Byron York: Lo spettro di una recessione e quello della guerra; il giorno più buio di Joe Biden

Byron York’s Daily Memo – Il giorno più buio di Joe Biden

Lo spettro della recessione e della guerra si è posato su Washington, D.C giovedì 28 aprile, oltre all’inflazione che ha già tagliato il tenore di vita dei cittadini americani ed ha aumentato le loro preoccupazioni per il futuro.

È stato, in breve, un giorno molto brutto uno dei più preoccupanti finora lungo tutta l’amministrazione di Joe Biden.

Molti esperti si sono professati sorpresi dalla notizia che l’economia si era ridotta ad un tasso annuale dell’1,4% nel primo trimestre del 2022. “Il prodotto interno lordo è inaspettatamente diminuito ad un ritmo annualizzato dell’1,4% nel primo trimestre … il peggior dato dalla recessione indotta dalla pandemia nel 2020“, ha riferito la rete CNBC. “Il tasso di crescita negativo ha mancato anche la modesta stima del Dow Jones di un guadagno dell’1% previsto per il trimestre”.

Da parte sua, in una sola frase, Joe Biden ha cercato di suggerire che il calo sia stato il risultato difattori tecnici“, mentre allo stesso tempo ha cercato di incolpare gli eventi in corso nel mondo – ma, soprattutto, ha cercato di non incolpare se stesso. “Mentre la stima della crescita dello scorso trimestre è stata influenzata da fattori tecnici”, ha detto in una dichiarazione, “gli Stati Uniti affrontano le sfide del COVID-19 in tutto il mondo, l’invasione non provocata di Putin in Ucraina e l’inflazione globale da una posizione di forza”.

Più tardi, quando gli è stato chiesto se temesse una recessione in arrivo, Joe Biden ha divagato. “Beh, No, non sono preoccupato di una recessione”, ha iniziato. “Voglio dire, si è sempre preoccupati per una recessione, ma il PIL, sapete, è sceso all’1,4%. Ma ecco il problema. Primo, Abbiamo anche avuto … lo scorso trimestre, la spesa dei consumatori, gli investimenti delle imprese e gli investimenti residenziali che sono aumentati a tassi significativi, sia per il tempo libero che per i prodotti durevoli. Secondo, la disoccupazione è al tasso più basso dal 1970 … Quindi penso che siamo … quello che state vedendo è un’enorme crescita nel paese che è stata influenzata da tutto ciò che è stato il COVID e dalle chiusure contro il COVID che noi … si sono verificati lungo la strada. Ora, bisogna sempre dare un’occhiata. E nessuno sta predicendo una recessione ora. Stanno prevedendo, o alcuni stanno prevedendo, che ci potrebbe essere una recessione nel 2023. Sono preoccupato per questo…”.

Non è stato un discorso terribilmente rassicurante. Joe Biden ha poi detto che la vera risposta ai problemi economici della nazione è che i Repubblicani al Congresso sostengano l’aumento delle tasse sulle grandi società.

Nel frattempo, Joe Biden stava chiedendo al Congresso di approvare un’altra delle gigantesche misure di spesa che hanno contribuito all’inflazione, la quale, a sua volta, sta contribuendo ai timori di una recessione.

La questione ora è se i fattori che hanno ridotto l’economia nel primo trimestre di quest’anno continueranno anche nel secondo trimestre, innescando così una recessione. Le imprese hanno aumentato le scorte nell’ultimo trimestre del 2021, poi si sono ritratte nel 2022. Forse questo cambierà. Le esportazioni sono diminuite – forse anche questo cambierà. La domanda dei consumatori rimane forte. E la leadership? Mentre Joe Biden sembra impegnato ad aumentare livelli di spesa che alimentano l’inflazione, sembra anche, a giudicare dalle sue osservazioni di cui sopra, un po’ confuso su cosa aspettarsi o su cosa fare.

Sul fronte della guerra, Joe Biden vuole un enorme aumento del sostegno degli Stati Uniti all’Ucraina. Ha inviato al Congresso una richiesta di 33 miliardi di dollari in più, oltre ai 13,6 miliardi di dollari che i legislatori hanno già approvato il mese scorso. È un grosso affare. Ecco come lo commenta il New York Times:

Joe Biden ha annunciato un vasto aumento dell’impegno americano per sconfiggere la Russia in Ucraina quando ha chiesto al Congresso di autorizzare i 33 miliardi di dollari per più artiglieria, più armi anticarro ed altri equipaggiamenti, nonché aiuti economici e umanitari. La richiesta ha rappresentato una straordinaria escalation nell’investimento americano nella guerra, più che triplicando le spese totali approvate in emergenza e mettendo gli Stati Uniti sulla buona strada per spendere quest’anno per aiutare gli ucraini quanto hanno speso in media ogni anno combattendo la guerra in Afghanistan, se non di più.

Una “escalation straordinaria”. Il livello degli aiuti americani ha stimolato la preoccupazione che gli Stati Uniti stiano esaurendo le proprie riserve di armi per sostenere la lotta degli ucraini contro la Russia. “Dopo solo due mesi, il nostro aiuto all’Ucraina ha esaurito un quarto della intera scorta di missili antiaerei Stinger ed un terzo dei missili anticarro Javelin“, ha comunicato il leader della minoranza al Senato Mitch McConnell. “Questo sarebbe meno di un problema se avessimo una robusta base industriale della difesa per riempire rapidamente i nostri arsenali. Ma i produttori della difesa hanno ammesso che le linee di produzione di alcuni componenti fondamentali si sono prosciugate, e potrebbero passare anni prima che possano sostituire le armi che abbiamo inviato in Ucraina“.

Joe Biden ha negato l’accusa dei Russi secondo cui la guerra in Ucraina sia ora una “guerra per procura“, con la Russia che combatte con le proprie truppe mentre gli Stati Uniti combattono attraverso gli ucraini. Ma è difficile negare che, dati i livelli di aiuti ed il coinvolgimento, lo sforzo degli Stati Uniti in Ucraina non sia una guerra per procura. Infatti, questo sembra essere un dato di fatto a questo punto. Come Ross Douthat del New York Times ha osservato il mese scorso, “la squadra del presidente Biden sembra seguire il libro-guida della Guerra Fredda di una cauta guerra per procura piuttosto che abbracciare vaste ambizioni Bushiane”. Ora, forse, sta diventando meno cauto.

In sintesi: Dati gli sviluppi dell’economia ed il coinvolgimento degli Stati Uniti in Ucraina, sono state giornate piuttosto sobrie. Eppure la maggior parte della conversazione tra le élite della stampa è stata ossessionata da altre due cose: Primo, il commento registrato del leader della minoranza della Camera Kevin McCarthy ai colleghi nei giorni dopo la rivolta del Campidoglio che, se avesse parlato con l’allora presidente Donald Trump, avrebbe richiesto le dimissioni (alla fine, McCarthy non ha mai fatto una tale raccomandazione ed in seguito ha negato di averlo detto ai suoi colleghi); e, secondo, la cena della White House Correspondents’ Association, la prima a svolgersi nel suo pieno splendore, con una folla in presenza e Joe Biden anch’egli presente, dopo i flagelli gemelli di COVID-19 e Donald Trump.

La linea dell’oggetto dell’influente newsletter Playbook di POLITICO, dopo le lugubri notizie su recessione e guerra? “Come vivere il weekend della WHCA da professionista“. “Dentro il discorso di Biden alla cena della WHCA“. “Fauci si ritira dal WHCA. Biden è il prossimo?“. Il clamore e la spumosità facevano da strano contrasto con la serietà degli eventi in corso tutt’intorno. Ma questa è la realtà di Washington al momento.


WashingtonExaminer.com

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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.

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