Perché la Finlandia e la Svezia non dovrebbero far parte della NATO – The National Interest

Nonostante il cambiamento negli atteggiamenti finlandesi e svedesi verso l’adesione alla NATO, i politici statunitensi dovrebbero essere contrari ad espandere le responsabilità di sicurezza che cementerebbero una situazione di stallo da Guerra Fredda in Europa

Tratto e tradotto da un articolo di Matthew Mai per The National Interest

Una conseguenza involontaria dell’invasione russa dell’Ucraina è il drammatico impatto sulla percezione di una minaccia da parte della Finlandia e della Svezia. Anche se entrambi i paesi sono dei partner forti e capaci della NATO che hanno contribuito alle missioni dell’alleanza nei Balcani, in Kosovo, in Afghanistan e in Iraq, Helsinki e Stoccolma hanno mantenuto una politica di non allineamento militare negli affari esteri. Fino alla guerra in Ucraina, la maggioranza dell’opinione pubblica di entrambi i paesi sosteneva questo atteggiamento. Oggi, tuttavia, più della metà dei finlandesi e degli svedesi sostiene l’adesione alla NATO e il primo ministro finlandese ha indicato che la decisione di chiedere l’adesione potrebbe arrivare entro giugno. Da parte sua, il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha notato che si aspetta che “tutti gli alleati accolgano” la Finlandia e la Svezia se si candideranno, poiché “potrebbero facilmente unirsi a questa alleanza”.

Tuttavia, nonostante il cambiamento negli atteggiamenti finlandesi e svedesi verso l’adesione alla NATO, i politici statunitensi dovrebbero essere contrari ad espandere le responsabilità di sicurezza che cementerebbero una situazione di stallo da Guerra Fredda in Europa.

L’emergere di una multipolarità competitiva significa che un nuovo conservatorismo strategico“, ha spiegato recentemente Charles Kupchan, un senior fellow del Council on Foreign Relations, richiede di “evitare l’ulteriore estensione degli impegni di difesa” nelle “rimlands” russe e cinesi. I limiti materiali alla capacità degli Stati Uniti di esercitare il loro potere all’estero e la volontà dimostrata da altre grandi potenze di difendere le loro sfere d’influenza dovrebbero rafforzare questa prospettiva tra le élite della politica estera statunitense. Purtroppo, è una prospettiva che i diplomatici statunitensi hanno ripetutamente respinto durante i loro impegni con i funzionari russi per evitare una guerra in Ucraina. Invece, l’amministrazione di Joe Biden ha scelto di sostenere la politica delle “porte aperte” della NATO, più per principio piuttosto che per adattarsi a delle realtà geopolitiche concrete.

Prevenire una nuova Guerra Freddacon Mosca richiederà di evitare questo errore una seconda volta quando si considera l’adesione alla NATO della Finlandia e della Svezia. Per essere sicuri, ci sono importanti differenze tra Finlandia e Svezia, Ucraina e Georgia. I due paesi nordici hanno eserciti avanzati e ben equipaggiati che mantengono un alto grado di interoperabilità con i sistemi e le strutture di comando della NATO. Inoltre, entrambi i paesi hanno bassi livelli di corruzione e nessun conflitto o disputa territoriale in corso. Tuttavia, sebbene la Finlandia e la Svezia sarebbero probabilmente dei buoni membri per la NATO, incorporarli nell’alleanza esacerberà i rischi che compenserebbero il potenziale di miglioramento della sicurezza nella regione del Mar Baltico.

Più specificamente, la stabilità strategica non sarebbe servita in alcun modo eliminando l’ultima “zona cuscinetto neutrale” tra l’Occidente e la Russia. Alcuni commentatori sostengono che l’allargamento della NATO per includere la Finlandia e la Svezia rafforzerebbe il fianco orientale dell’alleanza atlantica e rafforzerebbe la deterrenza nella regione del Mar Baltico. La posizione difensiva della Russia dovrebbe poi tenere conto di un ulteriore vicino allineato all’Occidente che dispone di garanzie di sicurezza, rendendo perciò un attacco preventivo contro i Paesi Baltici più pericoloso e costoso.

Ma la Russia ha già chiarito che non acconsentirà tranquillamente ad una revisione dello status quo nella regione del Mar Baltico. Dmitry Medvedev, ex presidente ed attuale vice presidente del Consiglio di Sicurezza, ha avvertito la Finlandia e la Svezia che “non sarebbe più possibile parlare dello status non nucleare del Baltico. L’equilibrio deve essere ripristinato”. Inoltre, la Russia avrebbe dovuto “rafforzare seriamente il suo gruppo di forze di terra, le difese aeree e schierare significative forze navali nel Golfo di Finlandia”.

Per essere chiari, lo stazionamento di armi nucleari nella regione del Mar Baltico non altererebbe l’equilibrio strategico a favore della Russia e, in effetti, potrebbero già essere schierate lì. Come il ministro della difesa lituano ha notato, “Le armi nucleari sono sempre state tenute a Kaliningrad […] la comunità internazionale, i paesi della regione, sono perfettamente consapevoli di questo”. Tuttavia, la questione non è se la Russia tenterà di raggiungere la superiorità nucleare, ma se rafforzerà il ruolo delle armi nucleari nella sua dottrina strategica ed abbasserà la soglia per il loro utilizzo per compensare la maggiore inferiorità convenzionale contro la NATO. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, per esempio, la dottrina nucleare russa ha permesso che il primo uso nucleare fosse ammissibile per includere conflitti locali e regionali. Quando la guerra in Ucraina finirà, non sarebbe sorprendente vedere la Russia impegnarsi in una segnalazione più aggressiva come risposta all’ulteriore allargamento della NATO sul suo confine nord-occidentale. Anche se il rischio di conflitto rimarrà basso, i riferimenti cavallereschi all’uso del nucleare aumenteranno la percezione della minaccia nelle capitali dei paesi NATO e renderanno ancora più difficili gli sforzi responsabili per perseguire la distensione e la gestione delle crisi.

Un’altra preoccupazione è se gli alleati della NATO possano contribuire a rendere più difendibile il confine tra la Finlandia e la Russia, lungo 830 miglia. Mentre l’amministrazione Biden ha schierato migliaia di truppe aggiuntive a rotazione nell’Europa Orientale, data la sua priorità verso la Cina come “minaccia in avvicinamento”, gli aumenti permanenti nella postura delle forze schierate nella regione non saranno imminenti. È anche improbabile che altri membri della NATO abbiano le risorse di riserva per fare la differenza, in particolare in Finlandia, che non ha barriere naturali sul suo confine terrestre con la Russia e che quindi, durante una situazione di contingenza, avrebbe bisogno di essere rapidamente rafforzato utilizzando però le vulnerabili vie di transito marittimo nel Mar Baltico. Di nuovo, anche se è improbabile che la Russia lanci un attacco preventivo contro la Finlandia, sarebbe irresponsabile per la NATO estendere le proprie garanzie di sicurezza che non avrebbe la capacità di soddisfare. Infatti, l’eccesso di tensione strategica indebolirebbe la credibilità del meccanismo di “mutua assistenza reciproca” sancito dell’articolo 5 del Trattato Atlantico. Un consolidamento ed un rafforzamento dei membri periferici della NATO, magari guidato dai paesi dell’Europa, e non una crescita territoriale, dovrebbe essere all’ordine del giorno.

Le tensioni tra gli Stati Uniti e la Russia sono al loro punto più alto dalla crisi dei missili di Cuba del 1962. La voglia di punire la Russia” per la sua guerra non provocata ed ingiustificata in Ucraina ha portato alcuni commentatori a ritenere “giustizia poetica” che un conflitto iniziato per ostacolare l’adesione dell’Ucraina alla NATO possa portare ad un allargamento dell’alleanza. Questa prospettiva non incarna però un’attenta considerazione di ciò che meglio si adatta agli interessi nazionali degli Stati Uniti. Spingere la NATO più vicino ai confini della Russia non farà che esacerbare il pervasivo senso di insicurezza di Mosca ed elevare le sue percezioni di una minaccia. Peggio ancora, l’allargamento alla Finlandia e alla Svezia cementerà una postura da Guerra Fredda in Europa che intensificherà le rivalità tra le grandi potenze, gravando gli Stati Uniti di maggiori responsabilità di sicurezza in una regione di secondaria importanza. Questa volta, l’amministrazione Biden dovrebbe dichiarare pubblicamente che si opporrà all’adesione alla NATO di Finlandia e Svezia.

Matthew Mai è uno stagista editoriale di The National Interest ed un senior della Rutgers University.


TheNationalInterest.org

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The National Interest è una rivista bimestrale di relazioni internazionali in lingua inglese. Il periodico adotta la linea editoriale della scuola realista, senza per questo rinunciare a mettere in rilievo il contributo delle ideologie ed il modo in cui le differenze socio-culturali, le innovazioni tecnologiche, la storia e la religione possono influenzare il comportamento degli stati in politica estera. Si rivolge a un pubblico internazionale e vari dei suoi articoli sono stati citati dal The New York Times, dal Financial Times, dal The Australian, dall’International Herald Tribune, da Shin Dong-A, dal The Spectator, dall’austriaca Europäische Rundschau e da siti online come il russo InoSMI.ru.

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