Come Elon Musk può liberare Twitter – Wall Street Journal

Il sito ha bisogno di moderazione, ma ci sono modi per farlo anche abolendo la discriminazione dei punti di vista

Elon Musk vuole che Twitter aderisca ai principi di libertà di parola“. Questo è più facile a dirsi che a farsi. Porno, insulti razziali e spam sono tutti temi protetti dal Primo Emendamento della Costituzione americana, ma pochi utenti vogliono vederli. Anche per le poche categorie di discorso che non sono protette dalla Costituzione, quasi tutto il blocco dei contenuti sui social media va contro il primo principio della giurisprudenza sulla libertà di parola: il divieto di restrizione preventiva, o censura senza revisione giudiziaria.

Il primo passo per risolvere questi enigmi è riconoscere che diversi principi di libertà di parola si applicano in diversi contesti, e ci sono tre diversi tipi di forum. La protezione della parola è più forte in un forum pubblico proprio“. Se Twitter fosse un tale forum, quasi tutti i blocchi dei contenuti sarebbero una limitazione preventiva inammissibile. Ma Twitter non è un forum pubblico proprio, ovviamente perché non è gestito dal governo (anche se la sua censura viene a volte fatta in base ad un ordine ufficiale del governo). All’altra estremità dello spettro c’è la proprietà privata nuda e cruda, cioè il forum privato. Se sei ospite nella casa di qualcuno, è libero di cacciarti via semplicemente per essersi sentito offeso.

Ma tra questi due poli agli opposti ci sono i forum pubblici impropri“, luoghi generalmente aperti al pubblico dove il discorso può essere soggetto ad una regolamentazione ragionevole. Un tipo di restrizione, tuttavia, è proibita: la discriminazione dei punti di vista. È così che il signor Elon Musk dovrebbe pensare a Twitter.

Quasi tutti sono d’accordo che le piattaforme di social media non dovrebbero impegnarsi nella discriminazione dei punti di vista, comprese le stesse piattaforme, che infatti negano di farlo. Ma ovviamente lo fanno. Le opinioni dei conservatori sul transgenderismo vengono censurate come “attacchi” ad un “gruppo protetto”. Le opinioni dei conservatori su COVID-19 vengono segnalate come “disinformazione”. Nel maggio del 2020, Twitter ha censurato come “glorificazione della violenza” il tweet del presidente Donald Trump “quando iniziano i saccheggi, iniziano le sparatorie”, mentre ha lasciato intatti i tweet dell’Ayatollah Ali Khamenei che chiedeva la distruzione di Israele o i tweet di Colin Kaepernick che difendevano l’incendio delle stazioni della polizia. Le affermazioni che i Democratici abbiano rubato la presidenza nel 2020 vengono censurate, mentre le affermazioni che la Russia abbia fatto lo stesso nel 2016 non vengono toccate, e naturalmente la storia veritiera del portatile di Hunter Biden è stata soppressa e bollata come “disinformazione”.

Questo è un problema particolarmente impegnativo perché Twitter ed altri social media mainstream distribuiscono la discriminazione dei punti di vista in categorie dal contenuto presumibilmente neutrale – principalmente “disinformazione“, “incitamento” oppure “discorso d’odio“. Fermare tutto questo dovrebbe essere la prima priorità del signor Elon Musk.

Il discorso falso non è necessariamente protetto, specialmente in un forum pubblico improprio. Ma anche per i discorsi falsi, chiaramente non protetti, come la diffamazione, lo spergiuro o la pubblicità falsa, la legge impone un requisito semplice ma cruciale in tutti questi casi: Il querelante oppure il procuratore devono dimostrare che la dichiarazione sia falsa.

Twitter ed altre piattaforme non seguono questo principio. Loro e i loro fact checkersetichettano il contenuto comedisinformazione” anche quando lo ritengono semplicemente “non supportato”, “non provato” oppure “privo di contesto”. Senza la prova della falsità, però, queste non sono altro che opinioni diverse sulla verità – e non esiste qualcosa come un’opinione falsa.

La Costituzione americana definisce in maniera ristretta l'”incitamento“. La Corte Suprema lo ha spiegato nella sentenza “Brandenburg vs. Ohio” (1969), ed ha stabilito che l’incitamento richiede la prova che il discorso venga inteso ad indurre (o è molto probabile che lo faccia)un’imminente azione illegale“. Se la regola è invece che il discorso può essere vietato anche quando “potrebbe” portare ad una violenza – secondo l’opinione dei dipendenti di Twitter, la categoria diventa abbastanza ampia da ricoprire quasi ogni tipo di discorso, e sarà dunque applicata solo contro il discorso che non piace.

I divieti di hate speechdovrebbero finire. Ogni utente di Twitter sa che innumerevoli tweet sono pieni d’odio, ma solo alcuni discorsi d’odio vengono censurati, a seconda del loro punto di vista. Il discorso razzista e sessista esprime un’opinione, per quanto odiosa, ma vietare le opinioni è l’essenza stessa della discriminazione secondo i punti di vista. Ecco perché la Costituzione degli Stati Uniti non permette al governo di vietare i discorsi d’odio.

Questo significa che gli utenti di Twitter, già inondati di sarcasmo, debbano anche essere inondati di insulti razziali? Non necessariamente. Il signor Elon Musk può evitare questo risultato cambiando il paradigma della moderazione dei contenuti.

Twitter, come ogni altra piattaforma delle Big Tech, utilizza una censura centralizzata dall’alto verso il basso, elencando agli utenti quali contenuti sono troppo offensivi per essere sopportati da chiunque. Quel modello dovrebbe essere capovolto: Gli utenti dovrebbero decidere da soli.

Un modo per farlo è attraverso semplici pulsanti opt-in. Il signor Elon Musk potrebbe mantenere tutti i protocolli di Twitter sul linguaggio offensivo, ma dare ad ogni utente la possibilità di scegliere se accettarli o meno. Se un utente non vuole vedere i discorsi d’odio, non c’è motivo per cui debba farlo. Lo stesso vale per il materiale sessualmente esplicito protetto dalla Costituzione americana.

Un’opzione più ambiziosa sarebbe quella di sfruttare l’Intelligenza Artificiale e sviluppare una modalità di filtraggio individualizzata. Ogni utente deciderebbe da solo se rimuovere certi post, ed un algoritmo I.A. imparerebbe dalle sue scelte, creando un filtro personalizzato. Se Tizio segnala epiteti razziali o Caio cancella certe immagini, gli algoritmi di Twitter sarebbero addestrati a non mostrare loro tali epiteti in futuro. Sarebbero liberi di cambiare idea e potrebbero regolare le loro impostazioni di conseguenza. Elon Musk potrebbe fare un baffo alle altre piattaforme Big Tech che impiegano ancora un modello di censura centralizzata obsoleto, che è una reliquia dei media radiotelevisivi, quando oggi esiste la tecnologia per eseguire modelli I.A. personalizzati.

Un’obiezione a questo approccio è che potrebbe esacerbare le camere d’eco online. Ma gli utenti che desiderano vedere punti di vista contrari potrebbero istruire il loro filtro per continuare a mostrargli opinioni e fatti per loro impegnativi. Gli utenti che scelgono diversamente non si troverebbero in una situazione peggiore rispetto agli spettatori dei telegiornali. Questo “auto-silenziamento” delle camere d’eco potrebbe essere un prodotto inevitabile per i media del 21° secolo e per la cultura civica, al di là del potere di qualsiasi azienda di contrastarlo. Ma se dobbiamo proprio rimanere bloccati in queste camere d’eco, meglio che siano di nostra creazione piuttosto che imposte da un’autorità centrale.

Non c’è una formula magica per risolvere le sfide irriducibili nell’operare nella società dei social media che sia al contempo “user-friendly” e protegga la libertà di parola. Ma questi principi offrono un punto di partenza per un percorso pragmatico: concepire Twitter come un forum pubblico improprio“, smetterla di censurare i punti di vista, e promuovere la scelta individuale dell’utente rispetto alla moderazione centralizzata dei contenuti.

Il sito ha bisogno di moderazione, ma ci sono modi per farlo anche abolendo la discriminazione dei punti di vista.


WSJ.com

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