Donald Trump, killer di dinastie politiche: nel 2023 non ci saranno più Bush, Cheney, McCain o Clinton in carica – Breitbart News

L’era di Donald Trump ha portato molti cambiamenti nel mondo politico dal 2016, e l’anno 2023 non sarà diverso: le dinastie dei Bush, Cheney, McCain e Clinton non avranno più incarichi né a livello statale né a livello nazionale

Con la sconfitta di Liz Cheney alle primarie repubblicane del Wyoming, martedì scorso, le dinastie in franchising che hanno dominato il panorama politico statunitense a partire dagli anni ’70 sono sparite di colpo.

Indipendentemente dal fatto che il Partito Repubblicano assuma o meno il controllo del Congresso nelle elezioni di metà mandato di novembre, il 23 gennaio, giorno di insediamento del nuovo Congresso, non ci sarà più nessun politico di nome Bush, Cheney, McCain o Clinton nelle aule del Congresso, alla Casa Bianca ed anche a livello statale.

In Texas, ad esempio, George P. Bush, nonostante i suoi migliori sforzi per corteggiare il voto dei sostenitori di Donald Trump, terminerà il suo mandato come Commissario di Stato per il Territorio, mettendo di fatto fine alla dinastia Bush, almeno fino a quando non avrà un ritorno in politica.

Nei decenni passati, in Texas c’erano poche dinastie politiche così inarrestabili come quella dei Bush, con una solida eredità che risaliva agli anni Sessanta. Nell’era di Donald Trump, la capacità di tenuta di questo nome è decisamente diminuita e George P. Bush è stato l’ultima vittima di quest’anno, quando ha perso contro Ken Paxton nella corsa a procuratore generale del Texas. Come ha osservato il Texas Tribune a maggio:

Il riconoscimento del suo nome sta emergendo come un peso nel Partito Repubblicano. George P. Bush, che attualmente ricopre la carica di commissario per il territorio dello Stato, è in svantaggio su Paxton nei sondaggi. Alcuni dei motivi principali per cui gli elettori repubblicani sono riluttanti nei suoi confronti sono i legami con l’orientamento politico di centro-destra della sua famiglia e le sue posizioni politiche del passato.

George P. Bush aveva detto che questi attacchi erano guidati da Ken Paxton e che non riflettevano più il sostegno che aveva riscontrato in campagna elettorale. Gli annunci del procuratore generale in carica contro il giovane Bush si concentrano sull’etichettatura di “RINO” (Republican In Name Only, lett. Repubblicano solo di nome) e sul collegamento con la sua famosa famiglia.

George P. Bush ha però condotto ogni sforzo possibile per corteggiare i favori di Donald Trump, appoggiandolo entrambe le volte per la presidenza e cercando con entusiasmo il suo sostegno, finché l’ex presidente non ha appoggiato Ken Paxton. Al di là della corsa a procuratore generale del Texas, il nome di Bush ha vacillato anche in altri settori, come quando il cugino di George P. Bush, Pierce Bush, è arrivato terzo nella corsa per un seggio congressuale a Houston nel 2020.

Un’ampia varietà di fattori ha contribuito alla caduta della Casata dei Bush, ma gran parte del merito è da attribuire al momento in cui, durante le primarie repubblicane del 2016, Donald Trump attaccò pubblicamente sia Jeb Bush che George W. Bush durante il dibattito in South Carolina.

Come ha osservato la CNN all’epoca:

Anche per Donald Trump, si è trattato di un atto politico pericoloso.

Pochi giorni dopo una vittoria schiacciante nel New Hampshire, il candidato repubblicano in pectore alle presidenziali è salito sul palco del dibattito in South Carolina ed ha accusato l’ex presidente George W. Bush di aver mentito sull’esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq e per gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001.

Per qualsiasi altro politico repubblicano del passato, sarebbe stato il momento di chiudere la campagna elettorale. Invece, questi attacchi sottolineano la capacità unica di Donald Trump di fare dichiarazioni che avrebbero affossato chiunque altro, ma che gli permettono di uscirne comunque vincitore. Ha vinto facilmente le primarie in South Carolina, battendo il secondo classificato di circa 10 punti. Il fratello dell’ex presidente, Jeb, ha abbandonato la sua candidatura alla presidenza dopo questo risultato deludente.

Sebbene la vedova del defunto senatore repubblicano dell’Arizona John McCain, Cindy McCain, abbia lavorato ai margini della politica, appoggiando Joe Biden nel 2020 ed opponendosi a Donald Trump in ogni occasione, anche la dinastia politica dei McCain si è conclusa con la morte del senatore nel 2018 e non mostra segni di ritornare presto una potenza a livello nazionale.

Sebbene i Democratici abbiano a lungo sostenuto che l’ex primogenita Chelsea Clinton potrebbe seguire un giorno le orme del padre e della madre, anche la dinastia politica dei Clinton ha incontrato il suo destino con l’ascesa di Donald Trump durante le elezioni del 2016.

L’ex Segretario di Stato Hillary Clinton ha accennato ad una possibile candidatura nel 2024, ma non ha detto nulla di definitivo sui suoi piani per il futuro.

Mentre gli Obama hanno certamente fatto sentire la loro presenza nella sfera culturale attraverso la loro società di produzione Higher Grounds, l’ex first lady Michelle Obama non ha dato alcuna indicazione di volersi candidare, nonostante le più grandi speranze dei Democratici.

Quando martedì sera si è diffusa rapidamente la notizia della sconfitta di Liz Cheney, la gente ha subito notato questa nuova tendenza della politica americana.


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