L’America deve ringraziare Donald Trump per aver finalmente ribaltato la sentenza Roe vs. Wade – The Federalist

Donald Trump e i suoi sostenitori Repubblicani hanno lottato per mettere in campo scelte solide, nominando giudici che sono rimasti fermi nelle loro decisioni e che alla fine hanno dato la loro ultima parola sulla “Roe vs. Wade”

Tratto e tradotto da un articolo di Jordan Boyd per The Federalist

Ci sono state molte forze, visibili e non visibili, che hanno contribuito alla storica sentenza “Dobbs vs. Jackson Women’s Health Organization“, ma gran parte del merito per la Corte Suprema degli Stati Uniti che ha finalmente annullato “Roe vs. Wade” va all’ex presidente Donald Trump per aver nominato giudici integerrimi che hanno potuto vedere una decisione “egregiamente sbagliata” per quello che era e fare qualcosa per sistemare una giurisprudenza che aveva disperatamente bisogno di essere cambiata.

Senza i giudici Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh ed Amy Coney Barrett che, nonostante abbiano affrontato un’intensa campagna di intimidazione da parte di esponenti della sinistra apertamente violenti, si sono schierati a favore della convinzione giudiziaria che non esista un diritto costituzionale all’aborto, i giudici Samuel Alito e Clarence Thomas non avrebbero mai avuto il sostegno necessario per rovesciare 50 anni di una sentenza “eccezionalmente debole” che ha avuto “conseguenze dannose” sugli americani per decenni.

Di certo non avrebbero ricevuto molto aiuto da parte del presidente della Corte Suprema, John Roberts, scelto da George W. Bush.

Infatti, pur non essendosi schierato con il dissenso, John Roberts si è rifiutato di aderire all’opinione di maggioranza della Corte. In compenso, Samuel Alito lo ha bacchettato per aver fatto “esattamente ciò per cui criticava la Roe vs. Wade: tirare fuori “dal nulla” un parametro che “nessuna parte od amicus ha chiesto alla Corte di adottare”.

Il parere di maggioranza “lascerebbe ad un altro giorno la questione se respingere o meno qualsiasi diritto all’aborto” e affermerebbe soltanto che, se la Costituzione protegge tale diritto, questo termina una volta che le donne hanno avuto “una ragionevole opportunità” di ottenere un aborto”, ha scritto Samuel Alito. Il parere non si sbilancia a specificare quale periodo di tempo sia sufficiente a fornire tale opportunità, ma ritiene che 15 settimane, il periodo consentito dalla legge del Mississippi, siano sufficienti, almeno “in assenza di rare circostanze”. Al contrario, se lo avesse fatto, ci sarebbero stati “seri problemi con questo approccio, ed è rivelatore che nulla di simile sia stato raccomandato da entrambe le parti”.

Molti non sanno che Samuel Alito non era la prima scelta di George W. Bush per la Corte Suprema.

Gli esponenti della Sinistra avevano invece compreso la minaccia che il potere di nomina di Donald Trump rappresentava per il loro regime abortista. Dopo tutto, lui stesso aveva previsto che se avesse aggiunto altri due o tre giudici alla Corte Suprema, la “Roe vs. Wade” sarebbe stata ribaltata “automaticamente”.

“E questo accadrà automaticamente, a mio avviso, perché sto inserendo nella corte giudici pro-vita“, aveva detto durante un dibattito del 2016.

Ecco perché la sinistra ha cercato di ostacolare, intimidire e offuscare le scelte di Donald Trump per la più alta corte del Paese.

La loro campagna di opposizione è iniziata con Neil Gorsuch. Si è rapidamente intensificata quando i Democratici, insieme ai corrotti media del mainstream, hanno lanciato una campagna diffamatoria durata settimane contro Brett Kavanaugh. Quando è arrivata Amy Coney Barrett, le sinistre al Congresso e i media avevano già messo a punto le loro tattiche di diffamazione.

Alla fine della saga delle nomine giudiziarie di Donald Trump, la Sinistra aveva scatenato una vera e propria guerra contro la Corte Suprema. Quando le cose non andavano come volevano loro, invocavano il “court-packing“. Quando a maggio è trapelata l’opinione sul caso Dobbs, sono arrivati a distruggere e a minare completamente l’integrità della Corte.

Senza Gorsuch, Kavanaugh e Barrett, la Corte Suprema avrebbe potuto cedere alle pressioni pur di placare le masse. Dopo tutto, il capo della corte, John Roberts, ha cambiato idea sull’Obamacare nel 2012 per soddisfare i suoi timori di potenziali reazioni.

Ma poiché Donald Trump e i suoi sostenitori Repubblicani hanno lottato per mettere in campo scelte solide, i giudici sono rimasti fermi nelle loro decisioni ed hanno dato la loro ultima parola sulla “Roe vs. Wade.

Persino la Presidente della Camera Nancy Pelosi, sebbene in modo contorto e con una retorica a favore dell’aborto, ha riconosciuto che Donald Trump è stato in qualche modo responsabile della decisione storica.

“A causa di Donald Trump, Mitch McConnell, del Partito Repubblicano [e] della loro supermaggioranza alla Corte Suprema, le donne americane oggi hanno meno libertà delle loro madri”, ha detto Nancy Pelosi in una conferenza stampa di venerdì.

Se la storia fosse andata diversamente… con l’opinione di John Roberts prevalente, i NeverTrumpers che ora improvvisamente vogliono rivendicare il merito di una vittoria legale a cui si sono a lungo opposti, ed un amministrazione guidata da Hillary Clinton favorita da una Corte Suprema riempita di giudici progressisti che si sarebbero comportati come degli attivisti politici, la “Roe vs. Wade” continuerebbe a maledire gli Stati americani e a permettere la macellazione di milioni di bambini non ancora nati.

Ma con Donald Trump, ora gli Stati americani sono finalmente autorizzati a vietare completamente l’uccisione dei bambini non nati. Di fatto, molti di loro hanno già iniziato a preservare la vita nel grembo materno.

“Questo è seguire la Costituzione e restituire diritti che avrebbero dovuto essere dati molto tempo fa”, ha dichiarato Donald Trump a Fox News venerdì, dopo la pubblicazione della sentenza.

Jordan Boyd è una redattrice di The Federalist e co-produttrice di The Federalist Radio Hour. Il suo lavoro è stato pubblicato anche su The Daily Wire e Fox News. Si è laureata alla Baylor University dove si è specializzata in scienze politiche e in giornalismo.


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