La Commissione sul 6 gennaio criminalizza i Repubblicani per le loro obiezioni alla legittimità delle elezioni, anche se i Democratici in passato ne hanno fatte di uguali – The Federalist

Il Comitato della Camera istituito per indagare sulla rivolta scoppiata al Campidoglio il 6 gennaio del 2021 ha dedicato un’intera udienza per discutere le affermazioni di Donald Trump sulle elezioni rubate

Tratto e tradotto da un articolo di Tristan Justice per The Federalist

Il Comitato della Camera istituito per indagare sulla rivolta scoppiata al Campidoglio il 6 gennaio del 2021 ha dedicato un’intera udienza per discutere le affermazioni di Donald Trump sulle elezioni rubate

La deputata democratica della California, Zoe Lofgren ha condotto l’interrogatorio con la testimonianza dell’agente del GOP, Ben Ginsberg, dell’ex procuratore degli Stati Uniti per il distretto settentrionale della Georgia, B. Jay Pak, e dell’ex commissario di Philadelphia, Al Schmidt. Ha testimoniato anche il direttore politico di Fox News, Chris Stirewalt, licenziato, e che ha annunciato la sua prossima apparizione davanti alla commissione dopo che la sua precedente rete si è rifiutata di mandare in onda questa esibizione in stile sovietico.

Se qualcosa non quadra con i numeri, si va in tribunale per ottenere una soluzione“, ha detto il presidente Bennie Thompson, Democratico del Mississippi, all’inizio dei lavori. “Accettare questi risultati [delle elezioni]. È questo che significa rispettare lo stato di diritto. È questo che significa candidarsi ad una carica elettiva nella nostra democrazia, perché quei numeri non sono solo numeri. Sono voti”.

Lo stesso standard si dovrebbe però applicare anche alla candidata sconfitta nelle presidenziali del 2016 Hillary Clinton, il cui ex manager della campagna elettorale, Robby Mook, ha testimoniato meno di un mese fa che l’ex candidata democratica ha approvato personalmente il “grande schema” per incastrare Donald Trump per collusione con la Russia. Sei anni dopo la sua storica sconfitta, tuttavia, i Democratici si ritrovano a insabbiare la loro lunga storia di cospirazioni elettorali e a dipingere gli avversari politici come “nemici interni” della democrazia.

L’udienza è stata principalmente un rigurgito degli stessi punti di discussione a cui gli americani sono stati sottoposti dall’esplosione di sconvolgimenti politici del 6 gennaio 2021, con un’attenzione particolare alle accuse di Donald Trump che ci sia stata un’elezione illegittima ed alla cospirazione intorno a Dominion Voting Systems.

La grande menzogna è stata anche una grande fregatura“, ha detto Zoe Lofgren, lamentando la raccolta di fondi di Donald Trump per le affermazioni di una elezione fraudolenta. Ma i Democratici non si sono fatti mai troppi scrupoli a capitalizzare sulla narrativa ormai sfatata che dipingeva il Presidente repubblicano come una “risorsa in mano ai russi”.

Dopo aver fallito la conquista della Casa Bianca nel 2016, i Democratici hanno trascorso anni a gridare alla cospirazione secondo cui Donald Trump fosse una “risorsa russa”, arrivando persino a dispiegare un colpo di Stato profondo all’interno dell’FBI per minare la volontà degli elettori, con un’indagine di due anni da parte del procuratore speciale Robert Mueller. Nonostante gli sforzi, l’indagine del procuratore speciale Robert Mueller, condotta con risorse illimitate, non ha trovato nessuna persona, tanto meno lo stesso Donald Trump, in collusione con il governo russo. Il 6 gennaio è diventato solo l’ultima bufala dei Democratici.

Se le semplici obiezioni alla certificazione elettorale sono diventati ormai dei crimini, come indicano le speculazioni del Comitato che indaga sul 6 gennaio, allora anche i Democratici dovranno comunque rispondere in qualche modo delle loro proteste per la certificazione delle elezioni del 2000, 2004 e 2016.

Nel 2017, i deputati democratici Jim McGovern, Pramila Jayapal, Raul Grijalva, Sheila Jackson Lee, Barbara Lee, Maxine Waters, e Jamie Raskin (che è stato poi uno dei responsabili dell’impeachment di Donald Trump) si sono opposti ai voti espressi dal Collegio Elettorale quando il Congresso ha certificato la trionfale vittoria del presidente Donald Trump nel 2016. In realtà, i Democratici hanno contestato più Stati nel 2017 di quanto abbiano fatto i Repubblicani nel 2020, citando come motivazione “interferenze russe” e la presunta politica della “soppressione degli elettori”. E hanno anche raccolto molti fondi grazie a questo.

Ancora oggi, Hillary Clinton sostiene che le elezioni del 2016 le sono state “rubate”.

Nel 2005, il rappresentante di New York Jerry Nadler aveva definito “rubata” l’elezione del 2004 ed aveva chiesto un’indagine proprio sulle macchine elettroniche per votare.

Nel 2000, la rappresentante democratica della California Maxine Waters aveva definito i risultati “fraudolenti”.

I Repubblicani, nel frattempo, vengono denigrati da questa caccia alle streghe faziosa per aver sollevato preoccupazioni su un’elezione condotta con una serie di cambiamenti di regole all’ultimo momento e caratterizzata da un’affluenza record sotto forma di voto per corrispondenza, monopolizzato da attori privati di sinistra.

Tristan Justice è il corrispondente occidentale


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