Il prezzo delle scuse di Biden per l’inflazione continua a salire – Wall Street Journal

“Non fate errori”, ha detto Joe Biden, i costi più alti sono “in gran parte colpa di Putin”

Tratto e tradotto da un articolo di Gerard Baker per The Wall Street Journal

“Non fate errori, l’inflazione è in gran parte colpa di Putin“.

Anche per gli alti standard della mendacità politica, il tentativo di Joe Biden di attribuire la colpa dell’accelerazione dei prezzi iniziata poco più di un anno fa ad una guerra iniziata poco meno di tre mesi fa è notevole per il suo cinismo, la sua disonestà e la sua disperazione.

Il cinismo è così ampio che bisogna solamente sedersi e meravigliarsi. Quanto disprezzo puoi avere per l’intelligenza degli americani per pensare che ce ne siano abbastanza per credere ad una tale affermazione?

In effetti abbiamo un buona conoscenza della profondità del disprezzo che ha Joe Biden per la comprensione degli americani e delle loro condizioni economiche. In quello stesso discorso, alla House Democratic Caucus Issues Conference, si era lamentato che tutto il suo duro lavoro non riceveva il rispetto che meritava.

“Il popolo americano che cerca solo di restare a galla non lo capisce. Tu dici loro cos’era l’American Recovery Act e loro ti guardano come per dire: ‘Di che cosa stai parlando?”

(Sembra che intendesse l’American Rescue Plan, ma la citazione errata dimostra il suo stesso punto. Se lui stesso non sa di cosa sta parlando, perché dovrebbero farlo gli altri?)

È cinico anche in un modo molto più sconcertante: come lo sforzo grottesco di arruolare un atto di brutalità da parte di un aggressore autocratico al servizio della convenienza politica interna. Le arti della creazione di messaggi politici possono essere più oscure dell’anima di Vladimir Putin, ma qualcuno alla Casa Bianca ha davvero guardato le città ucraine bruciare e le immagini di donne incinte ferite che vengono trasportate fuori dagli ospedali e ha pensato: “L’aumento dei Prezzi di Putin“?

La disonestà è tanto cupa quanto il cinismo. L’impennata dell’inflazione, iniziata nel novembre 2020 quando l’aumento su base annua dell’indice dei prezzi al consumo era stato dell’1,2%, ovviamente non è tutta colpa di Joe Biden. Quando l’economia ha cominciato ad aprirsi dopo lo shock iniziale della pandemia, un’ondata di domanda repressa ha incontrato un’offerta costretta da interruzioni e capacità diminuita. La conseguente impennata dei prezzi è stata globale.

Mentre questo può assolvere i politici dalla responsabilità per l’aumento iniziale dell’inflazione, serve anche ad evidenziare la loro colpevolezza nella loro incapacità di rispondere ad esso.

La responsabilità principale è della Federal Reserve, che con la sua passività nell’ultimo anno potrebbe aver commesso il più significativo fallimento della politica monetaria nella vita della maggior parte degli americani.

Ma il ruolo di Biden non va sminuito. Per usare una tassonomia religiosa che il presidente conoscerà, la sua amministrazione è colpevole di peccati sia di commissione che di omissione.

Il peccato di commissione è stato principalmente quel piano di salvataggio dell’economia americana di cui nessuno ora gli dà più credito. Aggiungere un aumento della domanda di 1,9 trilioni di dollari è stato un azzardo sconsiderato – e i Democratici lo sapevano perché gli era stato ripetutamente detto da alcuni dei loro più importanti pensatori economici.

Ma ci sono altri peccati di commissione – o almeno si parla di tentativi. Lo sforzo di far passare Build Back Better è stato uno di questi. Mentre la misura conteneva alcuni elementi che alla fine avrebbero potuto allentare alcuni vincoli alle forniture, l’impatto fiscale previsto a breve termine era enorme, con il costo reale della legislazione, molto più alto dei 1,7 trilioni di dollari dichiarati. Un altro errore è stato quello di rispondere alla carenza di manodopera rendendo più remunerativo per molti lavoratori rimanere a casa con generosi sussidi di disoccupazione.

Anche il peccato di omissione è grave. È altrettanto negligente per un governo osservare una minaccia crescente e non fare nulla al riguardo, quanto emanare misure che danneggiano l’economia. Ma quasi ogni mese in cui il tasso d’inflazione è salito, i Democratici hanno liquidato le preoccupazioni con una litania ormai familiare: era “temporaneo“, era un “problema di classe superiore“, era “colpa dell’avidità delle aziende“. Ora, è la guerra.

Siamo generosi e datiamo l’inizio dell‘”Aumento dei prezzi di Putina metà dicembre, quando l’anticipazione dei problemi in Ucraina ha cominciato a pesare sui mercati energetici. Da allora il prezzo del greggio è aumentato di circa il 50%. I prezzi erano già aumentati anche nell’anno precedente, anch’essi di circa il 50%. Di nuovo, questo non è tutta colpa di Joe Biden. I prezzi del petrolio hanno toccato il minimo nella fase iniziale della pandemia per i timori di una depressione globale e da allora sono solamente aumentati.

Ma l’amministrazione Biden non può avere entrambe le cose. Non può perseguire politiche retoriche e normative che sono esplicitamente progettate per rendere la produzione di combustibili fossili più scarsa e poi dire che non hanno nulla a che fare con l’aumento dei prezzi. Gli Stati Uniti sono il più grande produttore di petrolio del mondo, rappresentando circa un sesto della produzione totale. I mercati notano queste cose.

Cinici, disonesti e soprattutto disperati. I Democratici sanno che il tempo sta rapidamente scadendo. L’esaurimento delle loro scuse sta procedendo molto più rapidamente dell’esaurimento delle forniture energetiche degli Stati Uniti. I responsabili dovrebbero pagare un prezzo politico tanto punitivo quanto l’inflazione che gli americani stanno sopportando.


WSJ.com

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