La Sentenza Dobbs non delegittima la Corte Suprema, anzi, le dà nuovamente legittimità – Washington Examiner

La Sentenza Dobbs non delegittima la Corte Suprema, anzi, le dà nuovamente legittimità

Tratto e tradotto da un articolo di opinione di Hugo Gurdon per il Washington Examiner

Dopo la demolizione della sentenza “Roe vs. Wade” e del suo diritto inventato all’aborto, i Democratici si sono accaniti sul fatto che la decisione abbia ucciso la legittimità della Corte Suprema.

Tali affermazioni sono utili per indicare la verità, che si trova nella direzione opposta. Lungi dal delegittimare la Corte Suprema, la sentenza Dobbs che conferma le restrizioni all’aborto del Mississippi le dà nuova legittimità, salvandola da decenni di improbabilità giurisprudenziale. La Sinistra odia la perdita del diritto all’aborto, certo, ma non più di quanto detesti l’ampia implicazione che la Corte Suprema, così come attualmente composta, frenerà se stessa e gli altri due rami del governo quando esagerano.

Contrariamente a quanto sostiene la Sinistra, la Corte Suprema si delegittima solo quando si sottrae all’ancora costituzionale e naviga in oceani di politica, politiche e preferenze ideologiche che dovrebbero essere decise democraticamente e che non sono sancite né dalla storia né dai documenti fondativi dell’America.

Quanto più la Corte Suprema si slega da questo, tanto più fa comodo ai Democratici, che da tempo considerano la Costituzione come un intollerabile impedimento piuttosto che come la base adeguata su cui costruire e mantenere una cultura politica sostenibile. La Sinistra e il suo Partito non possono uccidere esplicitamente la Costituzione, quindi hanno sostenuto che si tratti di una cosa “viva” che può mutare al di là di ogni evidenza empirica per significare qualsiasi cosa essi vogliano.

La maggior parte delle persone direbbe che una caratteristica distintiva di qualsiasi legge è che essa abbia un significato coerente. Come potrebbe altrimenti essere giusta e come potrebbe altrimenti esistere uno Stato di diritto? Una Corte Suprema che si attiene al significato originale della Costituzione, quindi, incute rispetto nell’opinione pubblica in un modo che sarebbe impossibile se i nove giudici piegassero le linee guida costituzionali per adattarle alle proprie preferenze o a quelle che ritengono siano dominanti presso l’opinione pubblica. Questo è invece ciò che i politici sono eletti a fare. La Corte Suprema otterrà il rispetto nella misura in cui non sarà un’ancella di qualsiasi ideologia per la quale i politici non riescono a raccogliere il sostegno popolare.

La necessità che la Costituzione, e qualsiasi legge, rimanga costante nel suo significato falsifica anche l’affermazione – che proviene da entrambi i partiti, ma più dai Democratici – secondo cui la Corte Suprema dovrebbe essere divisa in modo approssimativamente uniforme tra liberal e conservatori, perché il Paese lo è.

Questo riflette l’idea pericolosa che la Corte Suprema debba essere un organo politico, ma anche un altro errore. Una corte in cui vi sia un numero uguale di liberal e di conservatori, con il voti di uno o due giudici nel mezzo, è una Corte che si sposta da una posizione costituzionale al suo esatto opposto, man mano che le nomine giudiziarie dei presidenti successivi vengono confermate.

Ai sostenitori piace parlare di una corte “equilibrata” perché l’equilibrio suona ragionevole e moderato. Ma l’equilibrio è intrinsecamente instabile – si pensi ad una bilancia – ed anche solo un piccolo nuovo peso ad una delle due estremità lo fa pendere completamente da una parte o dall’altra. Una Corte Suprema in cui c’è, al contrario, una chiara maggioranza di giudici originalisti (per quanto riguarda la Costituzione) e testualisti (per quanto riguarda gli statuti legali) è una corte che non può essere orientata verso decisioni improprie prese per motivi politici o ideologici. Una corte “equilibrata” che oscillasse tra i due estremi renderebbe evidente che le leggi non hanno un significato coerente e che possono essere manipolate da un giorno all’altro. Come può un tribunale del genere ottenere il rispetto e la legittimità dell’opinione pubblica?

Quindi, la decisione Dobbs – ammettendo ciò che anche gli avvocati costituzionalisti che sostengono l’aborto, tra cui la compianta giudice Ruth Bader Ginsburg, hanno riconosciuto, cioè che la “Roe vs. Wade” era un ragionamento giuridico debole e distorto – ammette coraggiosamente un grave errore istituzionale e segnala che l’istituzione si correggerà da sola quando una sua precedente decisione è andata male.

È in parte per questo motivo che Michael Stokes Paulsen, scrivendo per Public Discourse, descrive il parere in Dobbs del giudice Samuel Alito, ed il suo appoggio da parte di altri cinque giudici, come un raro atto di coraggio giudiziario” e nutre la speranza che sia “potenzialmente trasformativo della società americana, in meglio”.

Immaginate, una Corte Suprema che non si arroga decisioni politiche o, per dirla in altro modo, che si rifiuta di risparmiare ai politici eletti la fatica di persuadere gli elettori!

Si parla del tentativo di Joe Biden di contrastare la Sentenza Dobbs con degli ordini esecutivi, di costruire cliniche abortive su terreni federali all’interno di Stati Repubblicani e di codificare la “Roe vs. Wade” nella legge federale. Nessuno di questi sforzi sembra destinato ad andare lontano e dovrebbe essere visto come l’ultimo spasmo di un perdente furioso. Invece, la cosa più probabile è che, sotto la rabbia e il veleno della nostra politica, i politici in cerca di elezione dovranno sempre più convincere una maggioranza democratica dei meriti del loro programma.

E di questo dovremo ringraziare una Corte Suprema nuovamente legittimata.

Hugo Gurdon è il caporedattore del Washington Examiner. È l’ex caporedattore di The Hill e in precedenza ha lavorato come redattore e reporter presso il The Daily Telegraph di Londra ed il National Post del Canada. I suoi scritti sono apparsi anche su pubblicazioni come il Wall Street Journal (Europa), il Financial Times e il Guardian.


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