Il Comitato sul 6 gennaio sta facendo perdere la testa ai Never Trump – The Federalist

Molti commentatori di Destra vogliono così tanto essere apprezzati dalla Sinistra che sono disposti ad ignorare la verità sul Comitato sul 6 gennaio

Tratto e tradotto da un articolo di John Daniel Davidson per The Federalist

C’è qualcosa di molto sbagliato nel fatto che i media e i commentatori che si suppongono di centro-destra trattino il Comitato sul 6 gennaio come qualcosa di diverso dallo spaventoso processo staliniano che è. In particolare, questa settimana il Washington Examiner ed il National Review hanno pubblicato entrambi degli imbarazzanti e deliranti articoli sulle audizioni della Commissione. L’Examiner ha persino pubblicato un editoriale che dichiara: “Trump si è dimostrato di nuovo inadatto al potere“.

Perché Donald Trump sarebbe “inadatto al potere”? A causa della testimonianza dell’ex collaboratrice della Casa Bianca di Trump, Cassidy Hutchinson, di martedì scorso. La stampa aziendale l’ha acclamata come “esplosiva” e “dannosa”, è apparsa sulle prime pagine del New York Times e del Washington Post ed è stata riproposta fino alla nausea da tutti i notiziari via cavo.

Prima di arrivare a quanto detto dal Washington Examiner e dal National Review, dobbiamo parlare della testimonianza di Cassidy Hutchinson. La Hutchinson, che era stata annunciata come testimone di spicco per la Commissione, martedì ha effettivamente fatto una serie di affermazioni esplosive. Il problema è che non ha assistito a nulla. Le sue affermazioni per sentito dire sono andate in fumo quasi subito dopo la loro enunciazione, in alcuni casi perché le persone a conoscenza diretta della questione si sono subito fatte avanti per contestarle, in altri casi perché le affermazioni stesse erano ridicole di per sé.

Forse l’accusa più oltraggiosa della Hutchinson è stata quella secondo cui il 6 gennaio un furioso Presidente Trump avrebbe cercato di afferrare il volante del suo veicolo presidenziale e si sarebbe scagliato contro la sua scorta quando gli è stato detto che non poteva unirsi ai manifestanti in marcia dalla Casa Bianca al Campidoglio degli Stati Uniti dopo il suo comizio.

Cassidy Hutchinson ha ammesso però di non essere a conoscenza di questo presunto alterco fisico tra Donald Trump e la sua scorta e ha detto di aver riferito solamente una conversazione avuta con Tony Ornato, vice capo dello staff operativo della Casa Bianca, e Bobby Engel, capo della scorta di Trump.

Non molto tempo dopo la testimonianza della Hutchinson, Peter Alexander di NBC News ha riferito che lo stesso Bobby Engel e gli agenti dei servizi segreti che si trovavano nel veicolo con Trump quel giorno hanno affermato che il presidente non ha cercato di afferrare il volante e non ha aggredito alcun agente. In seguito, un portavoce dei Servizi Segreti ha dichiarato ad Alexander che tutti gli agenti che si trovavano nel SUV del presidente il 6 gennaio sono “disponibili a testimoniare sotto giuramento, rispondendo alle nuove accuse di [Hutchinson]”.

POLITICO ha poi riportato che la Commissione sul 6 gennaio non ha nemmeno contattato i servizi segreti prima di mandare in onda la testimonianza della Hutchinson: “Anthony Guglielmi, capo delle comunicazioni del servizio, ha dichiarato a POLITICO che gli investigatori del comitato non hanno chiesto al personale dei servizi segreti di ripresentarsi o di rispondere per iscritto alle domande nei dieci giorni precedenti l’audizione della Hutchinson”.

Ma questo non è stato l’unico problema della testimonianza di Cassidy Hutchinson. Ha anche affermato di aver scritto una nota su una potenziale dichiarazione di Trump per sedare i disordini al Campidoglio. In realtà, la nota è stata scritta dall’avvocato della Casa Bianca di Trump, Eric Herschmann.

“La nota scritta a mano che Cassidy Hutchinson ha testimoniato essere stata scritta da lei è stata in realtà scritta da Eric Herschmann il 6 gennaio 2021”, ha dichiarato un portavoce di Herschmann. “Tutte le fonti con conoscenza diretta e le forze dell’ordine hanno confermato e confermeranno che è stato scritto dal signor Herschmann”.

Tutto questo era già noto ed era già stato riportato, almeno in parte, lo stesso giorno in cui la Hutchinson ha testimoniato davanti alla Commissione. Questo non ha però impedito ai redattori del Washington Examiner di assecondare il resto dei media aziendali e di limitarsi a rigurgitare le affermazioni oltraggiose e già smentite di Cassidy Hutchinson, prima di concludere: “La testimonianza della Hutchinson ha confermato un ritratto sconsolante di Trump come persona instabile, senza legami ed assolutamente incurante del suo dovere per cui ha giurato di effettuare una transizione pacifica del potere presidenziale”.

La testimonianza della Hutchinson non ha fatto nulla di tutto ciò, e la ridicola arringa morale dei redattori del Washington Examiner non rende il suo racconto più credibile. Semmai, la Hutchinson ha involontariamente confermato che il Comitato sul 6 gennaio è un processo farsesco, il cui scopo è criminalizzare l’opposizione politica al governo del Partito Democratico e promuovere la falsa narrativa secondo cui il Presidente Trump non è solo responsabile della rivolta del 6 gennaio, ma è anche colpevole di tradimento.

C’è da chiedersi cosa ci sia di sbagliato in questi redattori per pubblicare una simile spazzatura. Non si rendono conto che uno degli obiettivi propagandistici del comitato che indaga sul 6 gennaio è proprio quello di suscitare questo tipo di editoriali? Missione compiuta, Liz Cheney!

Ancora peggiore, per certi versi, è stata la presa di posizione di Tim Carney, editorialista del Washington Examiner e senior fellow dell’American Enterprise Institute (che, a dire il vero, ultimamente ha avuto difficoltà a pensare con lucidità a Donald Trump). Mercoledì, molto tempo dopo che i problemi della testimonianza della Hutchinson erano ampiamente noti, Carney ha scritto un articolo involontariamente esilarante dal titolo “Ignorate le distrazioni dei Democratici: Ecco come Trump ha dimostrato la sua inadeguatezza il 6 gennaio“.

Ah, sì? Perché la cosa su cui dobbiamo concentrarci non è la falsa testimonianza per sentito dire di una testimone palesemente inaffidabile in un processo show in stile sovietico condotto dai Democratici della Camera, ma come possiamo rigirare questo episodio per rimproverare la Destra su come Trump non sia stato un “buon pastore”? È come se Carney se ne stesse seduto a pensare a come aiutare la Sinistra, anche quando i suoi schemi ingannevoli stanno tutti saltando per aria in diretta nazionale.

Da parte sua, il National Review ha pubblicato martedì sera un lungo articolo di Andrew McCarthy che dichiarava la testimonianza di Cassidy Hutchinson “devastante”, anche se parti fondamentali di essa erano già state messe in discussione da persone che erano a conoscenza diretta dei fatti. Da allora, McCarthy ha scritto altri due post su come la Commissione sul 6 gennaio abbia sminuito la testimonianza “devastante” della Hutchinson e sul fatto che il suo sentito dire sia “in parte irrilevante e in parte impreciso”. (McCarthy, per chi non lo sapesse, è un ex procuratore federale che nel corso della sua attività di opinionista ha gettato acqua fredda per spegnere anche dei semplici suggerimenti secondo cui l’ex direttore dell’FBI James Comey potesse essere un disonesto, che Robert Mueller potesse essere fuori come un balcone o che l’FBI mai avrebbe potuto cercare di ottenere un mandato di sorveglianza FISA sulla base di un’enorme sciocchezza, nonostante abbia poi scritto un libro che confuta quest’ultima affermazione).

Racconto questa deprimente ondata di commenti non perché sia avvincente, ma perché è rappresentativa di uno strano tic della Destra di voler fare da portavoce per la Sinistra, rimproverando e tradendo al contempo le persone con cui dovrebbe stare dalla stessa parte. Non so se questo derivi dall’ardente desiderio di essere apprezzati dai loro colleghi di Sinistra e dai guru della cultura del New York Times e dell’Atlantic, o se in realtà vogliano solo scrivere per quelle testate e partecipare ai programmi della domenica.

O forse disprezzano segretamente la Destra ed hanno bisogno di sentirsi fedeli ai loro principi e di “dire la verità” anche se è quella che deriva dal loro punto di vista. Forse li fa sentire giusti e nobili.

Non lo so. Ma so che la testimonianza che abbiamo ascoltato martedì era una farsa, che la Commissione sul 6 gennaio è uno spettacolo abissale ed un abuso del potere governativo, e che chiunque a Destra non riesca a capirlo debba appendere il cappello da commentatore al chiodo o andare a chiedere al The Atlantic di ospitare una sua newsletter. Ho sentito dire che è un bel lavoro, sempre se si riesce ad ottenerlo.

John Daniel Davidson è redattore senior di The Federalist. Ha scritto sul Wall Street Journal, sulla Claremont Review of Books, sul New York Post ed altrove.


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