Byron York: I calcoli sbagliati dei Democratici

Byron York’s Daily Memo – I calcoli sbagliati dei Democratici

In occasione della mancata approvazione da parte del Senato di una proposta di legge democratica, il “Women’s Health Protection Act” – che avrebbe tradotto in legge la sentenza Roe vs. Wade” ed avrebbe vietato agli Stati di approvare in futuro leggi che limitassero l’aborto – Joe Biden ha twittato la sua frustrazione. Ecco il testo del tweet:

Mentre i diritti fondamentali sono messi a rischio davanti alla Corte Suprema, i Repubblicani del Senato hanno bloccato l’approvazione del Women’s Health Protection Act. Hanno scelto di ostacolare il diritto degli americani a prendere le decisioni più personali sul proprio corpo, sulla propria famiglia e sulla propria vita.

Cosa dire? Partiamo dal voto vero e proprio che si è celebrato al Senato. Si è trattato di un c.d. “cloture vote“, cioè un voto per porre fine al dibattito in aula per passare direttamente al voto finale. In quanto tale, con le regole dell’ostruzionismo del Senato, doveva raggiungere 60 voti per andare avanti. Non ci si è nemmeno avvicinati, fallendo con 49 senatori a favore del passaggio e 51 contrari. I 49 senatori che hanno sostenuto il passaggio della legge erano tutti Democratici. I 51 contrari erano tutti e 50 i Repubblicani più il senatore Joe Manchin (Democratico della West Virginia).

Molti Democratici, ovviamente, vorrebbero eliminare l’ostruzionismo. Ma c’è un problema: anche se si elimina l’ostruzionismo, per approvare una legge è necessario avere più voti dell’altra parte. Per quanto riguarda la legge sull’aborto, Joe Biden e la leadership dei Democratici sono riusciti a raccogliere solo 49 voti, mentre l’altra parte ne ha raccolti 51. Non vorrei sembrarvi troppo ovvio, ma 51 voti battono 49 voti.

Ciononostante, alcuni esponenti della Sinistra hanno dato la colpa all’ostruzionismo per un voto che la leadership democratica avrebbe perso anche se non ci fosse stato l’ostruzionismo. Per esempio, la senatrice Elizabeth Warren (Democratica del Massachusetts) ha dichiarato a proposito del voto: “Credo nella democrazia e non credo che la minoranza debba avere la possibilità di bloccare le cose che la maggioranza vuole fare. Questo non è previsto dalla Costituzione. […] È ora di sbarazzarsi dell’ostruzionismo”.

Il problema della contestazione della Warren, naturalmente, è che la maggioranza del Senato, con 51 voti, si è opposta a far avanzare la legge sull’aborto. E tutti e 51 i voti contrari erano voti contro la sostanza della legge. Nessuno ha usato il voto come protesta o per lanciare un messaggio. Si sono semplicemente opposti alla legge. La minoranza non ha bloccato una cosa che la maggioranza voleva fare. La maggioranza ha bloccato una cosa che la minoranza, cioè la parte della Warren, voleva fare. Sbarazzarsi dell’ostruzionismo non avrebbe cambiato il risultato.

Tuttavia, anche quando ha torto, Elizabeth Warren può contare su un gruppo di sostenitori progressisti in appoggio alle sue posizioni. Quando una collega della Warren, la senatrice Amy Klobuchar (Democratica del Minnesota), ha twittato: “La legge del Senato che codifica Roe vs. Wade non è passata, ma domani ci alzeremo e combatteremo di nuovo. E a novembre porteremo la lotta fino alle urne”, gli ha risposto il giornalista di sinistra Josh Marshall: “Sono d’accordo. Ma non si può ‘portare la lotta fino alle urne‘ se non si dichiara prima qual è il risultato che può essere ottenuto alle urne. Per farlo è necessario avere 50 senatori che cambino le regole dell’ostruzionismo per consentire una votazione. Senza che tutti siano presenti ora, si sta solo perdendo tempo”.

Questo tipo di pensiero è comune in alcuni ambienti Democratici. Certo, è vero che l’ostruzionismo spesso consente alla minoranza del Senato di bloccare una legge sostenuta dalla maggioranza, a meno che quest’ultima non riesca a raccogliere i 60 voti necessari per superarlo. Questo può essere estremamente frustrante per la maggioranza, ma nel corso degli anni ha impedito al Senato di approvare molte leggi scellerate. Inoltre, consente al Senato di eliminare le pessime proposte di legge che provengono dalla Camera, dove una maggioranza anche semplice può approvare qualsiasi cosa. Incoraggia la cooperazione tra i senatori e scoraggia l’approvazione di proposte di legge con votazioni in linea con la semplice adesione ad un Partito. Se un Partito avesse più di 60 membri al Senato, sufficienti a superare qualsiasi ostruzionismo, questo sarebbe di per sé la prova che il Partito godrebbe di un ampio sostegno.

Il motivo per cui molti Democratici sono così frustrati non è l’ostruzionismo, ma il fatto che la loro presa sul potere al Campidoglio sia così debole. Hanno una minuscola maggioranza alla Camera e nemmeno una vera maggioranza al Senato, che è 50 a 50. Per approvare qualsiasi legge secondo le linee di appartenenza dei senatori ai due Partiti al Senato, devono ottenere il sostegno di tutti e 50 i Democratici e poi chiedere a Kamala Harris di rompere il pareggio con il suo voto decisivo. La defezione di anche un solo senatore democratico, come Joe Manchin, rovina qualsiasi piano. Per dirla chiaramente, questa situazione ha fatto letteralmente impazzire alcuni Democratici assieme ai loro sostenitori nei media nell’ultimo anno e mezzo.

Joe Biden ha trascorso ben 36 anni al Senato. Sa come funziona. E quindi sa qual è il problema: I Democratici non hanno abbastanza voti per fare grandi cose. Parlando ai giornalisti dell’inflazione, gli è stato chiesto: “Perché crede che molti americani pensino che la sua amministrazione non stia facendo abbastanza per combattere l’inflazione?”. Joe Biden ha risposto: “La prima è che siamo al potere. Questa è la prima cosa. E voi – giustamente – avete ragione, controlliamo tutti e tre i rami del governo”. Ma poi Biden ha continuato: “Beh, in realtà non è così. Abbiamo un 50 a 50 al Senato. Servono 60 voti per ottenere le cose importanti. Da quando sono in carica, ho portato avanti le proposte che ho presentato qui, come mi avete sentito dire oggi. E ho bisogno di questi 60 voti per poterle approvare”.

Il Senato degli Stati uniti non funziona bene quando entrambi i partiti hanno 50 senatori. Fare qualsiasi cosa può diventare un’impresa. In passato, quando un’elezione lasciava il Senato in parità, un senatore cambiava partito per dare ad una delle due parti una maggioranza effettiva. Ma questa volta non è successo. Si spera che le elezioni di novembre diano ad uno dei due Partiti una maggioranza decisiva al Senato, e non più solamente quella nominale che hanno ora i Democratici.

Ma c’è una cosa che non cambierà. Per vincere una votazione al Senato, è necessario avere più voti dell’altra parte. Se avete anche solo 49 voti e l’altra parte ne ha 51, non vincete. E non si può nemmeno pretendere di essere una maggioranza. Non funziona così.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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