Mike Huckabee: Portatile di Hunter Biden, media colpevoli di interferenza nelle elezioni

Portatile di Hunter Biden: media colpevoli di interferenza nelle elezioni

Di Mike Huckabee

Avviso a tutti i “fact”-checkers e moderatori di contenuti online (cioè, censori): Questo commento tratta il tema dell’interferenza nelle elezioni, in particolare nelle elezioni presidenziali del 2020. Ed è tutto dimostrabilmente vero. Mentre alcuni a Sinistra amano inveire sulla presunta “soppressione degli elettori”, c’è qualcos’altro che può davvero influenzare il risultato delle elezioni, ed è per questo che viene usato. Sto parlando della soppressione dell’informazione degli elettori. Gli elettori hanno bisogno di informazioni, e negargliele è come ingannarli. Siamo stanchi delle bugie.

Un sondaggio del Media Research Center poche settimane dopo le elezioni in sette stati chiave ha mostrato che, tra gli elettori di Joe Biden che non erano a conoscenza dello scandalo del portatile di Hunter Biden e di altri scandali come le accuse di Tara Reid, ben il 16% ha detto che se lo avessero saputo, non avrebbero votato per Joe Biden. Includendo quel 4% che avrebbe cambiato e votato per Donald Trump, un altro 4% che avrebbe votato per un terzo candidato, ed un altro 4% che non avrebbe votato per il presidente uscente. Un altro 5% che non sarebbe andato affatto alle urne. Poi c’era un 5% che semplicemente non avrebbe risposto alla domanda.

Ricordiamo che la grande Miranda Devine del New York Post ha raccontato la storia del portatile di Hunter Biden, abbandonato da lui stesso in un negozio di riparazioni per computer del Delaware, e in seguito ha scritto un libro bestseller – altamente raccomandato – chiamato “LAPTOP FROM HELL“. Naturalmente, i lettori di questa newsletter sanno tutto su ciò che c’era nel portatile di Hunter Biden e non hanno bisogno di un aggiornamento. Insieme all’incredibile dissolutezza che circonda la vita personale di Hunter, conteneva informazioni sorprendenti sugli affari all’estero della famiglia Biden.

I principali organi di informazione come il New York Times, il Washington Post, POLITICO e la NPR hanno soppresso la storia prima delle elezioni del 2020, con il NYT che l’ha definita come “non comprovata” anche nel settembre del 2021. Più tardi il New York Times ha rieditato quella storia per i suoi archivi, ma non ha emesso una correzione formale. Ma successivamente, all’interno di un articolo sulle tasse di Hunter Biden sotto indagine federale, hanno tranquillamente riconosciuto la legittimità della storia del portatile, dicendo che i file del portatile di Hunter erano stati “autenticati”.

Per la sorpresa di nessuno, le principali reti televisive – a parte Fox Newsnon sembrava nemmeno che l’avessero notato, anche se possiamo tranquillamente supporre che l’abbiano fatto. Ma poi, il comitato editoriale del New York Post ha avuto questa risposta, un must-read:

Ricordiamo che l’ex partner di Hunter Biden in alcuni affari con la Cina, Tony Bobulinksi, si è fatto avanti nell’autunno del 2020, subito dopo che Miranda Devine aveva pubblicato la storia, ed ha confermato che le email di Hunter Biden con il suo nome erano vere. (È stato anche interrogato dall’FBI.) “Come ha fatto il New York Times [finalmente] ad autenticare il contenuto del portatile?” chiede l’intervistatore del New York Post. “Non lo dice… Nessun fatto è cambiato dall’autunno 2020. Sapevano che il portatile era reale fin dall’inizio. Solo che non volevano dirlo“.

Il comitato editoriale del New York Post ha anche menzionato l’incontro tra Joe Biden ed un funzionario di Burisma, la corrotta compagnia energetica ucraina che aveva assunto Hunter Biden e il suo socio Devon Archer per sedere nel suo consiglio di amministrazione. Il New York Times aveva messo in dubbio anche questo incontro, dissero, semplicemente citando un portavoce della campagna di Biden che aveva detto che l’incontro non risultava nel suo programma ufficiale. Beh! Se lo dice un portavoce della campagna di Biden…! Ma Miranda Devine può documentare che deve aver avuto luogo.

(Nota: non sto allegando gli articoli del New York Times su queste cose perché è un servizio in abbonamento che finge solo di riportare le notizie. In realtà dovreste dare loro dei soldi anche solo per leggere un articolo).

Sedici mesi dopo che Joe Biden è stato eletto – vincendo a malapena negli stati chiave – il New York Times ha ritenuto sicuro menzionare tranquillamente che il portatile era stato autenticato“. Potete anche solo immaginare come sarebbe stato il loro resoconto su questo nell’ottobre 2020 se un simile portatile fosse appartenuto a qualcuno della famiglia di Donald Trump? Sarebbe stato più frenetico di un’orgia alimentata dalla droga al Chateau Marmont, uno dei posti preferiti da Hunter Biden per fare festa a Los Angeles.

Parlando di commenti imperdibili, Matt Vespa di Townhall ne ha fatto uno fantastico, sottolineando che la storia del portatile di Hunter Biden è stata La “sorpresa di ottobre” delle elezioni del 2020, sepolta dai media liberal e coperta dalle stesse persone che hanno diffuso il “dossier” Steele e l’intera bufala del Russiagate senza senso nel 2016.

Quante volte deve ancora succedere? Storia dopo storia, noi abbiamo avuto ragione e loro hanno dimostrato di avere torto, e loro continuano a cercare di continuare a mentire. Matt Vespa fa notare che quando è stato chiesto all’addetta stampa della Casa Bianca, Jen Psaki, non ha potuto fare altro che sviare debolmente. “Vi indicherei il Dipartimento di Giustizia”, ha detto, “ed anche i rappresentanti di Hunter Biden. Lui non lavora nel governo”. Questo è irrilevante, Jen, e tu lo sai.

Naturalmente, in quest’epoca in cui così tanti stanno (incautamente) prendendo le notizie dai social media, non era sufficiente che i giornali come il New York Times sopprimessero le informazioni prima delle elezioni. Anche Twitter doveva aiutare, e lo ha fatto, censurando attivamente il New York Post per giorni, come punizione per aver osato riportare una storia vera. “Twitter ci ha bandito per aver presumibilmente pubblicato ‘materiale violato’ che però non era stato violato”, ha detto il comitato editoriale. “Il CEO dell’azienda si è scusato, ma a quel punto, avevano già ottenuto ciò che volevano. Come il New York Times, avevano gettato abbastanza dubbi per evitare di mettere in cattiva luce il loro candidato preferito“.

Nell’ottobre del 2020, i lettori del New York Post (e di questa newsletter, naturalmente) sapevano “che Hunter Biden aveva perseguito affari in Europa e in Asiaper un valore di miliardi di dollari, e che “potrebbe aver sfruttato la posizione del padre come Vicepresidente per farlo“. C’era molto di più, come sapete, come il riferimento a mettere da parte il 10% del bottino per “il grande uomo”. Ma Twitter ed altri social media hanno fatto il possibile per contenere tutto questo.

Ed il termine “disinformazione russa” (usato in maniera intercambiabile con “disinformazione” e basta perché molti cosiddetti giornalisti non sembrano nemmeno conoscerne la distinzione) era apparso ovunque. Biden stesso ha incolpato la Russia, ad un dibattito presidenziale.

Tucker Carlson ha tenuto una grande intervista con Miranda Devine ed ha anche mandato in onda un divertente montaggio di “giornalisti” e funzionari pubblici che ripetevano più e più volte variazioni dello stesso argomento “disinformazione russa“.

Ho detto recentemente che Lesley Stahl doveva chiedere scusa al presidente Trump per averlo contraddetto durante un’intervista, dopo che lui aveva detto correttamente di essere stato spiato. Aggiornamento: ora ha bisogno di scusarsi due volte, questa volta per aver ripetutamente insistito che il portatile “non poteva essere verificato”. Quando Donald Trump la incalza per dirgli come invece lo sa, lei ha insistito vanamente che non poteva essere verificato.

Al presidente Donald Trump è stato chiesto – non da Lesley Stahl – dell’ammissione del New York Times sul portatile, e vorremmo lasciarvi con i suoi commenti, brevi e diretti al punto.


MikeHuckabee.com

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