Jonathan Turley: Cosa sbagliano a dire i progressisti sul rovesciamento della Roe vs. Wade – “Ora saranno i cittadini a decidere”

Sottotitolo.

Jonathan Turley è “Shapiro Professor of Public Interest Law” presso la George Washington University ed ha servito come consulente durante il processo di Impeachment al Senato. Ha testimoniato come esperto giuridico alle udienze dell’impeachment di Bill Clinton e di Donald Trump.

Si riporta la traduzione dell’articolo, adattato alla comprensione di un pubblico italiano.

Cosa sbagliano a dire i progressisti sul rovesciamento della Roe vs. Wade – “Ora saranno i cittadini a decidere”

Con la decisione della Corte Suprema nella causa “Dobbs vs. Jackson Women’s Health Organization“, politici e opinionisti hanno reso pubblicamente una sfilata di orrori – dalla criminalizzazione dei contraccettivi al rovesciamento di “Brown vs. Board of Education“. In realtà, il mondo post-Roe assomiglierà molto a quello della Roe per la maggior parte dei cittadini americani.

Pur trattandosi di una decisione epocale, è importante notare cosa fa e cosa non fa.

La decisione stessa era già ampiamente nota. Non è cambiata radicalmente dopo la fuga di notizie di una prima bozza. La maggioranza conservatrice è rimasta ferma nel dichiarare che la “Roe vs. Wade” era stata decisa a suo tempo in maniera errata: “La Costituzione non proibisce ai cittadini di ogni Stato di regolamentare o di proibire l’aborto. Le sentenze Roe e Casey si sono arrogate questa autorità. Ora annulliamo quelle decisioni e restituiamo tale autorità al popolo e ai suoi rappresentanti eletti”.

Il presidente della Corte Suprema è rimasto da solo

Alla fine, il presidente della Corte Suprema John Roberts ha fatto una figura un po’ solitaria nel contesto della Corte. Il suo intervento non ha messo seriamente in discussione l’opinione della maggioranza secondo cui la “Roe vs. Wade” non si basasse su una buona giurisprudenza. Tuttavia, non si sarebbe fermato a ribaltare la decisione in toto. È l’ultimo appello di un incrementalista distaccato dall’interpretazione costituzionale sottostante.

La Corte Suprema ha ora una solida maggioranza di giudici che sono più motivati dalla tutela di ciò che considerano come “principi fondamentali” che dalle preoccupazioni pragmatiche. Da una Corte che per lungo tempo ha usato pareri sfumati (e follemente vaghi) per evitare importanti cambiamenti nella dottrina costituzionale, ora abbiamo finalmente chiarezza su questo tema. La decisione spetterà ai cittadini di ogni singolo Stato americano.

La Corte Suprema ha anticipato la reazione ai pareri di coloro che “alimentano il timore infondato secondo cui la nostra decisione metta in pericolo… altri diritti“. Il parere non tratta espressamente di contraccezione, matrimonio omosessuale od altri diritti.

Questa affermazione è sempre stata assurda, ma è diventata un argomento di discussione a sinistra. Dopo la fuga di notizie sulla bozza del parere, i redattori del New York Times avevano avvertito che alcuni Stati avrebbero potuto mettere fuori legge persino il matrimonio interrazziale qualora la “Roe vs. Wade” fosse stata rovesciata: “Immaginate che ogni Stato sia libero di scegliere se consentire il matrimonio tra i bianchi e i neri. Alcuni Stati permetterebbero questi matrimoni, altri probabilmente no”.

Ci vuole una notevole immaginazione perché si tratta di una vera e propria assurdità, anche guardando alla vita privata del giudice Clarence Thomas, che è sposato con una donna bianca, o a quella della giudice Amy Coney Barrett, vista la sua famiglia interrazziale.

Ciononostante, i politici si sono messi in fila per guidare la parata delle previsioni sulle orribili conseguenze che ne deriveranno.

La presidente della Camera Nancy Pelosi ha avvertito che “con la Roe e il loro tentativo di distruggerla, i Repubblicani radicali stanno portando avanti la loro crociata per criminalizzare la libertà in campo sanitario”.

Tuttavia, il fatto è che questa decisione è stata elaborata per stabilire se esistesse o meno un diritto costituzionale all’aborto e non pregiudica affatto gli altri diritti. Solo il giudice Clarence Thomas ha sollevato la questione del riesame dei casi che proteggono il matrimonio tra persone dello stesso sesso, il matrimonio interrazziale ed i diritti alla contraccezione. La maggioranza dei giudici ha invece osservato che “l’aborto è fondamentalmente diverso, come hanno riconosciuto sia Roe che Casey, perché distrugge ciò che quelle decisioni chiamavano ‘vita del feto‘ e ciò che la legge ora in esame descrive come ‘essere umano non nato‘”.

La Corte Suprema ha affermato che “è tempo di dare ascolto alla Costituzione e di restituire la questione dell’aborto ai rappresentanti eletti dal popolo“. Molte cose sono cambiate dal 1973, quando fu emessa la sentenza “Roe vs. Wade“. A quel tempo, la maggior parte degli Stati limitava gli aborti legali.

La maggioranza degli americani sostiene l’aborto legale

Oggi, la stragrande maggioranza degli americani sostiene la “Roe vs. Wade” e 16 Stati hanno garantito l’aborto, compresi Stati come la California, l’Illinois e New York che detengono una percentuale significativa della popolazione. Stati come il Colorado tutelano il diritto della donna a prendere questa decisione senza limitazioni in alcuno stadio della gravidanza.

Inoltre, in America l’aborto può essere effettuato a casa, non in una clinica, con l’uso delle pillole “del giorno dopo”. Sarebbe difficile per gli Stati impedire l’accesso a tali pillole anche se fossero propensi a farlo, soprattutto se tale accesso è sostenuto dal governo federale.

Eppure, 26 Stati hanno chiesto alla Corte di annullare la “Roe vs. Wade” e la sua correzione, il caso trattato in “Casey”. Per mezzo della sentenza “Dobbs” si aprirà un nuovo dibattito politico sull’accesso e sulle limitazioni all’aborto. La maggior parte dei cittadini si trova nel mezzo di questo dibattito.

Sebbene una forte maggioranza sostenga la “Roe vs. Wade”, è anche a favore di limitazioni all’aborto. I sondaggi mostrano anche che il 65% degli americani renderebbe illegale la maggior parte degli aborti a partire dal secondo trimestre di gravidanza mentre l’80% nel terzo trimestre. (Gli Stati Uniti sono uno dei soli 12 Paesi nel mondo, tra i 198 complessivi, che consentono l’aborto per qualsiasi motivo dopo le 20 settimane).

Joe Biden ha risposto al parere chiedendo nuovamente al Congresso di legiferare sullo standard promosso dalla “Roe vs. Wade”. Anche se si riuscisse a trovare i voti per approvare una legge del genere, non è chiaro se verrebbe confermata da una Corte Suprema che ha restituito la questione ai singoli Stati.

Una cosa che Biden ha detto è chiaramente vera. L’aborto sarà ora “sulla scheda elettorale”. Gli stessi giudici erano effettivamente motivati dalla necessità che fosse il pubblico a prendere queste decisioni ed hanno scritto che proprio “la Roe ha interrotto bruscamente questo processo politico“.

La questione si profila come una questione importante nelle prossime elezioni, ora che gli Stati decideranno le proprie leggi, che vanno dai divieti alle restrizioni fino alle garanzie assolute. Ed il risultato dipenderà dai voti di milioni di cittadini piuttosto che da nove giudici.


TheHill.com

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