Tucker Carlson: Nessuna persona onesta potrebbe credere che il raid dell’FBI contro Donald Trump sia un atto legittimo delle forze dell’ordine

Tucker Carlson denuncia il raid dell’FBI contro Donald Trump nella sua residenza di Mar-a-Lago e dice che si tratta di una vera e propria questione di potere

Questo articolo è adattato dal commento di apertura di Tucker Carlson dell’edizione del 15 Agosto 2022 di “Tucker Carlson Tonight”.

Abbiamo avuto qualche giorno per riflettere ed abbiamo concluso che nessuna persona onesta potrebbe credere che l’irruzione nella casa di Donald Trump della scorsa settimana sia stata un atto legittimo delle forze dell’ordine. Non lo è stato. Nemmeno l’amministrazione Biden si è preoccupata di fingere il contrario. Le spiegazioni ufficiali che abbiamo sentito per il raid non hanno alcun senso. Non importa con quanta forza vengano ripetute dai media, sono insensate. Nel caso abbiate dimenticato quali sono, ecco la prima spiegazione che ci hanno dato.

MICHAEL BESCHLOSS, STORICO: “Perché quest’uomo aveva questi documenti ultra-classificati nel seminterrato di Mar-a-Lago, non protetti, dove presumibilmente avrebbero potuto essere violati o rubati o fotografati e consegnati a potenze straniere ostili o probabilmente anche ai terroristi?”

Avete sentito? Quindi, non si tratta solo di documenti classificati lasciati nello scantinato di Mar-a-Lago, ma, secondo Michael Beschloss, lo storico preferito da quelle mezze calzette che dirigono il nostro Paese, si tratta di documenti ultra-classificati, del tipo più riservato, che se ne stanno lì indifesi in scatole come delle fanciulle in bikini, in attesa di essere fotografati dai terroristi. Immaginate Al-Qaeda che si fa i selfie con questi documenti, uno dopo l’altro, senza sosta, ripugnanti e terrificanti come sono.

È vero? A questo punto, nessuno ha fornito la prova che sia vero, non che augusti storici come Michael Beschloss aspettino le prove effettive prima di pronunciare il loro giudizio finale nei programmi di informazione via cavo. Loro vanno avanti, ma per amor di dibattito nel nostro show, diremo che è effettivamente vero e che Donald Trump aveva, in effetti, delle scatole di documenti riservati nel suo scantinato.

Supponiamo che sia vero. Che cosa significherebbe? Beh, il significato dipende in parte da quali erano questi documenti. Quei documenti contenevano informazioni significative? Avrebbero dovuto essere classificati in primo luogo? C’è una buona ragione per cui il resto di noi non avrebbe dovuto essere autorizzato nemmeno a guardare quei documenti?

Ora, non si sentono mai queste domande in pubblico, ma chiunque viva a Washington sa perfettamente che dovrebbero essere poste in pubblico molto più spesso, perché a Washington praticamente tutto può essere considerato un segreto di Stato ufficiale, e spesso lo diventa.

Nel 2011, per citare uno dei tanti esempi, la CIA ha finalmente declassificato una serie di documenti della Prima Guerra Mondiale. Questi documenti risalivano al 1917, quasi 100 anni prima. Uno di questi documenti, il più ultra-segreto, conteneva una ricetta per far sparire l’inchiostro. Ora, perché i burocrati federali dovrebbero passare un intero secolo a nascondere una ricetta diventata obsoleta per nascondere l’inchiostro che oggi si può acquistare legalmente in qualsiasi negozio di magia per il vostro bambino di quinta elementare? Bella domanda. Nessuno l’ha posta.

Invece, l’allora direttore della CIA, Leon Panetta, rilasciò un comunicato stampa in cui si vantava di aver dato in pasto la ricetta segreta dell’inchiostro ad un pubblico riconoscente. “Questi documenti sono rimasti classificati per quasi un secolo fino a quando i recenti progressi della tecnologia hanno reso possibile la loro pubblicazione”, aveva scritto Panetta. “Quando le informazioni storiche non sono più sensibili, prendiamo sul serio la nostra responsabilità di condividerle con il popolo americano“.

Non c’era alcun accenno al fatto che Leon Panetta stesse scherzando quando l’ha scritto. Non c’è di che, America. Ecco la tua ricetta secolare per far sparire l’inchiostro. Ancora una volta, questo accadeva nel 2011. Quindi, pensateci bene. C’è da chiedersi di quali recenti progressi tecnologici stesse parlando Leon Panetta nel comunicato stampa e quanto fossero recenti? Panetta stava davvero dicendo che le spie della CIA comunicavano ancora con l’inchiostro a scomparsa dell’epoca della Prima Guerra Mondiale, ad esempio nel 2010 o addirittura nel 1950? Ma per favore. È stato bizzarro. Naturalmente, si trattava di un’altra bugia dei responsabili.

Ecco la verità. I documenti sono stati classificati per 100 anni, non perché l’inchiostro che scompare fosse una sorta di segreto per la sicurezza nazionale. Erano stati classificati perché la posizione di default del governo in ogni caso è che non avete il diritto di sapere nulla, mai. Sono le loro informazioni. Non sono tue. Non sei un cittadino. Sei solo un contribuente. Stai zitto e paga. Ancora oggi sono rimaste grandi quantità di informazioni classificate della Seconda Guerra Mondiale. Si tratta di documenti scritti 80 anni fa da persone i cui nipoti sono ormai anziani, ma voi non potete ancora vederli. Non avete le autorizzazioni. Mi dispiace.

Quindi, quando vi dicono che Donald Trump aveva documenti classificati nel suo scantinato, quei materiali potrebbero essere letteralmente qualsiasi cosa, ma ancora una volta, per amor di dibattito, ammetteremo che Donald Trump fosse in possesso di documenti classificati per una qualche buona ragione. Documenti che, per esempio, non vorremmo legittimamente che il governo cinese vedesse. Se questo fosse vero, giustificherebbe quello che è successo? Giustificherebbe l’invio di una squadra di agenti federali che ha chiuso l’intera punta meridionale di Palm Beach per fare irruzione a Mar-a-Lago in un giorno feriale? No, non lo giustificherebbe. Quindi, una delle leggi che vi dicono che Donald Trump ha infranto non prevede nemmeno delle sanzioni penali, perché non è abbastanza grave.

I paramilitari federali non si presentano a casa tua quando violi il Presidential Records Act ed infatti, come abbiamo appreso in seguito, il vero mandato per l’incursione, che è stato firmato da un giudice apertamente di parte, perché non si potrebbe inventare nulla di tutto questo nemmeno se ci si provasse, un giudice che una volta rappresentava la difesa di Jeffrey Epstein nel famoso caso che riguardava il sesso con dei minorenni. Quel giudice ha permesso all’FBI di sequestrare praticamente ogni pezzo di carta nella casa di Donald Trump, che fosse o meno classificato.

Hanno preso l’avviso di garanzia di Roger Stone, per esempio. Era stato sulla prima pagina del Washington Post, quindi probabilmente non era un segreto. A quanto pare, i federali se ne sono andati anche con i passaporti di Donald Trump, impedendogli di lasciare il Paese. Quindi, a prescindere da qualsiasi altra cosa, questo raid non riguardava la legge sui documenti presidenziali. Questa spiegazione è assurda. È ridicola quasi quanto l’affermazione che la Casa Bianca non sapesse nulla del raid prima che avvenisse. Giusto. Ma per favore. Se vogliono mentirci, dovrebbero impegnarsi un po’ di più.

Allora, su cosa verteva questo raid? Beh, stiamo tenendo il conto. Ecco la seconda spiegazione che ci hanno dato.

JOE SCARBOROUGH: “Con Donald Trump, all’improvviso, quando si parla della possibilità di armi nucleari, documenti classificati di altissimo livello vengono rubati dalla Casa Bianca e portati a Mar-a-Lago.”

MIKA BRZEZINSKI: “Un promemoria del perché il Dipartimento di Giustizia potrebbe essere un po’ preoccupato per i segreti nucleari che circolano a Mar-a-Lago.”

Due parole per te, amico mio. Due parole. “Segreti nucleari“.

Cosa? Segreti nucleari? I segreti nucleari sono per definizione di massima segretezza. Segreti nucleari ultra-segreti. Donald Trump li ha rubati. Signore e signori, l’America è in pericolo. Questa era la loro nuova spiegazione per l’incursione. Ora, questa nuova versione della storia è stata fatta trapelare in forma anonima a una stampa obbediente che, come avete appena visto, ha ripetuto ogni parola come se fosse un fatto accertabile.

Ancora una volta, nessuno si è preoccupato di spiegare quali potrebbero essere questi segreti nucleari. Cos’è esattamente un segreto nucleare e cosa intendeva fare Donald Trump con questi segreti? Aveva intenzione di disertare a Mosca? Dare i codici di lancio a Vladimir Putin? Fondare un proprio Stato canaglia alle Bahamas? Nessuno lo ha detto, ma questo non ha impedito all’ex direttore della CIA Michael Hayden di suggerire che Donald Trump debba essere giustiziato, fritto a morte sulla sedia elettrica, per aver commesso questi crimini, qualunque essi siano. Ancora non lo sappiamo.

Non c’erano molti fatti in giro. Non ce ne sono ancora, ma c’era un motivo. Non potevano raccontare tutta la storia. Non potevano rilasciare tutti i documenti perché avrebbero messo a rischio la sicurezza nazionale americana. Quindi, dovrete fidarvi di loro e, naturalmente, dovrete ascoltare la loro indignazione. C’è stato molto di questo. In televisione si è sbuffato all’infinito su una cosa chiamata Stato di diritto e su come nessuno sia assolutamente al di sopra di esso. Nessuno. Nemmeno un ex presidente.

Ce lo dicono le stesse persone che hanno pagato i rivoltosi per mettere a ferro e fuoco le nostre città, quelle che hanno abolito la cauzione, quelle che hanno incoraggiato decine di milioni di cittadini stranieri ad ignorare le nostre leggi federali sull’immigrazione e a trasferirsi nel nostro Paese in modo permanente e a spese dello stato come ricompensa per aver infranto le nostre leggi, ma ricordate che nessuno è al di sopra della legge. Questo è quanto ha detto Joe Scarborough, un uomo che è stato accusato di aver commesso un omicidio mentre era membro del Congresso, ma che in qualche modo è passato senza problemi alla trasmissione della MSNBC senza essere accusato oppure indagato. Nessuno è al di sopra della legge. Ricordatelo.

Quindi, nei giorni successivi all’incursione, c’è stato un gran numero di atteggiamenti. Ma niente di tutto ciò è stato molto efficace perché, ancora una volta, non aveva senso. Anche la propaganda deve fare i conti. Due più due uguale nove non convince nessuno.

Segreti nucleari? Se l’amministrazione Biden ci credeva davvero, se pensava davvero che Donald Trump fosse in possesso di documenti che rappresentavano un pericolo imminente per la sicurezza nazionale americana, allora c’è da chiedersi: perché hanno aspettato un anno e mezzo per fare qualcosa? Perché hanno aspettato fino a 90 giorni prima delle elezioni di metà mandato, un’elezione che i sondaggi suggeriscono che perderanno? Non ha, oh, aspetta, in realtà ha senso.

In effetti, la domanda contiene già la risposta. Nonostante le apparenze superficiali, l’irruzione a Mar-a-Lago non è stata un atto di applicazione della legge. È stato il contrario. È stato un attacco allo Stato di diritto. È stata una presa di potere. Come ha detto di recente Matt Boose, su American Greatness, l’irruzione nella casa di Trump “è stata esattamente ciò che sembra, una dimostrazione di forza contro il leader dell’opposizione da parte del capo di Stato e delle sue guardie del corpo personali. Se questo accadesse in qualsiasi altro Paese verrebbe immediatamente denunciato come l’atto di un dittatore“.

È vero, ma è comunque difficile ascoltare queste parole. Come americano, non vuoi crederci, eppure ecco i fatti essenziali. La stessa settimana in cui la Casa Bianca di Biden ha annunciato che Joe Biden cercherà sicuramente un secondo mandato presidenziale, il Dipartimento di Giustizia di Biden ha lanciato un’incursione armata contro il principale rivale di Biden in quelle stesse elezioni presidenziali. Ecco cosa è successo. Fermatevi un attimo. Se il New York Times vi dicesse che una cosa del genere sta accadendo in Ciad oppure in Gambia, quale sarebbe la vostra reazione?

Probabilmente direste a voi stessi: “Grazie a Dio non vivo in un posto come quello, un Paese in cui i politici hanno usato uomini armati per aggrapparsi al potere“. Oh, ma tu vivi in un Paese come quello. È così. Le prove sono intorno a noi. Solo che non vogliamo vederle. Una settimana dopo l’inaugurazione di Joe Biden, l’FBI ha arrestato un uomo di 31 anni del Vermont, Douglass Mackey. Secondo il successivo comunicato stampa del Dipartimento di Giustizia, Mackey avrebbe commesso un reato estremamente grave. Come Vladimir Putin, avrebbe cospirato per sovvertire le elezioni presidenziali del 2016.

In un tweet, Douglass Mackey aveva suggerito, ma non detto esplicitamente, bensì solamente suggerito, che fosse possibile votare per Hillary Clinton via SMS. Questo atto, ha dichiarato il procuratore degli Stati Uniti ad interim Seth DuCharme, è un reato grave, un reato punibile con dieci anni di carcere. Il tweet di Mackey, ha detto DuCharme, equivaleva a “disinformazione per frodare i cittadini del loro diritto di voto“. Il vicedirettore dell’FBI, William Sweeney, aveva confermato che Douglass Mackey avesse effettivamente commesso un “furto di voti”. Quindi, come si addice ad un criminale di questa portata, Douglass Mackey è stato ammanettato e trascinato davanti ad un giudice federale della Florida chiamato Bruce Reinhart, come ci risulta, lo stesso magistrato che ha autorizzato l’irruzione della scorsa settimana a Mar-a-Lago. Strano. Poi, Mackey è stato portato in prigione.

Ora, l’arresto di Mackey sembrava una storia importante, ma all’epoca la copertura mediatica era relativamente scarsa e quasi uniformemente credulona. I giornalisti che se ne occuparono si limitarono a ritagliare le citazioni dal comunicato stampa del Dipartimento di Giustizia e a passare ad altro. Perché? Beh, il New York Times ha dato subito il taglio giusto, descrivendo Douglass Mackey come “un troll dell’estrema destra su Twitter“.

Troll dell’estrema destra su Twitter” non è un termine tecnico. In effetti, non ha un significato concordato di alcun tipo. È uno slang e lo slang è qualcosa che i giornali seri non includono mai nelle notizie, ma in questo caso il termine “troll dell’estrema destra su Twitter” aveva una sua utilità. Ha inviato un messaggio inequivocabile al Paese ed, in particolare, al resto dei media: Douglass Mackey è una persona pericolosa con opinioni indicibilmente brutte e merita di essere rinchiuso. E così è stato.

Non c’è stata alcuna considerazione sul merito del caso del governo contro Douglass Mackey, ma avrebbe dovuto esserci, perché il caso era assurdo. Se i tweet di Mackey erano così minacciosi per il nostro sistema di governo, per la democrazia, allora perché il Dipartimento di Giustizia ha aspettato più di quattro anni, fino alla settimana in cui Donald Trump ha lasciato il suo incarico, per accusarlo? E se Mackey ha effettivamente rubato i voti dei cittadini americani, come l’FBI ha ripetutamente affermato, di chi sono i voti rubati? Chi erano esattamente le vittime dei crimini di Douglas Mackey? I media non lo hanno mai chiesto. L’amministrazione Biden non l’ha mai detto.

A tutt’oggi, il Dipartimento di Giustizia non ha mai identificato una sola persona a cui sia stato impedito di votare o di fare qualsiasi altra cosa a causa di ciò che Douglass Mackey aveva twittato, perché non c’erano persone. Quelle persone non esistevano.

Douglass Mackey non era una mente criminale a capo di un’associazione a delinquere finalizzata alla frode elettorale. Douglass Mackey era un burlone su Internet. Il suo lavoro consisteva nell’inventare meme divertenti sul suo portatile in camera da letto. Questo è ciò che ha fatto. Ecco uno dei suoi mezzi. “#DraftOurDaughters”, ha scritto Mackey in quello che era ovviamente un falso tweet della campagna di Hillary Clinton, “Sono pronti ad andare in guerra per lei. E voi?”. Piuttosto divertente.

Douglass Mackey stava prendendo in giro Hillary Clinton. Nessuno poteva non notarlo. Non stava sovvertendo le elezioni. Stava prendendo in giro una candidata e, in effetti, non è sfuggito a nessuno. Non una sola persona in America credeva che i meme di Douglass Mackey su Twitter violassero “uno dei diritti più basilari e sacri garantiti dalla Costituzione, il diritto di voto”. Assolutamente nessuno ci credeva. Nessuno potrebbe crederci perché è un’affermazione troppo stupida per essere creduta, eppure Nicholas McQuaid, che ha frequentato la Columbia Law School ed ora è l’assistente del procuratore generale di Joe Biden, ha fatto comunque questa affermazione testualmente e lo ha fatto con la faccia seria: “Douglass Mackey è una minaccia per la democrazia”. Rischia quindi dieci anni di carcere. Così recitava il comunicato stampa del Dipartimento di Giustizia.

Tre paragrafi dopo, lo stesso comunicato stampa ha inavvertitamente riconosciuto ciò che stava realmente accadendo. Nel periodo precedente alle elezioni del 2016, ha spiegato il Dipartimento di Giustizia, Douglass Mackey aveva acquisito più influenza su Twitter della NBC News o dello stesso Stephen Colbert. Ora la denuncia penale contro Douglass Mackey lo dice chiaramente. Potete leggerla voi stessi. È ancora online.

L’amministrazione Biden ha sostenuto che, su Twitter, Douglass Mackey piaceva alla gente più di quanto piacesse a NBC News o a Stephen Colbert, e forse a voi non sembra una cosa cattiva. Potrà sembrarvi bello essere cresciuti come voi in un Paese in cui si poteva scegliere cosa leggere, ma secondo il governo ora guidato da Joe Biden, questo è un reato.

Non è necessario essere di Destra per trovare questo terrificante. In un Paese libero, si ha il diritto assoluto di dire ciò che si pensa in pubblico, punto e basta, non importa chi si senta offeso da ciò che si dice. Non importa se la gente considera le tue opinioni brutte. Anche se ogni persona sul pianeta trova le vostre opinioni orribili ed al di là del limite, avete comunque il diritto di esprimerle perché siete nati con questo diritto. È intrinseco. Non potete mai essere mandati in prigione per le vostre opinioni politiche. Questo è il principio fondamentale degli Stati Uniti. È il principio per il quale i Marines hanno combattuto fino alla cima del monte Suribachi.

Quindi, qualunque cosa pensiate sui suoi mezzi, la libertà di parola di Douglass Mackey meritava di essere difesa, ma praticamente nessuno allora la difese. A parte qualche coraggiosa ed onorevole eccezione, anche i cosiddetti “media conservatori” sono rimasti in silenzio mentre la vita di Douglass Mackey veniva distrutta dal Dipartimento di Giustizia di Joe Biden. È ancora nel limbo, rischia dieci anni. Perché? Perché il New York Times l’aveva definito “un troll dell’estrema destra su Twitter” e nessuna persona rispettabile vuole avvicinarsi a lui. Così, l’epurazione è continuata.

Douglass Mackey è stato forse la prima vittima del nuovo autoritarismo, ma non certo l’ultima. Negli ultimi 18 mesi, praticamente ogni figura di rilievo nell’orbita di Donald Trump è stata spazzata via da Merrick Garland al Dipartimento di Giustizia. Le loro case sono state perquisite, le loro comunicazioni personali sequestrate e diffuse ai media. Alcuni sono stati arrestati e messi in prigione. Gli avvocati di Donald Trump sono i bersagli principali. Il Dipartimento di Giustizia ha citato in giudizio Eric Herschmann. Ha rappresentato Donald Trump durante il primo impeachment. Herschmann non ha mai lavorato nell’ufficio legale della Casa Bianca.

L’amministrazione Biden lo sta comunque perseguendo perché ha dato consigli legali al suo cliente, Donald Trump. Una volta questo era permesso. Le persone potevano avere degli avvocati e parlare con loro in privato, ma ora non è più permesso. È per questo che la CIA ha sequestrato i documenti dei clienti dell’avvocato a Mar-a-Lago. Ed è anche il motivo per cui il Dipartimento di Giustizia sta ora prendendo di mira direttamente il più importante avvocato personale di Donald Trump, Rudy Giuliani. Per anni, i federali hanno perseguito i collaboratori di Giuliani, tra cui un uomo chiamato George Dickson. Dickson stava lavorando ad un documentario su Hunter Biden. L’anno scorso l’FBI ha fatto irruzione nella sua casa in California. I federali hanno fatto irruzione anche nell’appartamento di Giuliani e nel suo ufficio a New York. Poi l’FBI ha preso di mira un collaboratore di Giuliani, Igor Fruman, perché aveva trovato le prove di una cattiva condotta di Joe Biden in Ucraina. Fruman è stato mandato in prigione.

Poi l’FBI ha sequestrato il telefono dell’importante avvocato conservatore Victoria Toensing. Aveva lavorato con Giuliani nel 2020 per indagare sui brogli elettorali. Hanno fatto irruzione nella sua casa. Il Dipartimento di Giustizia ha annunciato che lo stesso Giuliani è oggetto di un’indagine federale. Perché esattamente? Perché, come Toensing e molti altri indagati od arrestati, Rudy Giuliani ha messo in dubbio l’esito delle elezioni del 2020, in questo caso nello Stato della Georgia. Davvero? Mettere in dubbio l’esito delle elezioni nello Stato della Georgia? Non è una cosa che Stacey Abrams ha fatto di mestiere? Sì, ma i Repubblicani non hanno più questo diritto.

Non molto tempo fa, più di una dozzina di agenti federali sono intervenuti per un raid all’alba contro l’ex funzionario di Trump, Jeff Clark. Lo hanno lasciato per strada in mutande per ottenere la massima umiliazione. Poi hanno sequestrato il telefono di John Eastman. Anche Eastman era un avvocato di Trump. È stato avvicinato da sei agenti in un ristorante del New Mexico mentre usciva a cena con la moglie. Lo hanno perquisito e costretto a fornire i dati biometrici del viso per sbloccare il suo telefono. Poi, il Dipartimento di Giustizia ha tentato la stessa cosa con l’avvocato di Steve Bannon, Bob Costello, cercando di costringerlo a consegnare i suoi dati privilegiati di telefono ed e-mail. Potremmo continuare all’infinito. Il punto è che tutto questo è illegale. Viola il Primo Emendamento e viola il privilegio avvocato-cliente stabilito da lungo tempo, ma sta accadendo proprio sotto i nostri occhi.

L’FBI ha ammanettato l’ex funzionario di Trump Peter Navarro mentre si stava imbarcando su un volo all’aeroporto nazionale Ronald Reagan. È stato ammanettato, gli sono stati negati cibo ed acqua, gli è stato negato il permesso di telefonare al suo avvocato. E poiché questo non era abbastanza terrificante, l’FBI di Biden ha perseguito un deputato in carica percepito come troppo vicino a Donald Trump. Si trattava del deputato Scott Perry. Un giorno dopo il raid a Mar-a-Lago, i federali hanno sequestrato il telefono del deputato mentre era in viaggio con la sua famiglia. Avrebbero potuto chiamare il suo avvocato ed organizzare una risposta. Non si sono nemmeno preoccupati. Lo hanno beccato davanti alla sua famiglia e queste sono le vittime principali di questo giro di vite sulle libertà civili condotto dall’amministrazione di Joe Biden.

Naturalmente, sulla scia delle proteste per la giustizia elettorale del 6 gennaio, più di 900 persone sono state arrestate ed accusate di crimini derivanti da quella giornata, 900, quasi tutte non violente, quasi tutte senza precedenti penali. Più di 50 di loro sono stati finora condannati al carcere, tra cui una persona con un cancro terminale. Il suo crimine? Aver passeggiato per qualche minuto intorno al Campidoglio, e questo è solo l’inizio. Mancano ancora 500 casi. Infatti, il Dipartimento di Giustizia sta ricevendo almeno 34 milioni di dollari, ed altri 130 dipendenti, solo per gestire tutti i casi sul 6 gennaio, dalle proteste per la giustizia elettorale, che è quello che erano. Ora, superficialmente, tutto questo riguarda Donald Trump e, in un certo senso, è così. La Washington permanente ed effettiva non vuole che Donald Trump si ricandidi. Ovviamente, è la loro più grande paura e stanno facendo tutto il possibile per impedirlo.

A quanto pare la “democrazia” è troppo importante per lasciare che gli elettori scelgano il proprio presidente, ma se si fanno tre passi indietro e si considera ciò che sta realmente accadendo, si capisce che nulla di tutto questo riguarda Donald Trump, l’uomo. Si tratta di potere e quindi di schiacciare e umiliare chiunque ostacoli le persone che vogliono mantenere il potere, e questo significa chiunque.

Anche Alex Berenson? Alex Berenson è uno scrittore ed ex giornalista del New York Times. Ha una laurea della Ivy League e vive nel Nordest. Alex Berenson non corrisponde in alcun modo al profilo dell’elettore medio di Donald Trump. Di certo non lo stereotipo.

In effetti, è difficile credere che abbia votato per Donald Trump. Non lo sappiamo e non importa. Sappiamo che quando Alex Berenson ha iniziato a postare dei fact-checking basati sui fatti alle bugie che Joe Biden raccontava sul COVID e poi sui vaccini contro il COVID, la Casa Bianca ha ordinato a Twitter di mettere a tacere Alex Berenson e Twitter lo ha fatto subito e non stiamo speculando su ciò che è successo. Ci sono degli scambi scritti che dimostrano quanto è accaduto. Parleremo con Alex Berenson nel corso di questa trasmissione, ma il punto è che questo è illegale. Nessun governo americano può colludere con un’azienda privata per mettere a tacere i suoi critici. Punto. È una violazione inequivocabile del Primo Emendamento. È anche una violazione, ovviamente, dei diritti umani di Alex Brunson, eppure in qualche modo la cosa è passata inosservata. Il New York Times non ne ha parlato. Perché avrebbero dovuto? In un certo senso, si capisce perché quello che è successo ad Alex Berenson è successo a molti, molti, molti critici dell’amministrazione Biden nell’ultimo anno e mezzo. Sono stati censurati. Sono stati messi a tacere su ordine della Casa Bianca.

Pensate a cosa significa. Si tratta di atti di aggressione e ostilità rivolti contro gli americani. Nessun presidente americano ha mai fatto una cosa del genere. Nessun presidente americano ha mai dichiarato esplicitamente guerra alla propria popolazione, eppure per l’amministrazione Biden si tratta di qualcosa che accade quasi ogni settimana. Ecco Joe Biden ed il suo procuratore generale, Merrick Garland, che vi dicono che i “suprematisti bianchi”, in altre parole, gli elettori di Donald Trump, perché è questo che intendono quando dicono “suprematisti bianchi”, un termine che non hanno mai definito, gli elettori “suprematisti bianchi” di Donald Trump sono la più grande minaccia terroristica che gli Stati Uniti devono affrontare.

MERRICK GARLAND: “Secondo l’FBI, la principale minaccia di estremismo violento interno proviene da estremisti violenti a sfondo razziale od etnico, in particolare da coloro che sostengono la superiorità della razza bianca.”

JOE BIDEN: “Secondo la comunità di intelligence degli Stati Uniti, il terrorismo interno da parte dei suprematisti bianchi è la minaccia terroristica più letale in patria.”

Quindi, non per essere troppo letterale, ma questo è in qualche modo un notiziario. Niente di quello che avete sentito è vero. Non c’è una sola statistica o ricerca credibile a sostegno di ciò che Joe Biden o il suo procuratore generale hanno appena detto. Ancora una volta, tutto ciò è una menzogna. La verità, come sempre, è l’opposto. Queste sono le persone che hanno creato l’ondata di criminalità di cui soffre l’America ed ora vi incolpano per questo e, per buona misura, vi disarmano perché non ci si può fidare di voi con le armi perché siete troppo pericolosi e, nel caso vi fosse sfuggito il tema, stanno assumendo altri 87.000 agenti del fisco armati solo per assicurarsi che obbediate. Capito? Capito? È chiaro?

Incredibilmente, alcuni leader Repubblicani ancora non lo capiscono o fanno finta di non capirlo. Ecco Asa Hutchinson, ancora in qualche modo governatore dell’Arkansas in attesa di passare al consiglio di amministrazione del Walmart, che vi assicura che l’FBI è completamente in regola.

ASA HUTCHINSON: “L’FBI sta semplicemente svolgendo le proprie responsabilità in base alla legge, un mandato di perquisizione legittimo che un magistrato ha firmato e non sono entrati lì con i giubbotti da irruzione dell’FBI. Hanno cercato di adeguare il loro comportamento nell’esecuzione del mandato. Quindi, sosteniamo le forze dell’ordine. Stiamo dalla loro parte.”

Oh, l’FBI sta semplicemente svolgendo le proprie responsabilità. Certo, è così. “Cosa? Non sostenete le forze dell’ordine? Non c’è niente da vedere qui“. Questa è la linea e senza dubbio Asa Hutchinson e Mitch McConnell e Dan Crenshaw e tutti gli altri vi diranno la stessa cosa quando il Dipartimento di Giustizia di Biden o qualche altra agenzia di polizia statale sotto la loro influenza farà finalmente quello che sapete che faranno, cioè incriminare Donald Trump. Ovviamente, lo faranno. Chissà come.

Forse produrranno dei finti video di sorveglianza di Mar-a-Lago. A quanto pare, hanno già richiesto un mandato di comparizione e passeremo il prossimo anno a parlare di come dimostri che Donald Trump abbia gestito male le informazioni riservate. Davvero? E’ un’idea che non ha senso. Sul server. Ricordate l’infinita bufala della collusione con la Russia? Ne avremo ancora per molto. Grideranno che Donald Trump è un criminale e che se esprimete un qualsiasi sostegno a lui o un qualsiasi interesse a mantenere, non so, i diritti della libertà di parola e ad un giusto processo, siete anche voi dei criminali. Anzi, sei proprio tu la minaccia. Sei la minaccia ed il solo fatto di dire che non sei d’accordo con ciò che sta accadendo è un attacco al nostro governo. Questo è il loro stile.

Dopo aver firmato l’autorizzazione per il raid di Mar-a-Lago, il vostro procuratore generale, Merrick Garland, è salito sul palco per lamentarsi di essere la vittima. È lui la vittima. A quanto pare, alcune persone non erano d’accordo con il raid, quindi l’FBI, l’agenzia di polizia nazionale più armata al mondo, è ora lei stessa minacciata. Giusto. Voi siete i criminali. “I nostri critici sono in prigione, ma io ho ricevuto minacce anonime su Twitter. Povero me“. L’aggressività passiva è la caratteristica distintiva della Sinistra. Se cominciassero a mettere la gente nei campi di concentramento, NBC News farebbe il tifo per loro e poi vi attaccherebbe per esservi lamentati. “Come osate, violare le nostre norme. Abbiamo sempre avuto questi campi di concentramento“.

Come se lo dimostrassero, lo dimostrano ogni giorno, ma nelle ore successive al raid di Mar-a-Lago, i soliti sciacalli su Twitter, hanno iniziato a chiedere a Donald Trump di rendere pubblico il mandato che ha giustificato il raid. “Se non sei colpevole, ce lo devi dimostrare“, hanno detto. Così, Donald Trump l’ha fatto. Ha dato il mandato a Breitbart News, che l’ha pubblicato, e nel momento in cui il pezzo di Breitbart è stato pubblicato, gli stessi sciacalli hanno iniziato a urlare che gli estremisti dell’estrema destra stavano “mettendo in pericolo la vita degli agenti dell’FBI”, dato che questi agenti erano nominati nel mandato, che è un documento pubblico. In altre parole, “Siamo noi le vittime. Siamo noi le vittime“.

È sempre la stessa storia, ma questa volta, purtroppo, potrebbe essere un po’ diversa. Incriminare Donald Trump è un passo molto grande, non solo perché piace a molte persone e perché è l’ex presidente, ma perché incriminarlo a questo punto significherebbe rivelare che l’intera faccenda, e per faccenda intendiamo il nostro sistema giudiziario, è solo, trasparentemente, politica. È solo un mezzo per un fine, un mezzo per il potere e la gente lo sa a questo punto. L’hanno visto. Capiscono cosa sta succedendo. Anche chi non ama Donald Trump, anche chi non ha votato per Donald Trump e non vuole votarlo nel 2024, sa e non può non sapere. E questo significa che a questo punto siamo sull’orlo di qualcosa di inedito e terribile. Lo si sente. Persino Donald Trump lo sente.

Forse per la prima volta nella sua vita, Donald Trump sembra sinceramente interessato ad abbassare la temperatura, non solo per il suo bene, ma per il Paese. L’ha detto lui. Non ha mai detto nulla di simile. Forse non lo pensa davvero, ma quando mai lo ha detto? “Calmiamoci tutti un po’”, ha detto l’altro giorno. “Non va bene”. Sì, ha ragione.

Non va bene e non solo per lui, ma per tutti noi. La situazione potrebbe peggiorare molto rapidamente e i Biden lo sanno perfettamente. Sanno cosa potrebbe accadere se continuassero a seguire questa strada di usare le forze dell’ordine per aggrapparsi al potere. Ma non gli importa perché stanno affrontando un ripudio da parte degli elettori e sono disperati e faranno qualsiasi cosa, ma a quale costo?

Preghiamo che si fermino prima che sia troppo tardi.

Tucker Carlson Tonight” è il programma televisivo di punta della rete conservatrice americana Fox News, nemico giurato delle bugie, della superbia, dell’autocompiacimento e del pensiero unico. “Noi facciamo le domande che voi fareste – ed esigiamo delle risposte”. Tucker Carlson è fondatore e caporedattore del “The Daily Caller”, un sito di notizie politiche che ha lanciato nel 2010.


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Tucker Carlson Tonight” è un talk show americano e programma di attualità condotto dal commentatore paleoconservatore Tucker Carlson. Lo show viene trasmesso in diretta da Washington, D.C., su Fox News Channel alle 8:00 P.M. ET nei giorni feriali. Lo show include tipicamente commenti politici, monologhi, interviste e analisi. Ha debuttato come programma nella lineup di Fox News Channel il 14 novembre del 2016. Nel luglio 2020, “Tucker Carlson Tonight” ha battuto il record di programma con il più alto indice di gradimento nella storia delle notizie via cavo degli Stati Uniti, raccogliendo un’audience media di 4,33 milioni di spettatori.

Tucker Carlson è un conduttore di Fox News. Si è unito alla rete nel 2009 come collaboratore. Sostenitore dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, si dice anche che abbia influenzato alcune decisioni politiche chiave di Trump stesso. Le sue controverse dichiarazioni su razzismo, immigrazione e femminismo hanno portato al boicottaggio degli inserzionisti contro lo show. Fiero oppositore del progressismo politico, è stato definito un “nazionalista” ed un “paleoconservatore”. È un critico dell’immigrazione. Originariamente sostenitore della politica economica libertaria, ha poi criticato l’ideologia come “controllata dalle banche” ed è diventato un “protezionista”. È anche uno scettico sugli interventi militari all’estero degli Stati Uniti.

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