Democratici in allarme: l’incubo di ritrovarsi con un Senato pro Trump – Axios

Democratici in allarme: l’incubo di ritrovarsi con un Senato pro Trump

Tratto e tradotto da un articolo di Mike Allen per Axios

C’è qualcosa di molto peggio che perdere la Camera, e forse anche il Senato, che sta scuotendo i principali esponenti Democratici che stanno studiando i sondaggi e le tendenze elettorali.

Il quadro generale comprende la possibilità di trovarsi con un presidente Donald Trump rieletto e con una maggioranza compiacente al Senato e pure a prova di ostruzionismo nel gennaio 2025.

È impossibile prevedere l’esito delle elezioni. Ma si può guardare agli Stati che hanno le elezioni al Senato nel 2024 e vedere perché alcuni Democratici stanno suonando il campanello dall’allarme.

“I Democratici stanno andando come farebbe un sonnambulo verso un disastro al Senato“, ha scritto Simon Bazelon di Yale la scorsa settimana su Substack, Slow Boring di Matt Yglesias.

La mappa del 2024 sarà anche peggio“, ha aggiunto Bazelon. Un’elezione presidenziale ravvicinata, ha scritto, potrebbe condannare i Senatori Democratici Jon Tester in Montana, Joe Manchin in West Virginia, Sherrod Brown in Ohio, Bob Casey in Pennsylvania, Tammy Baldwin in Wisconsin, Kyrsten Sinema in Arizona. Inoltre, potrebbero minacciare i Senatori Debbie Stabenow in Michigan e Jackie Rosen in Nevada. In tutti questi stati, il liberalismo-progressista nella sua versione più estremista è un prodotto difficile da vendere.

Poi si consideri che la maggior parte dei Senatori del GOP che si sono opposti a Donald Trump ed al suo marchio politico non ci saranno più: i Senatori Rob Portman dell’Ohio e Pat Toomey della Pennsylvania, che si ritireranno dopo quest’ultimo ciclo elettorale – mentre l’ex senatore Jeff Flake dell’Arizona non si è voluto ricandidare per un secondo mandato nel 2018.

Ora buttate dentro la convinzione diffusa in entrambi i partiti che la maggioranza della Camera verrà persa dai Democratici nel 2022 – e mantenuta, se non anche ampliata, nel 2024. Più forse l’indicatore più preoccupante che i Democratici hanno sul loro cruscotto politico: Il vantaggio del Partito tra gli elettori ispanici si è ridotto.

Ecco che si capisce perché John Anzalone, il sondaggista della campagna di Joe Biden, abbia recentemente detto su un podcast di POLITICO che questo sia “il peggior ambiente politico che ho visto in 30 anni di lavoro come consulente politico”.

Ci sono diversi modi in cui i Democratici potrebbero superare il vantaggio decisivo del GOP sulla carta:

  • I Democratici potrebbero nominare un candidato presidenziale che vinca in maniera decisiva – cioè, con una chiara maggioranza. Questo, generalmente, risolleva le sorti degli altri candidati del Partito in elezioni competitive.
  • Oppure, il Partito Repubblicano potrebbe nominare un candidato presidenziale che non possa guidare la loro maggioranza, oppure presentare dei candidati inconsistenti al Senato. Il leader repubblicano del Senato Mitch McConnell avverte chiunque lo ascolti che se il GOP continuerà a presentare “candidati marginali”, il Partito farà saltare un’opportunità epica.

In conclusione, David Shor, uno dei più rispettati scienziati dei dati dei Democratici, ha suonato l’allarme per mesi. “A meno di non vedere dei grandi cambiamenti strutturali nella coalizione del Partito Democratico”, ha twittato, il risultato del 2024 potrebbe essere “Donald Trump che vince una tripletta a prova di filibuster [Camera, Senato, Casa Bianca] anche se con una minoranza nei voti”.


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