Il fiasco di Liz Cheney in Wyoming sarà solo il preludio ad una sua fastidiosa corsa alle presidenziali del Partito Repubblicano – The Federalist

Supportata e spinta dai media che la adorano, dai soldi dei Democratici e dal suo stesso ego, Liz Cheney andrà avanti fino alle primarie del 2024

Tratto e tradotto da un articolo di Jonathan S. Tobin per The Federalist

Per i Repubblicani che non ne possono più di sentirsi fare la predica da Liz Cheney su quanto sia triste che non abbiano il carattere e l’integrità che lei invece possiede, questa settimana ci sono due notizie: una buona e una cattiva.

La buona notizia è che, nonostante abbia raccolto enormi somme di denaro per uno Stato di piccole dimensioni come il Wyoming, sia la beniamina della stampa nazionale e la portabandiera di una dinastia familiare del GOP, Liz Cheney sembra stia per subire una clamorosa bocciatura alle primarie. I sondaggi pre-elettorali la danno perdente con un margine di 20-30 punti contro la sfidante Harriet Hageman, appoggiata dalla nemesi di Liz Cheney, l’ex presidente Donald Trump.

La cattiva notizia è che comunque non sparirà. Al contrario, ci si aspetta che riceva altrettanta, se non maggiore, attenzione nei prossimi due anni, anche dopo che sarà stata cacciata dal Congresso. Questo perché, come continua a far intendere in interviste ossequiose con i giornalisti liberal, la sua crociata contro Donald Trump è appena iniziata. Questo, assieme alle sue dichiarazioni secondo cui non cambierà comunque Partito, porta ad una sola conclusione ineluttabile.

Probabilmente si candiderà alla nomination repubblicana per le presidenziali del 2024 come oppositrice di Donald Trump, o di qualsiasi altro repubblicano scenderà in campo. In questo modo potrà continuare a portare avanti quella che si è rivelata un’efficace truffa allaNever Trump“, che ha dato uno scopo al suo marchio personale, altrimenti divenuto obsoleto ed irrilevante.

Quindi, aspettatevi di vederla ancora molto nei notiziari via cavo e nei canali televisivi di sinistra, in posa come una “Giovanna d’Arco del GOP” in missione per “salvare” il suo Partito ed il Paese dal “cattivo uomo arancione” e dalla stragrande maggioranza dei Repubblicani che ancora lo preferiscono, con tutti i suoi difetti, a quel repubblicanesimo dell’era Bush che lei ancora rappresenta.

La sua carriera alla Camera sta per finire perché gli elettori del Wyoming credono che li abbia traditi. Lo pensano non solo perché ha votato per il finto impeachment di Donald Trump, ma anche perché l’anno scorso si è essenzialmente unita ai Democratici accettando di far parte del Comitato sul 6 gennaio dopo che, con un passo senza precedenti, la Presidente della Camera Nancy Pelosi si è rifiutata di permettere al gruppo parlamentare del GOP di nominare i propri membri.

Da allora, Liz Cheney ha trascorso la maggior parte del suo tempo a Washington fingendo di essere il membro di più alto rango della commissione, guidando la sua spedizione di caccia e poi servendo come protagonista del suo processo televisivo teatralmente prodotto sotto forma di finta udienza del Congresso.

Come ha notato anche un recente profilo elogiativo del New York Times (“Liz Cheney è pronta a perdere ma non è pronta a mollare“), Liz Cheney ha speso per la corsa solo la metà dei 13 milioni di dollari raccolti per le primarie da Repubblicani e Democratici dell’ancien regime. In effetti, anche quando si è degnata di visitare il Wyoming, ha evitato gli eventi pubblici, presentandosi solo davanti ad un pubblico ristretto e preselezionato. Questo le ha permesso di evitare di affrontare gli elettori che ha tradito e di continuare a vivere in un bozzolo dove, leggendo dal libro di testo composto dal suo fan club mediatico, un gruppo ristretto di ammiratori può dirle che sta scrivendo un nuovo capitolo di “Profiles in Courage“.

È roba da non credere, soprattutto se paragonata alla demonizzazione che la sua famiglia ha dovuto affrontare per anni da parte di quegli stessi media. Suo padre, l’ex vicepresidente Dick Cheney, è coinvolto nei suoi sforzi per riportare l’orologio indietro al 2004. È stato trattato come la progenie del Diavolo dagli stessi imbroglioni che ora li lodano per screditare la “Versione 2022” del repubblicanesimo.

Nonostante la retorica di Liz Cheney sulla prevenzione di una minaccia fittizia alla democrazia, il suo astio nei confronti di Donald Trump e degli elettori del Partito Repubblicano è radicato nel risentimento che lei ed altri membri del vecchio establishment nutrono nei confronti di Trump per avergli sottratto il Partito Repubblicano da sotto il naso. Già fuori dal contatto con la base a causa del suo entusiasmo per le disastrose guerre all’estero e della netta mancanza di interesse per le questioni sociali ed economiche che stanno a cuore ai Repubblicani della base, le speranze di Liz Cheney di continuare ad essere una leader del Partito erano già finite ben prima che si accanisse contro Donald Trump.

La pretesa di Liz Cheney di rappresentare da sola il “Vero Repubblicanesimo TM” è presumibilmente la motivazione che sta alla base del non voler cambiare Partito. Ma una ragione migliore è che il suo ruolo di “martire” che sacrifica la sua carriera sull’altare dei principi avrà un futuro solo se non seguirà la strada di molti altri suoi compagni “Never Trump”, diventati Democratici a tutti gli effetti. Se lo facesse, sarebbe solo un’altra ex testa parlante repubblicana che sostiene che la metà del Paese che ha mantenuto la propria fede nel Partito Repubblicano, ed in una misura o nell’altra in Donald Trump, è composta da “deplorevoli insurrezionisti adoratori di idoli”.

Candidandosi alla presidenza, anche senza la minima speranza di successo, la sua celebrità continuerebbe a vivere. I Democratici continueranno a darle soldi. Ed i profili sul suo “coraggio” nei media tradizionali continueranno a venire pubblicati mentre lei gira per il Paese rimproverando proprio le persone di cui vuole il voto. Questo non potrebbe mai accadere se semplicemente si unisse ai Democratici: a quel punto non avrebbe più alcuna utilità per loro.

Ma alla fine, Liz Cheney dovrà comunque accontentarsi di unirsi ai Democratici una volta che Donald Trump o qualche altro Repubblicano otterrà la nomination. È facile immaginare che le verrà assegnato un posto da oratore alla convention democratica del 2024 e che faccia campagna per la rielezione di Joe Biden o di chiunque verrà nominato in quella sede, sperando di essere ricompensata con un posto di lavoro nel 2025 in caso di vittoria.

Ma si tratta ancora di due anni nel futuro. Nel frattempo, lo spettacolo di Liz Cheney può continuare. Il fatto che la sua imminente candidatura presidenziale, come il The Lincoln Project e quasi tutto ciò che i Never Trumpers hanno fatto negli ultimi anni, sarà una palese truffa, non è importante. Finché il ruolo di Liz Cheney, l’ultima “Repubblicana Giusta TM”, sarà utile alla Sinistra e le darà la possibilità di ottenere notorietà e forse anche un incarico in una futura amministrazione democratica, continuerà a recitare la sua parte.

Jonathan S. Tobin è collaboratore senior di The Federalist, redattore capo di JNS.org ed editorialista del New York Post.


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