Jonathan Turley: La fuga di notizie su “Roe vs. Wade” della Corte Suprema: La fine dell’integrità e dell’etica professionale?

a fuga di notizie su “Roe vs. Wade” della Corte Suprema: La fine dell’integrità e dell’etica professionale?

Jonathan Turley è “Shapiro Professor of Public Interest Law” presso la George Washington University ed ha servito come consulente durante il processo di Impeachment al Senato. Ha testimoniato come esperto giuridico alle udienze dell’impeachment di Bill Clinton e di Donald Trump.

Si riporta la traduzione dell’articolo, adattato alla comprensione di un pubblico italiano.

Cinque parole apparentemente banali della Corte Suprema – “La Corte non ha commenti” – hanno colpito come un tuono nella tarda notte di lunedì, 2 maggio. POLITICO aveva appena pubblicato quella che sosteneva essere la bozza di un’opinione di maggioranza che ribaltava Roe vs. Wade” ed la gestazione del precedente giuridio nel caso riguardante l’aborto in “Dobbs vs. Jackson Women’s Health Organization“.

La maggior parte degli osservatori della Corte avrà sicuramente sperato che si trattasse di un elaborato scherzo, che qualcuno non avesse infranto ogni regola legale e dell’etica giudiziaria facendo trapelare una bozza di un parere. Ma non c’è stata alcuna smentita da parte della Corte.

Anche se questa è veramente la bozza dell’opinione, è soggetta a cambiamenti e potrebbe effettivamente essere già stata cambiata, sia nella parte dell’analisi giuridica che nelle sue argomentazioni. Le bozze delle opinioni della maggioranza dei giudici hanno la brutta abitudine di tramutarsi spesso in pareri di dissenso oppure di frammentarsi in mille pezzi mentre i giudici lavorano sui dettagli di un caso.

L’opinione è stata scritta dal giudice conservatore Samuel Alito e a cui si sono uniti i giudici Clarence Thomas, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett. Se restasse invariata, dichiarerebbe che le precedenti sentenze “Roe e Casey devono essere annullate. È tempo di ascoltare la Costituzione e di restituire la materia dell’aborto ai rappresentanti eletti del popolo“.

Una tale sentenza restituirebbe la questione dei diritti riproduttivi ai singoli stati. La maggior parte continuerà probabilmente a sostenere il diritto all’aborto, ma diventerebbe una questione per ogni singolo stato degli Stati Uniti da risolvere attraverso il proprio processo democratico.

L’indeterminatezza della bozza e l’incertezza sul futuro non hanno fermato le previsioni istantanee e distopiche. Il rappresentante Jamie Raskin (Democratico del Maryland) ha immediatamente dichiarato: “Quindi, questo sembrerebbe essere un invito ad avere, sapete, una regolamentazione ed una legislazione anti-femminista tipo Handmaid’s Tale in tutto il paese”.

Il linguaggio finale ed il significato della decisione è letteralmente ancora da scrivere. Ciò che è chiaro è che la Corte stessa è stata colpita da uno dei più grandi scandali della sua storia, e certamente la più grande crisi affrontata dal Presidente della Corte John Roberts sin dall’inizio del suo mandato.

Anche per una città che traffica con le fughe di notizie provenienti da ogni agenzia e ogni angolo del governo, questo è stato un atto indicibilmente immorale. La Corte Suprema si occupa di casi trasformativi del diritto che arrivano al cuore delle nostre divisioni politiche, culturali e religiose, eppure i giudici ed i loro collaboratori avevano mantenuto una solida tradizione di rigorosa civiltà del diritto e di riservatezza su tali bozze.

Quindi cosa è cambiato?

Siamo cambiati noi.

Non sappiamo cosa abbia motivato questo divulgatore, se non l’intenzione di scatenare una tempesta di fuoco pubblica e politica. L’ipotesi è che l’individuo volesse fare pressioni sulla Corte per riconsiderare il suo percorso decisionale, e per spingere il Congresso ad approvare una legislazione ancora pendente per codificare il precedente contenuto in “Roe vs. Wade“. Tuttavia, questo atto è un tale attacco alle fondamenta stessa della Corte Suprema che è pericoloso assumere una motivazione specifica diversa dalla quella della volontà di distruggerla.

Ciò che è chiaro è che la Corte Suprema è diventata un tragico anacronismo nella nostra epoca di rabbia e furore ideologico: un’istituzione che faceva affidamento sull’integrità e sull’etica dei suoi membri e del suo staff di collaboratori in un momento storico in cui tali valori vengono trattati come roba da ingenui. Faceva affidamento sul fatto che i giudici ed i collaboratori rimanessero legati all’istituzione e gli uni con gli altri da una fede che trovava le sue radici nel rispetto della Costituzione.

Ma viviamo in un’epoca di ateismo costituzionale, quindi è solo sorprendente che ci sia voluto così tanto tempo perché accadesse. Per anni, politici, opinionisti ed accademici hanno invocato un’azione politica sconsiderata contro la Corte Suprema.

Molti Democratici al Congresso si sono impegnati a raggiungere obiettivi politici con ogni mezzo necessario“, compresa la battaglia per l’ampliamento del numero dei giudici della Corte. I leader Democratici hanno preso a martellate la Corte ed i suoi membri, chiedendo più volte che la Corte aderisse alle richieste politiche o che affrontasse il disastro istituzionale. Le minacce sono diventate sempre più crude e sconsiderate man mano che i politici cercavano di superarsi a vicenda nella furia dei loro attacchi. Nell’era della rabbia, la moderazione è una responsabilità letale.

Il messaggio è stato ripetuto a suon di tamburi: “Il fine giustifica sempre i mezzi“.

Recentemente, John Roberts ha persino reso pubblico un avvertimento sull'”influenza politica inappropriata” che stava colpendo la Corte Suprema. Eppure, il giorno prima di questa fuga di notizie, la Corte stessa aveva sfidato i critici che la dipingevano come “irrimediabilmente e disfunzionalmente divisa” con una nuova decisione unanime. Ha deciso in un importante caso sulla libertà di espressione che la città di Boston non poteva discriminare un’organizzazione religiosa che voleva issare una bandiera fuori dal suo municipio. Ha parlato con una sola voce in difesa dei valori costituzionali condivisi.

Dati gli incessanti appelli dei leader politici, potremmo essere stati ingenui a pensare che un membro dello staff o un impiegato non avrebbe infine ceduto alla stessa logica del “il fine giustifica sempre i mezzi”. L’ex giudice Louis Brandeis, una volta, avvertì che “Il nostro governo … insegna a tutto il popolo con il suo esempio. Se il governo diventa il trasgressore delle leggi, genera disprezzo per le leggi; invita ogni uomo a diventare la legge di se stesso; invita all’anarchia”.

Con i nostri leader che esprimono continuamente un totale disprezzo per la Corte e le sue tradizioni, non è sorprendente che tali tradizioni perdano significato per alcuni che lavorano nella Corte stessa. Questo non è successo da un giorno all’altro, e non può essere liquidato come l’atto di un singolo impiegato disonesto. È stato uno sforzo collettivo da parte di coloro che hanno nutrito disprezzo per le nostre istituzioni e per il valore delle leggi. Questa non è solo la crisi di una Corte. È una crisi di fede.


TheHill.com

Seguici sui Social

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...