L’insabbiamento che ha fatto l’FBI sulla storia del laptop di Hunter Biden è anche peggio di quanto sembri. Ecco perché – The Federalist

Questo scandalo dell’FBI non riguarda più solo la famiglia Biden, ma tutti i membri delle forze dell’ordine e dell’intelligence che hanno messo a rischio gli Stati Uniti non facendo il proprio lavoro

Tratto e tradotto da un articolo di Margot Cleveland per The Federalist

Gli informatori dell’FBI sostengono che gli agenti del Bureau abbiano aperto un’indagine fasulla su Hunter Biden al solo scopo di poter bollare come “disinformazione” le prove pregiudizievoli raccolto contro il figlio di Joe Biden, prove che erano però affidabili e verificabili, secondo un comunicato stampa esplosivo pubblicato dal senatore Chuck Grassley.

Le accuse, se vere, oltre a smascherare il ruolo dell’FBI nel coprire la famiglia Biden, saranno significative anche per un secondo motivo: non avendo vagliato a fondo le prove in suo possesso relative a Hunter Biden – tra cui il disco rigido del MacBook che Hunter aveva lasciato abbandonato in un negozio di riparazioni – la comunità dell’intelligence ha ignorato una minaccia epocale per la sicurezza nazionale, ovvero il fatto che i russi potessero essere anche solo potenzialmente entrati in possesso di un secondo portatile di Hunter Biden.

Chuck Grassley ha pubblicato un comunicato stampa in cui citava “diversi informatori dell’FBI, anche in posizioni di vertice”, che hanno lanciato “l’allarme sulla manomissione da parte di alti funzionari dell’FBI e del Dipartimento di Giustizia di indagini politicamente sensibili“, compresa l’attività investigativa che coinvolgeva informazioni pregiudizievoli sulle attività finanziarie e di affari all’estero di Hunter Biden“. Secondo il repubblicano dell’Iowa, gli informatori hanno affermato che l’agente speciale aggiunto dell’ufficio di Washington, Timothy Thibault “ed altri funzionari dell’FBI hanno cercato di dipingere falsamente come disinformazione le prove acquisite da più fonti che fornivano all’FBI informazioni relative alle attività finanziarie e di affari all’estero di Hunter Biden, anche se alcune di queste informazioni erano già state o potevano essere verificate”.

Il comunicato stampa aggiunge che “nell’agosto del 2020, l’analista di intelligence Brian Auten, responsabile dell’FBI, ha aperto una valutazione che è stata utilizzata da un team di agenti della sede centrale dell’FBI per screditare impropriamente e sostenere falsamente che le informazioni sulle attività di Hunter Biden fossero disinformazione, causando l’interruzione delle attività investigative“. “Il team della sede centrale dell’FBI avrebbe collocato i risultati della propria valutazione in una sottocartella ad accesso limitato, segnalando di fatto come disinformazione le fonti e le prove pregiudizievoli relative ad Hunter Biden e celando al contempo la motivazione di tali risultanze da qualsiasi controllo”, secondo quanto riferito da Chuck Grassley.

Il senatore dell’Iowa ha affermato che “Thibault avrebbe anche ordinato la chiusura delle indagini conoscitive relative ad Hunter Biden ed avrebbe cercato di contrassegnare impropriamente la questione all’interno dei sistemi dell’FBI in modo da impedirne la riapertura in futuro”. “Il team del quartier generale dell’FBI avrebbe sostenuto che le notizie provenienti dalle indagini erano a rischio di disinformazione“, ma gli informatori hanno detto a Chuck Grassley che “tutte le informazioni ottenute attraverso quelle indagini erano già verificate o verificabili”.

Le accuse degli informatori dell’FBI, se veritiere, sono devastanti e significano che, in un momento in cui Hunter Biden era già sotto inchiesta da parte dell’ufficio del procuratore del Delaware, piuttosto che collaborare con gli agenti che stavano già indagando sul figlio dell’allora candidato Joe Biden, la sede centrale dell’FBI abbia avviato invece una propria “valutazione”. Poi, sempre secondo gli informatori, gli agenti avrebbero impropriamente chiuso tutto, avrebbero incasellato tutte le prove comedisinformazione” ed avrebbero nascosto ad altri agenti dell’FBI i motivi di tale decisione.

Il comunicato stampa suggerisce anche che questa valutazionedell’FBI sarebbe servita a inquadrare l’indagine che Chuck Grassley ed il collega Ron Johnson stavano conducendo sugli affari all’estero di Hunter Biden come contaminata dalla disinformazione russa“. Nell’ambito di tale indagine, nel maggio 2020, “i Repubblicani del Senato avevano emesso un mandato di comparizione per ottenere documenti dal giovane Biden ed avevano chiesto informazioni relative a più di due dozzine di enti, tra cui Burisma“, la società energetica ucraina che pagava Hunter Biden quasi un milione di dollari all’anno per sedere nel suo consiglio di amministrazione.

Con le presidenziali tra Trump e Biden in pieno svolgimento, l’indagine di Grassley e Johnson su Hunter aveva suscitato le proteste dei Democratici, che nel luglio 2020 avevano inviato una lettera ed un’appendice classificata al direttore dell’FBI Christopher Wray “citando specificamente l’indagine di Johnson-Grassley su Hunter Biden come motivo per un briefing urgente al Congresso sulla ‘disinformazione’ straniera”.

Il mese successivo, i senatori democratici Gary Peters del Michigan e Ron Wyden dell’Oregon scrissero sia a Grassley che e Johnson, chiedendo che i membri delle commissioni del Senato per la Sicurezza interna e le Finanze, da loro presiedute, “ricevessero un briefing dalla task force dell’FBI sull’influenza straniera in relazione alle indagini in corso su Hunter Biden“.

Secondo un articolo del 5 agosto 2020 del Washington Post, “i Democratici hanno richiesto il briefing per mesi, e l’FBI e le agenzie di intelligence degli Stati Uniti avevano già precedentemente informato il personale della commissione sulla possibile disinformazione straniera”. L’FBI ha poi informato sia Grassley che Johnson il 6 agosto 2020, ma secondo i senatori, questo briefing era statonon richiesto e non necessarioe non aveva fornito alcuna nuova informazione ai senatori o alcuna accusa specifica di essere incappati nella “disinformazione” come parte della loro indagine su Hunter Biden.

Dato che l’analista di intelligence dell’FBI, Brian Auten, secondo gli informatori, aveva aperto la sua valutazione sul caso di Hunter Biden in agosto, le accuse degli informatori sollevano seri interrogativi sul fatto che i Democratici abbiano esercitato pressioni sull’FBI affinché avviasse un’indagine su Hunter Biden come “pretesto” per fornire il tanto desiderato “briefing sulla disinformazione”.

Inoltre, nell’aprile del 2021, qualcuno ha fatto trapelare il fatto che l’FBI aveva informato Grassley e Johnson il 6 agosto 2020, con il Washington Post che ha pubblicato un articolo in cui dipingeva i senatori comeavventati nelle loro indagini sugli affari esteri di Hunter Biden”, suggerendo che avesseroignorato gli avvertimenti dell’FBI” e che quindi potessero essere stati manipolati dal Cremlino.

Come riportava all’epoca il Wall Street Journal, sembra possibile che “l’FBI abbia portato un attacco politico a due membri del Congresso con la scusa di un ‘briefing“.

Le accuse degli informatori, unite alla copertura mediatica, suggeriscono che un agente del quartier generale dell’FBI abbia aperto una valutazione per fornire una copertura ad Hunter Biden, per eliminare le tracce delle prove emerse nell’indagine sul figlio dell’allora candidato Joe Biden e per infangare una legittima indagine sugli affari all’estero di Hunter Biden.

Questo scandalo, tuttavia, non rappresenta che la metà della questione, perché le dichiarazioni degli informatori, se vere, suggeriscono anche che la “valutazione” dell’FBI sul caso di Hunter Biden fosse tutta una finzione. Gli agenti non avrebbero infatti esaminato le prove a loro disposizione, che avrebbero incluso il famoso computer portatile MacBook che Hunter Biden aveva lasciato abbandonato in un negozio di riparazioni nel Delaware.

L’FBI aveva sequestrato quel portatile nel dicembre 2019, dopo essere stata avvisata della sua esistenza in ottobre. In quell’occasione, agli agenti dell’FBI era stato riferito che, oltre al del materiale pornografico, il computer contenesse informazioni riguardanti interessi stranieri, uno schema di pagamenti legato alla precedente amministrazione [ed] un sacco di denaro straniero“.

Non si sa cosa abbia fatto l’FBI dopo aver sequestrato il computer portatile nel dicembre 2019. Tuttavia, dato che all’FBI era stato riferito che il portatile conteneva “uno schema di pagamenti legato alla precedente amministrazione [ed] un sacco di denaro straniero”, qualsiasi indagine legittima avrebbe comportato l’esame del portatile alla ricerca di informazioni rilevanti per le indagini di Grassley e Johnson.

Se l’FBI avesse esaminato il portatile, gli agenti avrebbero scoperto una registrazione video che riprendeva Hunter Biden mentre diceva che nel 2018 un altro portatile era scomparso mentre stava “facendo festa a Las Vegas” e che Hunter credeva fosse stato rubato da un gruppo legato ai russi.

Il video mostra poi una prostituta che chiede ad Hunter se teme che i ladri russi cerchino di “ricattarlo”. “Sì, in qualche modo, sì”, aveva risposto Hunter, facendo notare che suo padre è “in corsa per la presidenza” e che “ne parla sempre”. Hunter aveva anche notato che il computer conteneva “tonnellate” di video compromettenti.

Ma non erano solo i video compromettenti per Hunter Biden a destare preoccupazione, bensì le informazioni finanziarie probabilmente contenute nel portatile, che potrebbero coinvolgere il padre nello scandalo pay-to-play. Se queste informazioni fossero finite nelle mani dei “russi”, come credeva Hunter, il rischio per la sicurezza nazionale sarebbe stato enorme e richiedeva che la comunità di intelligence conducesse un interrogatorio con Joe Biden in persona.

Invece, dai commenti degli informatori sembra che sia stata condotta una non-inchiesta“, con fonti e prove legittime falsamente classificate come “disinformazione”.

Questo scandalo non riguarda più solo la famiglia Biden, ma tutti i membri delle forze dell’ordine e dell’intelligence che hanno messo a rischio il Paese non facendo il proprio lavoro.


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