaramente un altro grande padre del pensiero conservatore, John Tolkien, nelle parole di uno dei personaggi del suo Signore degli Anelli: “Non amo la spada brillante per la sua affilatezza, né la freccia per la sua rapidità, né il guerriero per la sua gloria. Amo solo ciò che essi difendono“.

Questa visione del mondo è incarnata ogni giorno da milioni di uomini e donne comuni, e talvolta anche da alcuni grandi uomini della storia. Due di questi sono stati Giovanni Paolo II e Ronald Reagan, ai quali è dedicato l’incontro di oggi.

Giovanni Paolo II, il “Papa patriota”, sapeva perfettamente che le nazioni, e l’appartenenza a un popolo che condivide la stessa memoria storica, sono il fondamento della libertà di ogni uomo. Non si stancava di ripetere che “non c’è Europa senza cristianesimo“, un insegnamento più che mai attuale oggi che l’identità cristiana dell’Europa è attaccata da un laicismo distorto che attacca persino i simboli della tradizione cristiana, mentre spalanca le porte all’Islam più intransigente che vuole applicare la sharia nelle nostre patrie europee e che è alla base del terrorismo islamico che ha fatto strage in Europa e negli Stati Uniti.

Il patriottismo di Giovanni Paolo II gli permise anche di guardare agli eventi storici di oggi alla luce di un realismo cristiano privo di ogni retorica, come nel caso dell’immigrazione. Egli riteneva che il diritto di immigrare dovesse essere preceduto innanzitutto dal diritto a non emigrareper vivere in pace e dignità nella propria patria“. Cristiano, patriota, ma anche critico dell’immigrazione di massa. A pensarci bene, oggi Giovanni Paolo II sarebbe sulla lista nera dell’UE come pericoloso sovversivo.

Ma anche Ronald Reagan non se la sarebbe passata meglio. Più di ogni altro Presidente degli Stati Uniti, Reagan ha rappresentato l’America del “We the People“, di quel preambolo della Costituzione che fonda la democrazia nazionale sul principio della sovranità popolare, altro grande nemico delle élite globaliste.


Un lettore mi ha scritto in proposito:

“Sono appena tornato dall’Italia a giugno. Alcune zone di città altrimenti tranquille assomigliano a paesi del terzo mondo. Sono stato costantemente assillato da africani che si sono avvicinati a me e a mia moglie per offrirci perline portafortuna e poi volevano soldi da mandare a casa alla loro famiglia. Perché un Paese permette a persone senza formazione professionale, senza competenze e con valori completamente diversi di entrare nel proprio Paese?

Rod Dreher è redattore senior di The American Conservative. Veterano con tre decenni di giornalismo sulle spalle in riviste e quotidiani, ha scritto anche tre bestseller per il New York Times – “Live Not By Lies”, “The Benedict Option”, e “The Little Way of Ruthie Leming” – nonché “Crunchy Cons and How Dante Can Save Your Life”. Dreher vive a Baton Rouge, Louisiana.


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The American Conservative è una rivista pubblicata dall’American Ideas Institute, fondata nel 2002. Esiste per promuovere un conservatorismo che si oppone al potere incontrollato sia del governo che degli affari; promuovere la fioritura delle famiglie e delle comunità attraverso un mercato dinamico e le persone libere; abbraccia il realismo e la moderazione in politica estera, che deve essere basata sugli interessi nazionali dell’America, altrimenti noto come paleoconservatorismo.