La gaffe di Joe Biden su Cina e Taiwan è l’ultimo errore che potrebbe scatenare una guerra – Fox News

Il commento di Joe Biden su Cina e Taiwan mentre si trovava in Giappone non è stato il suo primo allarmante errore verbale mentre si trovava all’estero

Le “gaffe” di Joe Biden sono un pericolo per gli Americani.

Ancora una volta, rivolgendosi ad un pubblico straniero senza il beneficio del suo gobbo, Joe Biden ha deviato dal copione, in questo caso promettendo che gli Stati Uniti avrebbero risposto militarmente se la Cina avesse invaso Taiwan. Ancora una volta, la Casa Bianca ha dovuto ritrattare i suoi commenti incauti.

Solo poche settimane fa, Joe Biden aveva fatto commenti altrettanto avventati durante una visita in Polonia, quando era sembrato invocare il rovesciamento di Vladimir Putin, suggerendo che i soldati americani sarebbero potuti anche entrare in Ucraina.

In entrambi i casi, Joe Biden ha offerto ai nemici degli Stati Uniti un’opportunità di propaganda senza precedenti; sia Vladimir Putin che il Presidente Xi Jinping potranno usare il video delle osservazioni di Joe Biden per giustificare l’inasprimento delle ostilità. Non è stata una mossa intelligente.

Lasciare cadere casualmente una minaccia militare contro la Cina non è una cosa intelligente da fare in nessun momento. Ma soprattutto ora, mentre il Presidente Xi Jinping deve affrontare le critiche per aver gestito male l’economia e la pandemia di COVID-19, potrebbe afferrare l’incauta promessa di Joe Biden come una “zattera di salvataggio“, usando la minaccia implicita come una scusa per aumentare l’aggressione militare o addirittura per invadere Taiwan.

Distogliere l’opinione pubblica cinese dalle chiusure draconiane e dalla crescente disoccupazione potrebbe essere una tentazione per l’autoritario Xi Jinping, che vuole essere proclamato “sovrano a vitadella Cina alla fine di quest’anno.

Le autorità cinesi hanno risposto con rabbia al commento di Joe Biden, con un portavoce del Ministero degli Esteri che ha dichiarato che “Pechino” è “fortemente insoddisfatta” dell’impegno di Biden ed ha giurato che il governo “agirà con fermezza per salvaguardare la propria sovranità ed i propri interessi nella sicurezza”.

Il suggerimento di Joe Biden che gli Stati Uniti sosterranno militarmente Taiwan rappresenta un allontanamento dall'”ambiguità strategica” che da tempo guida la politica ufficiale degli Stati Uniti. L’approccio americano è stato, in effetti, quello di tenere la Cina “sulle spine”, sperando che l’incertezza dissuadesse Pechino dall’invadere quella che considera una “provincia separatista”.

Joe Biden, parlando in Giappone, ha praticamente demolito questa incertezza.

Dal momento che Joe Biden ha già fatto promesse simili a Taiwan in passato, la Casa Bianca farà fatica a cancellare quest’ultima gaffe. In due diverse occasioni, lo scorso anno, Biden ha affermato che gli Stati Uniti si sono “impegnati” a difendere l’isola. E per due volte, i responsabili della politica estera di Biden hanno affermato che, in realtà, la posizione degli Stati Uniti non era cambiata.

Perché è importante? Perché per la prima volta dopo molto tempo la Cina è in difficoltà. La Casa Bianca si è recentemente vantata che gli Stati Uniti cresceranno più velocemente della Cina quest’anno, per la prima volta dal 1976. (In precedenza, l’amministrazione Biden aveva affermato, in una relazione di fine anno sul 2021, che gli Stati Uniti avrebbero superato la Cina nel 2021, cosa non vera).

La nuova portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre, ha twittato uno studio di Bloomberg che conclude che il PIL degli Stati Uniti si espanderà del 2,8% quest’anno, rispetto al 2% della Cina, sostenendo che il vantaggio deriverebbe dalle politiche economiche di Joe Biden.

La notizia vera è che la Cina sta crescendo a malapena, dopo decenni di espansione sfrenata, soprattutto a causa dei passi falsi del presidente Xi Jinping.

In primo luogo, il leader autoritario cinese ha imposto una stretta normativa al settore tecnologico cinese, in rapida crescita, nel tentativo di limitare il potere degli oligarchi emergenti. Come risultato, secondo l’Economist, “un trilione di dollari è stato cancellato dalla capitalizzazione di mercato collettiva di alcuni dei più grandi gruppi internet del mondo, come Tencent, un gigante dei giochi e dei social media, ed Alibaba, la potenza cinese dell’e-commerce“.

Xi Jinping ha quindi posto la sua opposizione agli imprenditori tecnologici come Jack Ma, fondatore di Alibaba, come un “mandato socialista politicamente attraente”, invocando la “prosperità comune” e richiedendo agli industriali miliardari di fare autocritica e di pentirsi.

Oltre ad imporre un controllo sempre maggiore da parte del Partito Comunista Cinese su un settore importante, Xi Jinping ha frenato i nuovi investimenti, soprattutto quelli provenienti dall’estero. L’indice NASDAQ Golden Dragon China, che ha toccato i massimi storici nel febbraio 2021, è sceso del 69%.

Le politiche anti-tecnologiche di Xi Jinping hanno danneggiato anche i cinesi comuni che, per la prima volta da anni, si trovano ad affrontare un tasso di disoccupazione superiore al 6%, il più alto degli ultimi decenni, fatta eccezione per un breve picco legato alla pandemia di COVID-19 nel 2020.

L’estate scorsa, ad esempio, Xi Jinping ha dato un giro di vite alle imprese di tutoraggio e doposcuola che impiegavano circa 250.000 persone. A causa delle nuove regole che impedivano alle aziende di lavorare nei fine settimana e che imponevano loro di ristrutturarsi come “organizzazioni non profit”, migliaia di persone hanno perso il lavoro.

In secondo luogo, Xi Jinping ha preteso che la Cina adottasse la politica del COVID-Zero“, che ha portato a chiusure draconiane di vaste aree del paese, deprimendo ancora di più l’economia.

La battaglia persa della Cina contro il COVID-19 deriva da due problemi: in primo luogo, il virus è diventato sempre più contagioso e difficile da contenere e, in secondo luogo, Pechino si è ostinata a fare affidamento per troppo tempo su un vaccino inefficace prodotto internamente.

La migliore difesa contro i decessi e le malattie gravi legate al COVID-19 consiste nel garantire che un’ampia fascia della popolazione – ed in particolare le persone anziane o i malati – venga vaccinata. A marzo, solo la metà della popolazione anziana cinese aveva ricevuto due dosi di vaccino. Data la vulnerabilità di questo gruppo, il governo è stato costretto ad isolare decine di milioni di cittadini per evitare un massiccio numero di morti.

Quest’anno Xi Jinping spera di essere nominato Presidente a vita“, seguendo le orme di Mao Zedong. A novembre, in occasione del 20° Congresso nazionale del Partito, il Partito Comunista Cinese (PCC) deciderà se Xi Jinping verrà insignito di questo raro onore.

Xi Jinping ha fatto un ottimo lavoro nell’imprigionare o nell’emarginare i suoi oppositori, ma il recente riemergere in pubblico del premier Li Keqiang, descritto dal Wall Street Journal come la “seconda figura politica più potente della Cina”, ha fatto sì che alcuni si chiedessero se l’influenza di Xi non stia diminuendo. A Li Keqiang viene attribuito il merito di aver ammorbidito alcune delle politiche più dannose di Xi Jinping, come il giro di vite sulla tecnologia; la sua maggiore visibilità segnala la frustrazione per il rallentamento della Cina, che potrebbe frenare le sue ambizioni.

Data la brama di potere di Xi Jinping, non si fermerà davanti a nulla pur di assicurarsi una vittoria. L’invasione di Taiwan, che sarebbe apprezzata tra l’altro da gran parte del Paese, potrebbe essere la sua prossima mossa.

E Joe Biden potrebbe avergliene dato motivo.


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