Perché l’inquisizione della commissione che indaga sul 6 gennaio è un ovvio processo farsa di stampo Sovietico – The Federalist

Come durante il totalitarismo comunista nella Russia sovietica, lo scopo del Comitato del 6 gennaio è quello di sostenere un regime corrotto e morente

Tratto e tradotto da un articolo di Tristan Justice per The Federalist

Il Comitato della Camera sul 6 gennaio ha avviato la fase pubblica dei suoi lavori il 9 giugno in un’udienza in prima serata con tutta la fanfara di un processo show in perfetto stile sovietico, con tanto di assistenza alla produzione da parte di un ex presidente di ABC News.

Proprio come i comunisti si riunirono a Mosca tra il 1936 e il 1938 per epurare i loro avversari politici con dei processi pubblici, nove membri della Camera si sono presentati nel Cannon House Office Building per demonizzare i loro avversari politici come “nemici interni”.

“Vengo da una parte del Paese in cui si giustificano le azioni della schiavitù, del Ku Klux Klan e del linciaggio”, ha esordito il presidente Bennie Thompson del Mississippi. “Mi viene in mente quella storia oscura quando sento le voci che oggi cercano di giustificare le azioni degli insorti del 6 gennaio 2021”.

Bennie Thompson ha poi bollato l’opposizione politica di oggi come i “moderni Confederati” e “i nemici interni della Costituzione”, ammantando il proprio ammonimento autoritario con la rettitudine morale di “preservare la democrazia” americana.

“Il mondo sta guardando a quello che facciamo qui”, ha detto. “Da tempo ci si aspetta che l’America sia la città splendente sulla collina, un faro di speranza e di libertà, un modello per gli altri quando siamo al meglio”.

L’udienza, tuttavia, ha avuto tutte le caratteristiche dei famigerati processi di Mosca di quasi 100 anni fa, in cui gli oppositori del regime di Stalin furono trascinati davanti al pubblico ed accusati di tradimento e sedizione. Coloro che hanno preso d’assalto il Campidoglio il 6 gennaio sono ben lontani dall’essere gli unici bersagli della caccia alle streghe guidata dalla deputata del Wyoming, Liz Cheney, e da Bennie Thompson.

L’opposizione politica legittimata è assente alle udienze. Il regime non ha permesso che ci fosse alcuna contro-argomentazione, impedendo ai rappresentanti del Partito avversario di partecipare, mentre tutte le reti via cavo, ad eccezione di Fox News, trasmettevano la programmazione in diretta. I deputati che hanno condotto il processo show hanno accusato i loro avversari di “cospirazione” per aver voluto “rovesciare il governo degli Stati Uniti”, proprio come i sovietici accusavano i vecchi leader bolscevichi di piani per eliminare Stalin. Non importa che le istituzioni americane hanno retto al 6 gennaio e che il governo federale non sia stato affatto vicino al collasso quando i lavori del Congresso sono stati interrotti.

I processi a Mosca culminarono nella “Grande Purga” dei dissidenti del regime, con imputati condannati a morte. Il processo del 6 gennaio mira all’epurazione definitiva dell’ex presidente Donald Trump e dei suoi sostenitori, anche se attraverso l’esilio sociale o le pene detentive anziché l’esecuzione.

Secondo alcuni informatori dell’FBI, l’epurazione all’interno dell’agenzia d’investigazione federale è già iniziata.

Martedì scorso, il repubblicano dell’Ohio Jim Jordan ha inviato una lettera al direttore dell’FBI Christopher Wray, descrivendo in dettaglio le accuse di diversi informatori che hanno riferito di essere stati licenziati dall’agenzia per le loro opinioni dissidenti (ovvero, conservatrici).

“È un veterano decorato della guerra in Iraq che è stato cacciato dall’FBI”, ha detto Jim Jordan a Fox News a proposito di un informatore. “La sua fedeltà al Paese viene messa in discussione perché ha avuto la faccia tosta di dire qualcosa che ha offeso la leadership dell’FBI riguardo all’indagine sul 6 gennaio”.

“Anche a quest’altro agente sta accadendo la stessa cosa, semplicemente perché, in un questionario anonimo, ha detto qualcosa per cui la dirigenza non era d’accordo con lui riguardo al 6 gennaio”.

In totale sono sei le persone che si sono fatte avanti, ha dichiarato Jim Jordan a Laura Ingraham di Fox News.

Nel frattempo, tra gli obiettivi principali del Comitato che indaga sul 6 gennaio ci sono stati membri di spicco della precedente amministrazione, proprio come i vice di Stalin perseguirono i leader del vecchio regime. L’ex consigliere per la politica commerciale di Trump, Peter Navarro, è stato messo in manette dall’FBI ed accusato di crimini derivanti dal lavoro investigativo fatto dal Comitato. Poche ore prima del processo in prima serata del Comitato del 6 gennaio, il principale candidato governatore del Michigan, Ryan Kelley, è stato arrestato dalla stessa agenzia.

Degli oltre 100 mandati di comparizione emessi dal Comitato, apparentemente istituito per indagare sulla rivolta del Campidoglio, meno del 10%, secondo un’analisi del The Federalist, ha preso di mira persone direttamente coinvolte nel caos scoppiato al Campidoglio. Il resto ha preso di mira dei cittadini americani che hanno commesso l’ormai evidente reato di aver organizzato una manifestazione pacifica davanti alla Casa Bianca e che hanno espresso opinioni inaccettabili agli occhi del regime in carica.

Tristan Justice è corrispondente di The Federalist. Ha scritto anche per il Washington Examiner e il The Daily Signal. I suoi lavori vengono pubblicati anche su Real Clear Politics e Fox News. Tristan si è laureato alla George Washington University, dove si è specializzato in scienze politiche e in giornalismo.


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