Le 8 “rivelazioni bomba” della testimonianza di Cassidy Hutchinson sono tutte false – Joel B. Pollak, Breitbart News

I media dell’establishment hanno trattato la testimonianza dell’ex collaboratrice della Casa Bianca Cassidy Hutchinson davanti alla Commissione sul 6 gennaio come se fosse stata una “condanna per Donald Trump”, prima che le sue affermazioni cominciassero a crollare

Tratto e tradotto da un articolo di Joel B. Pollak per Breitbart News

Il fatto che Cassidy Hutchinson sia stata vista abbracciare i membri del Comitato che indaga sul 6 gennaio, come se fossero partner di un’impresa comune piuttosto che investigatori alla ricerca della verità, avrebbe dovuto far scattare l’allarme – ma non è stato così, finché non è stato troppo tardi.

Il Los Angeles Times, insieme ad altri – tra cui Fox News – ha messo da parte le regole fondamentali del giornalismo, accettando come fatti le improvvide affermazioni di una testimone la cui testimonianza si basava interamente su delle dicerie e che non è mai stata sottoposta ad alcun controinterrogatorio.

Il Los Angeles Times ha pubblicato un elenco di quelle che ha definito otto “rivelazioni bomba”, alcune delle quali sono state presto sfatate, altre rimangono ancora dubbie ed altre ancora sono solo una ripetizione di cose già note o che altri testimoni avevano già raccontato durante l’inchiesta.

“Diversi collaboratori di Donald Trump sapevano del rischio di violenza prima del 6 gennaio” – come lo stesso presidente, che per questo motivo aveva autorizzato il ricorso allo schieramento della Guardia Nazionale per mettere in sicurezza il Campidoglio in anticipo, anche se la presidente della Camera Nancy Pelosi aveva rifiutato.

“Donald Trump sapeva che i partecipanti al comizio del 6 gennaio erano armati” – le “armi” in questione non erano fucili AR-15, come la commissione ha lasciato intendere, ma piuttosto una varietà di strumenti – aste di bandiere, scudi, spray al peperoncino – che chiunque poteva vedere anche guardando la televisione.

“I consulenti della Casa Bianca hanno sollevato dubbi sul discorso di Donald Trump” – Questo era già noto da precedenti testimonianze, anche se in senso generale è del tutto irrilevante: il compito dei consulenti legali è proprio quello di sollevare dubbi su quasi tutti i discorsi dei presidenti.

“Donald Trump voleva recarsi al Campidoglio il 6 gennaio” – Il LA Times ammette che Trump stesso avesse detto di voler guidare i manifestanti in una marcia (pacifica) verso il Campidoglio, anche se l’ex capo dello staff Mark Meadows ha detto che era solo una metafora.

“Donald Trump si è affrettato a prendere il volante della limousine presidenziale per andare in Campidoglio” – Questa accusa è stata specificamente smentita dai due testimoni che la stessa Hutchinson ha citato, e lo stesso Secret Service, che è la scorta presidenziale, ha detto di essere pronto a negare questa improbabile affermazione.

“Donald Trump non ha voluto agire per fermare la rivolta del 6 gennaio” – La riluttanza di Trump ad agire e i suoi ritardi una volta che è diventato chiaro che i rivoltosi erano all’interno del Campidoglio sono stati oggetto di critiche fin dal 6 gennaio del 2021. Non si tratta quindi di informazioni nuove.

“Donald Trump ha lanciato il suo pranzo contro il muro dopo aver letto l’articolo di William Barr” – Questa affermazione è una delle tante che la Hutchinson ha fatto basandosi solo sul sentito dire. Potrebbe essere considerata degna di nota, se ci fossero prove o testimonianze a sostegno, ma non ci sono.

“Donald Trump e Mark Meadows volevano includere l’annuncio della grazia nel discorso fatto il 7 gennaio” – Se fosse vero, non sarebbe rilevante: data l’indagine troppo zelante su chiunque sia legato a Trump, sarebbe ragionevole che anche persone innocenti chiedano la grazia.


BreitbartNews.com

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Joel B. Pollak è Senior Editor-at-Large di Breitbart News e conduttore di “Breitbart News Sunday” su Sirius XM Patriot la domenica sera. È l’autore del recente e-book, “Neither Free nor Fair: The 2020 U.S. Presidential Election”. Il suo recente libro, “RED NOVEMBER”, racconta la storia delle primarie presidenziali democratiche del 2020 da una prospettiva conservatrice. È il vincitore del 2018 Robert Novak Journalism Alumni Fellowship. Seguilo su Twitter a @joelpollak.